lunedì, aprile 25, 2011


MMA: METAMODALITA' è REALTA'


Chi segue il blog da tempo sarà ben edotto sul concetto di modalità, su cosa siano per davvero le MMA e della loro intrinseca (non eludibile) natura metamodale.

In tempi di moda per le arti marziali miste, qui in coloniaccia italy gli "esperti" di questo sport spuntano come funghi, e non passa giorno che qualche bel tomo, maestro di cunfù o cravmagà, non lo si veda apparire riconvertito alle emmeemmeàh con tanto di calzoncini Venum d'ordinanza, rash tamarra e foto da duro. Sino all'altro giorno infamavano le cage arts e oplà, in du' balletti eccoli riconvertiti al nuovo filone: nuovo prodotto, stesso marketing.

Giri per la rete e ti imbatti in 352000 'corsi per istruttore di MMA'; apri i forum e gli stessi ex riconvertiti o i nerdacci da tastiera li senti sproloquiare sui 'nuovi metodi' che a dir loro sintetizzerebbero le precedenti (e desuete) modalità in un unico sublime & nuovo sistema d'insegnamento: esisterebbe il jab da MMA, il doubleleg da MMA e persino la kimura da MMA!

Il farlocco vende, il cretino compra e tutti sono contenti, e fin qui nulla di nuovo. E' gran comodità poter saltare a piè pari il lunghissimo e faticoso apprendistato nelle modalità, con competizioni e aggiornamenti tecnici che occupano DECENNI DI VITA, e obbligano il volenteroso a sottoporsi a un cursus honorum senza sconti di sorta. Il genio della vendita che pochi mesi prima infamava con questa teoria balorda si riconverte in quattro e quattr'otto, e il suo cliente potenziale ha la comoda prospettiva di un "corso di emmeemmeàh" da 2h a settimana.

Il fatto è che a Mario certi discorsi danno il prurito e sento il bisogno di grattare via la rogna.. che ci volete fare, noi toscanacci siamo irascibili e poco proni alla presa per il deretano.

Ora vi passo un video stupendo, per fattura davvero superprofessionale ma anche e soprattutto per i contenuti tecnici.
[Nota. Se qualcuno nel 2011 ancora non capisce l'inglese mi spiace per lui ma è senza speranza]





Questo avvincente scontro al vertice per la corona della categoria dei welter UFC, cosa ci racconta? Ci mostra tutti gli ingranaggi tecnico-tattici delle MMA allo stato dell'arte, ecco cosa.

Seguendo la preparazioni di questi due campioni, mostri di atletismo e bravura, scopriamo che l'incontro più importante dell'anno e con più milioni di dollari in ballo è completamente basato sul concetto di meta-modalità, vale a dire quello che il sottoscritto si intestardisce a ricordarvi da parecchi anni.

Sia GSP che Jake si preparano con coach principali metamodali (Jackson e Cesar Gracie) ma la scaletta degli allenamenti è da costoro ripartita a coach specialisti delle 4 Magic Arts, i quali usano tutta la loro abilità e risorse (leggi: sparring partner in atleti modali specializzati) per elevare il tasso tecnico e fisico del candidato. Senza nessuna differenza di sorta il canadese e il californiano fanno Boxe col maestro di Boxe e sparring coi pro di Boxe, lottano di Jiu Jitsu con le cinture nere etc, e non si sognano minimamente di sostenere che loro fanno il "grappling da MMA" e anzi sdegnano in più momenti questa risibile concezione dilettantesca per ribadire invece che le fondamenta della loro preparazione pro-fes-sio-na-le sta infulcrata nelle singole modalità.

Per eccellere nell'ottagono a questi livelli ogni sfumatura del training deve essere al top, e risulta quindi ovvio che il massimo livello qualitativo possibile lo si possa ottenere solo&soltanto dagli specialisti. In un momento del video è ribadita la necessità per questi atleti, ad esempio, di andare a fare sparring fuori dal loro hub, di addentrarsi in casa d'altri laddove gli sparring si sentono più a loro agio, di mettersi in difficoltà e di cambiare spesso aria. Su questo blog ne ho parlato molto, ma sembra che sia necessario vociare ancor di più affinché i famosi espertoni da tastiera se lo mettano UNA VOLTA PER TUTTE in testa:
- NON esiste una 'boxe da emmeemmeàh', esiste SOLO la Boxe, e così Lotta, Muay Thai e Jiu Jitsu, che vanno studiate in maniera specializzata e con gli specialisti, e allenate coi modalisti, pena il farsi prendere per il culo dal mondo esterno e fallire in pieno nel creare dei veri cage fighters di livello internazionale.

La fusione dei 4 elementi (rimane ovvio che il modo di tirare le tecniche venga adattato all'ottagono, ma questo lo capisce anche un bimbo di 2 anni con la sindorme di Down..) è il compito del coach di MMA, a cui è affidata la sintesi e la preparazione strategica in vista del determinato avversario. Capita quasi sempre che il suddetto 'super-coach' sia anche maestro di una delle 4 modalità, ma non è sempre così (vedi Jackson che non cura direttamente una delle 4MA ma solo il momento specialistico per l'ottagono). Basta comprendere che l'adattamento specifico alle particolari regole del match (con annesse tecniche speciali esulanti dall'immenso bacino delle 4MA) occupa una minima frazione del conglomerato,e chi non ci vuol credere si riveda altre 2 volte il video, please.

Io chiaramente capisco benissimo le difficoltà congiunturali di coach nostrani dilettanti, gente in buona fede e che vuole creare qualcosa ma non ha risorse delle grandi metropoli nordamericane e solidarizzo con quelli in buona fede. Comprendo il problema dell'istruttorello di provincia il quale non sa che pesci pigliare e che praticamente isolato non ha né cinture alte di Jiu Jitsu nelle vicinanze né magari esperti delle altre modalità. Ciò non toglie però che arruffare un mescolone universale tipo "Corso di MMA lunedì/mercoledì dalle 20 alle 21" non può portare a niente, tocca rimboccarsi le maniche e partire dalla modalità meglio conosciuta per poi collaborare con altri esperti/gruppi nei dintorni. Il problema è sempre questo: l'onestà intellettuale, il mettersi in discussione e il dichiarare sinceramente ai propri allievi che non si è Superman e che s'abbisogna di contributi tecnici esterni.

