mercoledì, febbraio 26, 2014

IL CONTATTO FISICO E LA CRESCITA PSICOLOGICA


Come sapete sono passato al Jiu Jitsu in età ahimé matura, avendo scoperto quest'arte marziale che ero già quasi un Senior 1 per gli standard IBJJF. In precedenza avevo però praticato per qualche decade arti di striking.

E' un fatto abbastanza noto a chi frequenti accademie di BJJ osservare un tenore 'atmosferico', un aria del tutto differente dai corsi di arti percussive. In generale questo diverso feeling è -giustamente- attribuito alla mancanza di sollecitazione del sistema nervoso che picchiarsi dà, volenti o nolenti. Là dove ci si mena si sta più sul chi vive, è normale. A bene vedere però è una deduzione che si può validare solo in parte. Basta infatti studiare quello che avviene in arti fossili dove il contatto non è nemmeno sfiorato o addirittura sconosciuto per ritrovare paro paro quel non so che di antipatico che aleggia nella Boxe o nella Muay Thai, due arti per il resto eccellenti e meritorie.

Dunque, cosa c'è di più profondo nel Jiu Jitsu che crea quel cameratismo e quel senso di easy going tale da farsi notare così vistosamente? Ci sono arrivato per gradi, a capirlo. E' soprattutto il contatto fisico profondo e prolungato. Ebbene sì, siamo sempre abbracciati nel BJJ, il 90-95% del tempo si è costretti a subire l'ininterrotta vicinanza di un'altro essere umano, con tutto ciò che questo comporta.

Riflettiamo. Crescere vuol dire necessariamente un allontanare gli altri, creare quelle barriere che la società prevede affinché si diventi persone e individui, cioè singoli. A partire da quando siamo ragazzetti smettiamo di avere un contatto epidermico col prossimo, e se escludiamo un partner alla volta il resto del mondo è al massimo della vicinanza dietro una stretta di mano. E' necessario far così, lo capisco, ma è anche una forma di schizofrenia.

Ciò è male. 
Il nostro trasformarsi nel senso disumano di unità produttive del turbocapitalismo straccione ci duole, ci aliena dalla nostra parte sensibile. Ecco che un'arte solare e benefica arriva a darci quella dose di corpo-a-corpo di cui siamo necessitanti a livello subconscio, che ci fa star bene e ci fa sentire meno soli e più vivi. In particolare per i bambini il Jiu Jitsu dovrebbe essere obbligatorio per legge e insegnato con cura in tutti i gradi scolastici, io dico.

Quando si parla di "Jiu Jitsu life style", al di là del marketing c'è di più. Le persone che seguono questo percorso si rilassano, alleviano tantissimo lo stress e smuovono dei blocchi nel loro profondo nella maniera che altre attività seppur eccezionali non possono fare.
Essere qualcuno nel Jiu Jitsu significa aver trascorso migliaia di ore con un numero imprecisato di omacci a cavalcioni di traverso, e questo è irriproducibile con arti da combattimento diversamente strategiche, anche di lotta ma in piedi, notiamolo.

Ho la certezza che se sradicassimo i teen ager dai malefici strumenti digitali che li tarpano mentalmente e li riuscissimo a far stare sulla materassina ad aggrovigliarsi coi loro pari, a sudare e imparare, a sudare e divertirsi in maniera umana, avremmo una società decine di volte migliore. Sarò un fanatico ma so di cosa parlo: il Jiu Jitsu non solo insegna a combattere a chiunque, è VITA; portate i bambini in una buona accademia e iscrivetevi anche voi, se non l'avete ancora fatto, seppur aveste 80 anni, il risultato è matematico.



mercoledì, gennaio 29, 2014

LUCA ANACORETA, IL GIOVANE FENOMENO ITALIANO DEL BJJ



Conosco da molti anni questo atleta, sicuramente il più vincente nel nostro paese e unico noto a livello planetario  tra i connazionali, seguo con profonda stima la sua carriera, e sono felice di poter offrire ai nostri appassionati lettori una sua intervista 'fuori dai denti'.
Luca sarà ospite del Team Centurion e darà un seminario a Firenze domenica 16 marzo 2014.

-Ciao Luca, ti presenteresti ai lettori del blog?
Ciao a tutti, mi chiamo Luca Anacoreta ho 24 anni, sono nato e vivo a Roma .Sono una cintura nera di BJJ e sono uno dei fondatori dell'Aeterna Jiu Jitsu.

-Da quanto pratichi BJJ e chi è il tuo referente tecnico?

Pratico BJJ da aprile 2006 ed ho iniziato ad allenarmi sotto la guida di Rogerio Olegario, ma da 4 anni a questa parte diciamo che sono autodidatta, vedo raramente il mio maestro e mi ci alleno pochissimo. Per l'aggiornamento tecnico noi dell'Aeterna ci aiutiamo soprattutto ospitando stage di grandi campioni come "Tereré" e Frazatto, che vengono periodicamente; quest'ultimo ad esempio verrà anche a fine marzo. 

-Quali sono i tuoi principali titoli agonistici?

