domenica, febbraio 26, 2012


NON E' VALENTINO

Va fortino, invece.

Gioco di parole squallido a parte, il ragazzone nell'immagine è il nuovo Re del Jiu Jitsu internazionale data l'assenza di Roger dal proscenio.

Rodolfo Vieira da Rio de Janeiro, giovinotto del 1989, sta dominando peso e assoluto da svariate edizioni dei campionati importanti. In possesso di un'agilità pazzesca in confronto alla mole, si diletta d'imporre la sua prepotenza fisica e il suo superiore gioco in piedi sui qualificati avversari, schiaffandoli a terra e macinandoli come la farina "tipo 00".

Dotato di illimitato potenziale, dichiara che in un non lontano futuro potrebbe passare alle MMA, una volta esauriti gli stimoli nel BJJ. Attendiamo.

Questo documentario ce lo mostra come atleta e come bravo ragazzo. Come vive e come si allena il più forte grappler al mondo?


Buona visione.


lunedì, febbraio 06, 2012



ARTI FOSSILI, CONTROLLO MENTALE e L'INUTILE CADUTA DEGLI IDOLA



"Il ventre di un miserabile ha più bisogno d'illusioni che di pane." (George Bernanos) 



Molti lettori di lungo corso sanno che questo blog, oltre a raccontare le vicende del nostro team e proporre analisi tecniche sul tema BJJ/MMA ha sempre avuto una particolare connotazione di denuncia.

Io in passato ho attraversato le pianure infernali delle cosiddette arti marziali 'tradizionali' in tutta la lunghezza e, in seguito alle esperienze ricavate, ho fatto della spassionata analisi di questo bizzarro mondo uno dei caposaldo di questo sito.

Negli archivi ci sono dozzine di articoli in cui, tramite il contributo di neuroscienze, storia delle religioni, psicologia, antropologia culturale e altre discipline del sapere ho (spero) chiaramente spiegato che le suddette 'arti' tradizionaloidi -presunte antiche o modernissime "miltary-based" in anfibi e mimetica- non solo sono inutili dal punto di vista del combattimento reale  ma soprattutto sono lesive della dignità del praticante che, in buona fede, finisce in gruppi carismatici la cui dinamica interna ha il fine di mantenerlo in eterno posizionamento down rispetto al top in cui si trova la casta ecclesiastica che dirige la sètta marziale in oggetto. In estrema sintesi: non sono solo farlocche/inefficaci, fanno male e tanto.

Ora vi propongo un video da poco pubblicato, prego la massima attenzione. Ciak!




Non è uno sparring di periferia, è una sfida in piena  regola. Il simpatico e fin troppo educato ragazzo longilineo con la barbetta che piglia a mazzate il bassottello (ma stesso peso) è un dilettante milanese di Muay Thai. Ha 2 anni e poco più di esperienza nello sport e davanti a sé un individuo con dichiarate decine di pratica 'mortale'. L'altro personaggio è infatti un autoproclamato maestrone 'combattente da strada' e spammatore inesorabile della rete, che per anni ha ammorbato con incredibili rodomontate sulla sua invincibilità, sulla sua unicità, quale solo detentore del suo stile nella unica versione originale, cioè un 'mortale' sistema cinese che anch'io ahimè praticai, il Wing Chun. Tante spacconate sparò che il thaiboxer meneghino lo sfidò pubblicamente, e il video è il tragicomico esito di quando si vanno a vedere le carte di un bluffer: zero. Il giovane è fin troppo delicato e rispettoso e non infierisce sul suo incapace avversario, che -come viene ribadito dall'audio- a suo tempo aveva avuto il coraggio di dichiarare che "lo avrebbe disintegrato in soli 5 secondi."


Inutile nota tecnica a margine: entrambi striker puri, finiscono subito nel clinch e nella lotta al suolo, pur senza nessun desiderio di andarci e senza assolutamente sapere che pesci prenderci. La stessa triste situazione in cui si trovarono molti anni fa due esponenti di fama mondiale del medesimo stile cinese di puro striking del bassottello ("La lotta a terra è inutile" il loro refrain) in una famosa confrontation dal contenuto tecnico simile: il giovane mena l'anzianotto cinese, il quale si era autoproclamato l'imbattibile n.1 al mondo, primaria autorità nell'energia mistica e nei punti mortali, e pronto ad annientare chiunque.





Chiaramente non è una sconfitta in sé che genera disdegno, perdere è normale ed educativo, ma quel che ci sta a monte. Ciò che offende è che si insegni qualcosa (in questo post il combattere) che né si ha il coraggio né la forza di fare. Chi non fa quello che predica è un bugiardo, non ci crede lui per primo, è un bluff, quand'anche fosse un omone durotto e con qualche valido skill. E' l'ironia della storia: le chiese degli stermini di massa e coi tetti d'oro predicano l'amore e la povertà.. 


