domenica, luglio 17, 2016

IMPARA A COMBATTERE PER NON DOVER COMBATTERE MAI


Amici, curiosi, popolo di internet mi chiedono spesso:
"A cosa serve il Jiu Jitsu?"

Come ho tante volte specificato qui sul blog, la nostra arte marziale ha una molteplice vocazione, e qui cito il nostro sito:

1) una disciplina divertente, tramite la quale socializzare in un ambiente sano e amichevole
2) un metodo di cultura del corpo, con il quale ottenere una perfetta forma fisica senza noia
3) uno sport agonistico accessibile a tutti, dove si gareggia a contatto pieno ma senza colpi in faccia
4) un metodo che insegna delle nozioni utili nella difesa personale
5) una base imprescindibile per le MMA
6) un'Arte a tutto tondo, intesa a sviluppare la persona umana in tutte le sue parti costitutive: cervello, carattere, fisico e Spirito
7) una Via per la ricerca di sé e per l'ampliamento della propria coscienza


Dunque è tanto, moltissimo. Spiegato così...troppo.

Sintetizziamo: il Jiu Jitsu è un efficacissimo metodo per combattere. Il più efficace, secondo me, l'unico che concretamente e sistematicamente dia una chanche al più mingherlino e fisicamente debole. 

A mio modo di vedere il metodo BJJ conferisce al comune cittadino una forza interiore impareggiabile, quando questo sistema venga rigorosamente impartito secondo la sua progressione specifica e mantenendone intatta la natura, quindi non svilito e demarzializzato rendendolo un divertente sport ricreativo.


Il vero Jiu Jitsu -quello che oggi chiamiamo brasiliano oppure realistico- è nato, cresciuto e si è sviluppato come sofisticato metodo di combattimento, il resto viene di conseguenza.

La fase agonistica in sé è un momento e si attaglia principalmente a quelle persone abbastanza giovani e dotate di tempo libero+forza fisica sufficienti a primeggiare. Saper combattere efficacemente (non si può mentire a se stessi) invece è INDISPENSABILE a chiunque, è una formazione psicologica che tutti i mammiferi -non solo gli esseri umani- necessitano.

A cosa serve il Jiu Jitsu? A combattere le proprie paure, insicurezze, preoccupazioni. Il vero Jiu Jitsu dona al praticante sincero una onesta misura di sé e lo riposiziona automaticamente nel branco. Questo addestramento e sua espressione sono bisogni geneticamente programmati dal nostro DNA, piaccia o meno. Per come la vediamo io e tutti gli studiosi di etologia, antropologia, psicologia e neuroscienze, l'essere umano nasce con codificato dentro l'istinto alla lotta. Se avviluppati da stili di vita innaturali non diamo giusta espressione a questa necessità, la maturazione psichica dell'adulto non sarà mai completa, e sfogherà in deviazioni e manchevolezze, spesso poi maldestramente coperte con dipendenze pericolose da sostanze e altro.

Proietta, passa e finalizza. Questo è umano, miei cari. Quando questo mantra è stato veramente assorbito dal subconscio del serio praticante, allora costui emanerà una rocciosa sicurezza che terrà lontani i piantagrane e lo frenerà dalle decisioni avventate dettate dalla paura o dal bisogno di apparire forte agli astanti. Non combatterà mai o quasi, fuori dalle mura del dojo. Non ne ha bisogno.



giovedì, marzo 10, 2016

UN JIU JITSU ESSENZIALE


Sono parecchi decenni che mi occupo con passione e trasporto delle arti marziali, insegno dal 1993. Ho avuto la fortuna -talvolta la sfiga- di partecipare a ogni tipo di simposio, seminario, allenamento di gruppo, rissa etc. Diciamo che la mia idea sull'efficacia o meno di varie arti/tecniche/stili me la sono ben fatta. Al momento sono tra i dirigenti di un'accademia di MMA in cui posso osservare ogni sorta di praticante, svariati professionisti in primis.

Chi segue il blog sa bene che ho lasciato le arti di striking per il Jiu Jitsu stile brasiliano e che da lungi sono convinto che sia l'unico metodo utile per persone fisicamente svantaggiate. Ogni stile di combattimento, anche il Ceffone Oristanese, funziona per chi è duro, magari muscoloso e abituato a menare. Ho però potuto esplicare in questa sede quanto sia convinto che lo striking resti lettera morta per individui inferiori per peso, taglia e soprattutto cattiveria.


Dunque, per me la storia e la logica del BJJ sono uniche e ineliminabili per chi voglia SUL SERIO imparare a difendersi, senza nulla togliere alle altre tre arti magiche: Pugilato, Muay Thai, Lotta Olimpica

Che cosa rende questo stile così unico l'ho spiegato molto dettagliatamente in dozzine di articoli, andate a usare il tasto 'cerca'. Oggi voglio fare una precisazione:
quali tecniche/posizioni specifiche del Jiu Jitsu sono in nuce ciò che una persona debba per prime imparare nell'ottica della sola difesa personale?