I miei risultati principali sono:

2x Medal World Jiu Jitsu IBJJF 
2x European Jiu Jitsu Champion IBJJF
2x Medal European Jiu JItsu IBJJF
1x European NO-Gi Champion IBJJF Absolute
2x Medal European NO-Gi IBJJF 
1x Rome International Champion IBJJF Category and Absolute
1x London Open IBJJF Champion
2x Italian Open UIJJ Absolute
2x World Champion FILA Grappling NO-GI 2x European Champion FILA Grappling GI 3x Italian Champion FIGMMA Grappling NO-GI
3x Trials World Pro Jiu Jitsu Championship UAEJJ
-Cosa ti ha fatto scattare la molla e iniziare a  praticare Jiu Jitsu?
Mio fratello Fabio è la persona che mi ha trascinato in palestra, ma ciò che mi ha fatto innamorare del BJJ è stato senza dubbio vedere gli HL di Jacaré e di Tereré.

-Qual'è la tua idea di quest'arte marziale? Come la intendi tu?
Il Jiu Jitsu è una disciplina che aiuta moltissimo a socializzare, formare il carattere e a staccare la spina dallo stress e dalla vita quotidiana. Per me fortunatamente è allo stesso tempo lavoro, amicizia e famiglia.

-Quante ore ti alleni a settimana e quanto lotti?
Sinceramente ormai non le conto più, comunque sotto gara mi alleno 12 volte alla settimana, circa 4h al giorno, e lotto a tutte le lezioni. 

-Pratichi anche altri stili di lotta?
Praticare è un parolone, spesso mi piace lottare di Judo in palestra con i miei compagni e allievi e quando riesco a incontrarmi con il mio amico e maestro di Judo, Ivan Tomasetti (NdM: attuale campione europeo Assoluto nelle cinture marroni) mi faccio aggiustare la tecnica, mentre per la lotta senza il Gi il mio maestro è Riccardo Mezzetti che periodicamente viene in palestra ad insegnare. 

-Come giudichi il livello del BJJ in Italia?
Sinceramente? Non amo la mentalità italiana, il modo di intendere il BJJ, perché qui la maggior parte delle persone pensa solamente alla cintura, a pubblicizzarsi con blog e social network invece  di fare la gavetta;  vogliono atteggiarsi a divi già nelle cinture più basse e si sentono "Buchecha" o Rafael Mendes. 

-Chi è il tuo campione cult nel BJJ?
Fernando Augusto "Tereré" 

-Qual'è la tua idea di preparazione fisica relativamente al BJJ?
Tanta lotta e un po' di corsa, con un aggiuntina di pesi. 

-Il tuo pensiero sulle MMA?
 A me piacciono molto le MMA, ma purtroppo in Italia i fighter rischiano troppo per due soldi e si fanno sfruttare dalle varie organizzazioni. Nel corso degli anni le MMA si sono evolute tantissimo e non basta essere un buon pugile o wrestler, ma bisogna prepararsi in più discipline e quindi investire più tempo, impegno e soldi su se stessi e allo stesso tempo pretendere di più dai promoter. 

-Hai mai pensato di dedicarti a combattere nella gabbia?
Non ho mai preso in considerazione l’idea di combattere nella gabbia per le motivazioni che ho spiegato precedentemente e perché ora sono focalizzato solamente sul BJJ. 

-Hai creato una tua squadra di BJJ, l'Aeterna Jiu Jitsu, con grossi risultati sportivi. Ci parli di quest'avvenura: come e perché mettersi in proprio? Com'è organizzato il training da voi?
L’Aeterna Jiu Jitsu è nata per causa di forza maggiore. Io, mio fratello Fabio, Mirko Silvestri e Paolo Antonini avevamo la necessità di creare un nostro gruppo così è nata l’Aeterna Jiu Jitsu. Abbiamo un programma ben preciso che viene diviso mensilmente, poi in base agli impegni agonistici impostiamo l’allenamento. Per noi mettersi in proprio è stato un vantaggio, ma non sempre è la cosa giusta da fare. 

Hai mai seguito il nostro blog, REALISMO MARZIALE? Cosa ne pensi?
Sarò sincero: non seguo molto i blog, ma ne ho sentito parlare molto bene. Saluto tutti i lettori di Realismo Marziale e auguro buon allenamento.

lunedì, gennaio 27, 2014

IMANARI, L'AMPUTATORE DI ZAMPE


C'era una volta la favola, la leggendaria storia dove il piccoletto abile batte il gigantone muscoloso in pochi secondi. Poi cresci e finisci per credere che le favole siano solo dolci menzogne. A meno che tu non abbia il culo di incontrare il Jiu Jitsu..

Ebbene, signori e signore, se volete la prova vivente di quello che testé affermai, vi basti incontrare qualche leggendario campione, e in particolare Masakazu Imanari, ovvero "colui che stronca le gambe". Da lontano sembra il solito bassottello asiatico, ma basta avvicinarglisi per avvertire la potenza del suo spirito, il furore appena sopito del samurai, un arma vera e propria ambulante.  

Ho avuto l'onore di potermi allenare con questo incredibile atleta giapponese grazie all'ospitalità di Alessandro Panettieri, patron del Bulldog Clan Bologna, che lo ha invitato una settimana presso la sua accademia felsinea.

