martedì, febbraio 22, 2011


E LA BOXE NELLE MMA?



"Ciao Mario,
sono uno scarso ma assiduo praticante di pugilato e seguo le MMA dalla loro nascita e da sempre mi ha richiamato l'attenzione la pochezza della preparazione pugilistica dei contendenti.

Se togliamo l'Alessione nazionale,che affezione degli spiumini alle mani a parte,è l'unico che sappia veramente boxare,gli altri sembrano tutti dei brawler da bar...
Avendo fatto qualche lezione qua e là di lotta e bjj non mi so spiegare se la mancanza di preparazione nella boxe derivi dalla differenza di postura imposta dalla lotta o dalla mancanza di tempo per allenare questa distanza.
Tu che sei sicuramente più esperto di me e di molti riesci a spiegarmi come mai praticamente nessuno dentro le gabbie tenga una guardia decente e riesca a portare una tripletta degna di questo nome? Tra l'altro sono tutti atleti mostruosi e non gli ci vorrebbe molto...

Ti ringrazio anticipatamente.
Ciao
Marco."

Prendo spunto da questa interessante domanda rivolta dal lettore del blog per asfissiarvi con altre mie considerazioni a ruota libera.

"Non si può pre-cepire quello che non si riesce a con-cepire" è una massima che ogni uomo al mondo dovrebbe ripetersi allo specchio ogni mattina, per rammentarsi sempre quanto sia l'occhio di chi guarda a sbagliare il 99,99% delle volte nella valutazione.

Il nostro simpatico Marco è un pugile, guarda le MMA ma non vede con la mente cosa sta accadendo. Riporta cioè tutto a un suo schema, esamina un'attività della quale non ha né esperienza diretta né addestramento specifico. La sua è una domanda non solo legittima ma anche interessante, e io lo ringrazio dell'averla fatta, non lo sto denigrando. Anche io tanti anni anni fa, quando fui striker e studente di pugilato ebbi la medesima impressione,e mi ci vollero le proiezioni e le finalizzazioni prese sulla mia pellaccia per capire davvero quanto i miei insegnanti mi stavano ammaestrando a voce.

Vi ricordo che ho scritto centinaia di articoli per spiegare come il lottare sia non solo la base di ogni combattimento disarmato umano per definizione, ma anche come mai nel caso specifico delle MMA la lotta -in piedi e al suolo- sia la parte dominate del bouquet di abilità che si necessitano per vincere. Negli ultimi tempi ho anche spiegato come l'attuale dominanza del Wrestling sia determinato da ragioni regolamentari pure (guantini, rounds, necessità della Tv etc.). Basterà comunque analizzare il curriculum dei principali campioni e l'andamento dei match più significativi per capire che il grappling domina le MMA per un buon 70-80%. I migliori striker nell'ottagono sono - con poche lodevoli eccezione tipo Anderson Silva- per paradosso tutti grapplers riconvertiti. E'un dato di fatto, così come è un fatto che di pugili passati con successo alla gabbia non ce ne sono. Perché? Tutto ciò appare ancora più assurdo se si nota quanto importante sia l'abilità nella Boxe nel determinare vittorie e carriere nelle MMA, e di quanta enfasi si ponga nel ricercare i migliori professionisti del settore per migliorarsi da parte dei campioni.

Ricapitolando: la Boxe conta sempre di più nel 'mixed' però i pugili fanno figure barbine e i megacampioni, iperallenati nella Noble Art e superseguiti dai migliori coach di Boxe sulla piazza non incidono questa gran impressione sulla retina dell'appassionato. Perché?


E' la la lotta in piedi che decide dove va il match; il wrestling consente di tenere giù lo striker e su il jitsuka, dunque è la meta-abilità che legga i tre aspetti delle MMA, e non è a questo punto difficile capire come gli atleti provenienti da questa modalità siano i più numerosi a fare bella figura ingabbiati. Ciò però non spiega come mai buoni pugilotti amatoriali non inondino i ranking delle leghe minori imparando a lottare nelle accademie, e soprattutto non ci dice come mai i supercampioni (allenati dai meglio maestri) sul più bello non mostrino quella tecnica leziosa di cui invero sono capaci in allenamento.

L'ho già spiegato: lottare corpo a corpo non è uno sport, non è solo una tecnica appresa ma un vero e proprio istinto naturale, che gli sport di lotta codificano e basta. Colpire invece è un abilità solo in piccola parte innata e quindi per radicarla va impresso sin dalla giovane età un comportamento artificiale e cioè fissarsi sull'allontanare l'altro. Un gran pugile è come un ottimo grappler: qualcuno che si allena sin da bambino; ma l'abitudine a clinchare e rotolarsi con gli altri se repressa nell'infanzia dopo è quasi impossibile da re-inzializzare nell'adulto. Io come tutti i coach so per esperienza che a qualunque bravo wrestler gli si insegna un'accettabile infarinatura di striking in poco tempo, mentre è un'impresa quasi disperata riuscire a installare un passabile lavoro di lotta a pugili stagionati. Il fisico, gli schemi motori dei grapplers sono anni luce superiori alla riconversione nel lavoro misto, e quindi i pugili puri, tecnici, saranno sempre pochissimi nell'ottagono. Combattere per l'essere umano è al 90% lottare, l'uomo è un grappler naturale, lo sapete.