1) le cadute, ukemi in giapponese, e successiva rialzata in base alias levantada. FONDAMENTALE

2) Baiana alias double leg + sprawl

3) fuga dalle varie prese stradaiole:
    a -presa al collo da dietro
    b -presa al collo di lato
    c - 
presa al collo da davanti (pseudo ghigliottina)
    d - cintura avanti
    e - cintura dietro
    f - Full Nelson 

   e anche

   g - 'gancione bomba' da stadio
   h - pedata del calciatore in pancia
   i - presa al colletto e capocciata 
       o salva di legnate   in bocca
   l - calci di rigore in testa a terra

4) fuga dalla montada e dalla cento kg (con avversario che mesce colpi)

5) uso di una guardia molto aggressiva -non il tipo da competizione amatoriale- per difendere gli attacchi più comuni:
      a - strozzamento
      b - presa della testa
      c - avambraccio orizzontale in gola
      d - pugni "alla pecoraio"

Le tecniche schiena a terra  più importanti,finalizzazioni+ribaltamenti,anch'esse DEVONO essere apprese mentre l'avversario tenta di colpire e strozzare:
      a - armlock
      b - triangolo
      c - leva alla spalla alias kimura 
      d - strangolamento col bavero 
           e cravatta(ghigliottina)
      e - ribaltamento in ponte alias barrigada
      f - ribaltamento a forbice
      g - ribaltamento con rotolamento alias balao
      

Chi si applichi testardamente a lavorare questo curriculum tecnico con avversari non collaborativi ed esperti, unendoci una seria preparazione fisica e il classico randori (sparring giocoso da palestra) avrà, secondo me, delle capacità difensive davvero utili in un contesto reale. Chi fa altro è probabile di no.  

E' molto importante che chi insegna faccia sua la differenza tra arte marziale e sport, il quale della prima è solo un aspetto. Capisco molto bene l'esigenza di tirare a campare e quindi l'obbligo per un insegnante di 'vendere' il prodotto che tira al momento, in questo caso spesso il Jiu Jitsu da torneo, però è miope e deontologicamente scorretto mollare del tutto l'aspetto del combattimento reale per il moderno sport ricreativo, rinchiudendosi nel ghetto dorato delle competizioni fine a se stesse. Il BJJ è un'arte nata e sviluppatasi per lo scontro non sportivo e trovo obbligatorio che ogni cintura blu sia perfettamente efficiente nel sapersi parare il culo nella vita di tutti i giorni prima di vincere la medagliuccia di plastica. Nulla vieta che si possa anche gareggiare con profitto, sia chiaro! Noi del Centurion partecipiamo (e talvolta vinciamo) a gare di ogni livello nel Jiu Jitsu, solo che io impongo a tutti, compresi i ragazzotti più agonisti, di sapersi difendere dai comuni attacchi rissaioli, anche.

In particolare questo registro tecnico DEVE essere installato nelle donne in corsi regolari misti, ricordandosi l'eterna verità: nessuna donna è mai stata violentata né in piedi né da un'altra donna.



domenica, gennaio 24, 2016

UNA SCUOLA DI ARTE MARZIALE


Oggi che siamo nell'era paninformativa, con triliardi di risorse su ogni argomento, ci troviamo di fronte a un paradosso: possiamo potenzialmente renderci edotti su qualunque argomento ma non sappiamo dove cercare! Ci possiamo paragonare a dei visitatori della biblioteca di Borjes: c'è troppa informazione, troppo cumulo di fonti e questo ci rende più ignoranti e sperduti di quando, ai miei tempi, internet non esisteva e sull'argomento arti marziali c'era solo la gloriosa rivista "Banzai" con articoli a pagamento. Per districarci nella jungla servono guide esperte.

Il mio cammino personale come insegnante ha negli ultimi anni travalicato la posizione di istruttore e mi ha proiettato in quella di fondatore di una scuola di arte marziale. In pratica ho superato la dimensione di artigiano e sono entrato in quella del direttore di azienda, nel senso che ho smesso di fare tutto io e ho cominciato a coordinare il lavoro di altri. E' mia intenzione lasciare alla mia comunità (sia in senso territoriale che ideale) un soggetto ben più stabile e definito che un corso, il quale è del tutto dipendente dalla presenza del docente e che di solito muore con lui o poco dopo. Ho fondato appunto una scuola, o per meglio dire ho trasformato quel che era una corso o insieme di corsi nei prodromi di una scuola.

Il termine scuola deriva dal greco skolé, e ab origine indicava il tempo non occupato dal lavoro. Per i nostri antenati greco-romani infatti risultava incomprensibile che un UOMO LIBERO facesse altro che migliorare se stesso durante le sue giornate, mentre il servo era colui che era oberato da compiti ripetitivi e faticosi. Diciamo che per i nostri Patres il senso di vita degna di essere vissuta non stava altro che nella pratica della Virtù, del corpo e della psiche, e ciò si può conseguire unicamente tramite una forma organizzata di apprendimento. Una vera scuola dunque è un punto di riferimento solido e conosciuto.

Negli ultimi anni ho osservato e studiato con cura molti abili didatti all'opera, ho analizzato il procedere o il fallire di numerosi progetti educativi e mi sono inteso formulare un sistema di lavoro che potesse offrire un Jiu Jitsu di primissimo livello. Per far questo ho dovuto travalicare i limiti imposti dalla mia forma mentis e dall'istruzione ricevuta e proiettare il tutto nel futuro, per un pubblico più esteso del piccolo manipolo di appassionati della media classe di BJJ che si riscontra in giro per il paese ed oltre.

E' mia intenzione consolidare la scuola di arte marziale Centurion, arte realistica e scientifica, che sia reperibile e immediatamente identificabile come una vera istituzione accademica seria a cui affidarsi per ricevere una formazione a tutto tondo nell'arte del combattimento in senso più lato, con insegnanti altamente qualificati sotto il profilo psicologico e morale prima che tecnico e un programma di studi articolato. Per far questo ogni possibile accenno di deriva carismatica e tuttologica viene stroncata sul nascere, in quanto il team leader è il primo a ricercare continuamente nuovi stimoli e settori studio, in particolare chiamando alla docenza i migliori specialisti del settore, i quali saranno vocati a contribuire divulgando la loro specialità accademica specifica. Come in ogni università ci sarà il preside e un collegio di professori, insomma, e un piano di studi. 

Grande spazio sarà dato alla formazione dei giovanissimi, ai quali sarà conferito un vasto curriculum di esercizi pedagogici di variegata provenienza, rimarcando la formazione psicologica e caratteriale. E' mia speranza poter aprire un settore rivolto espressamente ai portatori di handicap e ai ragazzi con problemi di inserimento.

