domenica, ottobre 28, 2012


RITORNO A PRATO

E' partito da questo ottobre il corso presso la palestra del Soccorso in quel di Prato. Erano anni che non insegnavo in questa città e sono veramente contento del nuovo gruppo Centurion in questo capoluogo.

Un bel manipolo di giovani e meno giovani sta muovendo i suoi primi passi nell'arte suave, e son convinto che presto faranno parlare di loro.

Il corso si tiene il lunedì & mercoledì alle 18:00, in via Roma 188 ed è aperto a tutti. Amici e curiosi sono attesi sulla materassina per una visita o una prova. 

Avanti.


lunedì, ottobre 22, 2012


COME LOTTARE 
SENZA FINIRE A CORTO DI FIATO


Ripropongo via blog un articolo storico del sito ufficiale team-centurion.com. Si tratta di uno scritto essenziale, che regala metodi efficacissimi e gratuiti per allenare la più importante componente fisica di un combattente, grappler o meno che sia.


Allenare la resistenza: come lottare senza finire a corto di fiato

di Timo Heikkila
Tutti gli atleti agonisti di sport di lotta quali il Brazilian Jiu-Jitsu, Submission Grappling, Judo, Sambo, Lotta Olimpica (Greco-Romana e Libera) hanno probabilmente fatto esperienza di scontri, sia in gara o in allenamento, durante i quali all'inizio stavano rendendo bene ma passati un paio di minuti sono finiti senza forze e dominati dall'avversario. Nonostante la tecnica, rilassatezza, respirazione e tattica giochino un grosso ruolo nel lottare, la resistenza ha una parte essenziale per un grappler vincente.

  • Basi teoriche
Quando la gente parla di resistenza, generalmente pensa a correre sulla distanza. Questo è anche il tipo di allenamento che la maggior parte delle persone fanno nella speranza di migliorare la loro capacità di durata nel grappling. La resistenza però non è una abilità che, quando sviluppata specificatamente per una certa attività, si possa esportare necessariamente ad altre.
Il corpo ha tre sistemi energetici:
  1. il sistema aerobico
  2. il sistema glicolitico
  3. il sistema fosfagenico
Gli ultimi due sono più comunemente conosciuti come il sistema anaerobico. Il sistema aerobico è utilizzato per produrre energia (ATP o Adenosina Trifosfato) per i muscoli tramite ossigeno e grasso oppure ossigeno e glicogeno (carboidrati accumulati nei muscoli). Quando l'intensità dell'allenamento o della gara sale vertiginosamente il sistema cardiovascolare non riesce più a trasferire abbastanza ossigeno ai muscoli per supportare lo sforzo in modo aerobico e quindi il sistema glicolitico deve entrare in gioco. Questo sistema non abbisogna di ossigeno per produrre energia e fa uso delle riserve di glicogeno, producendo acido lattico come effetto collaterale. A differenza del sistema aerobico, che può soltanto produrre energia adatta a supportare uno sforzo leggero per tempi molto lunghi, il sistema gli colitico è in grado di produrre energia solo per sforzi brevi e molto intensi. Quando l'intensità arriva al limite individuale, cioè quando si sta per cedere, anche il sistema glicolitico non riesce più a produrre energia a questo stadio e allora deve entrare in azione il sistema fosfagenico, anche conosciuto come il sistema ATP-C. Le riserve di ATP-C nei muscoli durano al massimo 10 secondi sotto massimo stress ciò a significare che si può esprimere una performance alla capacità di massimo sforzo per un breve lasso di tempo, passato il quale il livello necessariamente inizia a decrescere. Questo può essere notato anche tra i velocisti sui 100 metri , laddove la velocità degli sprinters inizia a peggiorare appena prima della linea del traguardo. Durante intervalli di minore intensità di lavoro le riserve di ATP-C nei muscoli possono essere ricostituite e, nonostante queste riserve non possano essere incrementate in maniera considerabile, la CP (creatina fosfato) può essere in qualche misura aumentata. Si può anche migliorare la velocità di recupero cioè di ricostituzione delle riserve di ATP e CP.
I sistemi energetici non lavorano separatamente l'uno dall'altro, quindi qualunque intensa attività sportiva coinvolge una combinazione dei tre differenti sistemi. Solo sport di durata estremi quali la maratona sono praticamente del tutto aerobici. Un match di grappling,a seconda del tipo, di solito dura tra i cinque e i dieci minuti e coinvolge momenti altalenanti di sforzo e momenti di recupero o stop dettati dall'arbitro, così come picchi estremi di breve durata. Il sistema glicolitico gioca il ruolo più importante qui, anche se il sistema fosfagenico entra occasionalmente in azione. Il puro lavoro aerobico raramente esiste nelle gare di grappling anche se il sistema aerobico dà sostegno al sistema glicolitico e quindi una certa base aerobica è importante per il recupero dai picchi durante i momenti di minor sforzo e tra i round (o match). Lo smaltimento dell'acido lattico infatti ( o meglio la sua riconversione in sostanze diverse, alcune utili per nuova produzione di energia) è aerobico e qui l'ossigeno è necessario.