Per via di un evidente progresso tecnico dello sport, quando i lottatori degli stili dominanti -wrestlers diventati bravi a terra e jitsuka capaci a proiettare bene- è ovvio che il qualcosa in più lo darà quello che eccede dal paniere, e quindi lo striking! Dunque i campioni debbono imparare a muoversi sciolti e a scambiare come un bravo pugile, ma non avranno mai la bellezza e la fluidità di chi fa solo&soltanto quella modalità, mi pare evidente. Inoltre, ed è un passaggio determinate per la comprensione del discorso, colpire nelle MMA è molto diverso da quando non si rischiano i takedown, i calci bassi e le ginocchiate.

Al simpatico lettore Marco e ad altri eventuali appassionati di striking che NON CAPISCONO che quello che succede nella gabbia non può replicare quello che si vede al K1 o nei mondiali WBA, ricordo che è normale fare di questi errori di valutazione. Tutti noi giudichiamo in base a quello che sappiamo, e la mancanza di esperienza diretta uccide qualunque briciolo di oggettività. Io mi ricordo quando, al tempo in cui insegnavo Muay Thai,
partecipai al corso per allenatore di Boxe
FPI ; eravamo in molti a provenire dalla Kickboxing (vari stili) e coi pugili puri -in minoranza- si creò attrito in quanto ci guardavano dall'alto in basso. Dai e dai nelle infinite domeniche chini sui test si sprigionarono scintille e il miglior amatore dei pugili, un solido atleta in attività, tecnico e con tantissimi match all'attivo, disse apertamente che sembrava a lui che di noialtri "
nessuno tenga una guardia decente e riesca a portare una tripletta degna di questo nome".

Gli fu spiegato che non era così, che quando cambi e ampli il registro tecnico ai calci frulla diversa la festa ma niente: scattò la sfida. Siccome io di situazioni del genere ne avevo già viste succedere molte causa ahimé l'età, non fui sorpreso da quello che accadde. Nella pausa pranzo il pugile si misurò con un coach di Muay Thai a riposo, più basso e parecchio più in là con l'età. Come andò? Il tecnico pugile poverino cominciò a rimediare una selva di zampate nelle cosce e ginocchiate, andò subito in bambola e si sbragò total
mente, diventando brutto a vedersi -senza guardia e coi colpi singoli a smanacciare- finendo barcollante sulle gambe, senza compasso e a braccia basse come un pischello al primo giorno di ring mentre il kickboxer, intoccato, danzava elegante sulle punte tipo Cassius Clay.

La morale del succitato ragionamento: é ovvio che chi deve allenare quattro modalità più il bouquet specifico delle MMA non avrà il tempo di perfezionare la sola Boxe come uno specialista e che quindi sarà mediamente meno bravo in quello. Ciò detto è bene però capire che anche il più tecnico dei pugili messo nell'ottagono dovrà per forza modificare la sua arte dei pugni e renderla sparagnina, cambiare la guardia per difendere le proiezioni e i calci. All'occhio inesperto SEMBRA che siano scarsi a muovere le mani, ma il competente nota invece l'enorme abilità di quei campioni che a Marco paiono grezzi, e cap
isce l'incredibile tecnica che richiede colpire con l'efficacia di un BJ, un Carwin o un Velasquez in quei frangenti.

I migliori KO nelle MMA sono stati storicamente messi a segno quasi sempre da forti grapplers come Fedor, e prevedo che il trend continuerà, così come aumenterà l'importanza del miglior allenamento possibile nel pugilato d'élité.

giovedì, febbraio 17, 2011


EVOLUZIONE E CRESCITA DELLE MODALITA':
LA LEZIONE DEL JIU JITSU


Vi ricordate i bei tempi dell'UFC 1? Prima delle moderne MMA, cioè quando era stile X contro stile Y? Molto più interessante, non è vero?

Il confronto tra sistemi definiti e riconoscibili era assai più epico e intrigava maggiormente che le stratosferiche cage arts di oggi, quelle dove tutti sanno fare tutto e dove quindi si perde molto dell'interesse a favore della prestazione. Il campione attuale dell'UFC di ora si farebbe solo 4 risate se lo tempo-teletrasportassimo al posto di uno dei contendenti del primo UFC, da quanto enorme è stata la crescita sportiva in 18 anni.

Andando bene indietro con la memoria però, aiutati dai video, si possono fare delle considerazioni ben precise sulle discipline interessate. Al suo esordio il BJJ devastò l'auto-stima dei tradizionalisti e, sconvolgendo le previsioni degli ignari, ebbe vita facile, dimostrando per prima cosa quale differenza di efficacia ci fosse tra un'arte davvero da combattimento totale e le cosiddette "fantasy-based martial arts". Il Jiu Jitsu poi s'impose con netto stacco anche sulle altre 3 modalità che poi confluirono nella metasintesi intermodale successiva, le Mixed Matial Arts odierne per l'appunto:
1) Lotta Olimpica
2) Muay Thai
3) Boxe

In questi giorni riflettevo su quanto spaziale sia il livello di incremento tecnico-atletico nel BJJ rispetto alle altre tre consorelle.

Non temo smentita osservando come un Jacarè oggi potrebbe battere usando una sola mano il povero Royce Gracie del 1993 anche con il rachide diviso a metà. L'uomo che allora era invincibile adesso verrebbe orrendamente stuprato nel BJJ e nella gabbia da TUTTI i suoi paripeso campioni del 2010, annodato come una cravatta e buttato a lato tatami/ring tipo straccio!

Possiamo dire la stessa cosa delle altre modalità?

