venerdì, marzo 16, 2012



Il coraggio fa male - Mai fidarsi di chi non ha mai preso un pugno in faccia
Di Scott Locklin (settembre 07, 2011)
traduzione di Giovanni"Fuck yeah"Fort

Ai conservatori piace parlare delle cause del Tramonto dell’Occidente: il femminismo, il lassismo morale, l’abuso di droghe, il declino del cristianesimo, i reality TV. Attribuire la colpa del decadimento della civiltà a delle scorfane lardose come Andrea Dworkin [famosa femminista militante americana obesa N.d.T.] è l’equivalente di un medico che emette una diagnosi di demenza senile sulla base delle rughe che solcano il volto di una persona anziana. Il fatto che la gente abbia ascoltato cretini e cretine come la Dworkin è solo un sintomo, non la causa, di una cultura che sta tramontando. La causa del declino della civiltà è semplice semplice: mancanza di contatto con la realtà oggettiva.
Il grande banchiere e giornalista (nonché fondatore dell’originaria National Review) Walter Bagehot, lo ha espresso molto bene quasi 150 anni fa: "La storia è costellata delle rovine di nazioni che hanno guadagnato un po’ di progressismo al costo di una grandissima porzione di dura virilità, e che hanno così preparato se stesse per andare incontro alla distruzione non appena i movimenti del mondo ne hanno creato l’opportunità."
Ogni grande civiltà raggiunge un livello di prosperità tale che è possibile vivere tutta la propria esistenza da pacifisti senza subirne per questo serie conseguenze. Molte civiltà sono arrivate allo stato di involuzione rappresentato ad esempio dai moderni costumi Berkleiani, dallo scambio di coppie al vegetarianismo. Idee di questo tipo non hanno origine in un’esistenza dura a contatto con le forze della natura e degli elementi: sono invece l’inevitabile conseguenza dell’essere degli inutili smidollati urbani che vivono separati da qualsiasi contatto significativo con la realtà. Gli individui “ipercivilizzati” cercheranno di dipingere la propria decadenza come un qualcosa di “altamente evoluto” e degno di emulazione, in quanto è fenomeno che può esistere esclusivamente nella serra calda e brulicante di vita dei centri urbani altamente civilizzati… proprio come le epidemie di influenza. L’evoluzione comporta selezione naturale brutale e spesso violenta, e quelle persone hanno la stessa esperienza delle brutali forze evoluzionistiche che ha il tipico barboncino urbano, tosato, infiocchettato, e vestito di ridicolo cappotto.
Attraverso tutta la storia dell’umanità, civiltà vigorose hanno avuto vari modi di gestire la sfortunata tendenza degli esseri umani a diventare degli idioti senza nerbo. I sudcoreani (che, e sarei pronto a metterci dei soldi, sono secondo me gli uomini più duri in Asia al giorno d’oggi) hanno come rito di passaggio un servizio militare dalla durezza veramente brutale. Mi dicono che i sovietici mandavano gli studenti a raccogliere le patate nei campi durante le feste nazionali. Gli antichi Greci usavano la competizione sportiva e i costanti conflitti bellici. Le classi lavoratrici anglo-americane, l’ultimo vasto gruppo virtuoso rimasto in quei paesi, usano il bullismo, gli sport violenti, le scazzottate, e la vita dura.
Penso che una certa visione del mondo derivi inevitabilmente dalle esperienze di violenza. È un qualcosa che … come dire … potremmo chiamare virilità. Non è assolutamente necessario essere il più duro del mondo per essere un uomo, ma bisogna essere disposti a gettarsi nella mischia quando le condizioni lo richiedono.
Un uomo che ha partecipato a una rissa o che ha praticato sport violenti ha esperito molto di più della vita rispetto a uno che manca di questi punti di riferimento. I pugni, la lotta, gli scontri armati di coltello, gli sport violenti, i duelli con le mazze da baseball, puntarsi contro delle pistole, venire schiacciati sul campo da rugby – gli uomini che hanno fatto queste esperienze sono diversi da quelli che ne mancano. Gli uomini che si sono allenati a combattere, o hanno provato direttamente situazioni del genere, sanno cosa significano coraggio e fortezza mentale, e lo sanno in prima persona. Gli uomini che sono stati messi alla prova fisicamente sanno che l’ineguaglianza è un fatto, come le leggi della fisica. Gli uomini che sanno come esercitare violenza hanno anche chiara coscienza del fatto che l’assunto di base del femminismo radicale – il fatto che donne e uomini siano uguali – è una menzogna. Sappiamo che le donne non sono come gli uomini: non lo sono fisicamente, mentalmente, né in termini di carattere morale.
