mercoledì, aprile 17, 2013


PRIMA DI TUTTO lo SPIRITO dell'ARTE

Come ho spiegato molte volte, sono arrivato al Jiu Jitsu passando per tutta una serie di esperienze, le più tradizionaloidi delle quali assai spiacevoli e distruttive.

Questo passaggio, questa evoluzione è toccata -almeno in occidente- a moltissimi praticanti, i quali sono partiti dagli stili fossili e poi sono passati alle arti funzionali, con loro grande soddisfazione e beneficio anche animico.

In particolare ho rimarcato tante (troppe?) volte quale sia la notevole differenza nell'intendere il BJJ come vera arte marziale e quanto invece sia riduttivo e squalificante vederlo solo come uno sport, come un  metodo agonistico. La gara ci vuole, il confronto è alla base, ma il quadro è molto più ampio.

Ho da poco scovato questo film di Stuart Cooper, cineasta benemerito che con le sue opere ci regala delle vere perle sull'arte suave nelle sue diverse declinazioni. Mi colpisce qui, oltre all'idilliaca ambientazione thai, il livello di sviluppo individuale del protagonista, Nic Gregoriades, atleta inglese dei pesi Massimi. Sentire parlare lui è quasi sentire Rickson Gracie, spesso citato infatti, e si riconosce un similare concetto dell'applicazione del BJJ alla vita in generale: promozione del miglioramento individuale a tutti i livelli.

Devo dire che Nic ha perfettamente ragione: il Jiu Jitsu oltre che efficace deve essere reso anche bello in azione, infatti è un'arte e l'arte -cioè la trasposizione sul piano umano di realtà soprasensibili- deve portare al Bello, e al Vero e quindi lo spirito di quest'arte deve riflettere questa realtà: infinita ricerca del Buono, ossia del meglio.





mercoledì, marzo 06, 2013


JIU JITSU CLUB VERONA: 
LA NUOVA GENERAZIONE DI PROFESSIONISTI
MADE IN ITALY


-Ciao Francesco, ti presenteresti ai lettori del blog?

Ciao Mario, intanto grazie per questa opportunità, per me è un onore rispondere alle domande che finiranno nel tuo blog. Mi chiamo Francesco Gardini, sono nato a Verona nel 1980, amo leggere e le cose semplici, sono sempre stato uno sportivo e mi sono avvicinato alle arti marziali durante il mio servizio nell'esercito all'età di 18 anni. Ho cominciato con il Jkd, la Kick Boxing e la Submission, per poi arrivare al BJJ ed al Judo.

-Da quanto pratichi BJJ e chi è il tuo referente tecnico?

Pratico BJJ dal 2006 mi sembra, ed il mio referente tecnico è Luca Anacoreta.

-Cosa ti ha fatto scattare la molla e iniziare a  praticare Jiu Jitsu?

Come dicevo praticavo la Submission ma poi come tanti ho visto Royce Gracie. Era un sabato pomeriggio e dal quel giorno la mia unica ragione di vita è stata ed è il BJJ. Io e altri ragazzi, tra cui Luca Profeta, abbiamo deciso di affiliarci all'Alliance con la quale abbiamo avuto ottimi rapporti fino al 2010. Poi abbiamo aperto un corsetto io e Luca, perchè avevamo avuto alcune divergenze, nulla di grave, ma la voglia di indipendenza era tanta e quindi abbiamo aperto Jiu Jitsu Club Verona, affidandoci a Luca Anacoreta che al tempo era una cintura viola. Nel periodo di transizione abbiamo avuto in Italia per un po' di tempo Fabbio Passos, che ora è  istruttore alla scuola di Cobrinha a Los Angeles.

-Qual'è la tua idea di quest'arte marziale? Come la intendi tu?

L'arte marziale deve portare al praticante tre benefici secondo me: tecnico, fisico e psichico. Quest' insieme è il vero obiettivo del praticante, indipendentemente se fa agonismo o no. Anzi per come la vedo io l'agonismo è solo il 20% della pratica, ha un suo senso ma non deve mai essere esagerato, altrimenti si diventa schiavi di regolamenti e della sete eccessiva di vittoria. Molto spesso ho visto atleti che prima di allenarsi sbuffano, si lamentano e non hanno la gioia di salire sul tatami, e questo secondo me è  il punto in cui si perde la marzialità e si torna a fare un semplice sport.

-Quante ore ti alleni a settimana e quanto lotti?

Anche quando lavoravo (adesso faccio solo questo nella vita), almeno due volte al giorno in questo modo: BJJ tutti i giorni  e sempre facendo sparring  e drills, tranne mercoledi e domenica, preparazione fisica due giorni la settimana e Judo almeno due volte. Oggi sto integrando anche con lo Yoga. 
Ho sempre fatto lavori duri, manuali diciamo, e nonostante tutto alle 17.30 ero sulla materassina. Per fortuna ora ho più tempo e riesco a vivere facendo ciò che mi piace.

-Pratichi anche altri stili di lotta?