L'arte di Marte, come ho analizzato qui in passato, è un poderoso strumento che permette, se ben insegnato, di aiutare chiunque a vivere meglio. E' questa sua magica efficacia che voglio diffondere, affinché più persone ne possano beneficiare. Spero che i miei colleghi e gli atleti appassionati ci siano vicini, per aiutarci e supportarci a creare una comunità per la comunità, un luogo sano e di valori forti che nel tempo tramandi conoscenza e buon vivere.


domenica, agosto 30, 2015

INSEGNARE JIU JITSU AL GIORNO D'OGGI



Emerge oggi da ogni fonte che il pubblico potenziale del Jiu Jitsu sia rapidamente trasformatosi, in particolare si è creato un canyon tra MMA e arte suave, laddove gli aspiranti cage fighters non sono più interscambiabili con i jitsuka quasi a nessun livello. Allo stesso modo la richiesta di tecnica per la difesa personale - sempre e comunque la primaria spinta a iscriversi in un'accademia- viene progressivamente obnubilata dalla ricerca spasmodica che le persone hanno di trovare una valvola di sfogo allo stress esistenziale. In pratica iniziano con una confusa e incompresa voglia di "imparare a difendersi" ma in breve tempo i neofiti sentono ben più impellente la necessità di una pratica che li faccia rilassare, sudare e scaricare quella tensione nervosa intollerabile che li attanaglia.

Attenzione maestri e tenutari di accademie: trattasi di un cambiamento sociale nel panorama antropologico di non piccola entità, e la maggior parte dei corsi/scuole NON è in grado di comprenderlo e quindi di trarne profitto.

Uomini e donne, perlopiù non giovanissimi, sono sulle tracce di qualcosa che non sanno descrivere (né forse capire) ma che quando lo trovano riescono subito a percepire e a convalidare con abbonamenti copiosi. L'epoca dei pionieri ispirati dagli exploit di Royce Gracie all'UFC è terminata. In pratica, se vogliamo cogliere quest'onda di cercatori dell' antistress e legarli alla sana pratica del Jiu Jitsu è indispensabile una riflessione e rimodulazione dell'offerta commerciale. Negli USA questa ristrutturazione del prodotto-BJJ è già avanzata, con la sua suddivisione in differenti nicchie rivolte a target diversi.

Sento il mormorio montare, però sia chiaro un concetto: il cambiamento non si può impedire, lo si può soltanto anticipare e utilizzare oppure subire supinamente. Fatto sta che la società è cambiata, il mercato è cambiato, e il BJJ da novità assoluta -rivolta quindi essenzialmente a un microscopico manipolo di duri&puri- è inevitabilmente mutato sottopelle, assumendo una nuova identità. Bisogna saper stare accorti e cogliere cosa di benefico può accordarci un cambiamento inevitabile che, se avversato, ci travolgerà inesorabile. Altrimenti l'insegnante/scuola/arte affonderà risultando un BETAMAX.

Ai tempi in cui esplose la diffusione  delle videocassette, il mercato si polarizzò intorno agli standard che alcune grandi case cercavano di imporre. La Sony, leader nel settore, aveva sviluppato una tecnologia che a tutti gli effetti era migliore del VHS ideato dalla JVC. Forte di questa superiorità qualitativa, la grande casa giapponese andò avanti arrogante per la sua strada, ignorando i segnali che arrivavano dai negozi. "Il nostro BETAMAX è 10000 volte meglio" sembravano pensare alla Sony "quindi alla fine la gente capirà PER FORZA". Purtroppo per forza non si fa nemmen l'aceto, diceva mia nonna buonanima, e com'è successo miliardi di volte nella storia, il prodotto inferiore finì per soppiantare quello superiore per colpa della cecità e dello snobismo.

A mio modo di vedere non si può ignorare il successo di chi riesce ad avvicinare e a mantenere in palestra tantissima gente, insegnanti occhiuti che sono in grado di dare sostanza a un desiderio 'de panza'. Non fare questo ci porta a un bivio: o si riesce a imporsi come scuola di élite per soli campioncini, del tutto rivolta all'agonismo puro stile ATOS, oppure si rischia l'implosione. La tecnica non ha bisogno di remise en forme, upa e uscita d'anca vanno benissimo così, la mentalità e la gestione delle classi invece sì.

Come ho sottolineato molte volte anche io su questo blog, è relativamente facile insegnare ai campioni senza dover tener conto dei numeri! Fossimo stipendiati soltanto per far vincere agonisti semipro o professionisti tipo i coach delle squadre olimpioniche, allora sarebbe normale ed efficace imporre ritmi elevatissimi e tecnica a 24 carati  stile Tana delle Tigri, ma la realtà è che il nostro futuro è legato alla capacità che abbiamo di far entrare e rimanere in accademia il sig. Rossi e la sig.ra Bianchi.

La società occidentale contemporanea ci porta al desk della palestra persone adulte in confusione, sfiancate da ritmi lavorativi infernali e alla ricerca di un PORTO SICURO: di un ambiente pulito e positivo, in cui fare amicizia, sudare e alleggerirsi di quella zavorra tremenda che si portano addosso. Vogliono certamente imparare a difendersi, ma poi rimarranno in accademia solo se il contesto sarà adatto a loro. L'epoca dei dopolavoristi guerrieri in kimono è terminata, ci sono persone che hanno bisogno come dell'aria di maestri energici ma sorridenti, compagni di materassina forti ma educati e comprensivi, curriculum formativo ma non troppo stringente e oneroso. Sono borghesi insicuri e fuori forma, E' IMPOSSIBILE pensare di allenarli come Buchecha o Jacarè.