Alcune ore di lezione privata per me e 3 miei allievi volenterosi, tutte incentrate sul pezzo forte di Imanari, le leve alle gambe, di cui è il più famoso (e temuto) esponente al mondo. E mai soldi furono spesi meglio, credetemi.

Serio e moderato nei gesti come i suoi connazionali in genere, il sensei ci ha colpito non solo per l'incredibile dolore che riesce a infliggere senza nemmeno stringere la presa (quasi che abbia lame al posto delle ossa dell'avambraccio), ma anche per le sue incredibili affermazioni con cui ha risposto alle nostre domande sul come e dove avesse appreso quel reticolo tentacolare di attacchi agli arti inferiori: "No school, no particular academy, just by myself, in my own mind"!! Non c'è scampo; in qualunque momento di un combattimento, e da qualsivoglia posizione, lui ti acchiapperà sicuro una gamba, e te la trebbierà, figlio mio...

Ringraziamo 'The leg hunter' e speriamo di poterci abbeverare presto alla sua istruzione così qualificata e così unica nel suo genere.

domenica, gennaio 12, 2014

MAESTRO DI ARTI MARZIALI, QUAL E' IL TUO RUOLO IN RAPPORTO ALLA SOCIETA' ?

Questo articolo è per gentile concessione del professor Vagner Roberto Lima, un insegnante brasiliano di BJJ, responsabile del blog Sensei Club (http://senseiclube.blogspot.com.br/), che ha richiesto e pubblicato per il pubblico di lingua portoghese del materiale tratto da Realismo Marziale. 

Di Vagner Roberto Lima

Oggi c'è una grande crescita delle arti marziali in tutto il Brasile e nel mondo, e all’interno di questo impetuoso sviluppo si trovano buone scuole di combattimento, con insegnanti validi e qualificati per la pratica dell'insegnamento.

Purtroppo il fenômeno s’ incrocia con la mancanza di corsi di formazione e per le qualifiche professionali all'interno di alcuni arti, e la mancanza di un controllo mirato a guidare, mettere in guardia e punire, se il caso; con questa assenza essa cresce anche una serie disordinata di accademie e di insegnanti non accreditati per la pratica dell’insegnamento, senza alcun tipo di qualifica, in alcune regioni del paese.
 
In molti casi ci si trova in questa situazione perché nella regione manca un l’accesso alle informazioni o incoraggiamento a una seria qualifica e accreditamento . C'è anche il caso tipico di chi vive in questa situazione perché semplicemente non vuole unirsi a una Federazione locale o a qualsiasi organismo competente, preferendo vivere nelle tenebre di illegalità , danneggiando gravemente lo sviluppo , le capacità e anche la sicurezza dei suoi studenti, e molto spesso rendendo difficile l’opera di coloro che hanno studiato seriamente , rendendosi qualificati e che cercano di matenere tutto in regola per  insegnare la loro arte. Il grosso problema è che ci sono pseudo - insegnanti che si limitano a concepire l’ insegnamento con Il solo raccattare una sala e mostrare una ½ dozzina tecniche e aggrovigliare i loro studenti alle prime armi , senza alcuna reale preoccupazione per cosa e come sta insegnando. Un dojo di arti marziali è un luogo di studio, e per saper gestire questo confine ci vuole molto più di una semplice conoscenza di lotta: il professionista di questo segmento dovrà presentare specifiche competenze per l'insegnamento. E queste sono le qualità indispensabili per un maestro di arti marziali : salute e condizione fisica , postura , voce ferma e sonora , linguaggio facile da seguire, buon udito e buona vista , gesti moderati , buon umore , buona memoria , attenzione , fermezza e perseveranza, e la capacità di generare e mantenere buoni rapporti con i suoi studenti.

E’ per questo che la ricerca di una qualifica è importante per questi professionisti che lavorano con persone di tutte le età, dato che in molti casi , l'insegnante finisce per essere vitale nella formazione e la riabilitazione di questi studenti. Ricordate che gli insegnanti sono sempre osservati dalla comunità in cui lavorano, le loro azioni, le loro credenze , le loro attitudini e persino le abitudini e le preferenze saranno sempre seguite, imitate e a volte criticate. La vita di un insegnante è infulcrata nella comunità. La sua crescita professionale dipende in gran parte dal supporto che questo ambiente sociale può offrire. L'insegnante dovrebbe tenere nella vita professionale, pubblica e privata, atteggiamenti che ispirano la stessa fiducia e rispetto nella famiglia e nella comunità.

Spingiamo affinché insegnanti e accademie guidino gli studenti e i loro genitori, e anche tutti gli amanti delle arti marziali, che sono alla ricerca di una palestra di arti marziali, facciano una approfondita ricerca nei siti delle Federazioni relative allo sport di loro scelta, ci sarà sicuramente qualcuno con le giuste credenziali per insegnare in zona.

Nota dell'Autore : Questa è garanzia di un'istruzione di qualità e sicura , e anche per evitare problemi futuri. Lascia qui sotto il tuo commento, la tua opinione è molto importante! OSS!

venerdì, novembre 29, 2013

IL MAESTRO "RATINHO" DI NUOVO OSPITE PRESSO IL TEAM CENTURION


Un' amicizia vera dura a lungo, a volte decenni. Capita magari che non risenti il tuo accolito per mesi o più, ma quando vi reincontrate sembra di essersi parlati ogni giorno o quasi.