Come dicevo pratico Judo dove sono cintura marrone e sto facendo le gare per arrivare alla nera, e lotta Sambo dove sono due volte campione italiano. Trovo molto importante avere una buona parte in piedi, per farlo ci vogliono anni ed una buona squadra con cui allenarsi. Spesso nel BJJ si tende a saltare questa parte ma lo reputo sbagliato, ovviamente è difficile eccellere in entrambi gli stili, ma una buona base con padronanza di almeno due proiezioni penso sia il minimo per un buon lottatore di BJJ.

-Come giudichi il livello del BJJ in Italia?

Adesso lo reputo alto. Ad ogni gara a cui partecipo la categoria delle cinture viola, per esempio, è sempre una battaglia, i ragazzi giovani si stanno affacciando alle realtà e sono molto competitivi. Vedo inoltre uno scambio tra varie accademie con sparring day o seminari ben organizzati e questo non può che far bene. Poi ci sono i mostri come Anacoreta e Franceschini, ma li siamo su un livello altissimo, anche internazionale. Anche come livello d'insegnanti siamo ormai in buone mani, con gente come Federico Tisi che ha una didattica incredibile o come Fabio Anacoreta che è un'enciclopedia del BJJ, e molti altri con cui abbiamo ottimi rapporti.

-Chi è il tuo campione cult nel BJJ?

Ormai l'ho nominato molto, Luca Anacoreta. Se vogliamo guardare ai big stranieri Lucas Lepri e Gui Mendes.

-Qual'è la tua idea di preparazione fisica relativamente al BJJ?

Penso che finché non si ha un alto livello tecnico è meglio fare tanto sparring e drills a scapito della preparazione fisica. Se uno ha tempo e volontà deve innanzitutto mettersi nelle mani di professionisti competenti, con una preparazione che alzi i suoi standard nel cardio e nell'esplosività, diciamo quello che hanno sempre fatto i lottatori di Libera.

-Il tuo pensiero sulle MMA?

Credo che sia quanto di più si avvicini alla realtà del combattimento, nonostante sia sempre messo alla gogna da media e praticanti delle arti strane, dove si insegna tecniche quattro contro uno armati di pistola e bazooka. L'unico problema è che secondo me c'è un grosso divario di qualità tra l'amatore ed il fighter di alto livello, perché allenarsi bene di Boxe, Muay Thai, Grappling e Judo comporta tempo, sacrifici e denaro.

-So che stai aprendo un tuo club. Ci parli di quest'avvenura: come e perché mettersi in proprio?

Quando credi in qualcosa e ci credi tanto, hai il dovere di provarci. Io e Luca Profeta abbiamo la nostra scuola da tre anni, con un buon numero di allievi e lavoriamo con metodica e passione, quindi abbiamo deciso di investire tutto, ma proprio tutto, in un progetto che ci ha fatto aprire una accademia tutta nostra dove il primo corso sarà alle 9 della mattina e l'ultimo alle 21 della sera. Non c'è una ragione vera e propria, ci siamo buttati e ripeto ci crediamo tantissimo, e tengo a sottolineare che non siamo miliardari: io ero un tecnico meccanico e Luca un ragioniere.

-Hai mai seguito REALISMO MARZIALE? Cosa ne pensi?

Penso che Mario abbia il coraggio di scrivere cose che molti pensano ma non hanno il fegato di rendere pubbliche, per questo seguo il blog. Poi noto sempre una grande competenza negli argomenti trattati e una cultura molto alta di chi scrive. Diciamo un mix perfetto per chi vuole leggere qualcosa per cui ne valga la pena.

mercoledì, febbraio 27, 2013


IMPARARE A COMBATTERE

L'istinto di sopravvivenza è la forza più potente dell'universo dopo la stupidità umana. Siamo creature che si auto-definiscono in base a un corpo e a tutte le reazioni che esso dirige verso la mente. In pratica: siamo tutti bussolotti di carne pensanti e questa è la realtà.

Ogni specie vivente ha innato il bisogno a sopravanzare le altre creature pur di non crepare. Nella razza umana, che forse da milioni di anni non ha veri seri avversari tra gli altri animali, il più forte istinto predatorio è intraspecifico, diretto verso i suoi simili. L'uomo vive in società ed è un opportunista, come lo sciacallo. 

Ho specificato ormai mille volte, lottare corpo a corpo NON è uno sport, è una funzione naturale tanto quanto la locomozione o la costruzione di manufatti. Con gli altri mammiferi condividiamo a livello di DNA questa funzione, necessaria al sano sviluppo fisico-psicologico dei cuccioli e alla corretta definizione della gerarchia tra gli adulti all'interno del branco. Inoltre va ribadito il concetto della definizione dell'essere umano quale "grappler naturale", date le sue caratteristiche anatomiche (in particolare la delicata ingegneria della mano).

In tutte le culture del pianeta di ogni tempo la lotta è stata sinonimo di forza, abilità, e anche il linguaggio lo rivela in pieno. Atletico deriva da athlon, cioè lotta, il luogo dove andare ad esercitarsi si chiama palestra da pale, ancora lotta, e l'opporsi fermamente a qualcosa lottare. In nessun idioma si dice "gioco contro le avversità", è ovvio no?

Ai tempi in cui attività 'sportiva' e libera espressione del genio umano erano una sola e unica cosa lottare era strumento indispensabile et obbligatorio dell'educazione dei fanciulli, e i miei lettori sanno benissimo quali e quante personalità tra i più brillanti ingegni dell'umana storia fossero tutti amanti di lotta nelle sue varie espressioni, nonché patrocinatori di mens sana in corpore sano.