Gli uomini che hanno combattuto sanno quanto sia difficile opporsi alla folla, e sanno che la civiltà è cosa fragile quanto importante. Un uomo che ha vissuto la violenza sa che, alla radice, la civiltà è un accordo reciproco tra gli uomini a comportarsi bene. Questo accordo può essere infranto in ogni momento: fa parte dell’essere uomo essere pronti quando quel momento arriva. Gli uomini che sono stati in scontri fisici conoscono una cosa di cui al giorno d’oggi si parla raramente senza sciocche risatine: l’onore.
Gli uomini che hanno fatto esperienza di scontri fisici sanno che, a un certo livello, le parole sono solo parole: a un certo punto le parole devono essere supportate con le azioni.
Soprattutto, chi ha vissuto scontri violenti sa che non c’è assolutamente nulla di buono o di nobile nell’essere una vittima. Questo è un concetto che il moderno “movimento conservatore”, guidato per lo più da fighette smidollate, ha perso, probabilmente in modo irrevocabile. Sono sempre lì a cercare di toccare le corde del nostro cuore, da “Salviamo tutti i bambini”, alle tragiche condizioni del conflitto israeliano-palestinese, ai sensi di colpa coloniali e Martin Luther King, fino al frignare perché i media non fanno giustizia ai loro appelli accorati ed emotivi per giustificare il desiderio di sganciare bombe in testa ai mussulmani. I Repubblicani stanno addirittura considerando seriamente un vero e proprio candidato-vittima: Michelle Bachman. Per quanto se ne capisce, è una sorta di Barack Obama degli stati centrali degli USA, con in più un paio di tette e una visione del mondo leggermente più delirante.
Gli uomini moderni “civilizzati” non fanno a pugni. Non praticano sport violenti. Giocano ai videogame, e al più guardano lo sport in televisione. Gli uomini moderni sono dei deboli, fisicamente ed emotivamente. L’uomo ideale non è più John Wayne, James Bond o Jimmy Stewart: è uno sfigato piagnucolante che va dallo psicologo o dall’analista, una sorta di lesbica accondiscendente dotata di cazzo, che chiama la polizia (che in teoria odia) quando ci sono dei problemi. L’uomo moderno ideale è quello sfigato inglese senza spina dorsale che è arrivato a dare persino i propri pantaloni al vandalo che lo minacciava durante le recenti sommosse nel sud di Londra.
Come siamo arrivati a questo punto? Estrogeni nel cibo? L’influenza corrosiva del marxismo culturale? Le unità familiari troppo ridotte? Alcuni degli uomini più dotati di palle che conosco sono cresciuti con una serie di fratelli con cui fare a botte.
Quando gli uomini validi e disposti a combattere sono tutti estinti, cessa di esistere la civiltà. Non saranno virago dal mento sottile e dalla mascella piccola a salvarvi dalle orde barbariche. Nessuno sfigato effeminato con la laurea presa ad Harvard si farà avanti per difendere in prima persona la decenza, gli usi comuni del vivere civile: si tratta solo di astrazioni e costrutti sociali, non lo sapete? Il movimento dei conservatori non vi salverà: sono solo carrieristi col cuore da coniglio, terrorizzati anche solo all’idea di offendere una minoranza.
Teddy Roosevelt, il mio Presidente ideale, teneva un leone e un orso come animali da compagnia nella Casa Bianca, e praticava quotidianamente il jiu-jitsu e la boxe. Perse addirittura la vista da un occhio durante un incontro amichevole di pugilato, mentre era presidente. I nostri ultimi tre gloriosi leader sono uomini che hanno cagnetti piccoli e pelosi come animali domestici, e per tenersi in forma fanno jogging. Di fronte a decisioni difficili, non fanno ciò che è giusto e non dicono la verità – fanno ciò che è più facile o politicamente comodo. A differenza dei nostri ultimi tre presidenti, Teddy Roosevelt non ha mai mandato uomini a morire in guerre inutili, sebbene lui rischiasse ben volentieri in prima persona il collo facendo la lotta a mani nude con gli orsi.
Non sono un duro da paura: sono un intellettuale dal fisico esile che porta sempre la giacca e pensa tutto il giorno alla matematica. Non mi alleno più per combattere, e le mie esperienze di violenza sono abbastanza limitate. Nondimeno, giudico le persone sulla base di questo tipo di cose. Quando incontro un uomo per la prima volta, non mi frega niente che tipo di diplomi o premi ha appesi ai muri. Non mi frega se è un liberale o un conservatore. Voglio sapere se è il tipo di persona su cui potrei contare in una rissa. In ultima analisi, quella è l’unica cosa che veramente conta.