Siccome conosco molto bene le capacità benefiche che il Jiu Jitsu può donare, la sua inerente abilità di reindirizzare la gente verso stili di vita positivi, e infondere fiducia in sé, considero imperativo per me in qualità di insegnante e reggitore di accademia, sforzarmi di comprendere le tendenze della nostra compagine sociale e inserirmi all'interno dei suoi sommovimenti ed evoluzione. So per certo che se non studieremo il problema e non correggeremo il nostro linguaggio, rischieremo di vanificare i nostri sforzi e di gettare alle ortiche questa meravigliosa arte, rendendola opaca e incompresa ai nuovi adepti potenziali, soffocandola piano piano e distruggendone un altrimenti brillantissimo futuro.

Il Jiu Jitsu può dare tanto a tutti, ma è dovere di chi lo trasmette renderlo palatabile. Altrimenti il domani sarà incerto, rischiando anche noi di diventare un BETAMAX, il gioiello dimenticato.

mercoledì, febbraio 11, 2015

MMA, CUI PRODEST? LA PAROLA A RE GEORGE


Sono parecchi anni che dico le stesse cose su questo blog. Ripetitivo a palla, avete ragione. Resta il fatto che mi tocca ribadire i concetti perché ogni 3X2 sorte fuori un espertone che lui sì è aggiornato, lui sì che può spiegare la 'sonora' differenza tra, mettiamo, la Boxe e il pugliato usato nelle MMA..

Siccome gli espertoni boriosi non li zittisce un Marius Puccioni qualsiasi, coi suoi 25 anni di ricerca marziale alle spalle e fondatore di uno dei team di BJJ più longevi d'Italia nonché autore del settore, allora passo la parola a un esimio non-espertone, cioè uno che le cose le sa davvero e non ciancia e basta, un vero mostro sacro: l'insuperabile Georges St-Pierre.

"Mi alleno sempre con gente migliore (più specializzata) di me, migliori wrestlers, migliori jitsuka e migliori pugili. Quando lotto con un campione di Libera non lo batto ma quando poi mi trovo nell'ottagono a usare i takedown il tizio con cui sto combattendo non è minimamente al livello del campione di prima. Lo stesso avviene col Pugilato, la Muay Thai e il Jiu Jitsu, ecco perché faccio di tutto per allenarmi con degli specialisti tra i migliori che ci siano".

"Mi alleno sempre 2Xgiorno per 6gg/settimana. Mi alleno con atleti olimpici di Boxe e Wrestling, e insieme ad alcuni dei migliori jitsuka al mondo. Ogni singola componente dell'allenamento cerco di eseguirla con atleti migliori di me così da implementare i miei skill."

"Soltanto quando il match si avvicina, tipo 1 mese prima, smetto di praticare le 4 arti separatamente e mi alleno più specificatamente di MMA, e ciò significa far convergere qui in palestra i vari sparring partners e mixare tutto assieme, kickboxing, sottomissioni e atterramenti per acquisire il giusto settaggio per l'incontro."

"Io pratico Jiu Jitsu, Boxe, Wrestling e Muai Thay, queste le quattro discipline che alleno. Eseguo anche allenamenti per la forza, ginnastica olimpica e sprint"

"Se vuoi diventare un fighter di MMA prima devi avere una base forte in qualche disciplina"

C'è da aggiungere altro? Non direi, è tutto nero su bianco.

Volete sapere quanto godo quando un Dio dello sport ribadisce tutto quello che io sostengo da anni? Tanto!

Nella nostra accademia fiorentina, la Fight Club di via C. Monteverdi 43, io e i miei soci offriamo un luogo dove praticare in maniera esattamente uguale alla concezione espressa da "Rush": gabbia, tatami e ring per i corsi delle 4 Arti Magiche più la classe di MMA per unificarle, e anche preparazione fisica funzionale (sia GPP stile Crossfit e SPP per chi ha il match in calendario). Tutte le classi sono impartite da specialisti, gente con una ventina d'anni sulla groppa di insegnamento dico, e i nostri abbonamenti sono esclusivamente full optional, così da incoraggiare in ogni modo alla multi-disciplinarietà.

Credo che nel nostro piccolo piaceremmo anche a Re George.

lunedì, dicembre 01, 2014

INTEGRARE O NON INTEGRARE IL JIU JITSU?




"Ciao Mario,


seguo da tempo il tuo blog e mi piace tantissimo e condivido gran parte delle cose che dici .Soprattutto quando parli di efficacia, naturalità, psicologia e anche limiti. Ho praticato arti percussorie da quando ero piccolo, inutile raccontarti la mia storia, sta difatti che amo il Jiu Jitsu e lo scelgo sopra tutti gli stili e lo pratico tutti i santi giorni per la sua efficacia. 

Volevo avere una tua opinione al riguardo: a me interessa molto la psicologia e sopratutto ciò che riguarda la paura. Leggendo vari libri ho scoperto che una persona in una situazione di pericolo, per un questione di impulsi nervosi, ormoni, ossigenazione etc che non sto a spiegare, fa solo quello che è abituato a fare in una determinata situazione. Ovvero se mi alleno tutti i santi giorni a fare un determinata cosa come risposta ad una determinata situazione quando si presenta quella situazione e sarò spaventato, il mio corpo per via della paura mi farà agire senza pensare e automaticamente nel modo esatto che ho allenato. I libri spiegano però come l'automatismo da creare deve essere quello esatto altrimenti in una situazione di paura non penserò e automaticamente farò la cosa sbagliata e rischierò la vita. Lo stesso vale quando alla stessa situazione alleno più di una opzione, in una situazione di paura il cervello ci metterà più tempo a capire quale automatismo scegliere e cosi rischierò la vita. Cosa c'entra questo col realismo marziale? 