Dunque, per essere sani psicologicamente e forti in maniera funzionale bisogna lottare. La naturale espressione dello scontro a mani nude è il corpo a corpo e qualunque rissa/duello senza(troppe)regole lo mostra chiaramente. La specie umana è predisposta a ciò. Una persona che venga aggredita lo sarà da qualcuno più robusto ed aggressivo, e finirà quasi certamente più spesso sotto; da questa considerazione deriva il filone del Jiu Jitsu, l'unica arte che abbia sviluppato al massimo il concetto di bottom game, combattere schiena a terra. La finalizzazione (leva o strangolamento) è ciò che consente a un uomo più minuto di terminare senza dubbi una confrontation sul piano fisico.

Ecco che il multi citato adagio del Jiu Jitsu "Proietta, domina a livello posizionale e finiscilo lì" rappresenta non soltanto una sofisticata strategia per il combattimento, ne è la più pura espressione in base alle leggi della natura: fisica, meccanica, biologia, anatomia etc.

La mia opinione è la stessa di dozzine di filosofi, generali e leader di tutte le epoche: una società sana è come un muro, è tanto valida quanto sono solidi i mattoni che la compongono. Per vivere in armonia il corpo sociale dev'essere compatto, e con le arti di combattimento reale -significativamente il BJJ e la Lotta olimpica per me- noi creiamo mattoni. Come diceva un sensei ormai defunto, una nazione dovrebbe rendere obbligatoria la pratica di certe discipline, tanto quanto si preoccupa di farlo con saper leggere e far di conto, perché senza di queste cose un uomo non può essere davvero se stesso, né libero né felice.

In coda a questo lungo argomentare ribadisco un altro leit motiv: visto e  dimostrato che combattere (mani nude) e grappling sono molto vicini come senso, quindi quale valore potrà mai avere in ottica generale (non sportiva e basta) un sistema o stile che non pratichi estensivamente il lottare corpo-a-corpo contro avversari non collaborativi ed esperti (sparring e competizione)? A mio modo di vedere ben poco.

domenica, febbraio 10, 2013


UN ECCEZIONALE APPUNTAMENTO A FIRENZE:
SEMINARIO di VITOR "SHAOLIN" RIBEIRO 

Mi pregio di segnalare qui sul blog l'arrivo nella nostra città del più prestigioso maestro, campione di BJJ e professionista di MMA che abbia mai insegnato nel capoluogo, Vitor"Shaolin", che terrà da noi una tappa del suo tour europeo.

Io ho conosciuto il garoto carioca molti anni fa, e ne rimasi affascinato subito, per la sua tecnica mostruosa, la personalità affascinante e modesta, la forza magnetica. Considero Vitor, una vera e propria leggenda in tutto il mondo, la persona che ho visto dal vivo capace di esprimere al massimo la potenza  e la classe del Jiu Jitsu brasiliano, magia in movimento.

Venerdì 1 marzo, ore 19.15. 


mercoledì, gennaio 23, 2013


UNA PALESTRA GRATUITA A VITA

Ho tutti i giorni a che fare con ragazzi desiderosi di implementare la loro preparazione fisica ma scarsi in finanze e (a volte) anche di tempo per frequentare una seria palestra dedita alla preparazione atletica di atleti, che i normali palestrifici patinati per gommoni spesso sono del tutto infungibili allo scopo.

Nel frattempo che codesti giovinotti non trovano due lire per mettersi almeno un bilanciere olimpico in soffitta, ricordo a loro e a tutti che esiste un club aperto 24h su 24, del tutto privo di costi e sempre funzionale: il nostro corpo.

La ghisa serve, ma nel frattempo farei mente locale su un concetto: alcuni dei migliori lottatori di tutti i tempi non l'hanno mai usata e si sono invece sfondati di esercizio a carico maturale. Non serva ribadire poi l'ovvietà che i ginnasti, quelli delle olimpiadi, sono gli uomini più in forma e col fisico più bello del mondo.

Orsù atleti poco forniti di soldini, esaminiamo cosa fare, quanto e come.

In primis gli esercizi-base:
-piegamenti sulle braccia
-squat
-affondi laterali
-addominali a libretto
-affondi
-trazioni alla sbarra
-burpees

Si comincia da dove si è, anche fossero 3 ripetizioni in croce, e si aumenta il numero delle serie. L'obiettivo dev'essere di eseguire almeno 100 ripetizioni al giorno (trazioni e burpees con più calma).

Una volta che si sia in grado di eseguire questo livello di lavoro, è possibile aumentare il coefficiente di difficoltà variando l'angolo (es. piegamenti co i piedi rialzati), l'esplosività del movimento (squat saltati) o anche il carico, comprando un giubbino zavorrato rigorosamente usato su internet. Il  grave eccedente si aumenterà con calma e gradualità, fino ad arrivare anche ai 20kg per i pesi massimi.