  • Dalla teoria alla pratica
Una volta illustrate le basi, viene fuori la domanda su come sviluppare i sistemi energetici ai fini del grappling. Dovrebbe risultare ovvio da quanto suesposto che una corsa lenta sulla lunga distanza non è la risposta. Delle lunghe corse da un ora hanno molto poco in comune con un estenuante match di lotta dalla durata variabile tra i 5 e i 10 minuti, che mette enfasi su sistemi energetici completamente diversi. Inoltre, queste lunghe corse sono inefficaci anche allo scopo di sviluppare ad alti livelli la capacità aerobica per via del ridotto livello d' intensità, visto che è semplicemente impossibile rimanere al limite della nostra capacità aerobica per tali periodi di tempo. L'allenamento a intervalli (detto intervallato), dove l'intensità può essere mantenuta alta tramite periodi di riposo, consentendo ai muscoli di recuperare abbastanza per sostenere un maggior livello d'intensità di lavoro, risolve il problema. Con l'uso di vari parametri, l'intervallato può essere utilizzato per sviluppare ciascuno dei sistemi energetici. L'idea che l'allenamento di resistenza debba essere fatto sotto forma di corsa, bicicletta o nuoto ma in effetti esistono dei sistemi per allenare la resistenza molto più produttivi che impiegano tutti i maggiori gruppi muscolari coinvolti nel grappling. Il sollevamento del sacco da boxe è uno di questi metodi. L'unico tipo di equipaggiamento di cui si ha bisogno è un sacco poco riempito di sabbia, cioè qualcosa che ci si può fare da soli. I movimenti che possono essere eseguiti includono, ma non sono limitati a,: stacco e strappo, squat (con presa tipo cinturazione del sacco), squat mentre si tiene il sacco di lato con entrambe le braccia, corsa col sacco etc. Il giusto peso del sacco dipende dall'intensità dell'allenamento ma, come regola generale, si dovrebbe essere in grado di mantenere un ritmo elevato di sollevamento fino all'ultima serie.

Ecco qualche esempio di routine per incrementare sia i sistemi energetici che la resistenza muscolare.

1. Allenamento della capacità aerobica e anaerobica
Eseguite da 5 a 8 set di squat tenendo il sacco sul fianco, alternando i lati tra i set di 20 secondi di lavoro con 10 secondi di riposo. Si dovrebbero eseguire circa 8 squat durante le prime due serie ma arrivati a incapacità ad eseguire la metà delle ripetizioni fatte nel primo set, vuol dire che è il momento di interrompere. Quando si è in grado di eseguire tutti gli 8 set, si aggiunga peso (più sabbia nel sacco). Questo allenamento non necessita di più di pochi minuti ma vi lascerà esausti. Se è sembrato facile vuol dire che è stato fatto male. Si dovrebbe arrivare a dare tutto sin a partire dal primo set.

2. Allenamento della capacità anaerobica e lattacida
Eseguire tirate al petto con il sacco, poi eseguire uno squat con esso e mentre ci si rialza eseguire uno strappo sopra la testa, senza fermarsi nella posizione in alto. Senza soluzione di continuità riabbassare il sacco e continuare no stop. Eseguire serie da 1 minuto (o se si sceglie di scattare con il sacco in spalla fare i 400 mt.) con i seguenti periodi di riposo:
6 minuti, 4 minuti, 2 minuti. Cioè 6 minuti dopo il primo set, 4 dopo il secondo e così via per un totale di quattro serie. Poi riposare 8 minuti ed eseguire di nuovo con gli stessi tempi di prima, incrementando progressivamente. Eseguire le serie ad un ritmo del 90% della capacità massimale (cardiaca). Aggiungere altra sabbia al sacco quando comincia a sembrare più leggero. In alternativa si potrebbe aggiungerne un' poca a ogni allenamento, stando molto attenti a non metterne troppa.

Gli sprint sono un ottimo e sicuro mezzo di allenamento di questo tipo. Questo metodo può essere usato come parte delle sessioni di allenamento della forza veloce. Fate 3 serie di 10 sprint con 45 secondi di recupero. Iniziate con un jogging leggero 10 m . prima della linea di partenza per degli sprint da 30 metri così da passare alla velocità dello sprint vero e proprio senza soluzione di continuità.

3. Allenamento aerobico a intervalli (Interval Training)
Questo tipo di allenamento può essere praticato i gironi seguenti sessioni pesanti di tipo anaerobico, anche quando si sia abbastanza stanchi. Nuotare è una buona scelta per questo tipo di allenamento, che aiuta nel recupero dalle più dure sedute di training (anche se può risultare molto stancante all'inizio, soprattutto se manca l'abitudine al nuoto) e che allo stesso tempo incrementa le capacità aerobiche e di recupero. Idealmente si dovrebbe conoscere il proprio livello massimale di pulsazioni (notare che è diverso nella posizione orizzontale) ed eseguire le serie all'80% della propria capacità cardiaca, riposando fino a che non si scende sotto la soglia del 60%. Un intervallo dovrebbe durare tra i 2 e 3 minuti (scegliere una distanza nuotando che necessiti di quel minutaggio alla prima serie). Se non si conosce il proprio massimale cardiaco oppure risulti troppo complicato misurarlo tra le serie, semplicemente adottare la massima intensità che paia possibile mantenere a livello costante durante la frazione e poi riposare fino a che il respiro non si normalizza. Praticare per 20-30 minuti. Iniziare in maniera leggera e via via incrementare la durata dell'allenamento.


Qualcuno totalmente fuori forma si limiti a lente sessioni di corsa all'inizio, per i primi due mesi, allo scopo di giungere a un livello accettabile di forma per poi poter eseguire l'Interval T. con adeguata intensità, che infatti diviene inutile se si è troppo stanchi per continuare a un ritmo ragionevole dopo solo uno o due settimane!


Si deve ricordare di riscaldarsi prima degli allenamenti. La progressività è essenziale per miglioramenti a lungo termine, e quindi evitare di ripetere lo stesso tipo di allenamento sempre uguale con lo stesso sovraccarico e la stessa velocità d'esecuzione settimana dopo settimana. I progressi a lungo termine richiedono inoltre di operare cambiamenti nell'allenamento ogni tanto, ogni 6 settimane circa. Potrebbero essere tecniche differenti nei sollevamenti col sacco, cambiare completamente il ritmo (intervalli e riposi) o gli strumenti (usare qualche cosa che non sia il sacco) etc. Le routine sopra descritte non devono necessariamente essere eseguite insieme, comunque si dovrebbero mantenere certi punti fermi per gli sport di grappling quali l'uso del corpo come un tutt'uno (usare cioè movimenti che lo utilizzino globalmente e non parzializzino l'azione), l'enfasi su l'intenso allenamento anaerobico etc.