Sono anni che invito a perplimersi con me della dabbenaggine umana da questo blog, ma senza invero dentro di me nessunissima speranza. Politicanti, predicatori, pubblicitari e televenditori tutti, con eloquio forbito magnificano la loro "merce" come la migliore, è abbastanza ovvio no? Eppure sono le categorie più di successo al mondo! Mario che certe puzzole le odia invece dice da sempre che:


-io NON sono per nulla un fighter: fighter è soltanto chi si mena a contatto pieno; io lotto, e aspetto con piede fermo chi vuole una dimostrazione del mio onore e convinzione
-affermo d'essere battibilissimo (i miei allievi ne hanno la prova provata)
-insegno solo il Jiu Jitsu da me praticato tutti i giorni con sudore abbondante
-non dò nessuna garanzia d'invulnerabilità a chi studia con me e sghignazzo di chi lo faccia altrove
-non sono il solitario motore immobile della mia associazione ma la condivido coi miei collaboratori, e i nostri referenti tecnici sono accessibili direttamente dai nostri iscritti senza filtri
-non sono il padre-padrone di nessuno e invito i miei ragazzi a confrontarsi ovunque e con chiunque, e invio i più interessati alle MMA in altre palestre per apprendere le modalità necessarie
-disprezzo in pubblico chi affligga i suoi astanti con malignità sui colleghi o concorrenti, reputandolo comportamento da deboli e da subumani
-ricordo a tutti che fare BJJ non rende Supereroi, e chi ha assistito alle nostre lezioni o demo lo sa
-aborro qualunque atteggiamento reverenziale: i centuriati sono amici miei e ci prendiamo fraternamente per il culo a vicenda, con misura, come si deve fare tra uomini
-a ogni lezione ricordo che nessuno è infallibile e che i miei allievi DEBBONO rifiutare ogni insegnamento che ritengano sciocco falso, anche venisse da Helio Gracie redivivo
-riceverà rispetto chi porta rispetto, sul nostro tatami non ci sono ricchi o poveri, professori o manovali, solo lottatori
-il primo che si permettesse di fare il prepotente con uno più novizio, piccolo o con una donna, avrebbe per garantiti lunghi minuti di sofferenza impartita dal sottoscritto e l'espulsione dal team per direttissima
-da noi non ci sono prediletti, allievi "closed door" e discepoli iniziati: siamo tutti bischeri uguali
-rammento che amare e preferire il BJJ ad altre arti funzionali non deve far perdere il ben dell'intelletto, e dimenticare la relativa superiorità situazionale delle altre modalità
-insisto a ogni piè sospinto che lo scopo primario di una sana pratica è imparare ad avere fiducia in se stessi, fare movimento fisico e socializzare in un ambiente sano, e che invece la fissa malata per "difesa personale" è una chimera di chi non combatte mai
-mi pongo sempre come educatore, i campioni veri di Jiu Jitsu mi pigliano e frullano come una banana, per non parlare dei real pro di MMA, che mi userebbero tipo scacciamosche


Ritornando a bomba al primo video, dovete vieppiù sapere che il 'maestro da strada', dal basso del suo metro e spiccioli d'altezza, ha passato ANNI a denigrare&insultare a mezzo tastiera chicchessia e, suscitando enorme ilarità tra i combattenti veri, sparando balle spaziali tipo "Alessio Sakara non ha nulla da insegnarmi", "L'UFC è un giochino per uomini sudati in mutande" e altre castronerie del genere. Incredibilmente invece di un oceano di pernacchie ha bensì raccolto seguaci, e si permetteva la più galattica prosopopea urbis et orbis, con frotte di ossequianti pronti a pendere dalla sua lingua.

Un caso isolato, un tipetto senza senso? Magari! Questa è gente che è piena di allievi e le dinamiche su cui ha basato il suo piccolo impero sono le stesse identiche di tutte le organizzazioni consimili (non solo quelle marziali): affermazioni apodittiche, storie mitologiche, piccola ipnosi da fiera paesana, divieto assoluto di confronto, rogo virtuale - di questi tempi- per l'eretico che si ponga dei dubbi e contesti l'autorità infallibile della cricca. Ripeto: la più sconcertante caratteristica degli esseri umani è la loro facilità ad essere manipolati, abbindolati dai furbi con tecniche di controllo mentale.






I convertiti a queste idee senza fondamento logico sono miriadi, e un converso non viene quasi mai smontato nella sua fede da argomenti razionali, foss'anche un milione di chiarissimi video, che sennò le religioni del pianeta sarebbero estinte da secoli. Restereste sbalorditi su quanti ingenuotti le fantasie marziali sparate in giro dai personaggi più incredibili tipo il bassotto fanno leva, riuscendo a carpirne il credito e il portafogli. Le arti fossili, vetrificate e scenografiche, assommano molti più praticanti dei normali sport da combattimento, questo è un dato statistico. Come ho spiegato in tantissimi articoli, ogni attività che usi il corpo può dare un contributo alla formazione di un combattente, vedi lo Yoga e il jogging, ma NON insegnare a combattere tout court, è una cosa molto diversa. Lo ridiciamo per l'ennesima volta? E dai: sono arti MARZIALI soltanto quelle dove si combatte veramente, e cioè si fa sparring regolarmente in palestra con avversari non collaborativi ed esperti, e si gareggia a contatto pieno (striking, grappling, mixed). Non esistono tecniche segrete, maestri invincibili e scuole di Hokuto. Nelle vere arti da combattimento l'insegnante non è un guru e può perdere con gli allievi; in generale le praticano persone relativamente assennate, che nella loro accademia NON ricercano un sostituto della Chiesa in cui credere, e nel loro coach uno del Padre Assente. Le chiacchiere stanno a zero, ma la  materassina invece non mente mai, e il rispetto che vi ci si conquista non è legato alle balle spaziali che si sparino a voce o sui siti, è concreta e scevra di leccaculismo.