In un tuo recente articolo scrivesti dei limiti del Jiu Jitsu e tra questi c'era la mancata conoscenza dello striking.. Non condivido questo punto in quanto non penso sia un limite. Mi spiego meglio: il Jiu Jitsu insegna che contro un omone più grosso e incavolato scambiare è fallimentare, e conviene chiudere la distanza nello stesso timing dell'aggressione. Quindi sarà questo l'automatismo da creare, chiudere la distanza. Ma se alleno anche lo striking ... beh, gli automatismi saranno due e uno di questi è fallimentare. In una situazione di paura il cervello non pensa e potrà fare la cosa sbagliata, quindi perché pensare al BJJ senza percussione è un limite???

Vengo da 12 anni di pugilato agonistico e l'istinto di scambiare con avversari più grossi pesanti e alti era per me tanto naturale quanto fallimentare. Ora pratico Jiu Jitsu brasiliano da 3 anni e oltre alla difesa personale la mia vita è migliorata in molti suoi aspetti, però credimi quanto è stato difficile imparare a chiudere la distanza sui colpi anziché scambiare. Ora mi alleno nel Jiu Jitsu tutti i giorni e l'automatismo è cambiato. Chiudere la distanza è diventato naturale più di chiudere gli occhi guardando il sole, ma per farlo ho dovuto totalmente evitare di allenarmi a scambiare per un bel po' di tempo e non solo per imparare a chiudere la distanza, ma perché effettivamente quando combattevo di kick con gente più grossa e forte e anche meno preparata di me ci andavo a rimettere. Il succo è per me creare l'automatismo giusto. Integrare più arti non può essere esso stesso un limite se non addirittura nocivo?! 

Grazie mille anticipate e scusa se mi sono dilungato.
Mirko"


Caro Mirko,
ti ringrazio per la passione e attenzione con cui segui questo blog. Andrò a risponderti al meglio che posso.

Iniziamo col dire che io MAI ho asserito essere necessario integrare il Jiu Jitsu stile brasiliano con una disciplina di striking, pena la sua inefficacia!

Hai capito bene? Spero di essere stato chiaro su questo.

Rileggi: ho scritto qualche dozzina di articoli su come mai il BJJ funziona così bene, portando tonnellate di dati storici al riguardo, nella sua formulazione classica (nessun crosstraining). Questo punto è stato provato infinite volte, dai Gracie in giù, e spero che nel 2014 sia oramai fatto acclarato che il Jiu Jitsu è un'arte marziale nata&evolutasi per la difesa personale, e che è ultra-efficiente nel combattimento reale così com'è. Stop.

Evidenziare un limite non significa denigrare. Come ho ampiamente esplicato in passato, chi non ha limiti non ha confini, è informe e privo quindi di valore. Il limite ci evidenzia il traguardo, è la vetta del monte, e su una cima ci si può arrivare in una molteplicità di maniere, i sentieri possono essere diversi. Io poi credo profondamente nel BJJ, ho smesso di praticare attivamente Muay Thai e Boxe per esso, una ragione ci sarà bene, no? 

La strategia del BJJ in combattimento è 'proietta-passa-finalizza', e ti renderai conto che per proiettare si debba PRIMA chiudere la distanza, cosa che si rivela abbastanza ardua se il jitsuka non ha MAI preso un pugno in faccia, magari esita, e nel titubare si trasforma in un istante in un saccone per le manine da fabbro del proverbiale camionista di 120kg che lo mena. Ai tempi dei nostri nonni e dei vecchi Gracie non c'era ragazzino che non facesse a scoppi quasi regolarmente nei cortili e a scuola, ma oggidi' le cose son diverse e quel praticantato informale è assente. Credimi quando come professionista del settore ti dico che la maggior parte degli adulti alla prima labbrata si paralizza. Alla pari di molti professores di Jiu Jitsu ritengo cosa saggia e avveduta che una cintura bianca si abitui a ricevere un pugno in faccia, e che quindi si alleni nel condizionamento ai colpi: scherma-base e giù di entrate sul partner coi guantoni che mena duro.
In summa: per utilizzare il proprio Jiu Jitsu in situazioni reali è (quasi) indispensabile saper gestire un avversario che picchia, ma NON diventare un esperto di Boxe o Muay Thai.



Non accenno nemmeno all'aspetto di migliorare la lotta in piedi con un'integrazione di Lotta Olimpica stile libero, dando per scontato che ti sia lampante quanto ciò possa aiutarti nel chiudere la distanza, e in subordine anche di Judo (però senza assorbire a capocchia gli atteggiamenti sportivi di questi sistemi una volta al suolo).



Ho scritto parecchi articoli per esaminare COME una eventuale integrazione di arte percussiva vada applicata al lottatore di BJJ. Mettersi a fare robe a casaccio, amico Mirko, va a detrimento del praticante ed è per questo che ci vuole un coach navigato al fianco. Resta il fatto che innumerevoli esperti di arte suave sono passati alle MMA con massimo profitto, e il loro livello tecnico non ne ha risentito, sempre che abbiano mantenuto un meticoloso allenamento specifico (anche col gi).

"Il succo è per me creare l'automatismo giusto." Sante parole le tue, Mirko, non potrei essere più d'accordo! Siccome nella rissa vera la gente picchia, l'automatismo giusto -un'entrata molto aggressiva ma anche una guardia efficace e una fuga sotto i colpi- richiede necessariamente di non chiudere gli occhi e /o restare inani subendo l'iniziativa a valanga dell'altro. Ergo ci si deve allenare allo scopo, e quindi si richiede di avere una forma di condizionamento ai colpi. Aggiungi che non ci si difende da ciò che non si conosce minimamente e avrai la tua risposta: un vero jitsuka, uno specialista, DEVE essersi condizionato ai colpi. Non solo si può ma si DEVE farlo, posto che si sappia COME fare ciò.

http://www.realfighting.com/content.php?id=114

In un'accademia come la mia, la Fight Club di Firenze, offriamo corsi di BJJ adatti a tutti i palati. C'è chi vuole allenarsi, sudare un bel po' ma considera solo molto remota la possibilità di picchiarsi per strada, e credimi sono la maggioranza dei praticanti. Per chi invece sia più serio nell'approfondire la 'difesa personale' nel mio club offriamo corsi di arti percussive, impartiti da professionisti e frequentati da atleti agonisti. Ti sarà chiaro, amico lettore, che far mettere i guantoni a un jitsuka incapace di piazzare un destro oppure sviluppare occhio-riflessi su un abile striker NON sia la stessa cosa, è meglio che nulla ma non è il meglio!