Ciò che è stato presentato qui è semplicemente un insieme di allenamenti per la resistenza per il grappling, ma per essere specifici ci vuole un allenamento su misura che tenga conto di molti fattori (obiettivi, parametri individuali di forma e fitness, tecniche preferite etc.). Nonostante ciò, l'adozione sistematica di questi sistemi può trasformare il livello di forma per la lotta e portarlo a livelli molto superiori. Provate, fate sperimentazione e trovate l'allenamento giusto per voi, si tratta solo si prendere atto che ne avete gli strumenti e muoversi!

lunedì, ottobre 15, 2012


E LO CHIAMAVANO IL GOTA


Sono spesso incredibili le vie del Jiu Jitsu.

Rodolfo Vieira, cioè colui che ha dominato la scena mondiale negli ultimi 2 anni, assente il re Roger, e il suo detronizzatore, Marcus"Buchecha"Almeida, hanno in comune l'aver iniziato a praticare l'arte suave perché ragazzini in sovrappeso.

Buchecha infatti significa guanciotte, nomigliolo derisorio per un ex bambinotto semiobeso. Ebbene, signori, questi è divenuto l'attuale terrore delle materassine mondiali, un colosso di 120kg di muscoli puri e con l'agilità di un peso Medio.

Dopo aver dato la paga a tutti al Mundial, spianando le categorie, Il Gota è stato chiamato a dimostrare al pianeta se coi suoi miseri 22 annucci d'età avrebbe potuto reggere il confronto con il redivivo king Roger. Terreno di gara il Metamoris: 20 minuti e si vince solo per finalizzazione.

Era dato per spacciato il sor guanciotte, ma lui, da vero campionissimo ha dimostrato ai 5 continenti che un nuovo re è sul trono.




mercoledì, ottobre 03, 2012


DALL'ISLANDA CON FRIGORE

Questi islandesi sono portentosi. Un paesucolo grande come un quartiere di una metropoli, isolatissimi tra gli iceberg, e rompono deretani in giro per il mondo negli sport da duri.

La storia di Gunnar Nelson è esemplare. Ragazzino karateka, si converte al Jiu Jitsu e nonostante sia quasi da solo a farlo, raggiunge un livello tecnico pauroso; mette in fila sul tatami i nomoni del panorama a internazionale e in pratica 'estorce' la nera a mestre Renzo Gracie.

Ora Gunnar è il nuovo prospect caliente dell'UFC: esordio col botto e solita finalizzazione al 1° round.

In piedi sembra Machida, ha un wrestling potentissimo e a terra -fedele alla linea di John Danaher- è irresistibile. Una macchina da guerra, imbattuto che sottomette chiunque gli parino di fronte, con un controllo emozionale mai visto, più impressionante di Fedor.

Entra, combatte ed esce dall'ottagono con la medesima espressione. Non si agita mai, non denota nessuna irritazione o eccitazione che sia. E' un qualcosa di incredibile, il vikingo.

Da tempo non mi esaltavo così tanto per un atleta, abbiamo davanti un personaggio che potenzialmente può segnare un'epoca: massima versatilità, Jiu Jitsu stellare e un quid interiore che non avevo mai riscontrato. Avanti Gunnar, siamo con te.






lunedì, settembre 24, 2012



10 MOTIVI PER I QUALI LE DONNE 
DOVREBBERO PRATICARE JIU JITSU
(e anche gli uomini)

Il Jiu Jitsu:

1-E' utile nella difesa personale
2-Accresce l'autostima, la fiducia in se stesse e sviluppa il carattere 
3-Rinforza e rende più definito il corpo, dalle braccia all'addome alle anche
4-Accelera il metabolismo e migliora la resistenza dell'organismo
5-Incrementa la capacità cardiovascolare e respiratoria
6-Disinibisce i timidi e calma gli agitati e ansiosi
7-Aumenta la flessibilità
8-Sviluppa la coordinazione motoria
9-Migliora i riflessi
10-Aiuta nel controllo emozionale

(tradotto da:  http://www.aprendajiujitsu.com.br/10-motivos-para-mulheres-praticarem-jiu-jitsu/)

giovedì, settembre 20, 2012


UN ARTE MARZIALE PER I TEMPI DI CRISI


No, non vi preoccupate, vi eviterò i discorsi su spread, tasse, licenziamenti etc che vanno tanto di questi tempi. Quest'articolo parla di un sistema di combattimento a me caro e  a voi noto, il Jiu Jitsu stile brasiliano.

Prima però parliamo delle 'concorrenza'.

C'era una volta un tristo personaggio, un ometto dalla scarsa forza di volontà ma dai profondi complessi d'inferiorità radicati nel suo animo. Deluso da se stesso, l'ometto amava rifugiarsi nelle sue fantasie ove egli, da mezzasega pauroso, si trasformava nell'impavido eroe che butta giù i cattivi. Il figuro difettava di muscoli ma non di ambizione e per fingere d'essere il duro, si creò maestro di arti marziali. Piglia un kata qui, rubacchia una sequenza là, dopo un disonesto peregrinare per corsi di stili del tutto inutili ai fini del combattimento, ecco che dalle mani del personaggino nasce uno stile tradizionale. I seguaci del "maestro" sono esseri della sua stessa fatta, entusiasti all'idea che ora sì, hanno trovato il segreto, la via comoda che permette di atteggiarsi a uomini, dirsi combattenti senza mai combattere. Con abili tecniche di manipolazione e creazione di leggende fantasmagoriche inizia la "tradizione", poi la sete di denari e onori farà il resto (come per tutte le sètte).

Che questa storia sia ambientata nella Cina del XVI secolo o nella colonia italy del XXI non fa nessuna differenza.