Esiste oggi un champ lottatore che giocherebbe con Karelin o un pugile che si trastullerebbe con Tyson? NO. A detta di tutti gli esperti i super-campioni emblematici del periodo storico da me usati come esempio non trovano nessun personaggio odierno che li possa emulare, e anche in generale il livello globale della competizione e della tecnica nelle singole modalità è inferiore (la Boxe in assoluto).

L'accrescimento che è intercorso in pochi anni dal suo boom nell'arte suave è a velocità superluminale, mentre le altre arti -al tempo già sviluppate- sono rimaste statiche o hanno forse indietreggiato. I motivi di questo palese staus quo sono tanti e diversificati, ma contribuisce parecchio a mio modo di vedere il fatto che il Jiu Jitsu con il suo registro tecnico potenzialmente infinito e l'organizzazione federale multicentrica -non esiste un CIO onnipotente del BJJ e/o un regolamento in mano a pochi vecchi barbogi- dà la possibilità d'espressione a molte più persone e personalità. Il progresso stratosferico che c'è stato tra Royce e suo nipote Roger Gracie non vede nulla di simile da Cassius Clay a Klitschsko perché anche e soprattutto il Jiu Jitsu non pone i limiti mentali e settari pronunciati che gli estensori delle modalità mettono ai loro sport.

Nel Jiu Jitsu ha certamente fatta tanta strada e più rapidamente per il fatto che le consorelle quando lui è esploso erano già arti ben sviluppate e ramificate a livello mondiale, questo non lo sto certo a negare, ma la triste china discendente che certe arti hanno in termini di presa sul pubblico e di livello loro medio è sicuramente dovuta alla malagestione che un atteggiamento "confessionale" necessariamente procura. Quando si dice - e penso ad es. al bellissimo Judo- che quella tecnica è ideale e immodificabile perché l'ha detto sensei Kano 120 anni fa- si entra dritti dritti nella sètta marziale, e le sètte sono a loro volta rette da uomini furbi e ottusi. Il sancta santorum del Judo presso il CIO infatti ha tutto il diritto di modificare ogni 3X2 il regolamento, fino alle scelte più illogiche e autodistruttive, motivate dall'impedire quel NECESSARIO cambiamento che però annienterebbe la casta sacerdotale che di quella chiusura vive.

La nascita, la crescita e le inevitabili decadenza e morte sono patrimonio comune di tutti gli esseri viventi, siano essi mono, pluricellulari o sociali come un'arte o associazione di uomini. Per evitare la scomparsa di una specie la Natura ha inventato la riproduzione, la creazione di un nuovo individuo che porta con sé il DNA del genitore avanti nel futuro. Il Jiu Jitsu al momento dimostra di avere la vitalità dell'essere giovane ed energetico, e infatti ha generato le MMA e una ridda di sue sottovarianti. Per impedire l'irrigidimento e la morte senza rinnovamento i praticanti, i maestri e i supporters devono vigilare sull'emergere di figure di "illuminati" omniscienti, di caste totalitarie (endogamia) e spronare invece sempre all'apertura mentale e alla ricerca senza infingimenti teocratici della sola efficacia in combattimento.

venerdì, febbraio 11, 2011


IL JIU JITSU E LA PEDAGOGIA dell' ABBRACCIARE



Come ho spiegato in tutte le salse, il Jiu Jitsu e in generale le lotte sono giustamente considerati metodi educativi d'eccellenza per i giovini. Il Judo in Italia ha per fortuna un discreto successo tra le masse analfa-televisionizzate e ancora regge, mentre la Lotta Greco-Romana e Stile Libero - il miglior sport al mondo per i ragazzini dopo il BJJ- è stato 'suicidato' dalla riprovevole casta ladrona imposta dal nemico occupante.

E' quindi tutto sommato, non si sa bene perché, diffuso anche nella povera italietta, servitrice peggio di Mirandolina, il senso di portare i fanciulli sulla materassina. Ho la sensazione che perlopiù si tratti di un modo pecoresco di trovare la maniera di sbolognare il pargolo un par d'ore, ma certo ci sono eccezioni. Il lottare ancora ispira le famiglie e forse per qualche anno a venire ci sarà spazio per diffondere il Jiu Jitsu tra i minori (come anche noi di Centurion stiamo facendo).

Dozzine di volte ho ricordato che la Lotta è stata la base educativa di TUTTE le civiltà elevate e quindi sorprende un pochetto che la devastata barbarie nostrana abbia un milligrammo di sostanza similare all'Atene periclea, alla Roma di Augusto, quindi non mi resta che star lì ad analizzare il motivo fondante della centralità delle arti dell'abbracciarsi.

Cominciamo dal DNA. La specie umana e molte dei mammiferi hanno nella lotta il principale metodo interattivo tra i cuccioli. Lottare NON è uno sport, basta osservare dei leoncini o dei gorilla nei documentari per capire che il gioco e l'apprendimento sociale e motorio sono veicolati da questa attività geneticamente programmata.

In seconda battuta si ricorda che la mano umana è priva di uso naturale percussivo, è uno strumento delicatissimo e di finezza estrema, e che a noi mancano gli artigli o le zanne: l'essere umano è un grappler naturale. Qualunque uomo inesperto preso dalla fregola omicida attacca un suo simile come un jitsuka senza tecnica: mena ceffoni e calcioni, chiude la distanza e si avvinghia, portando l'avversario per terra dove cercherà la 'finalizzazione' strozzandolo o il ground&pound d'ignoranza: lottare è senza ombra di dubbio la maniera umana geneticamente programmata di combattere a mani nude.