Un lavoro 6 giorni su 7 con qualche centinaio di ripetizioni zavorrate, mutando spesso ritmo e fasi dell'allenamento (serie, ripetizioni, angoli etc) consente a chiunque di arrivare a una preparazione fisica davvero molto buona, anche prima di aggiungere esercizi più complessi e acrobatici. In attesa che Babbo Natale porti un Eleiko, magari!




mercoledì, gennaio 09, 2013


PERCHE' ALLENARSI A COMBATTERE


Prendo spunto per questo articolo da un bel video trovato sul tubo.



Allenarsi nelle arti da combattimento reale è un panacea. E' utile, dona fiducia in se stessi, crea un fisico bello e agile, mette a contatto con gente palluta e poco incline alla fighettaggine calciattorica, è senza limiti e l'apprendimento dura per tutta la vita, e potrei elencare altre 320 cose.

A me preme demolire il mito imposto a viva forza dai media asserviti al regime (l'itagLia è a tutti gli effetti una colonia iuessei, ai sensi degli accordi di Cassibile e in virtù della resa incondizionata del 1945) che combattere a mani nude sia cosa da barbari, da gente rozza e ai margini della società.

Molte volte ho ribadito una verità storica, e cioè che i grandi Imperi del passato erano guidati da caste di guerrieri e che l'arte di lottare era privilegio (seppur non sempre esclusiva) dei colti e dei ricchi. La Boxe ottocentesca inglese per esempio era detta la Noble Art in verità per la sua pertinenza alla classe aristocratica.

Nel Jiu Jitsu non è difficile incontrare laureati, professionisti affermati e ogni sorta di lavoratore di concetto, lo si sappia. Solo che dall'esterno non lo si capisce, che spesso sono rasati, tatuati e con le recchie orride!

Lottare è cosa umana, svilupparsi in tutte le componenti umane (fisica, psichica e spirtuale) è cosa divina. Stare al bar con il bicchiere di gin o a casa a guadarsi la tivvù invece è cosa sub-bestiale e indegna di chi si vanti d'avere un cervello in mezzo al cranio. Ita est.




mercoledì, gennaio 02, 2013


AJ e il NUOVISSIMO JIU JITSU OLD SCHOOL 
in USA

Ormai m'è presa di diffondere informazioni sulle nuova generazione di mostriciattoli che sta infestando i tatami delle competizioni più prestigiose.

A.J Agazarm, cintura marrone della California, esprime quel Jiu Jitsu "globale" che tanto mi piace e che unisce il massimo della marzialità con la sopraffina efficacia nell'amatoriale con kimono.

Il mantra "Proietta, passa e finalizza" lo conosciamo tutti, ma in molte accademie di BJJ ne sembra sconosciuta l'applicazione. La devastante efficacia in campionato delle varie 50/50, rubber guard, berimbolo etc finiscono per depauperare e de-marzializzare l'arte suave, incitando i giovinotti a saltare solo in guardia. A torto, perché questi nuovi fenomeni della "altra sponda" dimostrano quanto bene si possa fare in termini di metalli pesanti con la vecchia scuola.

AJ è un ex wrestler votatosi al Jiu Jitsu sotto la tutela del nume Eduardo Lima prima e di Carlinhos Gracie Jr. poi, del quale è diventato un mezzo figlioccio. Lotta in piedi devastante, pressione intollerabile sulla guardia e finalizzazioni dinamitiche unite a una preparazione fisica da liberista di livello, sono i punti di forza di questo 25enne che si è spostato dall'altra parte dell'America per seguire il suo sogno. E ci sta riuscendo alla grande, le vittorie fioccano e il ragazzo è sotto gli occhi del mondo intero. Io tendo a pensare che un atleta di questo tipo interpreti il Jiu Jitsu nella maniera sportiva che più s'avvicina all'ideale dell'applicazione in termini di combattimento reale, e che per molti versi più corretta, quindi. 

Auguriamoci che sempre più atleti 'globali' come questo giovane di origine armena calchino con successo le materassine (e poi magari gli ottagoni) del pianeta, nell'interesse del BJJ e della sua guarigione da una troppo pronunciata guardite.


mercoledì, dicembre 19, 2012


A FURIA DI LOTTARE..

Mi pare giusto (seppur non originalissimo) riproporre anche in questa sede l'articolo sul Raduno 2012, uscito sul mio blog personale:

http://mariopuccioni.wordpress.com/2012/12/16/a-furia-di-lottare/

Aggiungo solo qualche dato più marziale relativo al team.

A differenza di quanto ho visto fare in altre sedi, al nostro raduno ogni insegnante..insegna, e passa una posizione, così ha modo di farsi conoscere come 'fratello maggiore' con cintura colorata anche dai lottatori delle altre provincie. "Tortello" alias Stefano Dabizzi ha dimostrato un cattivissimo strangolamento dalla Nord-Sud, mentre il "Taba" Francesco Braccini delle pregevoli tecniche dalla guardia De La Riva. Io mi sono riservato un'uscita sfiziosetta dalla laterale, con successivo strangolamento a carogna.  

A seguire lotte da orbi per chi lo desiderasse.