In summa: se non si ha altro a disposizione, il condizionamento ai colpi lo si fa coi compagni di Jiu Jitsu, ma questa, più spesso che non, è una soluzione approssimativa rispetto a una tutela specifica di un coach esperto e con compagni valevoli.

Mirko, occhio che integrare NON vuol dire fare un minestrone scipito come va di moda oggi. PRIMA devi avere una solida base nella nostra arte suave, POI si potrà aggiungere quel che al piatto forte manca, altrimenti non si chiamerebbe integrazione bensì commistione, ibridazione forzata o similari.



Il condizionamento ai colpi in piedi e anche al suolo (cosiddetto ground 'n' pound) è parte integrante dell'addestramento di un jitsuka, una porzione importante dell'addestramento che chi -per scelta personale sua o per negligenza del suo istruttore trascuri- rende molto manchevole l'eventuale applicazione reale. Rimarco che è provato da migliaia di vale tudo e comuni risse che NON è necessario o auspicabile diventare un pugile agonista per applicare il Jiu Jitsu, anzi. Investire una gran parte del tempo disponibile per allenarsi un po' a casaccio nelle arti di striking, senza una guida e una bussola, può certamente rallentare i miglioramenti nel BJJ, mi par ovvio. 

Vuoi praticare solo BJJ, ti trovi bene in questo modo? Vai così, Mirko

Potresti migliorare l'efficacia stradaiola del tuo Jiu Jitsu tramite allenamenti integrativi mirati, eseguiti con metodo sotto una supervisione di un coach esperto? Senza dubbio sì. Non è obbligatorio, non è indispensabile, ma la risposta è sì.



domenica, novembre 09, 2014

CHI INSEGNA COSA?


Cari lettori, vicini e lontani, come ben sapete ho iniziato a tenere un blog tanti anni fa al solo scopo di sfogarmi. Mi piace scrivere, se metto nero su bianco le cose che mi tengo in gozzo poi sto meglio e mi sfogo nel dire la mia. Parecchie volte ho ripetuto che questo è il solo motivo valido di tenere un blog NON commerciale come questo: non vendo nulla e non desidero convincere alcuno, se ti va leggi e sennò ciao.

Un motivo particolarmente godereccio dell' avere un proprio spazio scrittorio è quello di stangare certi pregiudizi circolanti tra gli inesperti ma non solo. Gira voce che hanno il diritto d'insegnare una certa arte da combattimento i presenti e passati campioni sportivi, mentre gli insegnanti privi di un palmares importante sono soltanto dei cialtroni, non hanno vinto abbastanza gare nella gabbia (o sul tatami) e difettano perciò della forza mascula per stare sulla materassina a fare lezione..

La prima considerazione da fare è: parlare è facile, ma tirare su un corso e avvicinare con profitto tanti alla pratica invece non lo è affatto. Se discorsi del genere arrivano da tecnici, mi spingo a dire che criticare in via indiretta i competitori dileggiandoli è la forma primaria con cui si manifestano gli haters, gli ormai noti "odiatori", avversari preconcetti che tanto infestano facebook & compagnia. Trattasi in genere di ragazzini bimbominkia nascosti dietro un nickname o simili, e quando invece adulti, di individui invidiosi che palesano così facendo la propria inferiore statura umana e professionale. In questo secondo caso appare chiaro l'intento commerciale di piccolo cabotaggio, cioè diffamare un professionista non per il suo lavoro qual'è ma spostando l'attacco sul personale. Vecchia tattica che non raggiunge il risultato per un pubblico smaliziato, che però può purtroppo dare qualche miserabile frutto se intesa a raggiungere i neofiti assoluti, gli sprovveduti. Il fornaio di qualità è premiato dai propri clienti per i suoi prodotti, e spettegolare che ha la moglie battona serve al concorrente maligno per strappare due lirette di mercato. Il fornaio di successo se ne frega del rivale, va per la sua strada e non diffonde proclami sul passato del collega, chi lo fa è perché si sente inferiore.

Chi può insegnare? Chi lo SA FARE! Noi come lo valutiamo un maestro, solo dal fatto che lui è stato un forte agonista, che ha all'attivo tante medaglie? 

Uhmmmmm...
Ne siamo davvero sicuri? 

Che abbia gareggiato e vinto è certamente un dato utile, ma sarebbe come andare dal forno di cui sopra, mangiare una pizzetta da schifo epperò doverci ritornare  -dicono i benpensanti- solo perché l'esercente ha vinto il campionato condominiale di focaccia ben 3 volte 12 anni fa!

L'avvocato bravo NON è quello che ha sette lauree appese in ufficio ma soltanto quello che fa sua la causa, monsieur De Lapalisse, e così nelle arti marziali il MAESTRO bravo è quello che ha la stima e l'approvazione dei suoi atleti, che ne gradiscono l'operato e da lui si sentono guidati e resi migliori come esseri umani all'interno del contesto in oggetto di ragionamento. Non ha bisogno della 'patente' dell'espertone-rosicone e va per la sua strada, magari dimostrandosi un buon coach, vincendo medaglie con i suoi atleti se la loro arte prevede le competizioni.