Il destino delle MMA in colonia italy, al momento agonizzanti, è affidato a un cambio di paradigma e alla definitiva messa in soffitta della vecchia mentalità tradizionaloide 'so-tutto-io', perché le VERE MMA sono un fenomeno meta-modale, che nel DNA contiene l'interazione tra discipline diverse e maestri diversi; se non si arriva a questo salto evoluzionistico è certo al 100% che resteremo sempre la Cenerentola di questa meta-arte, la barzelletta tra le nazioni.

Dove vanno a parare le mixed martial arts non è una questione d'opinione, i fatti parlano chiaro e anche i video. Se qualcuno è così folle da credere di saperne più e meglio in tema di preparazione rispetto ai due campioni e rispettivi team si accomodi, lo spernacchiamento cosmico è pronto, una risata lo seppellirà. Il miglior atleta di MMA del mondo e di tutti i tempi, GSP, il più sagace e dollaroso cage fighter di sempre ha Danaher come maestro di Jiu Jitsu, cioè un tradizionalista neozelandese emigrato a New York che NON ha fatto mai nemmeno UNA garetta di quartiere, e come coach il plurircitato Jackson (mai gareggiato in vita sua) mentre per la MT e per la Boxe ha prescelto ex agonisti di rango dalla tecnica sopraffina.

E' come per l'arte di miscelare alcolici, un cocktail di valore può venire fuori solo dal calibrato accostamento di singoli liquori tradizionali riconosciuti, essenze ben definite e distinte l'una dall'altra e non dal risciacquone a casaccio, il miscuglione selvaggio insomma. Il prossimo coloniale italiota che si permette di dire che esiste il 'jab da MMA' lo stordisco con un taser e lo lego alla maniera di Arancia Meccanica, obbligandolo a riguardarsi il video per 286 giorni senza stop!

giovedì, aprile 21, 2011



LA RUDE BELLEZZA DEL COMBATTIMENTO


"Eius suum cuique tribuere" dicevano i padri latini, e sarebbe a dire: a ognuno il suo.

Solo la fola demenziale della propaganda moderna imposta alle masse dai poteri mondialisti senza scrupoli può, a furia di slogan urlati in tv e negli sciocchezzai alias scuole intortare le masse acefale e far loro dimenticare la fondamentale inequivocabile evidenza che in natura NON esiste nessun fenomeno né creatura che sia perfettamente uguale a un'altra. Nel mondo civile che precedette quello incivile odierno nulla di più ridicolo sarebbe parso a orecchie savie quale l'egualitarismo, la fanta-democrazia dei supermercati e delle televisioni commerciali, le scempiaggini ordite da chi a queste robe -chiuso nei suo castelli iperlussuosi e coccolato da torme di servi inginocchiati- non crede minimamente ma le apparecchia per noi.

Siamo tutti per fortuna diversi, le varie "astrazioni intelligenti" delle scienze sociologiche tipo classi sociali e simili esistono solo nelle teste di accademici ben pasciuti dal Potere, mentre nella realtà incontriamo persone con nome e cognome, individui i quali naturalmente non si sognano minimamente di essere una molecola delle fantachimeriche costruzioni mentali in cui l'ISTAT li incasella, e restano uomini coi loro difetti e con le loro irriducibili differenze.

Un bel preambolone zavorrato per dire che cosa? Che è inutile far ascoltare Mozart a uno scimmione (reale o metaforico che sia). Non è 'colpa' del genio austriaco se il bestione non ne gradirà le sublimi composizioni, ci siamo intesi no? Il povero bestio avrà le sue qualità, smozzicherà banane come nessun altro al mondo magari, oppure sarà un papà non scimunito coi suoi scimmiotti, o altro. Non lo voglio certo sminuire nella sua bestialità, questo intendo. Solo che umanoide è e umanoide rimane. La regale maestosità della scienza sonora di Amadeus gli rimarrà per sempre incomprensibile, e non c'è mongoloide di politicante intrallazzone o psicologo dei miei stivali che con la sua logorrea - o le sue canne di fucile e tribunali- che potrà compiere il miracolo e farlo uguale a chi la Bellezza la comprende per davvero.

Il combattimento tra due guerrieri addestrati valeva per i saggi iniziati di Roma e dell'Ellade come il massimo spettacolo preferibile dalle menti più raffinate che il mondo abbia visto mai. Platone era un pancraziaste egli stesso, e TUTTI i personaggi dalla cultura e sapienza ipertrofica che avete sfiorato alle superiori furono addestrati e a lottare in prima persona e a leggere il significato mistico e trasfigurante del combattimento disarmato nell'arena. I cervelli più poderosi di ogni tempo erano lottatori e amanti dello scontro fino al fanatismo, mentre i subumani politicanti facitori di Bruttezza e sconcio odierni l'avversano e non lo comprendono minimamente, che strano eh?

Certo il comune bestiumano medio del 2011 cresciuto a fintality tivvù, paninazzi ogm e aria radioattiva cosa mai potrebbe comprendere delle sinuose armonie intrinseche a un double leg di GSP, o di un high kick in combinazione di Petrosyan? Non può, la sua mente è stata piallata sin dall'infanzia e come esponente perfetto di quella plebe ignorante e supina che il Regime necessita, non capisce un emerita ceppa di niente e nulla.

L' agòn, ripeto, era la massima vetta dello 'sport' praticato e applaudito da tipetti del calibro di Giulio Cesare, Adriano, Pericle, Leonida, mentre è guardato con occhio inorridito da bipedi i quali hanno "schifo del sangue" (come se nelle loro vene scorresse la minerale naturale..) e e "sono contro la violenza", laddove a rigor di dizionario gli eventi di combattimento sono gli ultimi per contenuto di violenza:".dicesi violenza uso della forza fisica o delle armi per imporsi; irruenza e dannosa intensità di un fenomeno fisico o naturale; la violenza delle onde, la violenza dell'impatto; violenza carnale, atto sessuale imposto".
Non sarà incompreso al medio utente di questo blog che violenza significa volere il male dell'altro, quindi imporre qualcosa con la forza (anche psicologica) mentre negli eventi della regale arte della pugna gli atleti sono vicendevolmente alla ricerca di quelle situazioni e quindi alieni da ogni violenza. E non resterà taciuto anche il fatto che siano anche tra le competizioni dove meno si registrano atti di viltà o falli contro il regolamento, la regola nelle attività pseudocircensi tipo Calcio adorate dalle folle ignoranti.