Come i miei lettori ben sanno, caratteristica delle arti inutili o tradizionaloidi è la certosina esclusione di tutte le metodologie che rendono un vuoto movimento una tecnica di combattimento: sparring regolare con avversari non collaborativi ed esperti, e gare a contatto pieno (striking o grappling o mixed). La sètta marziale non sopravviverebbe alla prova del nove e che è quindi vietata con motivazioni oltre il ridicolo.

Le arti da combattimento reale sono in effetti molto poche, e sono a loro volta varianti o sottoscuole di pochissimi metodi di corpo-a-corpo o percussioni.

Cosa distingue il Jiu Jitsu dagli altri 3 Pilastri o restanti  Arti Magiche? Molte cose a dire il vero, a livello tecnico-tattico ognuna delle quattro copre un'area differente e questo si sa. C'è però un tratto caratteristico del BJJ che non è presente nelle discipline gemelle, ed è precisamente che l'arte suave inizia a formare una cintura bianca ponendolo sistematicamente in posizioni di inferiorità, come ad esempio sotto una montada. E' un arte nata per la difesa personale e ha conservato questa caratteristica precipua anche con la sportivizzazione: in un confronto reale le cose di solito vanno male, e un omaccio grosso è facile che mi metta sotto di prima.

Anche negli altri metodi realistici esistono routines ed esercizi in cui il soggetto parte in difficoltà, ma è solo nel Jiu Jitsu che il praticante viene allenato in maniera costante facendogli cedere la posizione e l'iniziativa. 

L'abitudine a non essere in vantaggio (di tempo, di adrenalina o di peso) è quella che genera il titolo di questo articolo: so che se le cose vanno male il praticante di BJJ ha subito in palestra e anche in competizione migliaia di volte ben di peggio da compagni allenati e tecnicamente ben più preparati di Peppino o' scannafosso da cui si viene aggrediti in un parcheggio, e nel profondo della psiche questo genera una tranquillità senza pari al momento dello sfortunato evento.

L'idea che durante un confronto non sportivo noi si sia lucidi e reattivi come un eroe dei fumetti è irreale. Se veniamo attaccati significa che l'aggressore ha percepito una nostra inferiorità fisica e/o situazionale. Le persone normali, anche atleti di SdC, si emozionano durante una rissa, e se sono stati messi nel mirino significa che qualcosa li rende -almeno apparentemente- facili vittime all'occhio del nemico. Nessun peso massimo di boxe verrà mai aggredito da zia Pina con la borsetta,e  tantomeno il ragionier Rossi di Mengrate sul Tanaro , pensionato Impdap, deciderà di picchiare un energumeno tatuato dal collo enorme e i tatuaggi anche sulle palpebre.

Ordunque, si ribadisce il concetto che in una rissa o aggressione bisogna ipotizzarci inizialmente perdenti o in grossa difficoltà, per vincere. Si scivola, i colpi non partono, arriva una ciaffata di sorpresa che ci paralizza, c'è la paura della denuncia e mille altre variabili psicologiche e ambientali NON RIPRODUCIBILI IN PALESTRA. Aver "perso il tempo" significa che ci hanno colpito, afferrato per la collottola o buttato sotto a terra.

Il jitsuka è addestrato con tanto sudore a stare per terra con uno che tenta di tirargli un rigore nella capoccia, in piedi con la testa stritolata dallo scannafosso di 120kg, e spiaggiato sotto una montada con lo stesso omone che desidera polverizzargli la giugulare. Quindi è abituato a "reggere la concorrenza" e a ribaltare un esito scontato, evitare un deault annunciato, come la Grecia contro l'Unione Europea insomma.

Il piccolo può battere in grande, questa è la verità manifesta del Jiu Jitsu, e invito chiunque non mi creda a provare con una valida cintura nera di 60 kg: buena suerte! Ciò avviene perché il 'piccolo' è passato per anni e anni di specifico addestramento che gli consente di non temere nessun muscoloso ma inesperto avversario. Nulla gli dona l'invincibilità, certo non il BJJ, e spesso l'arte marziale non basta, una bottigliata nell'osso occipitale  azzera tutto. L'importante è esserne consci, aver seguito un addestramento che ci insegna a perdere

La deriva mentale è evitata, si resta coi piedi per terra e si pratica per i veri importanti motivi che debbono animare un adulto privo di mostri invalidanti nel suo cervello: stare in forma, socializzare in un ambiente sano, divertirsi imparando qualcosa di utile. Se poi la crisi arriva, si sarà preparati a gestirla.







lunedì, settembre 10, 2012


IL JITSUKA SARDO CHE SFIDO' 
e VINSE i GRACIE:
OSWALDO FADDA

Sapete, amici lettori, la storia sulla ri-nascita del Jiu Jitsu in Occidente è un'ininterrotta scoperta di preziose gemme aneddotiche, molte delle quali ho pubblicato a modo mio su questo sito. La comprensione di un fenomeno è intrinsecamente legata alla dimensione storica del suddetto, senza sapere la storia di qualcuno o qualcosa non si sa davvero molto di questi.

Di recente mi sono imbattuto in un capitolo dimenticato della saga dell'arte suave,e per caso. Sorbendomi dei video sul campeon Rodolfo Vieira, ho compreso che la sua accademia, la GXT, non deriva dal lignaggio Gracie. Incuriosito, sono andato a scavare e ho scoperto la portentosa avventura del tamburino sardo che mise pizzo M° Helio e tutti i suoi arrogantelli scherani: Oswaldo Fadda.

Un giovane figlio di poveri emigranti, in quell' epoca recluta nei marines brasiliani, Fadda s'imbatté in Luis França, allievo diretto di Mitsuyo Maeda e insegnante a Rio de Janeiro. Dopo molti anni di apprendistato, il giovine prese su di sé la missione di portare la scienza del Jiu Jitsu negli strati poveri della popolazione carioca, e cioè il contrario esatto della politica upper-class portata avanti dalla rinomata concorrenza nell'epoca intorno alla II Guerra Mondiale.