Come i fedeli delle varie sétte religiose fanno spallucce davanti alle più crasse dimostrazioni di malvagità e crudele ipocrisia dei preti che li ammaestrano, anche i devoti dei culti marziali la cui razionalità è stata obnubilità dal marketing dei santoni possono assorbire con gommosa capacità qualunque prova della malafede e incompetenza assoluta di chi li domina. L'essere umano è purtroppo così sciocco e così facilmente truffabile! Una volta che ne si sia carpita l'immaginazione tramite controllo emozionale è finita, abbiamo davanti un convertito che metterà tutto se stesso nel giustificare le catene che lo avvinghiano. A volte, anni di sofferenze dopo, alcuni si risvegliano ma hanno paura di cambiare, di affrontare il giudizio del loro gruppo di riferimento, di perderci economicamente  e -soprattutto- ammettere di avere sbagliato. Il Signore della Menzogna sa che la Verità costa parecchio e ci conta.




Spero (...) di aver fatto definitivamente capire che Arti Marziali sono solo alcune, le arti da combattimento reale, mentre tutta una pletora di altre robe, fatte da gente in abiti orientali o vestiti con mimetiche, e che vanno ingiustamente dai più classificate in questo modo sono di segno spirituale opposto, e si intenda che quest'ultime sostanzialmente sono assai nocive, al di là della eventuale buona fede del praticante ma anche del suo istruttore. Non è "questione di gusti", non è un fatto di scelta personale, qui si parla di forze in gioco che vanno al di là di quello che la maggioranza riesce a capire.

L'era degli stili è finita. 


Secoli fa avevano un loro senso pulito e utile per la società ma adesso no, sono diventati relitti marci, fossili viventi, pseudoarti invertite e arimanhiche. Le vere Arti Marziali promuovono l'aumento della coscienza nel praticante, e rispetto alle arti oscurantiste sono diametralmente agli antipodi:  metafisicamente nemiche inesorabili.


Alla gabbia, al ring, alla materassina n-o-n c'è alternativa, altrimenti si finisce così:



mercoledì, febbraio 01, 2012



UNA MEDAGLIA PER FRANCESCO


Il mio allievo e collaboratore Francesco"Taba"Braccini, responsabile per il team nella zona Fiesole/Pontassieve torna dal Campionato Europeo IBJJF di Jiu Jitsu Brasiliano con un metallo pesante al collo, la foto (in gi bianco) ne è testimonianza.

Il prode centuriato è riuscito a trovare un varco nella sua densissima vita personale, tra famiglia, lavoro di responsabilità e impegni d'insegnamento jistuistico, e tentare la scalata al podio. Due lotte vinte senza se e senza ma lo hanno consacrato terzo miglior lottatore continentale della sua categoria nelle Viola. Assistito con generosità all'angolo dall'allievo Lorenzo"Manzilla"Berti, lui anche reduce da una buona seppur sfortunata prova nei pesantoni Bianche, il forte Braccio ha fatto vedere che è un jitsuka di pasta dura, mostrando il Jiu Jitsu che io ho sempre voluto da lui: dominio in piedi, gioco stretto e asfissiante nei passaggi, calma e tostaggine mentale.

La medaglia di cui sto qui a discutere però non è quella bronzea consegnatagli dalla federazione. Io sto parlando di quella virtuale ma concretissima della mia stima personale per Francesco. Pochi possono vantare certi risultati agonistici in senso assoluto, è vero,  ma molti molti meno sono coloro che ricevono il mio rispetto come artisti marziali a 360°, come esempi per i propri allievi e per la comunità. Il Taba è un esempio di rettitudine dentro e  fuori la materassina, gioviale e scanzonato ma serissimo nell'impegno, sempre pronto ad aiutare i giovani a indirizzarsi verso stili di vita salutari e a scoprire la forza che è latente in loro. Per QUESTO specifico motivo ho fondato il Centurion quasi 10 anni fa', e se riesco a farlo lo devo a chi concretamente mi affianca nel portare avanti questo lavoro.

Il successo agonistico premia questo 'ragazzo' ancora una volta, e io di lui sono molto fiero.



domenica, gennaio 22, 2012



LA PREPARAZIONE FISICA SPECIALISTICA
PER GLI SPORT DA COMBATTIMENTO


Ne ho scritto spesso, ma vale la pena ribadire il concetto.

Il mondo di certe discipline in colonia italy si sa, è alluvionato di pezzenti e mistificatori, e va bene (si fa per dire). Se però c'è un aspetto che è addirittura sotto la scandalosa media è quello dell'addestramento atletico dei combattenti. Quando si parla di questo argomento sortono fuori come funghi i più incredibili e ridicoli luoghi comuni, programmazioni alla Rocky Balboa che insegue la gallina e ex allenatorucoli falliti di calcetto che pontificano perché, dicono, hanno il "certificato".

Purtroppo anche le più serie scuole di discipline da combattimento soffrono di un pauroso deficit di serietà e di formazione scientifica di base sull'argomento, ed imperano i vecchi maestri con la 3a elementare che, seppur esperti e seri, impongono le mezze maratone ai pugili o le diete con un caffè al giorno-tutocompreso per tagliare il peso.

Il mestiere del preparatore atletico è come dicevo una jungla assurda, e discernere chi ci capisce qualcosa non è semplice. In primis la meritocrazia assente a tutti i livelli -specie di vertice-  nel nostro disgraziato paese rende addirittura ostico veicolare il concetto che il valore di un professionista NON sta nei diplomi sfoggiati ma nei risultati effettivi, e in secundis che la proprietà transitiva non si applica alle diverse discipline sportive.

"Tizio è un ottimo preparatore di rugbisti o mezzofondisti, ERGO è capace di allenare strikers o grapplers".

ERRORE!