giovedì, marzo 08, 2012



A LEZIONE IN POLACCO


La nostra associazione s'impegna ad aumentare il tasso tecnico dei suoi centuriati in molti modi: lezioni programmate con cura, seminari col nostro DT e altri docenti della nostra "linea di sangue", gare etc. 

In quest'ottica di perfezionamento intercettiamo volentieri tutti i tecnici preparati che passano nel vicinato. Questa volta è stato nostro ospite Marius Kosej, cintura nera polacco del RGC di Roberto Atalla.

Il soft spoken ingegnere da Breslavia ci ha illustrato il suo forte: la guardia aperta. E' stata una lezione di alto contenuto e non facilissima da seguire per un uditorio composto perlopiù da cinture bianche, ma ho insistito lo stesso che i ragazzi potessero essere esposti al top del registro tecnico del gigante tranquillo, che tanto sono argomenti previsti nel loro futuro comunque ed è educativo assaggiare le primizie là dove nascono.

Un bellissimo sparring finale ha condito la serata, dove il sottoscritto ha potuto assaggiare la terribile guardia del 30enne maestro dell'Est da 110 kg, e le sue "pinne" alias piedi taglia 49.

Un abbraccio al mio omonimo e avanti, il 24 arriva il pelato de Roma, Federico Tisi, per il nostro seminario primaverile.



domenica, febbraio 26, 2012


NON E' VALENTINO

Va fortino, invece.

Gioco di parole squallido a parte, il ragazzone nell'immagine è il nuovo Re del Jiu Jitsu internazionale data l'assenza di Roger dal proscenio.

Rodolfo Vieira da Rio de Janeiro, giovinotto del 1989, sta dominando peso e assoluto da svariate edizioni dei campionati importanti. In possesso di un'agilità pazzesca in confronto alla mole, si diletta d'imporre la sua prepotenza fisica e il suo superiore gioco in piedi sui qualificati avversari, schiaffandoli a terra e macinandoli come la farina "tipo 00".

Dotato di illimitato potenziale, dichiara che in un non lontano futuro potrebbe passare alle MMA, una volta esauriti gli stimoli nel BJJ. Attendiamo.

Questo documentario ce lo mostra come atleta e come bravo ragazzo. Come vive e come si allena il più forte grappler al mondo?


Buona visione.


lunedì, febbraio 06, 2012



ARTI FOSSILI, CONTROLLO MENTALE e L'INUTILE CADUTA DEGLI IDOLA



"Il ventre di un miserabile ha più bisogno d'illusioni che di pane." (George Bernanos) 



Molti lettori di lungo corso sanno che questo blog, oltre a raccontare le vicende del nostro team e proporre analisi tecniche sul tema BJJ/MMA ha sempre avuto una particolare connotazione di denuncia.

Io in passato ho attraversato le pianure infernali delle cosiddette arti marziali 'tradizionali' in tutta la lunghezza e, in seguito alle esperienze ricavate, ho fatto della spassionata analisi di questo bizzarro mondo uno dei caposaldo di questo sito.

Negli archivi ci sono dozzine di articoli in cui, tramite il contributo di neuroscienze, storia delle religioni, psicologia, antropologia culturale e altre discipline del sapere ho (spero) chiaramente spiegato che le suddette 'arti' tradizionaloidi -presunte antiche o modernissime "miltary-based" in anfibi e mimetica- non solo sono inutili dal punto di vista del combattimento reale  ma soprattutto sono lesive della dignità del praticante che, in buona fede, finisce in gruppi carismatici la cui dinamica interna ha il fine di mantenerlo in eterno posizionamento down rispetto al top in cui si trova la casta ecclesiastica che dirige la sètta marziale in oggetto. In estrema sintesi: non sono solo farlocche/inefficaci, fanno male e tanto.

Ora vi propongo un video da poco pubblicato, prego la massima attenzione. Ciak!