Fadda si rese famoso per insegnare a tutti, spesso gratis sui pratoni, mandando su tutte le furie i titolari delle costose et elitarie accademie della zona sud di Rio in mano alla "gang" Gracie. Il figlio degli isolani in particolare si impegnò anche a usare la scienza solare del Jiu Jitsu per aiutare ragazzi disabili e con problemi d'inserimento sociale, collezionando successi strabilianti. Era un idealista e un guerriero, mistura che unita alla titanica fermezza dei suoi antenati ne fecero un colosso della sua epoca.

Tanto da irritare i cugini. Eh si, finì che a furia di sentirsi parlare dietro e rifiutare come "non originale" il buon Oswaldo -che se tanto mi dà tanto da sardo doveva essere uno con un bassissimo livello di sopportazione dei cagacazzi- nel 1954 sfidò pubblicamente i Gracie con un annuncio fatto uscire sui giornali O Globo e Diario da noite dicendo che li rispettava (stiloso) ma che non li temeva e aveva pronti 20 lottatori.

Kaboom, the show is on!

L'accademia del sardo vinse alla grande, Oswaldo direttamente prevalendo su Helio, tutti in generale avvantaggiandosi della maestria nelle leve alle gambe, colpevolmente snobbate a casa di Helio&c.

Fadda restò un signore anche nel trionfo e rese pubblica dichiarazione del fatto che la sua vittoria non doveva in nessuna maniera diminuire il rispetto per la famiglia avversaria e la sua eredità. Gracie si limitò ad affermare. "Fadda dimostra che il Jiu Jitsu non è nostra esclusiva".

L'anno successivo, 1955, la rivincita, che però fu una riperdita per i Gracie. Fadda chiosò: "Volevo solo dimostrare la falsità del mito secondo il quale chi studia dai Gracie è invincibile".

Oggi alcune delle più vincenti accademie del mondo, come la Nova Uniao, fanno risalire il loro lignaggio a questo semisconosciuto filantropo sardo-brasiliano, che bacchettò i Gracie e adesso riposa nel Valhalla. Mestre Oswaldo morì a Rio de Janeiro il 1° Aprile 2005, aveva 84 anni.




lunedì, settembre 03, 2012


SI RIPARTE! 
L' ANNATA 2012-13 STA DECOLLANDO


Cari amici e cari nemici, 

siete tutti invitati a unirvi per una prova o in via stabile alla nostra grande famiglia.

Abbiamo aumentato di molto l'offerta e tra le varie locations ci sono corsi tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, per adulti e bambini nelle nostre sedi di:
  1. Firenze 
  2. Pistoia
  3. Prato
  4. Pontassieve
  5. Figline Valdarno


Marione, Francesco"Taba" e Stefano"Tortello" vi aspettano sia che veniate armati delle migliori intenzioni, o delle peggiori. In entrambi i casi sarete serviti a dovere.

La nostra famiglia propone un Jiu Jitsu brasiliano che si può definire "old school", e cioè con l'obiettivo della marzialità e dello sviluppo integrale della persona. Non sono tollerati maleducati e per i prepotenti c'è un trattamento speciale. Per noi il Jiu Jitsu è un'ARTE e crediamo fermamente nel suo valore, pertanto né lo prostituiamo né lo annacquiamo. Detto ciò, chi ci conosce sa che da noi vige uno stile amichevole e -ancora una volta- familiare; chi dà rispetto riceve rispetto, senza uso di titoli altisonanti ed eccessive formalità.

NOI NON LASCIAMO NESSUNO INDIETRO, sia chiaro.

Forti e deboli, giovani e stagionati, maschietti e femminucce, talentuosi o poco dotati, migliorerete tutti: questa è la forza dell'arte marziale integrale. Chi si rivolge a noi trova una forte presa e un gruppo di amici che lo aiuterà a sconfiggere i suoi demoni personali. Non abbandoniamo nessuno, ricordate. 

Per chi desiderasse saperne di più ci può scrivere:
info@team-centurion.com
e su Facebook:
 https://www.facebook.com/mario.puccioni

A presto vedersi sul tatami, Oss!

venerdì, agosto 24, 2012


JIU JITSU FAMILY


Una delle caratteristiche perlopiù sconosciute alle altre arti mazzuolatrici e che è endemica nel Jiu Jitsu è il viaggio lottatorio. Gli appassionati infilano il gi in valigia e senza timore frequentano accademie sconosciute durante le loro ferie in località lontane.

Io invece sono 3 estati che ritrovo casa mia quando mi reco in pellegrinaggio al Burning Team di Udine, scuola pioniera dell'arte in Friuli, fondata dal mio amico Marco Fabris.

In Friuli si sta davvero bene. La gente è onesta e accogliente, il cibo ottimo, il vino delizioso e i luoghi ordinati&ameni. In più il sottoscritto ha avuto la fiducia e il privilegio dell'amicizia di questi duri lottatori, e se ne vanta.

Ho trascorso dei bellissimi giorni a lezione dal nostro comune referente tecnico, Federico, e a imbevermi di cabernet. Possa il Cielo permettermi di ritornare presto dai miei colleghi kimonati di Cividale.



giovedì, agosto 16, 2012


COME MI ALLENO IN VACANZA?


A rigor di logica italiota, in ferie non si fa una cippa; ci s'ingozza di ogni sorta di malefico carboidrato raffinato inventato nella storia umana, si poltrisce abbarbicati alla sdraio e il massimo dell'esercizio fisico ammesso è il pigro andirivieni tra le bancarelle di souvenir.

Per quei pochi reazionari che concepiscono le loro vacanze non come il supino aderire allo stereotipo consumista vermiforme creato per loro a sommo studio dalla casta dominante, ma quale tempo da dedicare alle loro attività preferite (e il loro sport si presume che lo sia), voglio approfondire un ragionamento.