Noi amanti del combattimento ammiriamo il coraggio e ci immedesimiamo (che uno lo sappia o no) nei fighters durante quel volo trascendentale che è il guardare un match di una qualunque arte funzionale. Per effetto della risonanza degli spiriti, dei neuroni specchio se volete, anche noi siamo lì dentro e anche in noi vive una particula di quella fiamma che sta bruciando dentro lo spazio rituale dello scontro. Noi amanti del coraggio, insomma, osserviamo Madre Natura e osserviamo che destini di specie e individui sono da Lei amministrati tramite l'impietosa ma giustissima legge della sopravvivenza del migliore (del più atto). Colei che tesse la trama ha deciso che ogni creatura in terra dovesse permanere solo se migliore del suo diretto avversario, e sulla scorta degli antichi maestri d'ingegno cerchiamo il palpito di questa verità nei coraggiosi tra le nostre fila che ripetono questa danza senza fine. Ogni persona su questo mondo in fondo è un miracolo della lotta, visto che un solo spermatozoo su MILIONI arriva unico al talamo con l'ovocita, frutto di una guerra senza esclusione di colpi che sola dona la vita. Non trovate strano che la donnetta anima bella impressionata dai cattivoni che si picchiano nella gabbia, faccia spallucce e sia del tutto impermeabile a qualunque slancio emotivo particolare quando le fate notare le crudeltà contro l'ecosistema, i milioni di poveracci massacrati dalla "guerre per la pace democratica", l'uranio radioattivo e via discorrendo?


La poesia che il bestio non rileva in un sonetto di Dante o in un dipinto del Caravaggio non la capirà nemmeno nella magnifica esibizione di coraggio dei lottatori chiusi nel quadrato, e sarà sempre così. Siamo nati tutti diversi, e lo restiamo giocoforza che Signora Televisione lo voglia o meno. La ricerca dell'eccellenza che un tempo animava tutta la civiltà fece sì che anche gli strati bassi dell'ecumene si volgessero ai valori di coraggio e spirito di sacrificio che lo scontro leale impone e crea sulla Terra. Ne resta qualche lontana eco ai giorni nostri nel linguaggio comune, in espressioni la cui antica origine è stata dimenticata.

Invoco la temperanza di chi ama lo spettacolo onorevole del combattimento e si snerva nell'opposizione belluina che incontra di continuo dalla gente circostante. Amico, ti invito a prenderla con filosofia e a riflettere sulla ineliminabile, eterna diseguaglianza del genere umano.





domenica, aprile 10, 2011


SEMINARIO di PRIMAVERA
CON FEDERICO - 09.04.11
REPORT

Un team, un gruppo che si dedica all'arte marziale a tutto tondo come il nostro non sfugge alla regola dei momenti topici. Numerosi studi scientifici basati sulla Teoria del Kaos ci dicono che la maggior parte dei momenti/persone nella nostra vita sono quasi irrilevanti, e che invece la direzione che prende il nostro destino è fatta di pochi sapidi eventi.

Un frammento non minore della vita della nostra centuria resterà sicuramente il seminario di sabato in quel di Pontassieve. Tutto era perfetto: cielo terso, temperatura gradevole, tanta gente desiderosa di imparare accorsa per la premiere in Val di Sieve, diverse cinture colorate e un Mestre Careca in stato di grazia didattico.

Ogni persona intervenuta ha potuto osservare la migliore lezione sulla montada che nei miei intensivi 8 anni di Jiu Jitsu ho potuto avere il piacere di seguire. Un aria di gioiosa compartecipazione ha animato tutti, consci almeno a livello istintivo che stavano vivendo un sapido flash di sport, fratellanza lottatoria e divertimento sudatorio, oltre che di acme tecnico specialistico.

L'importanza del giorno è stata sancita dalla promozione meritatissima a cintura viola dei miei due istruttori e amici: Stefano"Tortello"Dabizzi e Francesco"Taba"Braccini. Lunghi anni di pratica sono stati confermati dal maestro, che ha comunque puntualizzato quanto sia pesante l'onere di una cinta superiore nell'Arte Suave e non una gratificazione per il neopromosso. Il Centurion continua la sua opera di divulgazione di Jiu Jitsu D.O.C su piazza, e mi vanto di affermare che annovera solo persone estremamente selezionate tra i suoi ranghi ufficiali, a livello morale e umano ancor prima che tecnico.

Ripetendomi -ma non posso esimermi dal farlo- voglio ringraziare tutta quella splendida gentaglia che mi ha fatto il piacere e l'onore di spendere così bene il suo weekend insieme a noi, in specie gli ospiti giunti da lontano. Presto altre iniziative, restate connessi.

venerdì, aprile 01, 2011


ALLA RICERCA DEL JIU JITSU PERDUTO


Che cos'ha il Jiu Jitsu contemporaneo che non aveva 50 o 70 anni fa, e cosa NON ha? Cos'abbiamo acquistato per strada e cos'abbiamo perso?

Il nostro BJJ è in movimento, acquista velocemente spazio e adeptato, si diffonde a macchia d'olio. Criteri sempre più scientifici di preparazione fisica emergono tra gli agonisti di punta, sofisticazione strategica e nuove soluzioni tecniche pure. Lo sbocco nelle MMA per chi se la sente e ne è capace dà la possibilità a qualche verace campione di fare lo sportivo di mestiere, e qualche sponsoruccio esile esile si comincia a vedere anche nell'amatorialità. Bruscolini rispetto ad altri sport pure minori, ma qualcosa. Si parla insomma di un fenomeno planetario, con tutto quel che ne consegue.

Nell'era di internet in tasca, dell'informazione ubiqua e della grande disponibilità di materiale umano, cosa abbiamo in meno rispetto ai tempi eroici delle solitarie accademie in Rio de Janeiro e dintorni? Uno spirito annacquato forse?

Certo, oggi la mole economica e umana mossa dal movimento mondiale e MILIONI di volte quella dei tempi di Helio&c., e non starò certo a fare il nostalgico imbecille dei 'mitici tempi d'oro': i campioni di oggi, superfisicati e iperforti piglierebbero i duri dell'epoca e li sbatterebbero di qua e di là come il canguro con Gatto Silvestro, l'ho puntualizzato tante volte. Nonostante ciò si è subita una certa "orizzontalizzazione" della cosa e il mito del samurai in kimono bianco è svanito, insieme alla tempra mistica di alcuni personaggi che del Jiu Jitsu avevano fatto una scelta di vita totalizzante. Sta gente non aveva i bicipiti e l'emoglobina dei cage fighter di oggi, è vero, ma avevano dei testicoli smisurati e un'etica dell'arte che gli attuali lutadores manco si sognano, anche questo è un fatto.