In pratica lottare è spontaneo e quindi una pedagogia che non lo disciplinasse e ordinasse sarebbe come minimo demenziale. Una società priva di lotta sarebbe una società malsana e sghemba, e infatti NON esiste una cultura per quanto periferica e microscopica che non veda i cuccioli d'uomo lottare e gli adulti 'gareggiare' nel loro modo naturale di stabilire la gerarchia. Certo non vi sfuggirà che in tutte le lingue "lottare" è equivalente a combattere, contrastare qualcosa e qualcuno, e che non ha nessuna sinonimìa con giocare, divertirsi, svagarsi. Si gioca al calcio, alla bocce e al dottore ma non si gioca alla lotta.

Il bambino impara a vivere rotolandosi con gli amici, impara gli schemi motori necessari alla sua crescita e apprende a situare se stesso all'interno del gruppo di suoi pari: lottare è INDISPENSABILE. Cosa insegna questa attività intrinseca della nostra specie, oltre che schemi motori e abilità combattive? Insegna a PERDERE. Attualizzando la sconfitta a ogni allenamento, inquadrandola e radicandola all'interno di un contesto 'regolamentato' il piccolo uomo esegue quella forma di autoeducazione che il Cosmo ha previsto per noi. Scherzando con la lotta in realtà esegue il più serio di tutti i compiti, la stabilizzazione della personalità tramite trial&error, dando al pulcino in kimono una strategia per abituarsi al contatto fisico con l'estraneo e gestire così la sua dipartita dal castrante ancorché amorevole abbraccio materno. Percuotere infatti è un allontanare e nella crescita il bimbo ha un bisogno assoluto della sensazione opposta, ci essere capace di abbracciare un forestiero senza timore, di stare sulle sue gambe in un turbinio ormonale e sentirsi in grado di gestire lo schockante tocco di un 'nemico'.

La società intera quando sana poggia su di individui psicologicamente equilibrati, di uomini con le controsfere, mondati il più possibile dalla frustrazioni e dalla piccole paure ma che dall'eccessiva e pericolosa aggressività che contraddistingue chi non ha avuto figure maschili di riferimento durante il suo sviluppo. Adulti dotati di temperanza e gravitas l'hanno appresa crescendo dal padre, dai maschi della famiglia e da tutta una serie di istruttori alla mascolinità che le culture tradizionali d'ogni era hanno specificamente individuato negli istruttori marziali/militari. La razza umana è un specie di cacciatori di gruppo, come lupi o sciacalli, ed è strutturalmente necessario che la normale tendenza al lavoro di equipe sia cementata da attività in cui i singoli membri del gruppo si scontrano senza eccessive ferite, al fine di enucleare il leader e le potenzialità dell'asse gerarchico.

L'adulto ha programmato geneticamente la necessità di insegnare il suo vissuto alla nuova generazione quanto il virgulto di apprenderlo, ed è solo nella lotta che l'arte del corpo -come prevista da Madre Natura- può essere davvero passata dal vecchio al giovane. Insegnare così come apprendere è un tratto geneticamente predeterminato nei mammiferi, l'essere umano nasce scolaro e maestro, e il suo codice genetico vuole che insegni tramite suoni e gesti, soprattutto con il tatto oltre che con la vista.

Il Jiu Jitsu, mercé la genialità dei maestri, è arrivato a noi quale forma culturale specifica che però incarna un tratto naturale a-specifico, il prendersi e rotolarsi assieme. La naturale morbidezza e cedevolezza dei cuccioli nel gioco-lotta è stata osservata, codificata e applicata creando un metodo che trasferisce le qualità ludiche in un contesto di sopravvivenza, risultando quindi più immediato e funzionale di altri sistemi in quanto istinto geneticamente programmato e non costruzione razionale senza base forte nel DNA.

Molto spesso si sente dire, e con buona ragione, che solo nel Jiu Jitsu brasiliano (o naturale che dir si voglia) è regola che un praticante minuto ma esperto sconfigga con facilità un grosso ma rozzo principiante, senza sforzo muscolare apparente. L'osservazione diretta ci conferma che schizzetti di 60 kg attorcigliano prendendoli di tacco pesisti di 100kg senza addestramento specifico, e tutto ciò senza la necessità -ineliminabile nelle arti di striking (o culturali)- di dover fare male al grossone di turno. Questa morbidezza e tranquillità sono il tratto distintivo di un metodo che crea forti strutture di sostegno nella psiche dell'atleta, di un'arte che confacendosi alla natura umana più vera migliora l'adepto sotto tutti i punti di vista (soma, psyke, nous) e dunque adempie alla richiesta di qualunque pedagogia illuminata.





domenica, febbraio 06, 2011


SEMINARIO CON ALESSANDRO TOMEI
REPORT


E anche questa è fatta.

Il team centuriato ha organizzato un altro appuntamento con un portentoso atleta cintura nera nel giro di poco dall'ultimo svolto. Il mio vecchio amico Sandrino è sceso al Girone per un gustoso seminario in compagnia del suo sodale romanaccio cintura marrone Dario Bacci e un allievo.

I numerosi adepti dell'arte suave lì convenuti sono stati deliziati dalla tecnica sopraffina del giovane campione, che si è concentrato sul passarci alcuni strumenti di lavoro che hanno reso celebre e vincente la scuola del suo insegnante, Ricardo Vieira. In particolare è stata sviscerata la tematica della presa della schiena.