Lo ripeto da anni: il nostro Sistema Nervoso Centrale NON conosce singoli muscoli, esso concepisce AZIONI e quindi movimenti per il quale il corpo umano è stato progettato. Indi ragion per cui, nuovamente va rigettato con ogni forza dell'universo il tipico inutile ed effimero culturismo, che gonfia i muscoli isolandoli, quindi andando contro il DNA umano e la sua evoluzione. Il movimento è vita, e il corpo si muove tutto insieme, s-e-m-p-r-e.

Per allenarsi in giro per il mondo, lontano dal tatami  e dalla ghisa, seguendo questo semplice ragionamento non serve davvero nulla di esotico a livello di attrezzatura, basta un pavimento o un prato: insomma GRATIS. Oltre agli esercizi per l'endurance che si focalizzano sulla locomozione e che tutti conosciamo (camminare, correre, pedalare e nuotare) vi passo una semplice lista di esercizi a corpo libero che davvero coprono la massima gamma di azioni/movimenti base.

1-Spingere: piegamenti sulle braccia
2-Tirare: trazioni alla sbarra
3-Accosciarsi: squat 
4-Movimenti esplosivi con tutto il corpo: burpees
5-Sollevamento da terra: salti in verticale
6-Catena cinetica anteriore: addominali "a V"(a libretto)

Quanti? 

Ci sono infinite varianti. Provate a aumentare sia il numero massimale che il totale di round previsti, a scoprire varianti buffe appoggiandovi a scalini, patini o che so io. L'importante è godere del piacere di muoversi, ma anche di riposare se necessario e gradito. Precisione tecnica, accurata programmazione e simili finezze vi aspettano al ritorno dal vostro coach, adesso è tempo di rilassarsi.

Considerazione finale. Vacanzare è doveroso, ma impigrire è soltanto un'opzione.





lunedì, agosto 06, 2012


PERCHE' NON E' SOLO UNO SPORT


Capita spesso a me, come agli altri insegnanti o appassionati di arti di Marte, di ricevere critiche o segnali di profonda incomprensione dai comuni profani. E' per loro innaturale l'enorme importanza, la devozione religiosa con cui ci approcciamo alla nostra disciplina, e gliene sfugge il senso reale.

Qualche giorno fa, oziando presso una rinomata spiaggia della nostra penisola, si è intavolata una di quelle discussioni vacanziere che, senza capo né coda, finiscono prima o poi per debordare in interrogazione stile commissariato di PS per il povero jitsuka o assimilabile. Partita come sempre in questi casi rilassata, la conversazione è diventata un "Tutti vs 1" stile far west, e non c'è -ovviamente- stato verso per me di riuscire a infilare nella zucca degli astanti che 22 bischeri in mutande a correre dietro a una palla nulla hanno a che vedere con due lottatori dentro una gabbia.

E' colpa mia, ho polemizzato con chi NON può proprio capire. Non si può spiegare che sapore ha una fragola, sono parole gettate al vento. Come ben insegnava il M° Aristocle di Atene -aka Platone- le caratteristiche che determinano l'appartenenza alle categorie sociali non guerriere (borghesia e proletariato), con buona pace di quel truffatore pennivendolo di Karl Marx, sono animiche. Nascere figlio di un miliardario o di un impiegatino a CoCoCo nulla o quasi ha a che vedere con la qualità dell'anima del soggetto, specie in questa epoca di dissoluzione finale. Chi si è, insomma, lo si è a priori, per un destino, ma questa cosa va concepita interiormente, è frutto di un'esperienza che non si tramanda con le sole belle parole.

E' vero che le arti realmente marziali oggi sono aperte alle masse, e quindi per tanti sono diventate grosso modo degli sport, persone di ogni estrazione le praticano con fini ricreativi vari, si sa. Resta il fatto che le arti marziali reali o anti-tradizionaloidi NON sono degli sport, esse sono nate da guerrieri e sono state sviluppate da questi ai fini che la loro classe riteneva imperativi: disciplina e miglioramento di sé.

Per capirsi: nessun vero esperto di Jiu Jitsu intende la sua pratica come un giocatore fa col suo Badminton. Non lo fa Mario che non è nessuno, e tantomeno lo fanno i veri campioni e leader internazionali dell'arte suave. In vari articoli ho cercato di riportare la barra a Nord, verso la stella polare del BJJ, cioè il senso ulteriore che questa nostra Via ha rispetto agli importantissimi eventi agonistici.

Siccome non è solo uno sport, va distinto accuratamente ciò che facciamo e dal lato competitivo interno, e dalle comuni pratiche sportive, in specie i giochi con la palla. Pena, come ho più volte ribadito, lo sciupare il 95% delle possibilità evolutive in senso umano che quest'arte dona.

In particolare mi voglio soffermare sul diverso approccio che un vero combattente ha con vittoria e sconfitta. Per il nobile guerriero la vittoria è in sintesi quella su se stesso, è una palingenesi. Per migliorare noi stessi ci dobbiamo confrontare coi nostri limiti e vincere significa vincersi. Il nostro avversario sul tatami/gabbia è il riflesso delle nostre paure e come tale deve essere sportivamente annientato, il nostro sforzo dev'essere quindi massimale, ma come uomo è colui che ci regala la possibilità di misurarsi e sconfiggersi, e pertanto sarà sempre rispettato se non addirittura ammirato. Tutto il contrario di ciò che le classi produttive intendono sull'argomento. I vayshya e gli shudra infatti concepiscono lo scontro come puramente dualistico, alla maniera delle bestie che si contendono l'osso, e proiettano i loro bassi istinti sul gioco-sport che il regime ammannisce per tenerli lobotomizzati davanti alla tivvù.