Le diverse discipline sportive presentano grattacapi molto diversi al coach, e il preparatore che rifiuti l'umiltà di andare a rimpolpare la sua cultura specialistica coi veri big del settore ha il fallimento dei suo programmi tecnici scritto nelle stelle. 

Le MMA poi sono uno sport dalle variabili situazionali quasi infinite, e incastrare una seria preparazione fisica nello schedule di un atleta già così tanto carico di lavori tecnici è davvero un bel problemino, problema sul quale si sono rotti il grugno fior di esperti nei paesi dove questa disciplina ha largo seguito e giro di quattrini.

Come valutare se il sig.X sia o meno il coach che andate cercando non è facile. La prima cosa su cui rizzare le orecchie è se al primo appuntamento ha o meno preteso una approfondita anamnesi e ha eseguito test valutativi delle capacità condizionali. Una vera programmazione è un abito su misura: come lo cuci se non conosci i dati del cliente?

Un altro parametro da giudicare: coach X conosce la Legge della Forza? Sa cioè che alla base di tutte le altre declinazioni della forza (:la capacità del sistema nervoso centrale di reclutare i muscoli per eseguire un certo lavoro) c'è quella submassimale, i pesoni insomma? Il fenomeno della circuito-mania ha fatto scordare ai più che essi sono uno strumento di lavoro ma senza forza/intensità acquisite prima, è come spendere i soldi presi a prestito: li paghi con l'interesse.

Io mi periterei di controllare, oltre al suo cv, che sia anche una persona che fa quello che prescrive ai clienti. Chi non crede in quel che predica è un bugiardo e dubito al massimo che sia la persona adatta nelle cui mani andarsi a mettere: ciccioni e scheletrici vanno cassati subito con la pernacchia di fantozziana memoria.

Inoltre mi accerterei che il fantasmagorico X si renda conto di quello che tutti i sarti e cuochi del mondo sanno benissimo: non c'è abito che dopo il taglio non vada riaggiustato un minimo, e non c'è piatto che non sia da riassaggiare. Dico che un vero coach, che vi abbia a cuore, DEVE essere un individuo con la testa sulle spalle, che sa di poter commettere errori e anche che la preparazione andrà tarata via via che i risultati vengono misurati, perché non siamo tutti uguali.

Un ultimo avviso. La natura di qualsiasi preparazione è oscillatoria, per funzionare deve essere organizzata e programmata a onde, e sopra tutti i parametri deve tener conto del RIPOSO. E' mentre riposiamo (supercompensiamo) che costruiamo il risultato, e l'errore in assoluto più frequente è allenarsi TROPPO, inficiando con l'ingordigia il risultato, quindi occhio. Un atleta che esegua estenuanti sedute di addestramento in striking o grappling NON può avere nulla in comune in sala pesi col bodibilder che si pompa 4-5 volte a settimana: l'overtraining è garantito!

Butto giù una ricettina di base, con l'hazard che come ho appena finito di dire, è solo un esempio generale:

ipotizzando un atleta agonista amatoriale non esordiente, che esegua dalle 3 alle 5 sedute a settimana di addestramento tecnico puro, bisognerà prevedere un addestramento incentrato sulla forza submassimale LONTANO dalle competizioni, e un successiva trasformazione in forza esplosiva e resistenza alla forza nell'imminenza del match (a seconda di che disciplina parliamo). Senza bombe 1 seduta intesa a settimana basta, di solito e con tutti i distinguo, che i ripetuti guanti/rolling condizionano la resistenza specifica più che abbastanza. Naturalmente è una semplice generalizzazione, le varianti sono moltissime, ma ribadisco che la maggior parte della gente non si rende conto di assommare un volume di lavoro esagerato.

Come al solito vi richiamo all'ordine: evitate il fa-da-te, coach youtube vi frega, rivolgetevi a uno specialista, ne va della vostra salute e del vostro successo sportivo.




martedì, gennaio 03, 2012



IL CONCETTO di META-MODALITA' NELLE MMA: 
UN CASO ESEMPLARE


In passato ho utilizzato spesso match di MMA per illustrare quel che volevo significare nell'articolo. Anche questa volta andrà così. Ribadisco per i frettolosi e per i maligni che è un uso didascalico del match, e che TUTTI gli atleti in azione sono da me considerati eroi ed esempi di abilità impareggiabile.

Questa battaglia tenutasi al recente DREAM vede opposto il medaglia d'oro di Judo, Ishii, all'epico Fedor. Il jappo mi sta simpatico e lo uso spesso come uomo esemplare: a loro gli occhi, please.



Il russo fu ai suoi tempi un eccellente judoka anch'egli, ma chiaramente nulla di paragonabile minimamente all'olimpionico. Cosa ci dice questo impari scontro, risolto come si è visto?

Naturalmente si capisce che il sambista ex sovietico ha un pugilato che il nipponico se lo sogna e che, seppur meno in spolvero di quando era considerato imbattibile, è nel totale di un altro pianeta. Poi?

Io ci vedo un'ennesima dimostrazione del concetto situazionale delle MMA, cioè di come lo sport da combattimento per eccellenza sia definito da momenti tecnico-tattici perfettamente inquadrabili nelle 4 Magic Arts. Il giovane Ishii ha dei fondamentali atletici misurabili incredibili, il vantaggio dell'età e di giocare in casa. Il suo Judo stellare però non gli permette di portare il russo in una situazione tattica in cui sia svantaggiato nettamente, e finisce che anche nella lotta in piedi viene bamboleggiato dall'avversario in maniera esagerata. Come praticamente sempre accade quando sono in action rinomati campionissimi specialisti di arti da combattimento reale ma fuori dal gruppo delle 4MA  si vedono i limiti di queste discipline, seppur validissime, nell'inquadramento tattico del match.