Alcuno nostri jitsuka hanno ricevuto il 15 la cintura blu, un carico e non un premio, come dico sempre:

Ciro"Capatosta"Isoldi
Riccardo"Riccardone"Casini
Andrea"Cinghio"Caselli
Cosimo"Hobbit"Masi
Mirko"Polacco"Sznyastky

Ho detto spesso -ma io sono ripetitivo- che insegnare Jiu Jitsu è un compito arduo e meraviglioso. E' per me di fondamentalissima importanza rimarcare quanta fortuna io abbia avuto nell'incontrare dei collaboratori così seri e dotati di umana sensibilità quali sono i miei assistenti, e che hanno capito in pieno sposandola la mia filosofia sul BJJ.

Come ho già scritto, eravamo in 4 dentro una piccola stanza, tanti anni fa. Mi commuove vedere quanto siamo migliorati, scusate il sentimentalismo, di quanta bella gente mi sono riuscito a circondare.

Buon natale e in culo ai Maya, gente, si lotterà anche nel 2013. Jiu Jitsu rules!




mercoledì, dicembre 12, 2012


IL RITORNO DEL GUERRIERO

Si prepara un grande evento a Firenze, venerdì 1 Marzo 2013: avremo ospite il super mega campione, o rei Vitor"Shaolin"Ribeiro.

E' per me emozionante reincontrare questo mostro ambulante del Jiu Jitsu, squisito gentiluomo e insegnante di livello internazionale. Un felino sulla materassina, un signore fuori.

Sarà nostro ospite per un seminario storico, credo il più grande champ di BJJ e MMA (senza nulla togliere agli altri) mai passato dalla nostra regione per un evento tecnico. Imperdibile.


mercoledì, dicembre 05, 2012


INSEGNARE? APPRENDERE!


"Chi è fondamentalmente un maestro prende sul serio ogni cosa soltanto in relazione ai suoi scolari, perfino se stesso." (F. Nieztche) 

A volte coi miei amici un po' matti, personaggi con la quale condivido idiosincrasie e amori passionali per scienze particolari, ci scambiamo idee e giochiamo a immaginare di poter incontrare una sola persona a scelta fra tutte d'ogni epoca.

A differenza della maggior parte della gente quando glielo chiedi, non vengono mai fuori tra di noi nomi di attrici sexy o campioni del pallone. Emergono invece i giganti della storia, eroi e filosofi quasi esclusivamente.

Certo sarebbe magnifico poter condividere qualcosa, qualsiasi cosa, con un divino Giulio Cesare o Alessandro Magno, con Leonida. Costoro però furono di massima guerrieri, una sola conversazione sarebbe troppo poco per assorbirne l'essenza. Ecco che quindi potendo scegliere, io vorrei incontrare uno dei grandi maestri dell'umanità, avatara che insegnarono a noi comuni mortali il senso stesso dell'avere una coscienza. Quali immense rivelazioni mi darebbe il poter interrogare un ben disposto Pitagora, o Numa Pompilio, o magari Gautama il Buddha!

C'è chi sogna una cena con Belen o Maradona, io fantastico di parlare con Socrate oppure Quinto Aurelio Simmaco, de gustibus. Cosa a che fare questo con un blog marziale? Mi riferisco al desiderio insaziabile di conoscenza che dovrebbe animare colui che le arti marziali le insegna, e la motivazione altruistica (:aiutare gli altri a migliorarsi) alla base di ciò.

Al giorno d'oggi le AM sono per la gran parte dei soggetti a vario modo impegnati come docenti, soltanto un business e una via per sfogare piccole, luride ambizioni di egomania. Il desiderio di conoscenza altruistica è quasi sempre assente. Questi individui a mio personale modo di vedere hanno fallito in pieno e non porteranno beneficio ai loro superficiali allievi, coloro i quali hanno scelto un corso sull'onda di una moda, del perché la palestra è vicino all'ufficio oppure è piena di bei culi femminili. Per questo pubblico ignorante e pigro non provo grande dispiacere, ma il movimento in generale è inevitabilmente danneggiato dai comportamenti ciarlatenschi della classe insegnante. Il pesce puzza dalla testa, sempre.

A me piace molto insegnare perché mi piace tanto imparare. Sono costantemente dedito allo studio attingendo da un numero variopinto di risorse, non ne sono mai stufo. Ho una forte vocazione alla diffusione di quel che sulla via conosco, e cerco in ogni maniera di rendermi il più atto possibile a diffondere con efficacia metodi e metodologie che penso possano implementare la vita dei miei allievi. Credo con tutto me stesso che questa sia la condotta onesta e giusta per un "maestro", e cioè volere disperatamente saperne di più per poi poterlo passare ad altri. Disdegno qualunque altro approccio all'insegnamento, e anche se in ristretta minoranza ho intenzione di non cedere ad altre posizioni.

Lo stupore e l'ammirazione per informazioni di alta qualità, il gusto per la trasmissione sono il dovere di un insegnante, ne sono convinto. La nostra antica civiltà greco-romana glorificò sopra tutto il sapere e la sua figura chiave, il filosofo (nulla a che vedere con il significato moderno attribuito al termine). AMARE il SAPERE, voler essere eternamente allievi prima che maestri, e questo sapere volerlo diffondere il meglio possibile. Insegnare vuol dire in fondo poi ripassare, rivedere i concetti e approfondirli, trovarne nuove sfumature e applicazioni. Insegnare significa imparare.