Drills, esercizi tematici, piccoli trucchi agonistici e altre maliziuccie sono state illustrate con grande chiarezza e pazienza, sì che alla fine del seminario tutti i presenti sono stati in grado di replicarli passabilmente. Finale classico con sparring a gogò e AC/DC a tutto volume.

E'stato per me emozionante ospitare un amico e un sempai (Alessandro ha iniziato alla Tribe di Roma non molto prima di me a praticare BJJ) e seppur questo non è stato il primo seminario con una cintura nera allieva del mio maestro -esordì Mezzokilo l'anno scorso- è stato certamente toccante poter dare spazio a un nostro vanto del made in Italy, un fratello di pratica che si è creato il rispetto e l'ammirazione dentro un'accademia tra le migliori al mondo. Ho spiegato con prosaica durezza ai ragazzi che io, al loro posto, tanti anni fa avrei dato la verginità per poter imparare da e questionare una cintura nera addestrata nell'epicentro mondiale dell'arte, di quanta strada sia stata fatta dal nostro network tecnico per offrire momenti come questo, e di quale valore umano abbia per me la trama di rapporti personali che questo sport mi ha consentito d'intessere con personaggi di valore assoluto.

A breve il Centurion ospiterà altri maestri dotati, stay tuned.

giovedì, febbraio 03, 2011

LE PAROLE DI UN MAESTRO


Grazie alla segnalazione del Tisi-nazionale, ho avuto accesso a questa video intervista di sensei Yuki Nakai.

Conoscevo Yuki dai lontani eroici tempi in cui combatté con Rickson, e ne ho seguito le orme come facitore di campioni nonché esponente più in vista del Gracie Jiu-Jitsu in Giappone. Alcuni amici e il mio allievo Filippo Fioretto si sono allenati da lui a Tokyo, rimanendo molto contenti e dell'accoglienza di Yuki e della bella atmosfera aperta ai gaijin del suo dojo (a detta di tutti molto rara in nippolandia).

Vi propongo questo filmino perché è così che io intendo quasi tutto e del BJJ e delle MMA, una visione non materialistica e spirituale dell'arte e del suo significato, in una mirabile sintesi che unisce antico e moderno, dando spazio alla VERA tradizione seppellendo l'ottuso tradizional-oidismo mongoloidizzante.

Persone così sono tesori viventi e in un'epoca in caduta libera di significati profondi per la gente rappresentano vere e proprie "scialuppe umane di salvataggio".

OSS Sensei, grazie.




domenica, gennaio 30, 2011


STRIKEFORCE E I JITSUKA

Erano 2 i titoli in palio detenuti da cinture nere famose. Quello dei Welter è rimasto nelle mani dell'odioso Diaz che ha finalizzato l'indomito Cyborg Santos, e quello dei Medi è parimenti restato stabile tra le fauci dell'alligatore Jacarè Souza che ha strapazzato il durissimo striker Lawler fino all'immancabile mata leao.

Sul prosecenio californiano era di scena anche il re del Jiu Jitsu, il simpatico sallucchione Roger Gracie. Anche nella MMA il rampollo della famiglia lottatrice più famosa del mondo non perde un colpo e gli ci è voluto poco per sprofondare il sig. Prangley e strangolarlo senza pietà in un atteso incontro della categoria Massimi Leggeri.

A me lo Strikeforce piace parecchio. Certo non hanno i mezzi economici e l'output pubblicitario del colosso UFC, però fanno meno pastette, manca il nerd Danazzo Blanco e si dà spazio anche a combattenti senza le stelle&striscie tatuate sul culo. Chi ha orecchie..

domenica, gennaio 23, 2011

LEZIONE CON IL M° ROBERTO ATALLA


In questi giorni era a Firenze, ospite del suo corrispondente locale il maestro carioca Roberto"Risada"Atalla, già campione internazionale e mentore del RGC nonché mio amico di vecchia data.

Ho colto l'occasione della sua presenza per fargli fare una lezione al nostro clan centuriato presso la sede anchettana.

Roberto ha dedicato la serata allo sviluppo d'un unico movimento, perno con passaggio in rovesciata, applicandolo a tutte le guardie possibili, ciò con l'intento soprattutto di dimostrare dove stanno le basi del nostro BJJ, e cioè nella consapevolezza corporea e nell'uso del bacino. L'effetto didattico è stato gradito dal folto gruppo di allievi sulla materassina e la lezione è scivolata via in maniera utile e godibile fino al solito sparring finale stile Royal Rumble!

La mia mentalità è sempre la medesima: esporre nei limiti del possibile i nostri allievi al maggior numero di fonti tecniche qualitative e cercare di sviluppare un dialogo "inter-religioso" con tutte le organizzazioni che lavorano come noi con alti standard sì sportivi ma soprattutto etici e di serietà professionale. Nel confronto e nell'arricchimento reciproco si sviluppa la crescita, che invece rassega e poi muore nella superficialità cilatronesca e nella chiusura faziosa all'esterno.

Ringraziamo mestre Roberto e lo salutiamo: il 5 febbraio arriva Sandrino.

mercoledì, gennaio 12, 2011


"UN ITALIANO A RIO"
SEMINARIO DI BJJ CON ALLESSANDRO TOMEI


Per poco tempo in Italia, lo acchiappiamo al volo e ci pregiamo organizzare un seminario con "Sandrino"Tomei, da molti considerato l'enfant prodige del Jiu Jitsu nazionale.