Non è uno sparring di periferia, è una sfida in piena  regola. Il simpatico e fin troppo educato ragazzo longilineo con la barbetta che piglia a mazzate il bassottello (ma stesso peso) è un dilettante milanese di Muay Thai. Ha 2 anni e poco più di esperienza nello sport e davanti a sé un individuo con dichiarate decine di pratica 'mortale'. L'altro personaggio è infatti un autoproclamato maestrone 'combattente da strada' e spammatore inesorabile della rete, che per anni ha ammorbato con incredibili rodomontate sulla sua invincibilità, sulla sua unicità, quale solo detentore del suo stile nella unica versione originale, cioè un 'mortale' sistema cinese che anch'io ahimè praticai, il Wing Chun. Tante spacconate sparò che il thaiboxer meneghino lo sfidò pubblicamente, e il video è il tragicomico esito di quando si vanno a vedere le carte di un bluffer: zero. Il giovane è fin troppo delicato e rispettoso e non infierisce sul suo incapace avversario, che -come viene ribadito dall'audio- a suo tempo aveva avuto il coraggio di dichiarare che "lo avrebbe disintegrato in soli 5 secondi."


Inutile nota tecnica a margine: entrambi striker puri, finiscono subito nel clinch e nella lotta al suolo, pur senza nessun desiderio di andarci e senza assolutamente sapere che pesci prenderci. La stessa triste situazione in cui si trovarono molti anni fa due esponenti di fama mondiale del medesimo stile cinese di puro striking del bassottello ("La lotta a terra è inutile" il loro refrain) in una famosa confrontation dal contenuto tecnico simile: il giovane mena l'anzianotto cinese, il quale si era autoproclamato l'imbattibile n.1 al mondo, primaria autorità nell'energia mistica e nei punti mortali, e pronto ad annientare chiunque.





Chiaramente non è una sconfitta in sé che genera disdegno, perdere è normale ed educativo, ma quel che ci sta a monte. Ciò che offende è che si insegni qualcosa (in questo post il combattere) che né si ha il coraggio né la forza di fare. Chi non fa quello che predica è un bugiardo, non ci crede lui per primo, è un bluff, quand'anche fosse un omone durotto e con qualche valido skill. E' l'ironia della storia: le chiese degli stermini di massa e coi tetti d'oro predicano l'amore e la povertà.. 


Sono anni che invito a perplimersi con me della dabbenaggine umana da questo blog, ma senza invero dentro di me nessunissima speranza. Politicanti, predicatori, pubblicitari e televenditori tutti, con eloquio forbito magnificano la loro "merce" come la migliore, è abbastanza ovvio no? Eppure sono le categorie più di successo al mondo! Mario che certe puzzole le odia invece dice da sempre che:


-io NON sono per nulla un fighter: fighter è soltanto chi si mena a contatto pieno; io lotto, e aspetto con piede fermo chi vuole una dimostrazione del mio onore e convinzione
-affermo d'essere battibilissimo (i miei allievi ne hanno la prova provata)
-insegno solo il Jiu Jitsu da me praticato tutti i giorni con sudore abbondante
-non dò nessuna garanzia d'invulnerabilità a chi studia con me e sghignazzo di chi lo faccia altrove
-non sono il solitario motore immobile della mia associazione ma la condivido coi miei collaboratori, e i nostri referenti tecnici sono accessibili direttamente dai nostri iscritti senza filtri
-non sono il padre-padrone di nessuno e invito i miei ragazzi a confrontarsi ovunque e con chiunque, e invio i più interessati alle MMA in altre palestre per apprendere le modalità necessarie
-disprezzo in pubblico chi affligga i suoi astanti con malignità sui colleghi o concorrenti, reputandolo comportamento da deboli e da subumani
-ricordo a tutti che fare BJJ non rende Supereroi, e chi ha assistito alle nostre lezioni o demo lo sa
-aborro qualunque atteggiamento reverenziale: i centuriati sono amici miei e ci prendiamo fraternamente per il culo a vicenda, con misura, come si deve fare tra uomini
-a ogni lezione ricordo che nessuno è infallibile e che i miei allievi DEBBONO rifiutare ogni insegnamento che ritengano sciocco falso, anche venisse da Helio Gracie redivivo
-riceverà rispetto chi porta rispetto, sul nostro tatami non ci sono ricchi o poveri, professori o manovali, solo lottatori
-il primo che si permettesse di fare il prepotente con uno più novizio, piccolo o con una donna, avrebbe per garantiti lunghi minuti di sofferenza impartita dal sottoscritto e l'espulsione dal team per direttissima
-da noi non ci sono prediletti, allievi "closed door" e discepoli iniziati: siamo tutti bischeri uguali
-rammento che amare e preferire il BJJ ad altre arti funzionali non deve far perdere il ben dell'intelletto, e dimenticare la relativa superiorità situazionale delle altre modalità
-insisto a ogni piè sospinto che lo scopo primario di una sana pratica è imparare ad avere fiducia in se stessi, fare movimento fisico e socializzare in un ambiente sano, e che invece la fissa malata per "difesa personale" è una chimera di chi non combatte mai
-mi pongo sempre come educatore, i campioni veri di Jiu Jitsu mi pigliano e frullano come una banana, per non parlare dei real pro di MMA, che mi userebbero tipo scacciamosche