E' questa la sensazione che provo col M° Octavio Couto in arte "Ratinho" (traduzione: topolino), un docente dalla didattica avanti anni luce e un uomo dalla simpatia straripante, un amico da quasi 10 anni.

In uno dei suoi toccata&fuga in giro per l'Europa sono riuscito a metterlo sul tatami della nostra neonata accademia fiorentina, la Fight Club Academy di via C. Monteverdi, 43. Il generoso consulente tecnico ha sciorinato una master class che il folto gruppo di astanti ha trovato meravigliosa, e io concordo pienamente con loro. Un davvero innovativo approccio alle forme motorie del BJJ basato sulla biomeccanica ci ha illuminato, facendoci osservare con occhi tutti nuovi alcuni dei movimenti/tecniche più basilari dell'arte suave.

E' incredibile il continuo rinnovamento e rielaborazione a cui questi grandi esegeti del Jiu Jitsu sottopongono la nostra arte marziale, scannando vacche sacre e incenerendo idoli. Come ogni vera scienza sperimentale il BJJ va infatti perennemente migliorato e analizzato sotto diversi aspetti, ed è per me fonte di continua meraviglia osservare a quale livello di profonda riflessione siano arrivati maestri-scienziati come Ratinho. Cose che pensavi di saper fare alla grande, ormai 'scolpite nel marmo', si rivelano imperfette (cioè perfettibili) e portate a un livello inatteso di efficacia con solo pochi -ma decisivi- apporti e migliorie desunti dalla biomeccanica e trasposti nel Jiu Jitsu

Spesso i miei studenti mi sentono dire che nulla separa questo sport dalle altre scienze fisiche se non l'intento di specifico e palese auto-miglioramento, e lo stesso Mestre Couto ci ha ricordato che prima di tutto il BJJ è UN'ARTE e che quindi  deve per primissima cosa far emergere la creatività. Compito del maieuta/professor è tirarla fuori, e a questo scopo che si studia di continuo come (la 'tecnica') farlo meglio.

Qui di seguito una chiacchierata che abbiamo registrato in palestra, buona visione.



mercoledì, novembre 06, 2013

10 CONSIGLI DI RICKSON GRACIE PER MIGLIORARE IL TUO JIU-JITSU


Ispirato ai classici insegnamenti del maestro cintura rosso-corallo

  1. Un infortunio non è una scusa per stare sul divano a guardare la tv e non allenarsi. Tieni salvaguardata la parte infortunata e allena il resto del corpo.
  2. La preparazione fisica che diventa una routine fissa può essere noiosa per il lottatore e poco tassativa per i muscoli. Varia le tue attività, ricerca ambienti all'aperto e sii creativo. Nuoto, surf, bici, arrampicata, yoga, corsa: di tutto.
  3. Allenati tutti i giorni. Un giorno senza allenamento è perso per sempre.
  4. Cattivo umore? Corpo bisognoso di uno stop? Ricorda che l'acqua è una grande fonte naturale di energia. Vai al mare, al lago o al limite a una  piscina dei dintorni per rinfrescarti le idee e le articolazioni.
  5. Durante l'allenamento non pensare unicamente alle posizioni del corpo. Stai concentrato primariamente sul ritmo della tua respirazione, il quale può rivelarsi cruciale per la vittoria - o la sconfitta.
  6. Se senti che sei stagnante nel tuo Jiu Jitsu, cerca di investire il tuo tempo per l'allenamento seguendo questa formula: 50% in accademia di Jiu Jitsu, 30% agli esercizi per migliorare la stamina quali corsa, scatti sulla spiaggia e nuoto, e il 20% all'allenamento della forza tipo sollevamento pesi.
  7. Il successo è la naturale conseguenza della perseveranza.
  8. Il tuo animus competitivo sviluppa maggiore forza via via che tu affronti più sfide e competizioni. Ogni qualvolta perdi una gara o uno sparring competitivo, ristruttura la tua mente e spirito per essere pronto a perfomare meglio la prossima volta.
  9. Uno dei più importanti elementi del Jiu Jitsu è il desiderio di essere migliori di ieri. E questo può essere conseguito soltanto tramite allenamento costante, ininterrotto.
  10. Impegnati al massimo ma capisci anche che il risultato finale non dipende solo da te. Se ti sei preparato al massimo e hai dato tutto quello che avevi, allora tornerai a casa soddisfatto quale che sia il risultato finale.


lunedì, settembre 30, 2013

DIFESA PERSONALE MADE IN ITALY



Esperienza personale con un maestro di "difesa personale"

di Alessandro Cigna
Team Centurion Firenze

"Vicino a dove lavoro hanno aperto una nuova palestra nella quale si svolgono molte attività, e avendo io degli orari che non mi permettono grandi spostamenti in pausa pranzo, sono andato ad informarmi se per caso offrivano corsi di Yoga o di Pilates, allo scopo di migliorare la mia flessibilità.