Il borghese è quella creatura che pensa solo al suo interesse sociale e materiale, e il plebeo soltanto a quest'ultimo. Ragionano su lunghezze d'onda interamente egotiche, fissati sull'utile immediato, mentre chi è alla ricerca della conoscenza di Sé valuta con diversi parametri i fatti dell'esistenza. Per millenni gli appartenenti alle pure classi di guerrieri (oggi estinte) hanno visto la loro mera vita umana come un qualcosa di incastrato all'interno di genealogie e tradizioni. Mentre il borghesotto pensa solo alle comodità e alla fama, e il proletario alle richieste del suo ventre, il nobile cerca una risposta alle domande del suo animo. 

Chi sono io? Cosa sono venuto a fare su questa terra? Qual'è lo scopo della mia nascita? E via filosofeggiando. Ecco la natura interiore del guerriero, un uomo che cerca. Per vedere meglio dentro di sé l'uomo-che-s'interroga ha bisogno di rendere nitida la lente che lo frappone al mondo, la sua psiche, e la ripulisce giorno dopo giorno tramite la disciplina. La natura grossolana del nostro insieme psicofisico poco evoluto di mammifero richiede un notevole et inesausto sforzo di pulizia, ecco perché l'ars non ha una data di termine (come invece gli sport).

Con tutte le mortificazioni e modificazioni che l'ambiente marziale ha subito in quest'epoca terminale della civilizzazione occidentale, nello scontro corpo a corpo ancora prevalgono sentimenti di virilità e valetudine. E' così perché il nostro sport non è intrinsecamente, che uno lo sappia o no, che lo creda o no, soltanto uno sport.





martedì, luglio 24, 2012


IL PARADOSSO DEI JITSUKA 
CHE NON FINALIZZANO MAI



Nel mondo delle MMA e del combattimento in generale, vige una fuzzy logic, una matematica strana.

Per esempio è risaputo che se il combattente X batte Y, e poi Y batte Z, non c'è nessuna garanzia che Z batta il sig.X. Le equivalenze numeriche e le tabeline non si applicano, insomma.

Dunque, vista la crescente importanza che la lega dei padrini Fertitta attribuisce alla lotta in piedi e allo strking spettacolare, per pascere i cafoni iuessei in PPV, dove andremo a reclutare i migliori esponenti mondiali di questo modo di combattere?

In qualche lager ex sovietico di wrestler inossidabili ben dotati di cazzottoni, oppure magari in un camp thai col maestro di Greco-Romana straniero, diranno i miei lettori.

Acqua.

In un college iuessei iperfornito di prestigiose borse di studio per il Folkstyle Wrestling? In un'accademia olandese di spietati tibiatori senza rivali?

Acqua..

Per trovare i più forti anzi impareggiabili combattenti del pianeta nell'interpretare le richieste UFC, vi dovete accomodare in una rinomata scuola di Brazilian Jiu Jitsu. Siete giunti nella stupenda Rio de Janeiro, alla corte di Andre Pedenerneiras, mestre di BJJ appunto e fondatore della Nova Uniao. Qui c'incontrate due Diavoli della Tasmania in formato bipede, due bestie assassine che rispondono al nome di Josè Aldo, titolare dei Piuma, e Renan Barao, neo champ dei Gallo.

Si tratta di 2 cinture nere di BJJ, allenati da uno storico campione di BJJ, svezzati nei locali di una delle più conosciute scuole di BJJ. Questo è un dato di fatto.  Non c'è tradizione o record di Lotta alla Nova Uniao, né un ricco palmares internazionale nelle varie specialità di Kickboxing. E' un gruppo nato per il BJJ da parte di puri insegnanti di BJJ, che però -fatto curioso- ha una dominanza TOTALE nei pesi leggeri delle MMA internazionali, e in particolare ha creato due vipere dai calci insopportabili per gli avversari, due jitsuka improiettabili che nessuno dei wrestler incontrati è riuscito a mettere col culo per terra a modo.

Si possono trarre molti spunti da questo, o anche nessuno. Io lo sapete sono un grandissimo fan sia della Lotta che della Muay Thai, e quindi ritengo solo che da mestre Pederneiras abbiano trovato la quadratura del cerchio. L'allenamento delle MMA è ovunque nel mondo incentrato sui 4 Pilastri o modalità, ma il differente mix delle suddette varia tantissimo. In attesa di un gratta&vinci che mi consenta di andare a studiare da vicino il fenomeno dei "jitsuka che non vanno mai al suolo" e invece vincono di striking, mi limito a prendere atto della situazione.



lunedì, luglio 16, 2012


MMA, JIU JITSU,
ALLENAMENTO FUNZIONALE, CROSSFIT:
COSA, COME, PERCHE'


"Non lo sai e non vuoi fare? Non lo puoi insegnare"
(Anonimo)


Era da tempo che meditavo di buttare giù questo articolo, ma data la vastità e complessità estrema dell'argomento, per ora ho abbastanza evitato. Qualcosa ho già scritto, vediamo di aggiornare.

Come ebbi modo di ribadire a suo tempo, se vi allenate in discipline da combattimento, fatevi seguire esclusivamente da un trainer che sia specializzato. Non è una novità che in colonia italy tutti s'improvvisano in tutto, e gente che non ha mai visto né un ring né una materassina di persona, si reputa in grado di addestrare fighters. Follia.

Se invece siete -purtroppo- autodidatti o volete schiarivi un poco le idee, veniamo a dare uno schema.

1) alla base del successo agonistico in ogni SdC c'è una seria preparazione fisica

2) nulla di quello che i bodibildi, intenti a gonfiarsi i bicipiti, fanno nelle loro routines palestricole è utile al fighter

3) in generale la definizione 'allenamento funzionale' NON significa nulla di preciso, e più spesso che non vuol dire 'minestrone inventato dall'istruttore di turno'

4) realizzare una valida programmazione della preparazione fisica di un combattente richiede esperienza, talento e anche un po' di culo

In particolare il prerequisito fondamentale è che il coach sappia gestire con cura i volumi di lavoro e la scansione tra GPP (preparazione fisica generale) e SPP (specifica). Vi garantisco che ai vertici di federazioni nazionali sovvenzionate dalle nostre tasse c'è una marea di incompetenti iscritti al partito giusto, e dire che uno è allenatore della squadra X o tecnico dell'atleta Y è fuorviante. Reperire un serio coach richiede fortuna e tempo, e vaini.