Ritornando a bomba al primo video, dovete vieppiù sapere che il 'maestro da strada', dal basso del suo metro e spiccioli d'altezza, ha passato ANNI a denigrare&insultare a mezzo tastiera chicchessia e, suscitando enorme ilarità tra i combattenti veri, sparando balle spaziali tipo "Alessio Sakara non ha nulla da insegnarmi", "L'UFC è un giochino per uomini sudati in mutande" e altre castronerie del genere. Incredibilmente invece di un oceano di pernacchie ha bensì raccolto seguaci, e si permetteva la più galattica prosopopea urbis et orbis, con frotte di ossequianti pronti a pendere dalla sua lingua.

Un caso isolato, un tipetto senza senso? Magari! Questa è gente che è piena di allievi e le dinamiche su cui ha basato il suo piccolo impero sono le stesse identiche di tutte le organizzazioni consimili (non solo quelle marziali): affermazioni apodittiche, storie mitologiche, piccola ipnosi da fiera paesana, divieto assoluto di confronto, rogo virtuale - di questi tempi- per l'eretico che si ponga dei dubbi e contesti l'autorità infallibile della cricca. Ripeto: la più sconcertante caratteristica degli esseri umani è la loro facilità ad essere manipolati, abbindolati dai furbi con tecniche di controllo mentale.






I convertiti a queste idee senza fondamento logico sono miriadi, e un converso non viene quasi mai smontato nella sua fede da argomenti razionali, foss'anche un milione di chiarissimi video, che sennò le religioni del pianeta sarebbero estinte da secoli. Restereste sbalorditi su quanti ingenuotti le fantasie marziali sparate in giro dai personaggi più incredibili tipo il bassotto fanno leva, riuscendo a carpirne il credito e il portafogli. Le arti fossili, vetrificate e scenografiche, assommano molti più praticanti dei normali sport da combattimento, questo è un dato statistico. Come ho spiegato in tantissimi articoli, ogni attività che usi il corpo può dare un contributo alla formazione di un combattente, vedi lo Yoga e il jogging, ma NON insegnare a combattere tout court, è una cosa molto diversa. Lo ridiciamo per l'ennesima volta? E dai: sono arti MARZIALI soltanto quelle dove si combatte veramente, e cioè si fa sparring regolarmente in palestra con avversari non collaborativi ed esperti, e si gareggia a contatto pieno (striking, grappling, mixed). Non esistono tecniche segrete, maestri invincibili e scuole di Hokuto. Nelle vere arti da combattimento l'insegnante non è un guru e può perdere con gli allievi; in generale le praticano persone relativamente assennate, che nella loro accademia NON ricercano un sostituto della Chiesa in cui credere, e nel loro coach uno del Padre Assente. Le chiacchiere stanno a zero, ma la  materassina invece non mente mai, e il rispetto che vi ci si conquista non è legato alle balle spaziali che si sparino a voce o sui siti, è concreta e scevra di leccaculismo.

Come i fedeli delle varie sétte religiose fanno spallucce davanti alle più crasse dimostrazioni di malvagità e crudele ipocrisia dei preti che li ammaestrano, anche i devoti dei culti marziali la cui razionalità è stata obnubilità dal marketing dei santoni possono assorbire con gommosa capacità qualunque prova della malafede e incompetenza assoluta di chi li domina. L'essere umano è purtroppo così sciocco e così facilmente truffabile! Una volta che ne si sia carpita l'immaginazione tramite controllo emozionale è finita, abbiamo davanti un convertito che metterà tutto se stesso nel giustificare le catene che lo avvinghiano. A volte, anni di sofferenze dopo, alcuni si risvegliano ma hanno paura di cambiare, di affrontare il giudizio del loro gruppo di riferimento, di perderci economicamente  e -soprattutto- ammettere di avere sbagliato. Il Signore della Menzogna sa che la Verità costa parecchio e ci conta.