La palestra mi fa un' impressione accettabile, un po' la classica 'noi abbiamo tutto'. Mentre parlo con la responsabile mi si presenta un buffo individuo vestito in tenuta da guerriglia urbana, che si mette lì ad ascoltare quello che dico. Ad un certo punto l'individuo esordisce con: "Ma che Yoga e Yoga! Uno come te deve fare  [nome disciplina aggressivissimo]!", al che molto educatamente dico al tipo che faccio già uno sport da combattimento e che ho solo bisogno di allungare i muscoli, ma lui ribatte con una frase epica e unica che è : "Lunedì prossimo vieni a provare e ti dimostro l'inefficacia e l'inutilità della tua disciplina!" ( nb: per motivi di educazione la frase è stata modificata in quanto piena di imprecazioni e parolacce), io di tutta risposta gli dico che sarei andato a fare questa prova.

Arriva il lunedì e mi reco alla lezione subito dopo essermi allenato di Yoga;  il tipo ferma la spiegazione che stava facendo ed esordisce con una frase:" Ecco la mia vittima!" e ridendo a squarciagola spiega alla classe che ora darà dimostrazione di quanto sia efficace la sua tecnica, e poi mi invita a salire sul tatami.

Il personaggio-che da ora in poi chiameremo arma letale- si piazza davanti a me con i calzettoni di spugna bianchi, i pantaloni mimetici, una t-shirt bianca con sopra un gilet del tipo  noto come tactical.  L'arma letale mi dice che adesso faremo finta di litigare per la prima dimostrazione e che ad un certo punto lui mi aggredirà, e io mi dovrò difendere, ma che sarà inutile la mia difesa in quanto inefficace.

Iniziamo a fingere discutere e dopo un attimo lui carica un destro, al che io che non sono certo un fenomeno gli tiro un double leg e lo proietto, passo in ginocchio sullo stomaco e gli piazzo un armlock; al suo primo mugolio lo lascio per non fargli male.

Ci alziamo e lui inizia a trovare scuse campate in aria e molto esilaranti tipo "Come ho fatto a commettere un errore da principianti così,  ti ho sottovalutato!" e si gira verso la classe e informa di non sottovalutare mai il proprio avversario -che poi è l'unica cosa ragionevole che ha detto in 45 minuti- e aggiunge che naturalmente io ero un cintura perlomeno marrone per non dire nera, poi si gira mi guarda e mi fà "Giusto?" Io rispondo che sono soltanto una bianca e che pratico Jiu Jitsu da circa un anno, e nella stanza cala il silenzio.

Dopo altre mille scuse passiamo alla seconda demo, quella dove io aggredisco lui, ma cambiamo di location per così dire. La scenetta si svolgerà così : siamo in discoteca, io ho un bicchiere in mano, lui passa e me lo fa cascare, poi si gira per chiedere scusa e io lo aggredisco.

Iniziamo:  io cammino, lui mi arriva accanto, mi dà una botta e mi fa cadere  il bicchiere, e non appena inizia  girarsi io lo afferro e gli faccio una german supplex tirata malissimo, tutto torto, che di german suplex aveva in fondo solo il nome. L'arma letale cade malissimo, rimane fermo stile statua e io gli prendo la schiena  iniziando a strangolare. Pensando che lui stia resistendo stringo un po' più forte, e a un certo punto l'arma letale smette di muoversi. Convinto di averlo addormentato lo lascio anche abbastanza preoccupato (non avendo io mai fatto svenire nessuno ero davvero nel panico, direi), invece quello all'improvviso si gira, mi finisce in guardia e mi prende per il collo!

Si gira verso la classe e dice: "Vedete ragazzi? In quella situazione bisogna far finta di essere svenuti così il tuo avversario ti lascia e ti ritrovi in questa posizione che fra tutte e la più dominante in quanto lui, da qui, è inoffensivo!".

Io gli chiedo : "Sei sicuro che da questa posizione non posso fare nulla?"

Lui risponde : "Sicurissimo, sei nelle mie mani !" A quel punto io afferro il suo braccio steso e gli tiro un armlock dalla guardia, ma  stavolta però lo lascio soltanto  al secondo mugolio.

Ci alziamo e lo ringrazio per la sua dimostrazione, saluto come educazione vuole e torno al posto di lavoro; la sera al bar, verso le ore 17, incontro alcuni suoi allievi che mi chiedono dove pratico il mio sport e mi dicono che vorrebbero provare. Spero che vengano a trovarci, così forse avrò nuovi amici con cui lottare e poi perlomeno non daranno più i soldi a un personaggio come quello".


domenica, settembre 22, 2013

JIU JITSU <> SPORT-JITSU



" Ciao Mario,

sono un ex pugile amatore (con qualche esperienza da agonista) in una città del sud Italia, ed ho avuto una parentesi triennale nella Lotta Libera quando ero ancora un ragazzino. Innanzitutto scusami se ti dò del tu, sono un grandissimo fan e "follower" del tuo blog, che reputo una mosca bianca nel panorama dell'informaziona marziale in italia.



Intorno a settembre-ottobre dello scorso anno, un (ricco e benestante) istruttore locale di altra a.m., con importanti contatti federali, è riuscito ad aprire nella sua palestra una classe di Brazilian Jiu Jitsu, piazzando come maestro il campione brasiliano Marcelo "Ramones" Coppa, trascinato direttamente da Londra, dove risiedeva.