L'allenamento funzionale vero è quello in cui si eseguono esercizi multi-articolari con alta intensità. Niente es.compound e niente intensità elevatissima uguale niente funzionale. Per capirsi: fare i crunch sulla fitball o sventolare un kb da 2kg in giro non è allenamento funzionale.

Io da qualche tempo sto studiando il Crossfit, e adesso andrò a diradare qualche mito sull'argomento.

Il CF, a differenza di quanto credono parecchi analfabeti di ritorno, NON è un metodo e nemmeno una scuola, è un brand. Si tratta di una ditta iuessei di grandissimo successo, la quale certifica personal trainer di GPP. In pratica, mettere a confronto CF e strenght&conditioning significa paragonare 'calzature sportive' a Nike, oppure 'banche' a Monte dei Paschi, rendetevi conto dell'ignoranza di 'sta gente.

A causa del vicolo cieco imboccato dalla GPP in occidente, si è dovuto tornare ai metodi old school, e il CF è un sagace brand che ha saputo cavalcare questo trend. Non è la panacea, è un modo di lavorare che -come dicono loro stessi ai corsi- non ha inventato nulla, ha ripreso quegli esercizi che funzionano davvero dalle discipline realmente performanti (pesistica, ginnastica, atletica, lotta) e li ha sistematizzati principalmente nello sviluppo della potenza intesa come qualità-ponte e stimmata della GPP.

Scopo del CF è creare un livello di fitness generale altissimo, conditio sine qua non per passare in seguito alla specializzazione, e in questo il CF ha dimostrato di eccellere. Come tutti gli 'stili' di allenamento (non è un metodo) anche il CF ha i suoi lati oscuri e il suo marketing aggressivo, ma a mio modo di vedere ha saputo riesumare con forza titanica le discipline davvero utili e rilanciarle alla grande in tutto il mondo, e se conosciuto è uno strumento eccezionale per contribuire a formare il coach di combattenti. Preparare dei borghesi che vogliono buttar giù la pancia NON è identico ad allenare l'aspirante campione europeo dei pesi Medi, è verità assoluta, ma è altrettanto cristallino che anche per costui non c'è nulla di meglio di:

1) pesistica (sollevamenti olimpici, powerlifting, kettlebells)
2) ginnastica olimpica (anelli, sbarre, funi, corpo libero)
3) atletica leggera (sprint, salti, mezzofondo)

anzi, da queste NON si può prescindere. Il CF è un melange di queste tecniche, null'altro (lasciando perdere lo sport-Crossfit che qui non è d'interesse). Analizzando ciò che bisogna fare per rivegliare e migliorare le qualità atletiche di base (forza, agilità, elasticità etc etc) e che underground è sempre stato noto ai circoli di lotta&affini sin dai tempi di Romolo e Remo, i furbi ideatori della ditta Crossfit hanno diviso/sistematizzato la loro offerta commerciale in 3 submodalità:
1) muovere se stessi
2) muovere un peso esterno qualsiasi
3) locomozione

Hanno liberato la GPP dall'esilio nei soli centri olimpici e vi hanno aggiunto il cameratismo e il divertimento dovuti la gareggiare a ritmo di musica rock. Che ci fosse un bisogno estremo di ritornare ai vecchi metodi spartani e che la noia del bodibildi avesse ammorbato la gente, è dimostrato dal successo stordente del CF. Si può dire che il CF ha portato l'efficacia della vera GPP alle masse, proponendo finalmente anche al sig. Rossi una valida alternativa alle tediose schede di BB e la possibilità di una vera performance in un ambiente stimolante, con allenamenti sempre variati e divertenti anche perché brevi. Ora gli OLS (alzate olimpiche) li fanno anche le casalinghe del Kentucky, grazie a Zeus!

So che potrà sembrar strano agli italioti che "imparano" vedendosi i filmini sul tubo, ma il Crossfit NON è 'fare circuiti'. Esso è diviso in 3 settori: tecnica specializzata, allenamento della forza e i cosiddetti WOD misti, in gran parte circuiti di 2 o 3 dei suddetti elementi costituenti. La certificazione internazionale contiene la programmazione, e un aspirante coach si suppone abbia già vaste nozioni in merito per via dei suoi studi pregressi. Inoltre la gestione degli elementi è variabile, e d-e-v-e essere cucita sul singolo atleta.

Non ho votato la mia anima al dio CF e continuo a studiare con allenatori specializzati le singole componenti della preparazione fisica di varie scuole, sia la pratica che la teoria sottostante. Fatto sta che chi finora qui in colonia ha criticato il CF lo ha fatto senza la minima preparazione sull'argomento, basandosi sul sentito dire e sui pettegolezzi dei forum. La fatica di andare a imparare da un coach certificato e direttamente partecipare a una certificazione è troppa per i nostri 'espertoni', gente talmente avanti che tutto il mondo ci invidia, eh si..

Il problema vero per chi allena lottatori e combattenti di MMA è incastrare la PF all'interno di un quadro di allenamenti specifici estenuanti. E' insomma molto più facile eccedere e bruciare il ragazzo che l'inverso. Un agonista che esegua 2 sessioni al giorno del suo sport è un bel rebus per il coach, se parliamo di amatori natural s'intende. Esperienza, pazienza e un rapporto diretto con il protetto sono per il coach l'unico viatico affinché questo combattente della domenica possa trarre l' indispensabile linfa dal suo addestramento fisico. 


"Any idiot can smoke an athlete. But can you make him win?(Dan John, Easy strenght)

Ci vuole tanta umiltà per allenare gli altri, ma nulla di più raro è diffuso lungo lo Stivale.


"Se è importante fallo tutti i giorni, se non è importante non farlo proprio." (Dan Gable)