Uomini duri, atleti eccezionali vengono abbattuti nel loro campo specifico da opponenti che a rigor di numeri stanno sotto di vari piani. Sarebbe andata allo stesso modo, parlando di corpo a corpo in piedi, se invece di Ishii sul ring ci fosse stato l'oro olimpico di Lotta Olimpica Stile Libero? Io credo di no. Il Fedor al plutonio dei tempi del PRIDE per esempio ebbe diversa fortuna in quella situazione con i wrestler Coleman e il di lui allievo Randlemann (gente zero boxe e molto lontana dal livello di una medaglia olimpica):




Altrettanta differente sorte ebbe nel gioco di proiezioni un ex avversario di Ishii, Yoshida, quando era il n.1 dei Massimi giappi e lo misero davanti a un greco-romanista famoso ma esordiente nelle mixed arts, Garner:



E' ormai opinione condivisa a livello mondiale che lo sport/MMA, con le sue specifiche caratteristiche e i limiti (analizzati su questo blog) faccia eco al "concetto"/MMA, alla dimostrazione pratica di un ragionamento che già a logica filava pure prima: il combattimento è come tutte le attività umane, cioè è studiabile scientificamente in base alle evidenze pratiche e numeriche. In ogni campo specifico statisticamente SEMPRE prevalgono gli specialisti, e siccome lo scontro disarmato umano si svolge in 4 diverse situazioni tattiche riconoscibili, è del tutto ovvio che le MMA siano finite ad essere una sintesi di 4 discipline o meglio modalità che incarnano queste situazioni.

In base all'anatomia e fisiologia della nostra specie in sintesi:
1) colpiamo di braccio 
2) di gamba
3) si proietta a terra 
4) si combatte al suolo

Come potrebbero NON essere - anche se non sono solo questo- le MMA odierne una sapiente miscela di quelle modalità che suddette condizioni situazionali hanno sviluppato al massimo? No, non potrebbero.

La natura meta-modale di questo affascinante sport è paradigmatica dell'evoluzione del sapere umano, che si afferma e progredisce nel confronto aperto; è uno spettacolo a pagamento ma anche uno strumento di riflessione.





venerdì, dicembre 23, 2011




EX OCCIDENTE LUX 




"Salve Mario,

sono un giovane insegnante di Karate a contatto pieno e mi permetto di scriverti perchè è da molto tempo che seguo il tuo blog e adoro le tue riflessioni. In particolar modo a differenza di tanti miei colleghi adoro uno studio del combattimento che porti non solo ad un'acquisizione completa della dinamica tecnica ma che sfoci in una pratica che possa anche scavare nel profondo delle persone, il cosiddetto Do, sul quale non mi dilungo perchè so il BJJ essere un po' estraneo a certe visioni.

Il succo del messaggio però è questo, dopo anni di Karate (sono ventenne e ho 7 anni di pratica alle spalle) correlata da brevi esperienze in molti campi delle arti marziali mi sono reso conto che, se parliamo di difesa personale, molte discipline non reggono il termine, in quanto, io credo, inevitabilmente per strada il rischio di cadere a terra è reale per non dire assoluto, soprattutto quando lo scontro è uno contro molti. Certo non sono un fanatico di film alla Brucee Lee né tantomeno sono un professore in stile Jigoro Kano, sono solo un ragazzo che unisce la passione al realismo e nonostante il fatto che nel mio dojo il primo obiettivo è divertirsi è giusto anche che si acquisisca qualcosa di utile. Per cui mi son fatto questa domanda : "Ma un Karateka a terra che fa?"  Dopo diverse esperienze e dialoghi ho avuto la risposta: NIENTE! Semplicemente soccombe perchè entra in una dinamica che non conosce. Il Karate dona ai praticanti molte armi interessanti, che se usate nei punti giusti possono sicuramente "ammorbidire" un avversario convinto. Ma se questo ipotetico avversario è più grosso è robusto di me e incazzato nero e mi carica come un toro che faccio? Troppi insegnanti mi hanno spappolato tecniche strane del tipo "..quando ti carica colpisci qui e qui e poi lui cade prima che ti atterri...". Si, quando la carica è fatta a rallentatore e con poca energia allora è vero, posso fare tutto, posso anche volargli sopra, ma quando l'oppositore si mette realmente in testa di buttarti giù beh, ci sono dei punti che vanno analizzati:

1) Non te lo aspetti il 99% delle volte
2) Se è più grosso di te e hai la fortuna di colpirlo potrai fargli male ma la carica continua anche per una questione di peso e gravità, indi per cui finisci a terra
3) Il tempo di reazione è limitato e non essendo un terminator non hai il tempo di reagire adeguatamente anche prevedendolo in tempo.

Ecco cosa è successo nel mio dojo dopo tanti interrogativi. I colpi del Karate portati dalle posizioni di lotta a terra. Si tutti quegli atemi portati e studiati dalla posizione a terra. Nessuno si chiede mai : "Perché nel Karate il pugno si porta sotto l'ascella per caricare?" Non tutti sanno che quello non è un caricamento bensì è uno strattonamento dell'avversario con torsione della parte interessata generalmente il braccio che possa esporre lo stesso ad un attacco più efficace.