Un esempio di eccellenza ed onestà veramente raro, in un momento in cui Maestri di Judo e Ju Jitsu aprono corsi di BJJ dopo un paio di stage, direi. Ovviamente ho colto l'occasione e mi ci sono iscritto, il corso si è protratto fino all'estate. Inutile dire quanto sia stato bello allenarsi con un professionista del suo livello, un ragazzone umile, gentile e simpaticissimo, e tutt'oggi reputo il BJJ l'esperienza marziale più intensa e passionale che abbia mai vissuto e che spero di riprendere a breve. Credo che il punto di forza sia l'immediato riscontro che quest'arte riesce a dare al praticante. Anche il primo giorno ti puoi ritrovare a sottomettere diverse volte altri compagni d'allenamento, rispetto a molte altre discipline che necessitano parecchio tempo prima di dare i primi riscontri, e l'entusiasmo di sentire per la prima volta qualcuno che batte sul tatami per mano tua beh..è indescrivibile.

La domanda che vorrei porti è: che strada sta prendendo il BJJ?

Premettendo che la maggior parte degli allievi provenivano dal JJ tradizionale (anche molto esperti) o erano praticanti di BJJ di altre città che raggiungevano la palestra per le lezioni. In tutto questo, ho notato, sia nella pratica che nell'insegnamento, un'esagerata spinta verso quell'accezione puramente e solamente sportiva dell'Arte Suave che ho capito man mano essere lontana anni luce dalla sua concezione originaria.

Come ogni corso di BJJ che si rispetti, si lottava, e si lottava tanto e i consigli di Marcelo erano di prim'ordine. Solo che insomma, nonostante la varietà di allievi e di gradi, sembrava che solamente io, il più pivellino, avessi il desiderio di tentare di pormi in una posizione dominante (anche con le concrete possibilità di ritrovarmi capovolto come un citrullone) invece di gettarmi di culo a terra.
La maggior parte dei "rolling" iniziavano in ginocchio, solo e soltanto in ginocchio. Eliminando totalmente la componente in piedi e l'idea di "sbilanciamento, controllo e dominio" partorita dai Gracie. Vedevi ragazzi in ginocchio uno di fronte all'altro per interi minuti, a gettarsi contemporaneamente di sedere a terra, cercando la guardia strattonandosi dal Gi, finché qualcuno non ci riusciva o non ci si infilava per disperazione.
Spesso mi è bastato infilargli una mano sulla nuca e chiuderli in una grezza e ignorante ghigliottina/neck crank fatta male, quando ancora si era in ginocchio per mettere fine ai Rolling, mentre loro aspettavano di cercare la guardia (ovviamente con i meno esperti).

Nelle 3 o forse 4 volte (in un anno!) in cui è capitato di iniziare in piedi (quasi sempre per nostra, o mia, iniziativa personale), ho potuto assistere a cinture viola di BJJ o nere di JJ tradizionale, farsi buttare giù al primo rocambolesco tentativo di Single o Double Leg da uno che l'ultima volta che aveva messo piede su un tappeto doveva ancora finire le medie e non aveva ne la barba né i peli sul petto.

Un comportamento del genere ho potuto successivamente riscontrarlo anche durante le competizioni della disciplina a cui ho assistito. Con atleti impegnati a mantenere la stessa posizione fino allo scadere del tempo, a guadagnare il punto, stando ben attenti a non accennare neanche per sbaglio una qualunque tecnica che potesse esporli ad una risposta avversaria.
Ovviamente ripeto che questa è probabilmente la disciplina più interessante che abbia mai praticato ed una delle mie migliori esperienze di vita che abbia avuto il piacere di provare sulla mia pelle, e che spero di riprendere al più presto. E che si trattava comunque di atleti, anche molto esperti, e lottare con loro e farmi sottomettere una quantità innumerevole di volte mi ha insegnato veramente tantissimo in termini tecnici, umani e atletico. E devo ritenermi davvero fortunato ad essermi potuto allenare con un Maestro d'eccezione e un'atleta del suo livello, quando molti altri non hanno questa possibilità.
Sono solo un po' deluso dal fatto che, un'arte meravigliosa, nata con un concetto base di Difesa Personale che comprendeva lo sbilanciamento, il controllo e la rapida finalizzazione dell'avversario e che aveva come suo "punto di forza" la gestione di una posizione considerata universalmente "sfavorevole" sembra sia intesa da molti come un gioco passivo di guardie e staticità. E mi sembra quasi che si sia perso l'interesse nel preservare i caratteri tipici della disciplina che ne fecero una temuta leggenda nei valetudo e nelle MMA.

Grazie e scusa per lo sfogo.
Sarà che ero un lottatore. Sarà che ho una visione più "alla Gracie". 

A presto e in bocca al lupo per il Florence Fight Club.
A. "

Carissimo A., ti ringrazio pubblicamente, dopo averlo fatto in privato, per la passione con cui segui il blog. Credimi, un impegno come questo protratto da parte mia per anni in maniera del tutto gratuita, vive solo&soltanto per raggiungere gente come te, sveglia e attenta al messaggio di realismo marziale che porto avanti con temeraria scorrettezza politica.