Pensiamo al riverito padre Carlos Gracie Sr., un ometto col fisico da imbianchino, che andava a nuotare dove cacciano i caimani per testare il proprio self control e che metteva i soldi in palio sul giornale picchiandosi con dei bruti dotati di ossa tipo rinoceronti, oppure al fratellino Helio riformato alla naja che si mazzolava con il campione mondiale di Wrestling pesi massimi, ma anche allo stesso Rickson che si è trovato davanti uomini esperti e il doppio di lui quale Zulu in match senza limiti di tempo né praticamente regole. Erano dei veri guerrieri, e paragone dei moderni jitsuka esprimevano un'aura mistica oggi assente.

Sembra un fatto ricorrente nella storia che un fenomeno nuovo si possa affermare ed entrare nella vita delle gente comune solo grazie alla sofferta entrata sul palcoscenico mediatico di pochi pionieri, i quali danno vita a una nouvelle vague a prezzo di immensi sacrifici e solo tramite una dedizione assoluta alla loro "cosa". Pochi testardi sfondano il muro d'indifferenza a capocciate e sulla loro scia si posizionano i primi appassionati. Senza Helio niente Royce, senza Royce nessuno di noi starebbe facendo Jiu Jitsu o MMA e io sarei probabilmente a scrivere di qualche cavolata priva di valore.

In maniera un po' ingenua forse io mi prefiggo di tramandare un Jiu Jitsu dinamico e iperaggiornato sì, ma anche non dimentico delle proprie origini e fondamenta tecniche, una pianta dalla fronde ampie ma dalle radici profonde kilometri. Per quanto possa sembrare divertente a certuni come concetto, per me il Jiu Jitsu NON è solo uno sport ma bensì un'arte a tutto tondo e che merita un rispetto enorme, un gioiello preziosissimo da difendere, un metodo meraviglioso per trasformare in meglio la vita umana e per il quale -ma non mi travisate- vale la pena anche soffrire un po'. Oh, lungi da me l'atteggiamento lacrimevole: il Jiu Jitsu è divertimento, è amicizia e soddisfazione agonistica, anche.

lunedì, marzo 28, 2011


TORINO JIU JITSU CHALLENGE 2011
REPORT


Ne ho scritti tanti di questi reportage delle gare, e come me anche su tanti blog di partito se ne leggono a josa.

Come ben sapete un blog oltre che mezzo d'informazione funziona, se di roba amatoriale stiamo parlando, soprattutto a livello di valvola di scarico emozionale di tipo individuale. Insomma, si scrive per amore e per dolore, citando i cantautori.

In passato ho seguito un refrain comune, che poi ha avuto un ampio successo ed è stato adottato un po' da tutti, e cioè un elenco dei ragazzi con tanto di soprannome, analisi delle lotte e valutazione uber alles. In questo momento però il mio esempio è divenuto troppo diffuso e m'è venuto a noia, spero mi capirete. Mi duole molto non citare i miei prodi centuriati, tutti meritevoli di ampia lode nessuno escluso, e anche di un po' di gloria seppur minuta, però oramai tutti i bloggheristi "maripuccioneeggiano" e io voglio correre avanti.

Partirò dalla fine della storia.

Sono rientrato a casina alle 02:00 del mattino e mi sono buttato sul pavimento di salotto, che dopo 10h. di auto e 10 di palazzetto avevo la vecchia schiena disintegrata. Nel silenzio condominiale della notte, mentre cercavo disperato di allungare i paravetrebrali con lo stretching mi sono accorto di essere mezzo morto. Dalla mattina alle 04.00 quando m'era sonata la sveglia a quelle posture di Hata Yoga sembravano passati giorni interi, non 22 ore, tali e tante le emozioni magmatiche eran passate in un giorno di ordinario Jiu Jitsu.

Andare alle competizioni è un "frullato" di saluti, pacche sulle spalle, urla e incazzature, salti di gioia, panini rancidi e discussioni con lo staff, risate e battute, armlock e fantasia. E' VITA allo stato puro, è passione e fatica.

Con il multifido arrosto (è un muscolo della bassa schiena, non pensate male..) rimuginavo sulla enorme, troppa fortuna che in poco tempo sta arridendo al nostro sport. 400 iscritti alla gara organizzata dagli amici torinesi sono una massa gigantesca che ci sta sommergendo. Gare da 12 ore secche sono interminabili e ci toccherà cambiare passo, prendere i palazzetti grossi e allestire almeno 5 tatami, non so come ma è necessario.
Il successo ci sta sommergendo, e -seppur con una logistica perfetta quale quella della capitale piemontese- va incanalato in boccaporti più larghi.

Tutti i miei giovanotti e la dolce Valentina hanno lottato con onore, tutti hanno dimostrato miglioramenti sensibili e qualcuno ha pure stupito nel suo piccolo. Un argento e un bronzo non sono un raccolto esaltante, non starò a girarci intorno, e se non abbiamo mietuto di più la colpa ovviamente è soltanto mia: il generale si assume l'onere della sconfitta, se di sconfitta si può parlare. A parziale discolpa di mancate vittorie porrò soltanto le numerose assenze dell'ultimo minuto e l'incremento impetuoso del livello tecnico generale, che cada anno come minimo raddoppia.

Sdraiato a ore piccole, continuavo a pensare. Tutto il mio (poco) tempo libero, tutte le energie sopravviventi al duro lavoro io le dedico al team, insegnando spesso gratis, anche nel fine settimana. Voglio in futuro di riuscire a fare meglio, ve lo prometto. Per il momento diamo il massimo, tutti insieme, e il ringraziamento va ai miei maestri, ai colleghi istruttori e soprattutto ai miei allievi. Il Jiu Jitsu italiano è un fiume in piena che cresce a vista d'occhio e il Centurion ne è parte integrante e importante sin dal principio.

Siamo in marcia, anche con la schiena corcata.

lunedì, marzo 21, 2011


IL RE DELLE MMA
E COSA POSSIAMO IMPARARE DA LUI



Ecco un altro post su Mr. Greg Jackson.