Mi spiace aggiungere che curriculum vitae assai rimaneggiati ed edulcorati, e tutta una quantità di schifezzuole compiute che il profano non deve addivenir a conoscere capita che siano nascosti dai moralisti.  I campioni VERI non ostentano, per loro conto parlano da soli i risultati sportivi veri.
Nota: è mia convinzione che, restando nell'ambito del Jiu Jitsu stile brasiliano, ad oggi solo 3 persone in Italia siano in grado di vantare titoli pesanti, internazionali, negli adult cinture marroni e nere. Gli agonisti bravi sono tanti ma i vincenti reali del nostro paese -conosciuti e applauditi nel mondo- sono solo quei tre.

Questo blog ha speso migliaia di parole per insistere che un bravo insegnante dev'essere onesto e competente. Chi vorrebbe mai l'opposto?


onestà

[o-ne-stà] s.f. inv.
  • 1 Qualità morale di chi rispetta gli altri e agisce lealmente verso il prossimo SINrettitudineo. di vita
  • 2 Correttezza, accettabilità: lavoro fatto con o.o. del prezzo
  • 3 ant. Decoro, dignità

competenza

[com-pe-tèn-za] s.f.
  • 1 Sapere ed esperienza specifici SIN periziauno studioso di grande c.


Ci siamo? Aver vinto alcune medagliucce ci dice semplicemente che costui che lo fece è stato un bravo atleta, NON indica che sappia:

1) trasmettere il suo sapere
2) avere il rispetto dei suoi assistiti
3) mostrare una grande esperienza nell'allenare altri

Se vogliamo è un ovvietà, una banalità a ragionarci sopra, epperò spesso la materia è oggetto di confusione. Chi il rispetto non sempre lo ha, chi di malefatte ai danni della 'clientela' all'attivo ne ha di ben note, ebbene su questo "piccolo dettaglio" glisserà certamente e si metterà a gettare concime su chi invece di certe pecche non le mostra e lavora seriamente. Ripeto: la più importante caratteristica per uno che insegni è certissimamente un carattere serio, maturo e un'etica solida, visto che ha a che fare con bimbi e giovanetti.

Ricordo di quando un mio collega professore di arte suave mi descrisse la visita presso la sua accademia di un insegnante straniero, molto noto e con un passato di frequentatore di podi internazionali. Questo personaggio ha pensato bene di fare lo sborone, come si dice, e lottare con molta forza persino con le cinture bianchissime del suo ospite, facendo male a qualcuno e lasciando un pessimo ricordo di sé. Qualità morale, sapere specifico? Zero. Vincere (in gara) non basta, per convincere, ci vuole altro, molto altro

Approfondiamo l'argomento. Abbiamo riesaminato la (scontata) verità che vincere gare di un determinato sport nulla dimostra di saper insegnare la disciplina in oggetto. E' un merito e un dato importante di sicuro, ma la storia dimostra che molto spesso grandi atleti poi non si rivelano ottimi mentori, e vice versa. Vogliamo fare qualche esempio?

Greg Jackson è il più famoso e più vincente coach di MMA del mondo. Presso la sua accademia di Albuquerque, New Mexico, pascolano i più pagati fighters dell'UFC e dintorni. Questo tecnico è considerato un genio e lo pagano a peso d'oro gli uomini più duri che esistano. Ebbene Greg ha all'attivo zero competizioni, nemmeno il torneino di briscola del gerontocomio di zona ha mai fatto!

Vogliamo parlare di Boxe? Lo sport da combattimento dei 5 continenti, concepibile solo per tough men?

Il più vincente e osannato allenatore di tutti i tempi nel Pugilato è stato forse Angelo Dundee, italoamericano dal vero cognome di Merenda, trainer di Cassius Clay, Ray 'Sugar' Leonard e George Foreman. Signori miei, Angelo non ha mai fatto mezzo match di Boxe, è partito direttamente dallo stare all'angolo!

L'uomo che rese leggenda 'Iron' Mike Tyson e Rocky Graziano tra gli altri, fu un'altro paisà, ossia Costantine "Cus" D'Amato del quale non sono ricordati successi agonistici a nessun livello.

E nel Brazilian Jiu Jitsu?

L'allenatore più pagato d'America e forse del mondo è l'head coach di BJJ della ultrarinomata Renzo Gracie Academy di New York City, John Danaher. Una fosse di leoni piena zeppa di cinture nere e campioni pazzeschi. Il neozelandese, sofferente di un handicap a un arto inferiore, alla pari di Greg Jackson NON ha mai fatto un torneo di BJJ, nulla di nulla. Eppure c'è gente che combatte di professione e che prende voli dall'altra parte del mondo pur di allenarsi con lui, talmente impegnato da fare le mezz'ore di lezione privata (a costi stellari tra l'altro).

Una cosa moderna, una deriva recentissima delle arti marziali? A quanto pare no, visto che il singolo insegnante più incisivo della storia -in termini di milioni di persone a decine che nel tempo hanno praticato la sua scuola/arte- è certamente Jigoro Kano, inventore del Judo Kodokan e che non solo non ha mai gareggiato in vita sua ma che non è attestato abbia MAI nemmeno fatto del randori (sparring) coi sui allievi.

Chi può insegnare? Chi lo sa fare. Parlano i fatti. Con buona pace dei rosiconi malignanti. Precisiamo: di Kano e Dundee ne nasce uno al secolo, non voglio certo dimostrare la prova al contrario, è certamente un bene che chi insegna s'intenda precisamente di cosa sta discettando. E' solo che aver vinto sul quadrato non dimostra l'assunto precedente, sono due universi separati. E' bravo a insegnare chi è competente e onesto, e come la storia c'insegna il bravo coach spessissimo non è mai stato un grande campione, come sanno i pugili che nelle decadi si sono rivolti alle squisite cure del maestro Boncinelli, decano della Boxe fiorentina. Questo ricercato professionista al tempo in cui fece i suoi 3 o 4 match da dilettante fu ribattezzato con gigliata cattiveria "Solette" in quanto si beccava sempre un ko, andando a piedi all'aria. Simile destino ha vissuto il più famoso maestro di arti marziali che ci sia oggi in Italia, il judoka Giovanni Maddaloni. Vero eroe nazionale partenopeo, celebrato anche nei film per aver risollevato il morale e l'immagine di Napoli intera e del disastrato quartiere di Scampia, ha prodotto schiere di campioni internazionali su su fino all'oro olimpico di suo figlio Pino; ebbene O' Maestro smise di gareggiare da ragazzo dopo i regionali.