Partito giovanissimo dalla Tribe alla volta di Rio de Janeiro, il buon Sandrino ha scalato i ranghi interni della forse più vincente accademia della capitale carioca, la Check Mat dei fratelli supercampioni Viera. Tale e tanta è la bontà del suo BJJ che il nostro atleta ha finito per diventare un protegé del Maestro Ricardinho e condurre le lezioni in sua assenza, istruendo dunque alcuni dei più prodigiosi mostri da tatami dei 7 mari.

Dove: FIRENZE c/o Centro Sportivo Anchetta, Via Aretina 42 - Girone (Fiesole)

Per chi venisse in auto: prendere la A1 e uscire a Firenze SUD; percorrere tutto il viadotto e poi girare a dx in direzione Pontassieve

Costo: 25

Quando: Sabato 5 Febbraio dalle 14.30 alle 17.30


Il seminario è aperto a tutti.

venerdì, gennaio 07, 2011


"A TERRA NON CI VOGLIO ANDARE PER STRADA!"



Eh già..logica cristallina sarebbe da dire: siccome NON VUOI quindi non ti capita, perché si sa che i nostri desideri si avverano sempre... A questo punto dunque varrebbe la pena di non studiare per nulla né schivate né parate, che tutti vorremmo colpire senza errori dritto e distruttivi al primo pugno!

Ennò, none.

Al suolo almeno uno dei due contendenti ci finisce comunque quasi sempre, diciamo il 90% delle volte. Nel restante 10% sono comprese tutte quelle situazioni in cui il contatto è stato 'lisciato' oppure uno o più colpi son stati messi a segno ma entrambi si ritirano senza aver accusato atterramenti voluti o casuali.

Sarebbe l'ora di finirla con quella mistica bruceleeiana così anni '70 delle cavolate illusorie e tornare alla logica: in caso di vero confronto fisico è OVVIO che la cosa migliore è evitare la lite, allontanarsi. Quindi dò per scontato che qualunque essere senziente (i tradizionaloidi fossili o modernissimi spesso non appartengono a questa categoria, avendo gettato il cervello all'ammasso) voglia evitare di farsi mettere le mani addosso e di subire danni. Indi per cui la prima fase -quella dove inizia l'alterco- è principale solo per scaletta, ma chiaramente la meno pericolosa: se ho mobilità posso e devo distanziarmi velocemente dal cerca guai nel mentre che gli scaglio addosso mobilia e suppellettili o urlo richiamando aiuto.

Quand'è che combattere diventa inevitabile? Quando sono già stato colpito e spintonato al suolo.

Se in quel caso l'avversario è ancora lontano dal mettersi sopra di me, devo sapermi rialzare in fretta da terra, ma se mi è piombato addosso ne subirò tutto il peso superiore e la forza. Imperativo è conoscere la lotta in piedi (fase precedente, la n°2), indi cercare di rompere il ponte e scappare, o proiettare e poi fuggire, ritornando alla mobilità della 1a fase, LA MENO RISCHIOSA. La terza fase del combattimento disarmato -lotta al suolo- è la più cruciale, il combattimento non può più essere evitato con la diplomazia o la fuga (fase 1) e nemmeno resistendo ai suoi indesiderati abbracci (fase2) ed è lampante che si dovrebbe cominciare a istruire gli allievi da questo punto, quello dove la loro incolumità è a rischio gravissimo, e non dalla fase libera in piedi cioè quando invece lo è molto molto meno. Esercizi e tecniche per coprire queste 2 prime fasi sono patrimonio del Jiu Jitsu, che però si specializza sulla "ultima scena del crimine" per ovvie ragioni di utilità.

Aggiungo una considerazione di ordine psicologico. ll bisogno di autoaffermazione ci porta invariabilmente a considerarci l'eroe delle nostre fantasie, il superhero che sconfigge i cattivi, il duro che squadra il cattivaccio psicopatico altro 2m e 50 con una mazza ferrata in mano, approcciandolo alla Rocky Balboa, per poi farlo fuori con la mitica tecnica di arti marziali. E' comune, è umano. Ecco un'altro motivo che probabilmente porta la stragranparte degli stili a prendere in considerazione solo lo striking nella 1a fase, quella meno pericolosa nella vera difesa della salute, per il fatto che maestri e allievi si calano sempre e solo nella parte del vincitore a oltranza. E' comune, è umano, ma non è intelligente né realistico ignorare i fatti. La 2a fase è trattata solo da Lotta, Judo e loro derivati oltre ovviamente al BJJ, una manciata di metodi contro le migliaia di stili di striking, mentre la 3a fase è in pratica patrimonio quasi esclusivo dell'arte suave perché lottare (in piedi e a terra) NON è spettacolare e non soddisfa in nessun modo le richieste del nostro piccolo Batman interiore.

Scambiare i propri desideri ed ossessioni per realtà è il trademark di chi il combattimento non lo ha mai provato e insegna ad altri le sue fantasticherie. Il vortice in cui si precipita il praticante di arti illusorie è assai pericoloso, e non tanto (o non solo) per le illusioni sulla sua efficacia in azione che gli ficcano nella capa: è una scuola di menzogna. Intendiamoci, in sé non c'è assolutamente nulla di male a eseguire un taolu dell' Hung Gar o la camminata lenta del Tai Chi, per fare degli esempi tra mille, mentre è distruttivo per la coscienza mentire (o la buona fede dell'infervorato) e affermare/vendere/insegnare queste pratiche per quello che oggettivamente non sono, facendo leva sull' ignoranza e dabbenaggine del pubblico.