Il signore in questione è famoso per essere da tempo il migliore (leggi: il più vincente) coach di MMA del globo, ma adesso la sua dominanza sta arrivando a essere imbarazzante. Il suo pupillo Jon Jones ha appena disintegrato l'arcicampione Shogun Rua all'UFC 128 e subito la lega ha obbligato un altro atleta della Jackson's MMA a sfidare il 23enne Jones per il titolo, Rashad Evans.

La categoria più difficile e competitiva al mondo, i Massimi Leggeri, viene dibattuta tra due amici e compagni di allenamento in un superderby che non ha precedenti nella storia dello sport delle botte dentro la gabbia.

Non ha certo bisogno di ulteriori complimenti e apprezzamenti professionali da nessuno, il sor Greg, e quindi bypasso questo punto per andare al sodo: come ..zzo fa a vincere tutto lui?

Premesso che non lo conosco di persona e che baso le mie analisi su quanto disponibile in giro sul web, azzardo un'interpretazione 'a cazzotto' della incredibile ascesa di Greg. Ho l'impressione che fortunato coach abbia applicato una mentalità del tutto professionale nella gestione della sua attività di allenatore, una cosa che -nonostante ciò che i fans possono pensare- latita parecchio nell'ambiente delle legnate nel muso. Ex atleti passati all'insegnamento che si trascinano dietro tutti i vizi di una totale assenza di didattica, imprenditori senza basi nello sport, volenterosi gigioni più interessati a promuovere se stessi che i loro fighters, e tutta una serie di amenità del genere ammorbano il mondo degli SdC, facendoli spesso assomigliare al triste circus descritto nel film The Wrestler. Sentendo parlare Greg invece, e leggendo ciò che in giro si scrive sui suoi metodi, si ha l'impressione di un uomo posato, che non si svende e che si dedica intensamente allo studio dell'argomento, accettando solo atleti con serie intenzioni e rifiutando di darsi via in maniera esagerata.

Un oscuro praticante con all'attivo un bello zero nell'agonismo, Greg ha saputo trasformare la sua palestra in Arizona nella mecca delle MMA e continua a crescere d'importanza agli occhi dei professionisti, tanto che sospetto non abbia più spazio per nuovi arrivi. La tenace ricerca della qualità unità a classico senso yankee per gli affari gli sta dando il gas per lasciare indietro altri raggruppamenti partiti con migliori auspici ma gestiti molto peggio. La vicenda di questo allenatore è l'ennesima conferma: contano solo i risultati sul campo, le medaglie o i diplomi seppur guadagnati con gloria dal maestro di per sé NON garantiscono un serio inquadramento agonistico all'aspirante, anzi.

Io come certamente molti di voi ho conosciuto dei fortissimi picchiatori da ring che erano degli analfabeti assoluti o delle primedonne viziate, e queste caratteristiche li avrebbero resi inadatti ad allenare altri, senza nulla togliere all'abilità pratica. Una forte fibra morale poi, il mettere sempre le esigenze professionali prima del guadagno momentaneo (cosa sconosciuta o quasi in colonia italy) ha reso Greg un faro nel settore, il vero Re delle Mixed Martial Arts agli occhi di chi ci capisce.

Come un sagace agricoltore, Jackson ha saputo pazientare e aspettare che i semi tecnico-commerciali fiorissero, e ora si gode il raccolto. Ha raggiunto una predominanza senza precedenti, vediamo se saprà mantenersela.

giovedì, marzo 17, 2011


LEZIONE CON LEONARDO XAVIER
REPORT


Martedì scorso il Centurion ha ospitato per una lezione serale il M° Leonardo Xavier, carioca cintura nera III dan di Royler Gracie.

Il maestro era in visita privata a Firenze e tramite un conoscente ha avuto l'opportunità di entrare in contatto con la noi centuriati, mercé l'interessamento del nostro Taba Braccini.

Un ex agonista di alto livello, il compatto brasileiro è ora un tecnico professionista che ha sviluppato una sua scuola in Texas. E' stato piacevole conoscere il suo approccio all'arte suave e imparare un po' del suo metodo.

Molta enfasi sui drill per la mobilità del bacino e un saggio della guardia seduta scuola Gracie Humaità. In particolare è stata 'chirurgicamente' spiegata la disposizione dei segmenti corporali al fine di creare struttura, e nella guardia e nelle altre posizioni. Accattivante l'approccio didattico del professor, molto curato nella ricerca dell'attenzione da parte dell'uditorio e nel continuo feedback degli astanti.

Per quanto forzosamente breve, è piaciuta ai convenuti -tra i quali alcuni judoka fiorentini- la parte delle domande&risposte nel finale, durante la quale sono stati raccontati aneddoti su Rickson, la famiglia Gracie e illustrati momenti storici del BJJ.

Salutiamo il simpatico Leo e ci prepariamo allo stage primaverile con Federico: sabato 9 aprile a Pontassieve è di scena il mestre Careca.

giovedì, marzo 10, 2011


LASCIATE CHE I BIMBI VENGANO A NOI



Spesso torno agli insegnamenti della mia fonte tecnica più importante tra gli esterni, il M° Luis Carlos Valois.

Il magistrato amazzonico prestato al Jiu-Jitsu - o forse sarebbe meglio dire il contrario- alla sua visita in colonia italy si fece beffe di chi si lagnava di non avere la superaccademia piena di campioni e quindi di non poter ben progredire nello studio dell'arte suave perché mancante di sparring partner di valore e simili. Raccontò che quando fece l'apprendistato in magistratura, fu, ahilui, destinato in un nonluogo della foresta, una prefettura dimenticata da Dio in mezzo agli indigeni. Scacciato quindi che fu dalle ambizioni di carriera fuori dalla poderosa Academia Carlson Gracie di Copacabana, si ritrovò in una landa in cui il nome Jiu Jitsu era sconosciuto insieme all'acqua per lavarsi.

Il giovane Valois però non si perse d'animo e creò una squadretta di lottatorini in erba, insegnando ai frugoli scalzignudi del villaggio, allestito che ebbe un "tatami" su di una mezza banchina fluviale. Oh, non ci si crederà ma l' "allenamento" che produsse tutto ciò lo condusse a vincere il campionato brasilerio di quell'anno. Com'è possibile, diranno i nostri lettori? Esattamente la stessa cosa che chiesero i viziati italiucci sbigottiti accorsi al seminario romano del mestre.