Spero (...) di aver fatto definitivamente capire che Arti Marziali sono solo alcune, le arti da combattimento reale, mentre tutta una pletora di altre robe, fatte da gente in abiti orientali o vestiti con mimetiche, e che vanno ingiustamente dai più classificate in questo modo sono di segno spirituale opposto, e si intenda che quest'ultime sostanzialmente sono assai nocive, al di là della eventuale buona fede del praticante ma anche del suo istruttore. Non è "questione di gusti", non è un fatto di scelta personale, qui si parla di forze in gioco che vanno al di là di quello che la maggioranza riesce a capire.

L'era degli stili è finita. 


Secoli fa avevano un loro senso pulito e utile per la società ma adesso no, sono diventati relitti marci, fossili viventi, pseudoarti invertite e arimanhiche. Le vere Arti Marziali promuovono l'aumento della coscienza nel praticante, e rispetto alle arti oscurantiste sono diametralmente agli antipodi:  metafisicamente nemiche inesorabili.


Alla gabbia, al ring, alla materassina n-o-n c'è alternativa, altrimenti si finisce così:



mercoledì, febbraio 01, 2012



UNA MEDAGLIA PER FRANCESCO


Il mio allievo e collaboratore Francesco"Taba"Braccini, responsabile per il team nella zona Fiesole/Pontassieve torna dal Campionato Europeo IBJJF di Jiu Jitsu Brasiliano con un metallo pesante al collo, la foto (in gi bianco) ne è testimonianza.

Il prode centuriato è riuscito a trovare un varco nella sua densissima vita personale, tra famiglia, lavoro di responsabilità e impegni d'insegnamento jistuistico, e tentare la scalata al podio. Due lotte vinte senza se e senza ma lo hanno consacrato terzo miglior lottatore continentale della sua categoria nelle Viola. Assistito con generosità all'angolo dall'allievo Lorenzo"Manzilla"Berti, lui anche reduce da una buona seppur sfortunata prova nei pesantoni Bianche, il forte Braccio ha fatto vedere che è un jitsuka di pasta dura, mostrando il Jiu Jitsu che io ho sempre voluto da lui: dominio in piedi, gioco stretto e asfissiante nei passaggi, calma e tostaggine mentale.

La medaglia di cui sto qui a discutere però non è quella bronzea consegnatagli dalla federazione. Io sto parlando di quella virtuale ma concretissima della mia stima personale per Francesco. Pochi possono vantare certi risultati agonistici in senso assoluto, è vero,  ma molti molti meno sono coloro che ricevono il mio rispetto come artisti marziali a 360°, come esempi per i propri allievi e per la comunità. Il Taba è un esempio di rettitudine dentro e  fuori la materassina, gioviale e scanzonato ma serissimo nell'impegno, sempre pronto ad aiutare i giovani a indirizzarsi verso stili di vita salutari e a scoprire la forza che è latente in loro. Per QUESTO specifico motivo ho fondato il Centurion quasi 10 anni fa', e se riesco a farlo lo devo a chi concretamente mi affianca nel portare avanti questo lavoro.

Il successo agonistico premia questo 'ragazzo' ancora una volta, e io di lui sono molto fiero.



domenica, gennaio 22, 2012



LA PREPARAZIONE FISICA SPECIALISTICA
PER GLI SPORT DA COMBATTIMENTO


Ne ho scritto spesso, ma vale la pena ribadire il concetto.

Il mondo di certe discipline in colonia italy si sa, è alluvionato di pezzenti e mistificatori, e va bene (si fa per dire). Se però c'è un aspetto che è addirittura sotto la scandalosa media è quello dell'addestramento atletico dei combattenti. Quando si parla di questo argomento sortono fuori come funghi i più incredibili e ridicoli luoghi comuni, programmazioni alla Rocky Balboa che insegue la gallina e ex allenatorucoli falliti di calcetto che pontificano perché, dicono, hanno il "certificato".