Se questo concetto venisse applicato (come succede in TUTTE le scuole di karate) in piedi (e dico venisse perchè pochi sanno il significato del gesto) ne risulterebbe un'esposizione massima ai colpi, ma se questo concetto viene applicato nella lotta a terra dove comunque per forza di cose la distanza è ravvicinata allora comincia ad avere un senso concreto. Non so se mi spiego ma se io ho un avversario sopra e tiro via il suo braccio con il caricamento tipico del Karate io rimarrei scoperto ma lui più di me e potrei attuare un colpo non definitivo ma sicuramente più veritiero ed efficace. Essendo legato profondamente alla filosofia nipponica ho studiato le parti della lotta a terra del Judo e ho cominciato ad applicare questo concetto e ne è risultato uno studio più divertente, più concreto e forse più reale. Certo non sto dicendo di aver rivoluzionato il Karate o il Judo o addirittura la lotta a terra, solo che mi sono posto delle domande e ho cercato delle risposte che potessero soddisfarmi. Io non sono quello che si sente arrivato, che si dichiara il miglior maestro o ha il curriculum del campione, si intenda bene, io non sono proprio nessuno, sono un semplice, giovane e inesperto praticante che ha voglia di vivere il Karate in maniera diversa. Certo non seguirò i canoni tradizionali ma seppur rispettando enormemente i vecchi maestri sento il bisogno di una ricerca, di una evoluzione e non di meno la lotta è sicuramente un modo per divertirsi e imparare un metodo che non uccida l'avversario, dato che al giorno d'oggi una parola di troppo ti spiana le porte del carcere, oltre poi ad uno studio realistico degli atemi nei punti giusti.

Ho visto e provato sistemi di difesa personale "certficati" per donne, uomini, vecchi, bambini ma tutti hanno una cosa in comune non sono reali, sono nulla di più che la formazione di una crosta di autostima che alla prima vera situazione si frantuma lasciando ancora più sensibili i soggetti che avevano creduto in quello che facevano. E io dico alla mia ragazza :"Che c'è di più efficace in uno stupro se non quello di riuscire a ribaltare la posizione e piazzare un bel pugno nelle palle?". La realtà non è un round di 5 min. ma una questione di attimi e di freddezza mentale. Ho visto il krav maga e l'ho provato, spero vivamente che ai militari non insegnino questa roba perchè perderemmo tutte le guerre, le cose efficaci sono semplici, magari ho sbagliato corso ma mi son chiesto :"Che cavolo me ne faccio di imparare microleve se prima non so applicare quelle alle grandi articolazioni?". Io non ce l'ho con nessuno, l'importante è saper gestire le proprie conoscenze e gestirle nella maniera opportuna, non accetto chi vende la difesa personale costringendola ad un microcorso inutile, quando qualcuno mi chiede cosa fai nel tuo dojo io rispondo : "Io insegno a divertirsi e a scaricare la tensione, se qualcuno trova uno spunto per la vita reale ne sono felice, ma il mio obiettivo è solo quello di far nascere un sorriso di felicità; non sono nessuno e se qualcuno ha delle critiche sono pronto ad accetarle perchè ho ancora molto da imparare e devo crescere esponenzialmente."

Ho conosciuto pochi tradizionalisti che erano davvero efficaci e avevano tutti una cosa in comune non si sono spacciati mai come tali, facendo dell'umiltà e la riservatezza la propria dote, a differenza di quelli coi grandi palmares che al massimo si sono rivelati dei buoni tecnici. Ma in strada, nel mondo cattivo, brutto e violento c'è una sola cosa che conta davvero, la sicurezza in se stessi e il riconoscimento dei propri limiti e non è una cosa che si può trasmettere in poche lezioni ma solo con assidua pratica e una certa disciplina. Come disse un famoso maestro americano : il Karate non insegna a combattere ma a scappare, non c'è onore non c'è gloria, quando c'è una via di fuga prendila ogni colpo che potrai tirare non deve essere per far male a qualcuno ma per creare un varco per fuggire.

Io condivido e la lotta non solo mi aiuta a creare un varco ma mi permette una pratica vera, senza troppi rischi di infortunio e che mi aiuta ad acquisire la conoscenza del mio corpo e dei miei limiti oltre alla fisicità di chi mi sta sopra o sotto. Come può una donna gestire uno stupro o un ragazzo gestire un peso sopra di lui se non lo ha mai provato? Non può, ci vuole realismo, realismo marziale ;)

Ti ho scritto perchè volevo un parere sincero da una persona la quale il Jiu Jitsu brasiliano lo sente davvero, insomma cosa ne pensi di questo approccio? Leggendo il blog ho capito che anche tu eri alla ricerca di qualcosa di efficace. Ripeto di nuovo, posso saper scrivere o parlare ma questo non significa che io sia qualcuno, io studio e cerco di trasmettere qualcosa, non sono il tipo da rissa o da botte per forza, non sono quello che difende il suo onore o quello della scuola, sono quello che nella sua ignoranza totale cerca di capire qualcosa. Ormai non esistono più tecniche segrete o colpi fatali, nel maledetto mondo globalizzato, dove tutti sanno tutto e tutti posso accedere ad ogni tipo di conoscenza (marziale) l'unica cosa su cui si può puntare è la strategia, adesso l'unica differenza tra le discipline e tra i lottatori è la strategia, diventare uno stratega vuol dire vincere, mai più di oggi Sun Tzu con la sua "arte della guerra" ci può essere d'aiuto e con strategia intendo anche il fatto di riuscire a far desistere qualcuno dal combattere che come dice il saggio vale più di 100 vittorie.