Un'arte da combattimento funzionale si basa sulla constatazione che chi ci aggredisce è di solito più grosso e arrabbiato e abituato alla lite, e con il vantaggio di partire per primo. In queste condizioni -quelle della vita vera e non dei film di supereroi- è seriamente difficile reagire con movimenti fulminanti e colpi da Ko, seppur certo non impossibile. Diciamo che anche il meglio preparato degli striker -se preso di sorpresa da uno molto più grosso di lui- sa benissimo che evitare il corpo a corpo sarà caso raro, ma che importa..in fondo è facile che ci aggredisca un nanerottolo minutino la metà di noi, dopo avercelo comunicato il giorno prima per sms...

Son fiducioso che sia sia capito il succo: quando uno vi taglia la strada in auto e vi fa cenno di scendere, o il prepotente al bar che ti dice di andare fuori etc NON sono situazioni di 'difesa personale' ma solo scontro testosteronico tra gli ego ingigantiti dei contendenti. Sono situazioni del tutto evitabili, quindi per definizione non pericolose di per sé. Non farò il santarellino: chi mi conosce sa che non mi garba scappare e quindi sono il primo a dare il cattivo esempio mettendomi con le mie mani nei casini per il voler chiedere conto alla gente della sua maleducazione, però lo ammetto. Anni e anni di SdC, security professionale e risse mi hanno ben illuminato su cosa so e cosa NON so fare, vedo i miei limiti e riesco a mantenere la capoccia fresca quasi sempre. Un tentativo di stupro o una rapina a mano armata sono altro.

L'abitudine costante allo sparring lottatorio e/o percussivo contro avversari non collaborativi ed esperti, unita all'agonismo, è l'UNICA MANIERA per forgiare dentro di noi la reale convinzione di avere una tecnica che funzioni, questa è una verità inossidabile. La Via della Forza passa per tanti lividi, occhi neri e orecchie attorcigliate, figuracce davanti agli amici e al pubblico osservante, SENZA ECCEZIONI di sorta: il bisogno di verità che affiora nel realista marziale è intrinseco alla sua ricerca dell'efficacia. Il continuo mettersi alla prova, perdendo spesso e abituandosi progressivamente sia alla pressione fisico-atletica di gente che spinge forte e con abilità pratica, sia a quella psicologica è il modo per imparare a combattere. La difesa personale è indefinibile e in fondo non esiste la maniera di catalogarla veramente, si può imparare a combattere e sperare di riuscire a rimanere calmi sul momento, gestendo la situazione tramite la freddezza di nervi appresa sotto stress tecnico/agonistico.

Restare calmi, ecco il segreto.
Il combattimento finisce al suolo 9 volte su 10, colpo o spinta subìta che ne sia la causa. E' del tutto lapalissiano che contro più avversari NON si cercherà certo il doubleleg seguito da armbar..iddiosignoredelcielo...ma è altrettanto OVVIO che contro molteplici assalitori l'unica possibile soluzione è la FUGA menando mazzate alla bell'e meglio (e qui stravince la Boxe); cari signori tradizionaloidi che non siete in grado di battere UN solo assalitore ben preparato nella serena atmosfera agonistica di una gabbia/ring, quand'è che la smettete di affermare che ne potreste però battere parecchi insieme agli scompensi da adrenalina per la vita in palio ?? BASTAAAAAAAA!!!

Lo capisce anche un bimbo spastico che messi davanti a un orda inferocita l'ultimo posto dove si deve finire è al suolo, ma che è lì che ci buttano gli altri, oh maremmaladra! Sono i grapplers cioè i LOTTATORI, quelli abili a scrollarsi di dosso la gente che li pressa, proiettando e sfuggendo, i più avvantaggiati naturalmente. Lo striker medio è già in difficoltà serissima quando gli entra senza voler scambiare il singolo tracagnotto stile rugbista per placcarlo e metterlo sotto, figuriamoci se gli arrivano 4 persone da quattro angoli differenti: ciao. Chi sa lottare "eviterà di farsi lottare", non ci vuole un genio per arrivarci. Nella sventurata ma frequente ipotesi che il colpo/spinta però arrivi lo stesso, solo chi ha allenato quella veniente situazione d'inferiorità posizionale miliardi di volte ha una qualche chance di cavarsela, mentre chi ha giocato ai kata e alle astruse tecniche del dragone di loto resta laggiù a farsi perforare il cranio dalle anfibiate.

Ciò nonostante ancora oggi, nel 2011, ci tocca sentire il blaterìo inutile degli "esperti di difesa personale". Quando il tradizionaloide o il rambo dello streetfighting si scherma dietro il fatto che a terra è sbagliato andare, io lo guardo negli occhi e gli fo: "Quanto scommetti che ti ci porto qui adesso e subito? Moneta cash in palio s'intende". Credete forse che in una rissa sarebbe diverso? Che incazzato come una jena non lo fionderei sul piastrellato, per poi tenerlo sotto fin che morte non ci separi? Ha ha ha.. le solite panzane acchiappacitrulli. Pensare assurdamente di non saper gestire l'attacco cavalleresco da palestra o da match e poi, non si sa proprio come, invece trasformarsi in dei rambi coi nervi d'acciaio in un vicolo oscuro di Caracas, è indice del livello mentale e culturale di certa gente.