Il maestro scrollò le spalle, e disse che non aveva mai imparato più che durante quella corvee di stecca nel paesucolo. Osservando i bambini, ci puntualizzò, aveva scoperto movimenti e 'tecniche' che loro inventavano dal niente. Certo Valois non è un tizio qualunque, si parla d'una durissima cintura nera di Carlson capace di farsi rompere il braccio da Renzo Gracie pur di vincere il titolo, e fin qui ok. Nella sua storia però c'è una verità profonda. Il Jiu Jitsu è fondamentalmente un'arte con pochissimi assoluti dogmatici, e per impararlo davvero bene bisogna ritornare bimbi, dentro. Si deve provare l'entusiasmo infantile per questo stupendo gioco e rilasciare la maschera da uomo assennato per godere lussuriosamente senza freni inibitori della orgasmatica frenesia del lottare ludicamente con un'altra persona.

Quando siamo ancora imberbi proviamo poca supponenza di noi stessi, siamo dotati di una mente plasmabile e lasciamo fluire la creatività. Se messi nelle condizioni ideali di manifestare noi stessi il genio appare. Visto che voi sapete perfettamente che il Jiu Jitsu è una modalità espressiva naturale, ricalcata proprio sul modo morbido e ruzzolante di muoversi dei bambini piccoli, e quindi consente una delle massime espressioni motorie della razza umana. Non ci sorprenderà quindi che un talento del Jiu Jitsu quale Valois era, ebbe tutta una serie di incredibili intuizioni davanti ai suoi sagaci occhi allenando gli indios minorenni.

Questo però non spiega la vittoria agonistica, e contro i mostri carioca.

Io mi sono dato una spiegazione, seppur del tutto diversa da quella che lo stesso Carlos dette (le innovazioni etc.).
Credo che nella sua 'missione civilizzatrice' di maestro jitsuka il buon professor abbia espresso un Jiu Jitsu puro e cristallino quanto mai prima nella sua vita. Il buon Valois, sincero amante della lotta e dell'insegnamento, ebbe forse (e ridico forse) in quelle disagiatissime condizioni la possibilità di incontrare un infantile entusiasmo, limpido e sconfinato come i cieli dell'Amazzonia. Cosa mai avrebbe potuto trascinare alle somme vette dell'arte quell'uomo, abituato alla miglior accademia del mondo se non un vorticoso flusso di energia? Era la gioia e lo stupore dei bimbi per l'amata disciplina a muoverlo come un tornado, a fargli profondere il suo miglior Jiu Jitsu,e la cosa gli ha ben giovato.

Nel bambino c'è il futuro, letteralmente.

Tocca a noi tecnici risolverci a capirlo. Senza i bambini il futuro non esiste, neanche nel BJJ. Lo sviluppo dei corsi per i piccoli è di primaria importanza, e non solo per creare un base solida di praticanti. Il lascito meraviglioso, vorrei dire divino, che la nostra disciplina può consegnare agli esseri umani va diffuso nella maniera più proficua, e cioè passandolo a coloro che meglio lo possono recepire, i nostri under14.

Il mio carattere sognatore mi porta a immaginare un'Italia dove la sudditanza alle potenze occupanti sia finita e i costumi siano mondati da quelle forme assassine di distruzione della volontà degli individui a loro imposte (tipo la malattia del Calcio), una nazione in cui lottare sia materia obbligatoria a scuola e nella quale -al posto di schiere di calciat-tori- i nobili lottatori primeggino nell'ammirazione delle folle.





giovedì, marzo 03, 2011


MENTI APERTE


Riflettevo in questi giorni su una breve conversazione che ho avuto con Federico (Tisi) in merito a una disciplina estranea alle arti da combattimento. Nella sua difesa appassionata di questa metodica da lui analizzata, il Careca ne ha sottolineato un aspetto focale: è open source.

Riporto da Wikipedia:
"Open source (termine inglese che significa sorgente aperto) indica un software i cui autori (più precisamente i detentori dei diritti) ne permettono, anzi ne favoriscono il libero studio e l'apporto di modifiche da parte di altri programmatori indipendenti. Questo è realizzato mediante l'applicazione di apposite licenze d'uso.

La collaborazione di più parti (in genere libera e spontanea) permette al prodotto finale di raggiungere una complessità maggiore di quanto potrebbe ottenere un singolo gruppo di lavoro."


La questione secondo me s'attaglia perfettamente alle arti marziali.


Le arti fossili sono l'antitesi dell'open source. Essendo nate e sviluppatesi come sètte (dal Latino secta cioè separata, disconnessa) sono closed-source. Il maestrone galattico, esistito che sia o figura mitica, è quello che sapeva tutto lui, il perfetto e inarrivabile. La casta pretesca di esegeti che ne interpreta religiosamente il lascito poi naturalmente da questa figura iperuranica deriva un potere assoluto su cosa e come vada insegnato. La sètta marziale è bell' e pronta, un prodotto di mercato tagliato sulle incongruenze e debolezze psichiche di borghesi alla ricerca di sicurezze esterne a loro stessi. La verità alberga inossidabile in bocca agli Illuminati, e quanto più l'adepto si spersonalizza e cede la sua anima al gruppo, tanto più ha chances di salire i ranghi della élité di teologi dello stile che comanda il branco di infervorati.


Ma sono tutte così le arti di Marte?


No. Direi che quelle VERAMENTE marziali, cioè interessate al combattimento, sono invero open-source o tendenti a ciò. La vicenda del Jiu Jitsu brasiliano da me studiato è esemplare. Questa disciplina nacque dal meticciato che Mitsuyo Maeda fece del Judo, del Fusen Jiu Jitsu insegnato al Kodokan come Judo Ne waza e del Catch Wrestling incontrato per strada. Il Conte Koma si poneva come fighter professionista, non come innovatore mediatico, e si sa che i combattenti pro non hanno tempo da perdere con gli assoluti categorici, dunque si preoccupava soprattutto dell'efficacia più che delle riverenze a figure archetipiche.


Dal lottatore nipponico il codice-sorgente si allargò alla bellicosa famiglia Gracie, ricca di talenti e teste calde. Mentre in altri sistemi il "successore" del mega-maestrone fondatore lo si sceglieva in base a chi avesse più volte mangiato la merenda col Supremo, i Gracie si menavano con tutti e diffondevano questa mentalità ovunque in Brasile. Siccome nel Jiu Jitsu conta solo quello che funziona, anche figure riverite quali Carlos ed Helio non possono prevalere su forze anonime quali quella di gravità, la vera mamma dell'arte suave. Fatto sta che nel giro di 2 generazioni il morbo infettivo del BJJ si è espanso a 5 continenti, e rimane un'arte geneticamente open-source. Maestri, maestrini e maestroni fioriscono un po' ovunque, bravi e meno bravi, ma per quanta rilevanza abbiano lì per lì non ce n'è uno - e MAI ci sarà- un proprietario del software.