"Chi ad altri insegna, se stesso ammaestra." (proverbio)

Quanto io su me stesso ho appreso dai miei allievi è senza limiti, ad esempio. Lo studente è uno specchio che riflette una Luce, e un anello della catena che trasmette la Forza. Non c'è niente più bello, serio e importante che imparare nuove e valide cose, e non c'è privilegio più grande che poterle insegnare. I privilegi vogliono però grande impegno in cambio, e questo -ahimé- è molto spesso assente, purtroppo. In particolare latita il senso della misura e l'auto-consapevolezza dei propri limiti nel docente, a cui troppo spesso parte la bambola, mentre un vero maestro deve insegnare ai suoi discepoli in primis a dubitare proprio di lui, se ne vuole il bene.

"Se insegni, insegna anche a dubitare di ciò che insegni." (J. OrtegayGasset)

Ho iniziato a insegnucchiare arti marziali nel 1993 (a febbraio sono 20 anni tondi), e non passa giorno che non ringrazi sentitamente il Cielo per questo grandissimo dono che mi è stato fatto. Vi assicuro che non prendo la cosa sotto gamba, io non lascio nessuno indietro. Sono un filosofo scarsone e pedestre, ma almeno ci provo, col cuore.





mercoledì, novembre 28, 2012


I LIMITI DEL JIU JITSU


Un fatto tra i più detestabili dell'infervoramento settario riscontrabile nei fossilisti pseudomarzialoidi, è la prosciuttaggine oculare assoluta con cui decantano la loro arte, unica&sola in saecula seculorum, sempre secondo loro.

E il loro stile va bene anche per cucinare e vincere a scacchi, e sono capaci d'insegnarti qualunque abilità fisica esistente etc etc. Buffoni.

Il limite per i Romani era una pietra sacra al Dio Terminus ed era sacrilegio spostarla. Quindi per il più saggio e marziale di tutti i popoli i limiti erano cosa buona&giusta. Uhmm..occorre rifletterci un attimino su 'sta cosa, no?

Il limite o termine è ciò che dà una forma, come la il vetro della bottiglia consente al vuoto da essa raccolto di contenere il liquido. Ciò che non ha limite è informe, ciò che è informe è brutto/stupido/inutile.

Il concetto di limite in senso filosofico si può appaiare a quello del traguardo per il maratoneta: è ciò a cui si mira per raggiungerlo e di slancio superarlo. Non c'è corsa possibile senza arrivo, non c'è forma senza limite.

Il Jiu Jitsu stile Brasiliano o da combattimento che facciamo noi, cioè l'unico davvero tradizionale, ha dei bei grossi limiti, e per fortuna. Chi non ha termini (di paragone) è come fumo che si disperde nell'aria, effimero e quasi impalpabile. In buona sostanza capire i propri limiti è l'unica maniera per andare oltre.

Io credo fortemente che il BJJ sia l'arte da combattimento più realistica e testata in assoluto, e ho la prova provata che qualunque vero esperto è assai pericoloso per chicchessia, anche molto versato in altre discipline. Il BJJ è nato e si è evoluto al solo scopo dell'efficacia in combattimento, a differenza di altre metodiche che -nonostante le loro roboanti affermazioni tuttologiche- in realtà non servono a un beneamato piffero. Già questo è un limite, signori. Serve per combattere, non per diventar simil-ballerini o controfigure di Jackie Chan!

Il BJJ ha compreso che scambiare colpi con un avversario più grande e aggressivo è -in base alla natura delle leggi della fisica e dell'anatomia umana- perdente e quindi mira a comprimere la distanza e trascinare in nemico al suolo in qualunque modo. Altro limite. Qualche atemi (percussione) è insegnato ma è roba molto grezza, e anche il lavoro di lotta in piedi non ha quella super-specializzazione di chi fa solo quello.

Il Jiu Jitsu è stato ideato per rendere il minutino capace di sconfiggere un omone e quindi non fa affidamento sulla forza pura, i cui metodi di sviluppo sono quindi ignorati dai lutadores puri. Limite.

La nostra arte suave è intesa per il combattimento disarmato, quindi non roteiamo bastoni o coltellacci. Limite.

Ordunque, ora s'alza il nerd brufoloso, che impara su iutiubb e con alterigia pontifica: "Io pratico infatti lo stile XYZ di gitcundò cravmagda strit fait e noi facciamo TUTTO: pugni, calci, lotta, armi, fucile mitragliatore, guida in stato d'ebbrezza etc. Non abbiamo limiti..". Bravo coglione! Chi non ha limiti non ha nulla, è informe, gioca a mescolare i minestroni vestito in mimetica, se la suona e se la canta: inutilità totale.

Se non hai limite non hai qualità, non sei specializzato in nulla e sei un tuttologo, un chiacchierone marziale che messo davanti a un vero combattimento (MMA o anche luta casada) si tirerà sempre indietro. 

Quando un mio allievo baldanzoso mi parla di voler combattere, io per prima cosa gli chiedo: "Hai 3 ore al giorno per allenarti, 5-6-volte a settimana?". Sì perché già è difficile imparare il solo Jiu Jitsu, figuriamoci integrare 2 o 3 altre modalità e la relativa preparazione fisica. Insomma, io i ragazzi al macello non ce li mando e preferisco che sviluppino la famosa base forte. 