Siccome sei un attento lettore del blog, avrai ben presente la mia posizione personale, esemplificata con dozzine (centinaia?) di articoli su questo argomento: il Jiu Jitsu è un'arte marziale, illumina l'intera vita del praticante coscienzioso, e quest'arte  sì ha una componente sportiva (indispensabile) ma che è solo un'appendice, bella e importante quanto si vuole, la quale però periferica rimane. 

Ho anche di recente messo nuovamente in luce quali specifiche situazioni DEVE necessariamente saper gestire una cintura bianca all'inizio della pratica:



Ti faccio presente che, come ho scritto parecchie volte, nella mia accademia si studia la parte in piedi del BJJ a ogni allenamento, sia con che senza il gi. Un jitsuka deve necessariamente possedere un double leg da paura e almeno qualche altra proiezione saputa tirare forte e senza pecche. Considero cosa buona e giusta introdurre con gradualità il condizionamento ai colpi coi guantoni, che mai e per nessun motivo si può considerare un sostituto della reale pratica di una modalità di striking, e che però insegna al jitsuka a entrare senza paura su colpi, abituandolo all'impatto, sia in piedi che gnp in guardia o addirittura sotto la posizione dominante dell'avversario.

La sportivizzazione estrema di quest'arte ha già generato critiche al vetriolo dalla vecchia guardia, da Rickson in giù, ma anche da istruttori relativamente giovani epperò disincantati dalle recentissime in-voluzioni che l'uso iper-tattico del regolamento produce in chi nel Jiu Jitsu veda un arte da combattimento all'opera nell'agonismo e non un gioco di tipo pseudomarziale.


http://www.youtube.com/watch?v=vmg3M2XiRi8

Come vedi non sono il solo a criticare aspramente l'involuzione che una visione ristretta e monotematica dell'arte produce nel BJJ in sé. A livello mondiale però tieni presente che esistono parecchi dominatori delle materassine che sanno proiettare con maestria e che con facilità (nell'ordine di mesi) dimostrano la versatilità del loro Jiu Jitsu transitando e vincendo nelle MMA, dai fratelli Ribeiro a Dean Lister, da Roger Gracie a Fabricio Werdum, l'elenco è lungo.

Ciò detto, io sono anche un fatalista. Credo fermissimamente che tutto nel creato sia soggetto alla seconda legge della Termodinamica, ossia Legge dell'Entropia, la quale afferma che...tutto si sputtana nel tempo. E' pertanto necessario e conditio sine qua non, rifondare continuamente arti e tecniche che si corrodono e si sfaldano nel continuum. A questo scopo ho fatto pubblicamente varie proposte, tipo far disputare le finali delle cinture marroni e nere senza punti e limiti di tempo, submission only, e finanziare superfight professionistici tra campioni con la stessa modalità.

Non ti so dire però se questi suggerimenti che emergono da base e vertici saranno sufficienti, sai. I maiores nostri solevano dire: "Fata Jovi sunt", e cioè il destino è nelle mani del Pater Juppiter, non nelle nostre.

Un caro saluto marziale.
MP


venerdì, agosto 23, 2013

FLORENCE FIGHT CLUB: NASCE LA NOSTRA NUOVA ACCADEMIA


Ebbene sì, dopo tanti lunghi faticosi anni di attesa, è nata! 

Da lunedì 26 agosto il Team Centurion ha una nuova, faraonica casa, l'Accademia Fight Club  di Via C. Monteverdi 43, a Firenze. Il sottoscritto è tra i creatori di questo spazio specializzato in MMA e sport da combattimento: 

-gabbia regolamentare
-ring omologato 
-area funzionale per il crosstraining
-170mq di tatami
-20 sacchi, ogni tipologia

Ho peregrinato tra palestre di ogni tipo per 25 anni e ho da sempre sognato di potermi gestire uno spazio davvero all'avanguardia ed efficiente. Be', oggi grazie al contributo dei miei soci ci sono riuscito. Questa accademia viene al mondo come la realizzazione dei sogni di un manipolo di professionisti di questi sport che hanno unito gli sforzi per mettere sulla piazza un luogo ideato e gestito per offrire la massima professionalità a un ambiente cittadino (ma non solo) dove questa è ahinoi merce rara. Solo insegnanti stagionati, veri esperti, con minimo venti anni di pratica sulla groppa, e un ambiente che nasce per l'allenamento metamodale: una sola tipologia di abbonamento, frequenza libera a tutti i corsi.

Nella nostra nuova casa ci saranno corsi da mattina a sera, e si potrà studiare il Jiu Jitsu, il Grappling, la Muay Thai, la Boxe e naturalmente le MMA a tutti i livelli, dal principiante assoluto al professionista.

Siete tutti invitati a venirci a trovare, mi raccomando.




domenica, luglio 28, 2013

LA VECCHIA SCUOLA E' LA MIGLIORE SCUOLA



In effetti come incipit per un articolo che venga da me è abbastanza strano, visto che sono un inossidabile et strenuo sostenitore dell'evoluzione funzionale dell'arte marziale ma: "The old school is the best school".

A cosa mi riferisco? All'avere radici profonde, a basi eccezionali, a una profonda conoscenza teorica e pratica delle fondamenta del Jiu Jitsu.