Dove non c'è la malafede truffaldina -comunissima- c'è l'ignoranza e l'idiozia di chi aderisce a un culto, a una sétta marziale e rifiuta quindi di usare il buon senso basilare. Le MMA hanno dimostrato ampiamente quali situazioni (tecniche e tattiche) avvengono nello scontro disarmato, cosa in effetti funziona, ma la logica dei fatti non smuove il convertito, l'ho spiegato mila volte. Omini bloccati da profondissimi complessi straparlano di colpi mortali, maestri invincibili e amenità varie allo scopo di tacitare l'enorme paura che li attanaglia unita a una incredulità subcosciente per l'efficacia del proprio metodo; hanno fifa di veder crollare il proprio mito di cartone davanti ad allievi e conoscenti ma soprattutto davanti allo specchio. Per voi che invece siete dotati di raziocinio non importa ripetere sempre le stesse cose, lo so, ma che ci volete fare? Adotto il sistema di Buddha e dei santi stoici dell'antichità: repetita iuvant.

Per i più neofiti insomma ancora ripeterò la storiella:
il Jiu Jitsu stile brasiliano è innanzitutto un' arte nata&cresciuta per difendersi in scontri reali, non uno sport, e a questo fine si è evoluta. La sua propensione totale alle botte concrete ha generato le MMA, sia dal punto di vista storico che tattico, ed oggi le Mixed Martial Arts, ossia il metodo per la verifica di cosa funzioni quando la gente si mena, hanno nel BJJ la colonna portante assieme ad altre 3 arti funzionali specializzate. Come singolo stile 'puro' il Jiu Jitsu domina, asfalto o no che sia, ed è bene ricordarselo, è nato per questo e grazie a questa sua superiorità strategica che Royce Gracie svegliò il mondo. L'idea stessa di MMA deriva dal sistema che il BJJ ha sempre adottato per diffondersi, il vale tudo, e cioè combattere praticamente senza regole ovunque e con chiunque; l'attuale sport professionale meta-modale è il figlio del Jiu Jitsu, e su questo non ci piove, è l'impianto teorico-strategico con le 3 fasi e la Teoria di Posizionamento del BJJ uniti su cui sono state "montate" sopra arti modali specializzate nei momenti che l'arte suave necessariamente doveva tralasciare.

Come ogni ideazione umana il BJJ ha i suoi limiti e le sue pecche -che io ho messo in luce per par condicio- anche questo non scordiamolo; forse sono inferiori a quelli delle altre arti, ma questo è parere mio soggettivissimo e personale dopo una vita dedicata a praticare le arti funzionali. Ci tengo a ribadirlo perché non voglio apparire un uomo marketing del Jiu Jitsu o che ci guadagni anche solo 10 centesimi dal curare questo blog, che non è così. A me piace il Jiu Jitsu più delle altre arti funzionali che pur pratico e adoro, ed è normale che parli con ammirazione di ciò che conosco meglio, sarei un bugiardo se non facessi così. Chi naviga su questo blog sa già di trovare un'informazione di parte ma leale. Voi pensate con la vostra di testa, praticate il preferito tra quei metodi seri e onesti che allargano le vostre coscienze, rendendovi persone migliori. Forza, salute, sana socialità e fiducia in voi stessi troverete e nel BJJ e nelle altre discipline realistiche, tutte valide e in alcuni aspetti ognuna superiore alle altre.













mercoledì, gennaio 05, 2011

GLI ANTI-OSCAR DEL 2010
SECONDO MARIO



Mi diverto a ripensare l'annata appena conclusa, e scimmiottando siti professionali mi sbrago a dare le mie preferenze.

Senza altri pareri che il mio, assurgo a Deus ex machina assoluto e, protervo, sparo i giudizi "tecnici" inappellabili.



Miglior Viso rifatto
Wanderlei Silva, che oramai è irriconoscibile e sempre più simile a un alieno dei film.

Miglior Pirla
Undisputed Chael Sonnen: prima straparla, poi perde a pollo per l'ennesimo triangolo, pizzicato dopato (e si è pure giustificato dicendosi impotente..) e infine sospeso dalla lega perché arrestato per truffa.

Miglior Fuga nell'ottagono
Brocckolo OGM Lesnar, un podista senza pari a scappare nella gabbia.

Miglior Simulazione
Josh Koshek il n.1 nel piagnucolare accusando falli mai subiti e a ripetizione, il premio è suo.

Miglior Risultato-scandalo
10&lode ai tre ubriachi con 2 diottrie che assegnano la vittoria al bombarolo Sherk dopo che Dunham lo aveva pestato all'impossibile fino a sfigurarlo.

Miglior Espressione-di-sorpresa dopo risultato assurdo
Rampage Jackson quando l'arbitro gli alza il braccio, avendone prese da Machida che lo aveva proiettato, montato e messo sotto tipo cintura bianca.

Miglior Dichiarazione levasassi dalla scarpa
Discorso di Matt Serra a Rogan quando ammette di aver dovuto per forza fare a pugni con Lytle perché nell'UFC hanno spazio e match solo quelli che giocano alla Boxe, e anche se sono jitsuka stratosferici obtorto collo ma gli tocca.

Miglior Ginocchiata nei denti
Quella rimediata da Aoki al Dynamite capodannizio, buttandosi come 'no scemo sulle gambe del kickboxer.

Miglior Orecchio staccato
Trattasi del padiglione auricolare che il povero Sakuraba ha avuto rescisso da Zaromskis durante il Dynamite, una scena agghiacciante.

Miglior Dichiarazione demenziale
"Fedor Emelianenko non è tra i migliori pesi massimi al mondo" - Dana White