Purtroppo anche le più serie scuole di discipline da combattimento soffrono di un pauroso deficit di serietà e di formazione scientifica di base sull'argomento, ed imperano i vecchi maestri con la 3a elementare che, seppur esperti e seri, impongono le mezze maratone ai pugili o le diete con un caffè al giorno-tutocompreso per tagliare il peso.

Il mestiere del preparatore atletico è come dicevo una jungla assurda, e discernere chi ci capisce qualcosa non è semplice. In primis la meritocrazia assente a tutti i livelli -specie di vertice-  nel nostro disgraziato paese rende addirittura ostico veicolare il concetto che il valore di un professionista NON sta nei diplomi sfoggiati ma nei risultati effettivi, e in secundis che la proprietà transitiva non si applica alle diverse discipline sportive.

"Tizio è un ottimo preparatore di rugbisti o mezzofondisti, ERGO è capace di allenare strikers o grapplers".

ERRORE!

Le diverse discipline sportive presentano grattacapi molto diversi al coach, e il preparatore che rifiuti l'umiltà di andare a rimpolpare la sua cultura specialistica coi veri big del settore ha il fallimento dei suo programmi tecnici scritto nelle stelle. 

Le MMA poi sono uno sport dalle variabili situazionali quasi infinite, e incastrare una seria preparazione fisica nello schedule di un atleta già così tanto carico di lavori tecnici è davvero un bel problemino, problema sul quale si sono rotti il grugno fior di esperti nei paesi dove questa disciplina ha largo seguito e giro di quattrini.

Come valutare se il sig.X sia o meno il coach che andate cercando non è facile. La prima cosa su cui rizzare le orecchie è se al primo appuntamento ha o meno preteso una approfondita anamnesi e ha eseguito test valutativi delle capacità condizionali. Una vera programmazione è un abito su misura: come lo cuci se non conosci i dati del cliente?

Un altro parametro da giudicare: coach X conosce la Legge della Forza? Sa cioè che alla base di tutte le altre declinazioni della forza (:la capacità del sistema nervoso centrale di reclutare i muscoli per eseguire un certo lavoro) c'è quella submassimale, i pesoni insomma? Il fenomeno della circuito-mania ha fatto scordare ai più che essi sono uno strumento di lavoro ma senza forza/intensità acquisite prima, è come spendere i soldi presi a prestito: li paghi con l'interesse.

Io mi periterei di controllare, oltre al suo cv, che sia anche una persona che fa quello che prescrive ai clienti. Chi non crede in quel che predica è un bugiardo e dubito al massimo che sia la persona adatta nelle cui mani andarsi a mettere: ciccioni e scheletrici vanno cassati subito con la pernacchia di fantozziana memoria.

Inoltre mi accerterei che il fantasmagorico X si renda conto di quello che tutti i sarti e cuochi del mondo sanno benissimo: non c'è abito che dopo il taglio non vada riaggiustato un minimo, e non c'è piatto che non sia da riassaggiare. Dico che un vero coach, che vi abbia a cuore, DEVE essere un individuo con la testa sulle spalle, che sa di poter commettere errori e anche che la preparazione andrà tarata via via che i risultati vengono misurati, perché non siamo tutti uguali.

Un ultimo avviso. La natura di qualsiasi preparazione è oscillatoria, per funzionare deve essere organizzata e programmata a onde, e sopra tutti i parametri deve tener conto del RIPOSO. E' mentre riposiamo (supercompensiamo) che costruiamo il risultato, e l'errore in assoluto più frequente è allenarsi TROPPO, inficiando con l'ingordigia il risultato, quindi occhio. Un atleta che esegua estenuanti sedute di addestramento in striking o grappling NON può avere nulla in comune in sala pesi col bodibilder che si pompa 4-5 volte a settimana: l'overtraining è garantito!

Butto giù una ricettina di base, con l'hazard che come ho appena finito di dire, è solo un esempio generale:

ipotizzando un atleta agonista amatoriale non esordiente, che esegua dalle 3 alle 5 sedute a settimana di addestramento tecnico puro, bisognerà prevedere un addestramento incentrato sulla forza submassimale LONTANO dalle competizioni, e un successiva trasformazione in forza esplosiva e resistenza alla forza nell'imminenza del match (a seconda di che disciplina parliamo). Senza bombe 1 seduta intesa a settimana basta, di solito e con tutti i distinguo, che i ripetuti guanti/rolling condizionano la resistenza specifica più che abbastanza. Naturalmente è una semplice generalizzazione, le varianti sono moltissime, ma ribadisco che la maggior parte della gente non si rende conto di assommare un volume di lavoro esagerato.