Come sono solito spiegare ai miei allievi, un'arte che non presenti un metodo di confronto (agonismo) nel giro di poco involve completamente, si ripiega su se stessa e diventa una baracconata. Ciò detto, adottare un regolamento vuol dire accettare già dal principio che qualcosa vada perso e che s'instaurino dei meccanismi evolutivi per via dei quali necessariamente codesto regolamento verrà sfruttato in maniera opportunistica dagli atleti, inducendo nell'arte stessa vizi e storture. In pratica: se non combatti come arte muori, ma per farlo andrai comunque incontro a vicoli ciechi.

In tempi di elevatissima mobilità fisica e mentale della gente, è dovere morale di un coach assicurarsi che principianti (ma anche intermedi) abbiano innanzitutto assorbito le basi tecniche, e qui  mi riferisco a tutto quel repertorio di posizioni-drills-informazioni le quali rappresentano il vero nucleo della metodologia di combattimento reale. Prima di sognare di formare un campione del mondo cioè, assicuriamoci che il ragazzino sappia imbastire una difesa decente su un pugno alla pescivendolo oppure uno strozzamento alla bell'e meglio. Come si fa? Basi basi basi! 

La civiltà dell'informazione ha trasformato ogni adolescente in una spugna di infiniti video, e osservando i veri campioni in azione i giovini finiscono per restare abbagliati dalle loro finezze, e non aver voglia di applicarsi alle cose nella loro mente più "rozze". Berimboli e guardie a X diventano il sogno dell'adolescente nerd o del bancario aficionado delle finali dell'ADCC. Insomma si costruisce sulla sabbia, manca la concretezza.

Mi rivolgo ai docenti affinché soppesino con coscienza il loro programma tecnico, e che non finiscano per assecondare le voglie di prelibatezze dei loro assistiti, finendo in ciò per danneggiarli e contribuendo a una deriva del Jiu Jitsu verso una estrema sportivizzazione della pratica. Prima di volare impara a camminare, si dice.

Nel BJJ quando si dice che si pratica la 'difesa personale' è una ridondanza. L'arte intera infatti è nata uni-ca-men-te e si è sviluppata per offrire il migliore  e più logico sistema di combattimento disarmato umanamente concepibile. E quindi? Succede che in palestra le persone si disabituano alle grezze forze belluine , adusi solo a giostrare di rolling con scioltezza, il che è un bene ai fini della crescita tecnica, ma non si può scordare che là fuori, nella strada, l'avversario invece sarà ben ruvido e mollerà anche cartoni in bocca, altro che De la Riva inversa! Dunque io m'intestardisco affinché sempre i miei jitsuka ripassino quelli che in base alla mia lunga esperienza sono i veri attacchi che un aggressore porta in una rissa:

1) il gancione, la classica bomba larga da dietro
2) la presa strattonata al bavero con seguente lancio per terra o puntata nel muso
3) spinta feroce e raffica di calcioni in testa
4) pesudo-montada con sciorinare di strozzamenti e legnate nei denti
5) abbracci alla testa in tutte le salse

Prima di affrontare i calci (o per meglio dire le pedate) e qualche combo base minimamente raffinata, tipo jab/cross etc, BISOGNA PER FORZA saper gestire senza andare in crisi le precedenti 5 situazioni.

Un buon jitsuka cintura bianca è legge che possa da subito o quasi andare in giro conscio di avere nel suo arsenale quanto sopra unito a un double leg da paura, della cadute decenti e la gestione elementare delle posizioni al suolo. Solo dopo, ma dico parecchio dopo, che un praticante abbia costruito questa infrastruttura dovrebbe eventualmente venir esposto a guardia aranha e amenità varie. Questo era ed è il verbo sacro della vecchia guardia, formare uomini prima e atleti poi, e rimane anche il mio.

Il sistema-Jiu Jitsu, e qui mi riferisco all'arte intesa a tutto tondo, con le sue gare, i suoi personaggi di spicco e che fanno 'tendenza', le demo etc ha una sua validità per indiscussa. Quello che va continuamente ridiscusso invece è l'approccio con il quale la si impara e la si insegna in relazione alle sue basi storiche, tecniche, tattiche. Anche una buona idea può produrre risultati negativi, e voglio fare il parallelo con le tecniche di attacco alle gambe. Chiunque lotti al suolo sa che sono attacchi molto rischiosi per chi li porta e pure assai a rischio d'infortunio per chi li subisce, e pertanto è una 'buona idea' insegnarli con misura e massima cautela. Il fatto è che per via di questa logica impostazione, frutto della saggezza nel posizionamento offensivo, nel tempo le scuole di BJJ si disabituano ai leglocks, li escludono sempre più dai regolamenti sportivi e la gente poi non li sa né fare né difendere (peggio), come accadde allo stesso Helio Gracie ai tempi delle sfide con Oswaldo Fadda.

A mio parere un insegnante che sappia miscelare con cura basi granitiche con le più recenti e sfiziose evoluzioni iperagonistiche (NB: non ci si difende da cosa non si sa fare), alternando a una ossessivo lavoro sulle basi il continuo aggiornamento sulle novità, ha davvero reso un pieno servizio ai suoi allievi. Mente aperta e curiosa su radici molto fonde, dico.