Migliaia di tornei, scontri nelle gabbie e semplici lotte di palestra ogni giorno fanno girare il programma, e milioni di menti contribuiscono secondo la definizione wikipediana a un lento, seppur non rettilineo, progresso del prodotto. L'armlock 'assoluto' non è contemplato, si osserva e si replica quello che funziona meglio, e se non c'è la tecnica perfetta vuol dire che una ancora migliore è possibile. La sconfinata, illimitata, capacità creatrice della mente umana è al lavoro, nel Jiu Jitsu e nelle altre arti funzionali quindi open. Per citare un esempio: un mio conoscente mi ha raccontato di un seminario USA di Royce Gracie ai momenti del suo massimo apice di fama. Capitò che a questo evento partecipasse un istruttore di un'arte fossile, del tutto incapace a lottare; per quanto Royce lo annodasse come uno spaghetto e si potesse fare beffe del povero fossiluomo, il buon tradizionaloide mostrò al brasiliano -definito da molti uno spocchioso figlio di spocchiosi- una posizione della mano a difesa del bavero che Royce non conosceva e che considerò geniale. Il fantacampione prese lo sconosciuto e fece in modo che girando con lui la sala insegnasse a tutti i partecipanti la sua tecnica!


Io ho un insegnante che stimo e che rispetto, ma come lui sono costantemente alla ricerca di fonti tecniche per migliorare il mio gioco. Seminari, raduni, gare ma anche video e libri, chiacchierate con colleghi e pure piccole malizie osservate nel randori di bimbi e cinture bianche: tutto contribuisce alla riflessione e al ripensamento del mio software, in costante interconnessione col pianeta insomma. C'è da dire che se non provassi ininterrottamente le ispirazioni e novità con vere lotte, perdendo spesso, tutto quanto suddetto resterebbe a livello di onansimo mentale o tutt'al più bieco collezionismo tecnico. Invece a me il Jiu Jitsu m'ha insegnato il piacere di non sentirsi mai appagati, mai perfettamente edotti, fallibili e sempre pronti a perdere anche col primo venuto. Nel Jiu Jitsu l'insegnante lotta coi suoi allievi, e perciò a volte perde. Questo ci consente di rimanere coi piedi per terra e di evitare anche derive in buona fede, perché quando si esce dal proprio spazietto palestricolo e si va ai tornei di livello le farfalle mentali si dissolvono e si ripiomba, grazie a Zeus, subito sul pavimento. Questa attitudine così aperta produce anche un curioso fenomeno di turismo jitsuisitico, in quanto è di moda portarsi il kimono in vacanza e andare per accademie forestiere a scoprire esotici modi di praticare la nostra arte. Nella terra originaria dello stile, in Brasile, mi pestarono per benino ma mi sono fatto tanti amici e conquistato un pochino di rispetto per il nostro Italian Jiu Jitsu, senza che alcuno si ergesse a "erede della sacra scuola di Hokuto" anzi, erano tutti pronti a rubare con lo sguardo qualunque strana trovata che il gringo avesse estratto dal cilindro (seppur certo non era il mio caso).


In casa mia si cita il proverbio: "Chi si assomiglia si piglia" e pertanto trovo del tutto naturale che sui nostri tatami sia del tutto inconcepibile dare un gran spago a personaggi laiducci e scivolosi, dediti alla piaggeria e poco alla pratica lottatoria. Si fa rispettare solo chi lotta bene, chi insegna bene, chi combatte bene, in base cioè ai risultati pratici, veri. Un pronipote di Helio Gracie per noi può essere una curiosità magari, ma certo se sul tappeto si muove come un ippopotamo ubriaco non se lo filerà nessuno.



martedì, febbraio 22, 2011


E LA BOXE NELLE MMA?



"Ciao Mario,
sono uno scarso ma assiduo praticante di pugilato e seguo le MMA dalla loro nascita e da sempre mi ha richiamato l'attenzione la pochezza della preparazione pugilistica dei contendenti.

Se togliamo l'Alessione nazionale,che affezione degli spiumini alle mani a parte,è l'unico che sappia veramente boxare,gli altri sembrano tutti dei brawler da bar...
Avendo fatto qualche lezione qua e là di lotta e bjj non mi so spiegare se la mancanza di preparazione nella boxe derivi dalla differenza di postura imposta dalla lotta o dalla mancanza di tempo per allenare questa distanza.
Tu che sei sicuramente più esperto di me e di molti riesci a spiegarmi come mai praticamente nessuno dentro le gabbie tenga una guardia decente e riesca a portare una tripletta degna di questo nome? Tra l'altro sono tutti atleti mostruosi e non gli ci vorrebbe molto...

Ti ringrazio anticipatamente.
Ciao
Marco."

Prendo spunto da questa interessante domanda rivolta dal lettore del blog per asfissiarvi con altre mie considerazioni a ruota libera.

"Non si può pre-cepire quello che non si riesce a con-cepire" è una massima che ogni uomo al mondo dovrebbe ripetersi allo specchio ogni mattina, per rammentarsi sempre quanto sia l'occhio di chi guarda a sbagliare il 99,99% delle volte nella valutazione.

Il nostro simpatico Marco è un pugile, guarda le MMA ma non vede con la mente cosa sta accadendo. Riporta cioè tutto a un suo schema, esamina un'attività della quale non ha né esperienza diretta né addestramento specifico. La sua è una domanda non solo legittima ma anche interessante, e io lo ringrazio dell'averla fatta, non lo sto denigrando. Anche io tanti anni anni fa, quando fui striker e studente di pugilato ebbi la medesima impressione,e mi ci vollero le proiezioni e le finalizzazioni prese sulla mia pellaccia per capire davvero quanto i miei insegnanti mi stavano ammaestrando a voce.