Come al solito vi richiamo all'ordine: evitate il fa-da-te, coach youtube vi frega, rivolgetevi a uno specialista, ne va della vostra salute e del vostro successo sportivo.




martedì, gennaio 03, 2012



IL CONCETTO di META-MODALITA' NELLE MMA: 
UN CASO ESEMPLARE


In passato ho utilizzato spesso match di MMA per illustrare quel che volevo significare nell'articolo. Anche questa volta andrà così. Ribadisco per i frettolosi e per i maligni che è un uso didascalico del match, e che TUTTI gli atleti in azione sono da me considerati eroi ed esempi di abilità impareggiabile.

Questa battaglia tenutasi al recente DREAM vede opposto il medaglia d'oro di Judo, Ishii, all'epico Fedor. Il jappo mi sta simpatico e lo uso spesso come uomo esemplare: a loro gli occhi, please.



Il russo fu ai suoi tempi un eccellente judoka anch'egli, ma chiaramente nulla di paragonabile minimamente all'olimpionico. Cosa ci dice questo impari scontro, risolto come si è visto?

Naturalmente si capisce che il sambista ex sovietico ha un pugilato che il nipponico se lo sogna e che, seppur meno in spolvero di quando era considerato imbattibile, è nel totale di un altro pianeta. Poi?

Io ci vedo un'ennesima dimostrazione del concetto situazionale delle MMA, cioè di come lo sport da combattimento per eccellenza sia definito da momenti tecnico-tattici perfettamente inquadrabili nelle 4 Magic Arts. Il giovane Ishii ha dei fondamentali atletici misurabili incredibili, il vantaggio dell'età e di giocare in casa. Il suo Judo stellare però non gli permette di portare il russo in una situazione tattica in cui sia svantaggiato nettamente, e finisce che anche nella lotta in piedi viene bamboleggiato dall'avversario in maniera esagerata. Come praticamente sempre accade quando sono in action rinomati campionissimi specialisti di arti da combattimento reale ma fuori dal gruppo delle 4MA  si vedono i limiti di queste discipline, seppur validissime, nell'inquadramento tattico del match.

Uomini duri, atleti eccezionali vengono abbattuti nel loro campo specifico da opponenti che a rigor di numeri stanno sotto di vari piani. Sarebbe andata allo stesso modo, parlando di corpo a corpo in piedi, se invece di Ishii sul ring ci fosse stato l'oro olimpico di Lotta Olimpica Stile Libero? Io credo di no. Il Fedor al plutonio dei tempi del PRIDE per esempio ebbe diversa fortuna in quella situazione con i wrestler Coleman e il di lui allievo Randlemann (gente zero boxe e molto lontana dal livello di una medaglia olimpica):




Altrettanta differente sorte ebbe nel gioco di proiezioni un ex avversario di Ishii, Yoshida, quando era il n.1 dei Massimi giappi e lo misero davanti a un greco-romanista famoso ma esordiente nelle mixed arts, Garner:



E' ormai opinione condivisa a livello mondiale che lo sport/MMA, con le sue specifiche caratteristiche e i limiti (analizzati su questo blog) faccia eco al "concetto"/MMA, alla dimostrazione pratica di un ragionamento che già a logica filava pure prima: il combattimento è come tutte le attività umane, cioè è studiabile scientificamente in base alle evidenze pratiche e numeriche. In ogni campo specifico statisticamente SEMPRE prevalgono gli specialisti, e siccome lo scontro disarmato umano si svolge in 4 diverse situazioni tattiche riconoscibili, è del tutto ovvio che le MMA siano finite ad essere una sintesi di 4 discipline o meglio modalità che incarnano queste situazioni.

In base all'anatomia e fisiologia della nostra specie in sintesi:
1) colpiamo di braccio 
2) di gamba
3) si proietta a terra 
4) si combatte al suolo

Come potrebbero NON essere - anche se non sono solo questo- le MMA odierne una sapiente miscela di quelle modalità che suddette condizioni situazionali hanno sviluppato al massimo? No, non potrebbero.

La natura meta-modale di questo affascinante sport è paradigmatica dell'evoluzione del sapere umano, che si afferma e progredisce nel confronto aperto; è uno spettacolo a pagamento ma anche uno strumento di riflessione.