OSU Sensei Mario

Grazie della considerazione,
Simone V."


Prendo spunto dalla estesa lettera del simpatico giovanotto Simone (che ringrazio) per collegarmi virtualmente a tutti quei lettori che -potenzialmente- condividono questo tipo di ricerca.

Un ragazzo animato da questa passione sinceramente mi fa tanto piacere, e non vorrei suonare come l'anziano cinico che gode a guastare la doverosa irruenza di chi ha la metà dei suoi anni, sarebbe odioso. Dirò soltanto a Simone di rileggersi gli archivi del blog, che ho trattato con precisione tutte le sue questioni e analizzato gli stili che descrive, punto per punto.

Purtroppo per lui le tecniche dei kata di Karate non hanno nessuna applicazione nella lotta reale, e vederci una fantomatica applicazione nel gioco a terra è solo illusione, mi dispiace deluderlo. Il discorso del caricamento non cambia nulla, sorry man!

Ciò che mi aggrada maggiormente della mail di Simone è una notevole indipendenza di giudizio. E' giovane ma parecchi concetti veicolati qui su Realismo Marziale li ha compresi, il ragazzo si pone delle domande e cerca delle risposte senza dare credito ai soloni-panzoni del tradizionaloidismo fossile. Diciamo che quindi approvo il suo approccio e lo invito a lasciare la barca sulla riva, una volta attraversato il fiume. Siccome è interessato al combattimento reale e s'informa a puntino, il giovane SA cosa deve fare, solo che ancora gli manca di fare il passo, ma al momento giusto lo farà: il minestrone con un po' di questo e quello NON solo non serve a nulla ma anzi, è deleterio. Una sana ricerca lo porterà a soppesare i pro e i contro del praticare arti specializzate vs. sintesi moderne che vogliono salvare capra e cavoli (senza speranza alcuna di riuscirci). 

Caro Simone, solo lo studio sistematico della discipline funzionali, tramite palestre specializzate e istruttori professionali, può insegnare a combattere nel migliore dei modi. Quali queste 4 discipline, o meglio modalità, siano è stato detto tantissime volte da me, ed è ormai un fatto assodato. E' normale e anzi ammirevole quel furor da scienziato marziale che ti anima, ma il mio compito di navigato educatore non è quello di farti solo apprezzamenti ma anche indicarti le falle: nel 2012 nel mondo SI SA cosa funziona e cosa no, e dunque sta a te dirigerti dove bisogna andare. In sintesi: l'approccio mentale e caratteriale mi piace, Simone, mentre le tue scelte tecniche devono essere evolute, ma questo già lo sai, vero..?

Amico mio, non è vero che il concetto di Via (Do nipponico) sia estraneo al BJJ, tutto il contrario. La nostra Via procede dalla luce di Marte, e la percorriamo da migliaia di anni prima che i soldati di Alessandro Magno portassero le arti marziali del Mediterraneo in India, da cui poi passarono nell'Asia orientale. I nostri antenati codificarono la sacralità del combattimento intere ere prima che i nobili Samurai nascessero, sia detto con il massimo rispetto per i giapponesi ma per la precisione. Le MMA, la summa della tecnica di combattimento, veniva praticata col massimo della spiritualità e dell'efficacia prima che Roma nascesse: il Pancrazio, e altrettanto le 4 modalità figlie/genitrici dello stesso:

1) Pugilatus --> Boxe
2) Pigmakìa --> Kickboxing
3) Orthepale --> Wrestling
4) Pale --> Brazilian Jiu Jitsu

OSU giovine, e OSU diletti lettori.




venerdì, dicembre 16, 2011



IL VERO SAMURAI BIANCO
PRIMA DEI GRACIE E DI TOM CRUISE


Chi tra i marzialofili non si è gasato nel vedere l'holliwodiano "Ultimo samurai"? Persino il pisserissimo Tom scintilla, insomma un filmone. 

Un qualcosa di struggente ci intrappola seguendo la trama, l'irresistibile fascino di una civiltà basata sull'onore, sulla spada e sul Jiu Jitsu. I buoni sono coraggiosi, virili e preferiscono la morte al disonore. Ah il Giappone feudale, sospirano i più esterofili (di solito fossiliani kataisti fanatici), SOLO LORO sapevano combattere..!

Errore! La storia non è del tutto inventata, si tratta della fusione della rivolta del nobile Saigo Sakamori e della sua cavalcata suicida contro le mitragliatrici con l'incredibile vicenda del più pertinace difensore dell'antico ordine samurai: un guerriero..europeo.

L'ultimo samurai in verità si chiamava Jules Brunet e si oppose alla fazione imperiale (riformatrice e occidentalista). Giunto a capo di una missione militare inviata da Napoleone III, l'ufficiale si innamorò della cultura nipponica e delle sue discipline marziali e al momento del 'tradimento' del sovrano Meiji, abbandonò l'armee e si unì ai difensori dell'antico ordine sotto la bandiera evanescente dello shogun. 

Brunet con un manipolo di arditi franzosi organizzò dei corpi speciali efficacissimi, e dalla zona della capitale li transitarono a settentrione dell'arcipelago. Riuscirono in dei colpi di mano incredibili, fino a guidare la secessione di Hokkaido e la creazione di una repubblica indipendente nell'isola settentrionale. 

Gli imperiali sbarcarono un esercito enorme per la reconquista e i franco-nipponici, soli contro tutti, combatterono fino all'ultimo; naturalmente persero quando finirono 100 vs 1. Jules Brunet salvò la ghirba per un pelo e rientrò in patria, dove fu accolto nuovamente nell'esercito e si congedò col grado di generale; oggi a casa sua nessuno sa chi fu.