Ritornando al ragionamento centrale, ogni metodologia valida è frutto di specializzazione (mettere dei limiti funzionali). Prima di poter superare un limite bisogna arrivarci di presso, e quindi serve molta dedizione nel metodo scelto, specie un'arte così poliedrica e tecnica quale è il BJJ.

Piccolo schema:

1° Limite: striking. Risorsa: Pugilato, Muay Thai
2° L: lotta in piedi. R: Lotta Olimpica Stile Libero
3° L: armi. R: Escrima Dog Brothers
4° L: preparazione fisica. R: Crossfit

S'intende l'uso di codeste metodologie non l'arraffazzonare un guazzabuglio a casaccio improvvisandosi, ma l'integrarle in maniera intelligente alla propria, rivolgendosi a coach professionisti che mandano avanti corsi seri, ove si pratica agonismo con regolarità.

Sarà che io mi sento così tanti limiti miei personali addosso e li verifico con precisione tutte le volte che ho a che fare con combattenti di vaglia -che si baloccano con me e mi rivoltano come un calzino- da non riuscire proprio a concepire la cieca ottusità di coloro i quali s'immaginano d'esserne privi. Il limite è sano, insegna a non perdersi in voli di fantasia e ci mostra là dove dobbiamo migliorare.

Chiudo ribadendo che non è obbligatorio né necessario integrare alcunché, la scelta è libera, e tali sono le profondità del BJJ che più spesso che no la fregola del tuttologo è assai dannosa. E' invece legge avere coscienza di sé e rimanere intellettualmente onesti, stimando la propria arte come soggettivamente la migliore per noi ma al contempo consapevoli di cosa NON è, lucidi che Superman è un fumetto  e con Batman sta bene al cinema. Saluti e buona pratica, amici.




mercoledì, novembre 21, 2012


UNA GIORNATA DA SANO AMATORE
di BJJ&C.


Quasi ogni giorno ho modo di venire interpellato da amici, clienti e allievi su come fare a stare in buona forma e diventare un lottatore migliore.

L'altro ieri ero pigramente a colloquio con un mio accolito e costui ed io si divagava sull'argomento. Al giorno d'oggi, rammentavo, esiste una quantità spropositata di informazione, una messe super-gigantesca di video, libri e varie amenità, una mole galattica di sopraffina educazione. Il problema è, ribadiva anche questo mio adepto, come scegliere cosa fa al caso nostro.

Le case produttrici di abbigliamento tecnico e quelle d'integratori alimentari in primis puntano molto sui campioni come testimonials, ed inondano il web con centodiecimilioni di articoli che riguardano le loro star, a fini di marketing. Il ragazzino (ma non solo) compra il pantaloncino con le fiamme e i teschi perché lo porta il titolare dei Medi, oppure assume tot grammi di creatina monoidrata perché ne vanta le qualità l'allenatore del suddetto combattente in un altro video. Solo marketing, è ovvio, però genera confusione.

Attenzione, io non sto dicendo che i pareri di cotali numeri 1 siano dettati solo da bieco interesse finanziario e siano tutte truffe, anzi. I video e i tutorials di alcuni personaggi sono vere perle a volte, e regalano molti suggerimenti d'avanguardia. Il problema è Ruglione Pierantozzi di Molino sopra le Mura NON può allenarsi e alimentarsi come GSP, e certa informazione sovrabbondante finisce per lederne le possibilità di miglioramento.

Quindi bando alle ciance, di tanto in tanto faccio un post di uso pratico, non solo polemiche contro i panzoni maestroni fossili o voli pindarici sui massimi sistemi! Io qui mi prendo la responsabilità di abbozzare uno schema semplificato al massimo, che sia adatto a tutti su come svolgere una giornata all'insegna del benessere e della prestazione fisica, un quid che possa andare bene anche per Ruglione. E' uno schema che va bene per chiunque, dall'adolescente al pensionato, ma chiaramente è solo uno schema di base, su cui poi vanno apportate le modifiche necessarie. Comunque funziona. E' l'approccio "furbo" o minimalista che dir si voglia.

1) Risveglio = 5-10 min. mobilità articolare, 7gg su 7

2) Pausa pranzo o tardo pomeriggio = allenamento nello sport scelto 3gg a settimana; i giorni off mat preparazione atletica (per i più seri). 

3) Prima di dormire: 5-10 min. stretching dolce (yoga), 7gg su 7

E' ovvio che per qualunque persona al mondo un' alimentazione sana col minimo tenore di cibi industriali, scarsissima in carboidrati raffinati (e distillati), ben curata nell'idratazione, va mantenuta diciamo...365gg l'anno.

Questo schema se seguito alla lettera è ricco di risultati e povero di esigenze in termini di tempo + sudore, e consente a ogni jitsuka o assimiliabile di puntare al benessere, prevenire gli infortuni e mettersi nelle migliori condizioni per sviluppare un fisico forte e resistente alle malattie. 