Oggi come domani saranno legioni di pischelli a sognare di allenarsi con Jon Jones, ma poi di farsi allenare da Greg Jackson, e non il contrario.

Io come modesto professor cintura nera di Jiu Jitsu ardisco ispirarmi a modelli di specchiata etica umana e professionale nel mio campo, l'insegnamento professionistico di arti marziali e discipline collegate, ed a questo scopo studio ogni santo giorno, cercando inoltre di partecipare a quanti più seminari/workshop di alto livello possibile. Sono per-fet-ta-men-te a conoscenza dei MIEI limiti (tipo un davvero striminzito passato da competitore, avendo io iniziato la pratica a 33 anni e con la gamba seminferma) e uso della scienza di amici e colleghi per superarli. In particolare faccio in maniera che i miei allievi siano esposti a una serie di figure qualificate nel BJJ, maestri internazionali con esperienza di svariate decadi quale il nostro DT, Octavio 'Ratinho' Couto,e atleti di prim'ordine che portino in dote ai centuriati la loro energia ed esperienza agonistica come Luca Anacoreta e Ivan Tomasetti. Il nostro team Centurion prova regolarmente sul campo il lavoro svolto tramite la partecipazione alle migliori competizioni, e anche sparring tematici con atleti di altre discipline.


Il Jiu Jitsu, lo vorrei ricordare ancora una volta, è un a-r-t-e marziale che ha un bellissimo/importantissimo aspetto (minoritario) agonistico, NON uno sport tout court, mica è la pallavolo. Un'enfasi esagerata e monolatrica sui risultati sportivi è la prima causa di decadenza di questa bellissima disciplina. Gareggiare è fondamentale ma nel BJJ NON è tutto, per niente proprio. La pensano così diversi esponenti tra i più rinomati maestri del mondo. Si ritorna lì: se un tecnico è valido lo decidono i suoi allievi e non i soloni di turno. Piaccia o non piaccia è così e basta. 

Nel video seguente il celebrato professor Sauer spiega quanto sia diminuito il valore combattivo del Jiu Jitsu per via della sportivizzazione forzata.




Inoltre vorrei aggiungere che per quanto indubitabilmente a un docente di BJJ sia richiesto un serio, concreto lavoro sulla materassina, lottando con gli allievi, è altrettanto indiscutibile che le leggi della natura valgono per tutti, docenti di arte marziale come gli altri. Il sapere che deriva da una vita spesa ad approfondire una disciplina bella e varia come il Jiu Jitsu, ad esempio, va di pari passo con il tempo che scorre, con gli anni che passano. Trovo ridicolo e infantile rifiutarsi di riconoscere i propri limiti, come ad esempio l'età divenuta ahimé matura, e voler ignorare che un indiavolato agonista ventenne può mettere in seria difficoltà uno stimato insegnante cinquantenne. Si dovrebbe arrivare a quell'età a non dover sentire più il bisogno (giovanile) di 'sconfiggere' sempre qualunque partner in allenamento, e accettare invece serenamente che c'è la possibilità, prima o poi, che gli allievi GRAZIE AL CIELO ci superino in bravura e vigore fisico. Un uomo adulto almeno dovrebbe, dico.

Nel prossimo video i fratellini spiegano l'importanza capitale della statura umana e culturale di un insegnante, e di come vada affrontata la pratica dell'arte per continuarne a godere in età non più giovanile.




Chi insegna cosa?

Cosa significa insegnare?

Il termine "insegnare" deriva dal latino insignare composto dal prefisso "in" unito 
al verbo "signare", con il significato di segnare, imprimere e che a sua volta riconduce 
al sostantivo "signum", che significa marchio, sigillo.
L'attività dell'insegnante, quindi, lungi dal limitarsi alla trasmissione del sapere fine 
a se stesso, consiste nel "segnare" la mente del discente, lasciando impresso un metodo 
di approccio alla realtà, che va ben oltre lo studio.

E' chiaro? 

Chi t'insegna ti segna, a vita. Chi è materialista, duplice, esaltato e arrogante, violento e prepotente, segna in tal senso gli allievi, così come l'egoista affamato solo di pezzetti di metallo. Ecco perché onestà e competenza non si possono apprendere in campionato, ecco perché il delicatissimo compito di fare il docente di arti marziali DOVREBBE essere affidato solo ed esclusivamente a persone di comprovata moralità, cultura e maturità. In caso contrario gli esiti saranno spesso pessimi, addirittura devastanti alle volte. E' un'utopia e ne sono perfettamente consapevole, noi umani siamo fallaci e il mercato delle arti marziali non sfugge alle stesse truci regole dell'esistenza: arrivismo, superficialità, opportunismo. E' per questo che non esiste né potrà mai esistere un criterio pratico univoco per stabilire a priori chi può insegnare, il giudizio è affidato esclusivamente al gradimento dei clienti/allievi. Ciò è un po' triste, lo so, ma le cose vanno così.

Se tu che leggi sei un giovane in cerca di un maestro, io ti auguro tanta tanta fortuna, che la statistica è contro di te. Se invece sei un insegnante di un'arte marziale o comunque di qualche disciplina formativa, spero che questo mio scritto ti possa far riflettere 5 minuti.