Questa affascinante storia, parecchio più emozionante della trama del film, ci riporta a un'epoca in cui guerrieri europei -moderni ma ancora solidi- e asiatici -in crisi ma ancora solidi- si scambiarono maestria nel campo del combattimento e mantennero vivo lo spirito del confronto mortifero et onorevole. Sui fili delle missioni internazionali viaggiò anche l'arte marziale e coi cacciatorpedinieri sbarcò in Occidente anche l'arte suave.

Onore a lei, monsieur general Brunet e OSU.








martedì, dicembre 06, 2011



IL SIGNIFICATO DI UNA PRATICA

"Marte rappresenta la forza di volontà, la forza fisica, la forza d'animo, la determinazione; è la vitalità e l'energia del fuoco. Marte è il coraggio, l'audacia, l'osare, la decisione e la reattività. Marte è il fervore guerriero. E' il fuoco naturale dei guerrieri. E' marziano l'eroismo, lo slancio eroico, la fedeltà all'ideale e al dovere. E' marziana la via del guerriero che si lega al principio della custodia, della difesa della Legge. Marte è desiderio, attività, dinamismo, proiezione verso l'esterno, impulso, slancio vitale."

(M°Stefano"Raspa"Raspadori)


Per capire che tipo di frutti darà un albero si deve studiare la pianta. Il valore della pianta poi sarà giudicato dai frutti.

Le arti davvero marziali o realistiche come il Jiu Jitsu si distinguono da quelle fuorvianti o fossili tanto quanto una pesca si distingue da una ghianda. E' del tutto ininfluente cosa di ciò sostenga colui al quale la pesca non aggradi, che non l'abbia mai assaggiata o, nella sua totale ignoranza, dubiti che le pesche esistano.

Le pesche sono pesche, le mele mele e le ghiande ghiande. E' un semplice dato di fatto, che a chi le mele le ha mangiate apparirà un ovvietà, come che diversi tipi di frutti abbiano diversi tipi di uso e siano in diversa misura utili all'umanità. Ulteriore chiarimento: se qualcheduno preferisce ingollarsi una ghianda ciò non conta una ceppa, resta una ghiandazza e basta. 

Le arti davvero marziali sono solo&soltanto quelle che possiedono e di conseguenza donano le qualità marziali illustrate all'inizio. Ciò che nulla a che vedere con il Numen MARS come potrebbero essere marziali? Siano chiamate con altro nome, si smetta di fare confusione e di imbrogliare le carte. Il Dio della Legittima Difesa, Custos in latino, NON è il dio della guerra né il dio dei kata e nemmeno il patron degli sciroccati che sognano di buttare giù gli avversari con l'energia cosmica.

Poi salta fuori pincopalla che di latino non sa leggere nemmeno quello dei Baci Perugina, l'altro che va in palestra perché alla bocciofila si annoiava, il bimbominkia che sogna di picchiare i compagni di scuola bulli e il panzone iperinsulinico che ha il maestro illuminato, lui. Per loro tutto è relativo, le arti sono tutte buone dipende dall'individuo, in strada non ci sono regole ma solo semafori, il loro antenato cinese uccideva i draghi col Chi etc etc.

"Non ti curar di loro ma guarda e passa" insegnava Padre Dante. Il parere non qualificato di chi non sa di cosa parla ed è incapace di difendere coi fatti le sue argomentazioni vale ZERO spaccato. Il pianeta terra è sempre stato ammorbato di siffatti bipedi semicoscienti o in malissima fede, l'unica maniera è fregarsene altamente del loro blaterìo. Non si tratta di arroganza ma è del tutto assurdo ascoltare il parere sulle pesche di colui che non le ha mai nemmeno annusate.


Una pratica marziale dunque è una pratica nel segno di Marte, che in questo paradigma s'identifica e che da esso trae linfa. Marziale, virile, fedele..parole antiche oramai traviate nel significato e prostituite ai loro porci comodi da individui senza scrupoli. Non per tutti però, qualcuno ricorda ancora oggi.

La Via di Marte è la via di chi diventa forte per poter difendere tutto e tutti, e difendersi da tutto e da tutti, non solo dai cazzotti. E' un percorso evolutivo della persona nella sua integralità e come ogni sentiero richiede di conoscere
1) dove si va
2) da dove si è preso la strada


Analfabeti di prima e di ritorno, maniaci depressivi alla ricerca del guru infallibile, mezzuomini con disperato bisogno di autoaffermazione nelle uniformi e nei gradi, ballerini frus intrigati dalla danza moderna e piccoli maghi neri senza anima NON possono né MAI potranno percorrere questa via. Come ho spiegato a più riprese, non è impossibile usare un sofisticato strumento scientifico per schiacciare le noci, non è vietato; parimenti non è impossibile usare e magari trarre qualche beneficio superficiale da una pratica ignorante e priva di Spirito, ma è uno spreco immane ed una cafonata assurda. In soldoni anche questo post è un invito caldissimo a ricercare le nostre origini, marziali ma non solo, e capire il valore di quello che si ha tra le mani tramite una presa di coscienza molto netta. 


Nel mezzo del cammino s'incontra sempre una selva oscura di dubbi, di sviamenti, di canagliate alle spalle e di passi falsi, ma bisogna procedere con marziale qualità cioè il coraggio, per tornar infine a riveder le stelle.