Avanti Ruglioni di tutt'Italia, 10 minuti al mattino e 10 alla sera uniti al cibo giusto e a un normale corso in palestra è garanzia di qualità.

mercoledì, novembre 14, 2012


L'ASCESA DI KEENAN, IL FIGLIO D'ARTE


"Champions are made" potrebbe essere lo slogan del funambolico Lloyd Irvin, arcidiscusso boss del Jiu Jitsu. Il nero americano è chiacchierato per le sue affermazioni roboanti e per il marketing iper-aggressivo, ma c'è poco da fare: i fatti parlano da soli. La cintura nera di Leo Dalla ha creato un manipolo di aggrovigliatori che fanno "tutto-mio" alle competizioni, unici yankee a sfidare il superpotere delle corrazzate brazil.

Sopra tutti si staglia la figura di Keenan Cornelius, un ragazzino cintura marrone che nel 2012 ha fatto en plein, vincendo ogni competizione di rilievo internazionale, compreso il Mundial NoGi, dove ha finalizzato tutti i suoi avversari. Un vero mostro dalla faccia d'angelo!

Questo giovane ha un BJJ iperaggressivo ed è la prova vivente insieme ai suoi compagni di team, che le innovazioni proposte a livello di drills dal loro maestro sono ben solide. La cosa che è stupefacente di Keenan è la sua 'fissazione' per la sottomissione, come a dire un Jiu Jitsu old school (finalizzare a tutti i costi) ma reso 5.0, modernissimo per delle transizioni a velocità superluminale e preparazione fisica professionale, oltre che da una sagacia tattica da smaliziato compedidor.

Il biondo figlio dell'istruttore di BJJ all'accademia di B.J. Penn ha spazi di miglioramento illimitati. Ha già dichiarato di essere interessato alle MMA, staremo a vedere.

mercoledì, novembre 07, 2012



EVOLUZIONE E TRADIZIONE

Ho raccontato molte volte su questo blog che il termine "tradizionale" nelle arti marziali è quello più abusato e invertito. Tradizione vuol dire tramandare, e si tramanda (si dovrebbe) il nucleo essenziale, i principi fondanti, l'efficacia di uno stile.

Guardiamo i due video sottostanti, separati da uno iato di ben mezzo secolo.



Appare evidente anche a un occhio non esperto che modi e maniere sono molto, molto simili. 

In pratica oltre 50 anni sono trascorsi e i fautori di un certo 'stile' si sono attaccati pervicacemente al passato, vietandosi di sperimentare indi innovare indi rimanere aggiornati e utili. Allenarsi è per loro qualcosa di simile al rievocazionismo storico in maschera, un gusto per il vintage simil-borghese svincolato da ogni realistica applicazione sul campo. Ma deve andare per forza così? No, non deve.




Questo è un esempio simile al primo video, direi che le differenze sono infime. In quell'epoca evidentemente si può ipotizzare che il pubblico si aspettasse quello perché questo è ciò che l'arte era capace di dare: una sequenza di "mosse" furbe. Aveva certo un suo ben preciso motivo d'esistere in cotal modo, allora era validissimo e dava delle risposte utili. Il tempo passa, però.




Anno 2012. Qualcuno ha smesso bombetta, cravattino e 'mosse furbe', e questo per via del fatto che a suo tempo capì: senza sperimentazione -sparring regolare con avversari non collaborativi ed esperti più gare- vi è solo la vetrificazione e la morte

Ecco che nel senso di tradizionale vi è chiaro chi lo è veramente, chi ha tramandato, aggiornandola continuamente sul campo come qualunque tecnologia bellica, e chi invece gioca soltanto a fare le "mosse giapponesi antiche" senza alcun utilità, senza in fondo tramandare nulla di nulla. Scopo del Jiu Jitsu è l'efficacia nel combattimento reale, non il divertirsi a indossare abiti ottocenteschi, compiere stopposi rituali di saluto in lingue asiatiche e dilettarsi al maneggio di armi desuete (inesistenti ormai). Quello che era vero in termini di anatomia e fisica nel 1500 è vero anche oggi, ma il modo di applicarlo si deve aggiornare, migliorare. I principi dell'elettricità e onde radio non mutarono, ma tra il grammofono e l'Ipod c'è la sua ovvia, scontata differenza.

Allo stesso modo la pensavano gli antichi Romani, i nostri diretti antenati, padroni di un esercito invincibile. Questo popolo di veri reazionari (conservavano tutto) era allo stesso tempo consapevole che senza evoluzione vi è solo degradazione, e aggiornavano continuamente le loro armi e tattiche militari, in un progresso ininterrotto.

L'esercito della Roma Prisca fatto di contadini-soldati, senza quasi cavalleria e schierato in falange, sarebbe stato disintegrato con un'alzata di spalle dalle legioni dei tempi degli Antonini. Eppure erano perfettamente coscienti della continuità ininterrotta nella medesima istituzione, e quei guerrieri maestosi sapevano con certezza distinguere tra cosa è essenziale e tradizionale (i valori spirituali e l'efficacia in combattimento) e cosa è solo nostalgia da mercatino rionale dell'usato.

Il nostro BJJ a tutti gli effetti è quel Jiu Jitsu che si vede nei video in b&n in alto. Egli è sé medesimo proprio perché si è evoluto, è cresciuto e risponde alla sfida dell'ambiente circostante, così come la romana legione era sempre lei dopo 1000 anni di evoluzione. Il BJJ è tradizionale, è la continuazione di qualcosa e gli altri no, sono fossili, vestigia utili solo agli storici o ai collezionisti di roba morta.