Vi ricordo che ho scritto centinaia di articoli per spiegare come il lottare sia non solo la base di ogni combattimento disarmato umano per definizione, ma anche come mai nel caso specifico delle MMA la lotta -in piedi e al suolo- sia la parte dominate del bouquet di abilità che si necessitano per vincere. Negli ultimi tempi ho anche spiegato come l'attuale dominanza del Wrestling sia determinato da ragioni regolamentari pure (guantini, rounds, necessità della Tv etc.). Basterà comunque analizzare il curriculum dei principali campioni e l'andamento dei match più significativi per capire che il grappling domina le MMA per un buon 70-80%. I migliori striker nell'ottagono sono - con poche lodevoli eccezione tipo Anderson Silva- per paradosso tutti grapplers riconvertiti. E'un dato di fatto, così come è un fatto che di pugili passati con successo alla gabbia non ce ne sono. Perché? Tutto ciò appare ancora più assurdo se si nota quanto importante sia l'abilità nella Boxe nel determinare vittorie e carriere nelle MMA, e di quanta enfasi si ponga nel ricercare i migliori professionisti del settore per migliorarsi da parte dei campioni.

Ricapitolando: la Boxe conta sempre di più nel 'mixed' però i pugili fanno figure barbine e i megacampioni, iperallenati nella Noble Art e superseguiti dai migliori coach di Boxe sulla piazza non incidono questa gran impressione sulla retina dell'appassionato. Perché?


E' la la lotta in piedi che decide dove va il match; il wrestling consente di tenere giù lo striker e su il jitsuka, dunque è la meta-abilità che legga i tre aspetti delle MMA, e non è a questo punto difficile capire come gli atleti provenienti da questa modalità siano i più numerosi a fare bella figura ingabbiati. Ciò però non spiega come mai buoni pugilotti amatoriali non inondino i ranking delle leghe minori imparando a lottare nelle accademie, e soprattutto non ci dice come mai i supercampioni (allenati dai meglio maestri) sul più bello non mostrino quella tecnica leziosa di cui invero sono capaci in allenamento.

L'ho già spiegato: lottare corpo a corpo non è uno sport, non è solo una tecnica appresa ma un vero e proprio istinto naturale, che gli sport di lotta codificano e basta. Colpire invece è un abilità solo in piccola parte innata e quindi per radicarla va impresso sin dalla giovane età un comportamento artificiale e cioè fissarsi sull'allontanare l'altro. Un gran pugile è come un ottimo grappler: qualcuno che si allena sin da bambino; ma l'abitudine a clinchare e rotolarsi con gli altri se repressa nell'infanzia dopo è quasi impossibile da re-inzializzare nell'adulto. Io come tutti i coach so per esperienza che a qualunque bravo wrestler gli si insegna un'accettabile infarinatura di striking in poco tempo, mentre è un'impresa quasi disperata riuscire a installare un passabile lavoro di lotta a pugili stagionati. Il fisico, gli schemi motori dei grapplers sono anni luce superiori alla riconversione nel lavoro misto, e quindi i pugili puri, tecnici, saranno sempre pochissimi nell'ottagono. Combattere per l'essere umano è al 90% lottare, l'uomo è un grappler naturale, lo sapete.

Per via di un evidente progresso tecnico dello sport, quando i lottatori degli stili dominanti -wrestlers diventati bravi a terra e jitsuka capaci a proiettare bene- è ovvio che il qualcosa in più lo darà quello che eccede dal paniere, e quindi lo striking! Dunque i campioni debbono imparare a muoversi sciolti e a scambiare come un bravo pugile, ma non avranno mai la bellezza e la fluidità di chi fa solo&soltanto quella modalità, mi pare evidente. Inoltre, ed è un passaggio determinate per la comprensione del discorso, colpire nelle MMA è molto diverso da quando non si rischiano i takedown, i calci bassi e le ginocchiate.

Al simpatico lettore Marco e ad altri eventuali appassionati di striking che NON CAPISCONO che quello che succede nella gabbia non può replicare quello che si vede al K1 o nei mondiali WBA, ricordo che è normale fare di questi errori di valutazione. Tutti noi giudichiamo in base a quello che sappiamo, e la mancanza di esperienza diretta uccide qualunque briciolo di oggettività. Io mi ricordo quando, al tempo in cui insegnavo Muay Thai,
partecipai al corso per allenatore di Boxe
FPI ; eravamo in molti a provenire dalla Kickboxing (vari stili) e coi pugili puri -in minoranza- si creò attrito in quanto ci guardavano dall'alto in basso. Dai e dai nelle infinite domeniche chini sui test si sprigionarono scintille e il miglior amatore dei pugili, un solido atleta in attività, tecnico e con tantissimi match all'attivo, disse apertamente che sembrava a lui che di noialtri "
nessuno tenga una guardia decente e riesca a portare una tripletta degna di questo nome".

Gli fu spiegato che non era così, che quando cambi e ampli il registro tecnico ai calci frulla diversa la festa ma niente: scattò la sfida. Siccome io di situazioni del genere ne avevo già viste succedere molte causa ahimé l'età, non fui sorpreso da quello che accadde. Nella pausa pranzo il pugile si misurò con un coach di Muay Thai a riposo, più basso e parecchio più in là con l'età. Come andò? Il tecnico pugile poverino cominciò a rimediare una selva di zampate nelle cosce e ginocchiate, andò subito in bambola e si sbragò total
mente, diventando brutto a vedersi -senza guardia e coi colpi singoli a smanacciare- finendo barcollante sulle gambe, senza compasso e a braccia basse come un pischello al primo giorno di ring mentre il kickboxer, intoccato, danzava elegante sulle punte tipo Cassius Clay.

La morale del succitato ragionamento: é ovvio che chi deve allenare quattro modalità più il bouquet specifico delle MMA non avrà il tempo di perfezionare la sola Boxe come uno specialista e che quindi sarà mediamente meno bravo in quello. Ciò detto è bene però capire che anche il più tecnico dei pugili messo nell'ottagono dovrà per forza modificare la sua arte dei pugni e renderla sparagnina, cambiare la guardia per difendere le proiezioni e i calci. All'occhio inesperto SEMBRA che siano scarsi a muovere le mani, ma il competente nota invece l'enorme abilità di quei campioni che a Marco paiono grezzi, e cap
isce l'incredibile tecnica che richiede colpire con l'efficacia di un BJ, un Carwin o un Velasquez in quei frangenti.

I migliori KO nelle MMA sono stati storicamente messi a segno quasi sempre da forti grapplers come Fedor, e prevedo che il trend continuerà, così come aumenterà l'importanza del miglior allenamento possibile nel pugilato d'élité.