"La verità attraversa sempre tre fasi. Dapprima viene ridicolizzata. Poi violentemente contestata. Infine accettata come una cosa ovvia." (A. Schopenhauer)
sabato, giugno 03, 2006
venerdì, giugno 02, 2006
giovedì, giugno 01, 2006
Applausi ai miei fratelli di BJJ per gli eccellenti piazzamenti collezionati a Ginevra.
In particolare goduriosa la finale tutta nostra tra Junior vincitore e 1/2kilo. Bravi tutti!
I risultati sul sito nazionale Italian Connection:
http://www.jiujitsufamily.com/site/index.asp
martedì, maggio 30, 2006
domenica, maggio 28, 2006
Con sommo rincrescimento riporto la sconfitta di Alessio con lo yankee Lister a Los Angeles.
Ale è stato finalizzato al suolo con un triangolo, acciderbolina. Il BJJ di Dean è stato superiore, bisogna ammeterlo.
Lode ad Alessio! Legionarius sei sempre il N°1. I grandi possono perdere, i piccoli perdono 365 gg l'anno.
sabato, maggio 27, 2006
venerdì, maggio 26, 2006
Come i pochi ma meravigliosi frequentatori di 'sto blogghino ben sanno, il qui scrivente ha attraversato gli inferni delle cosiddette arti marziali tradizionali per poi arrivare alle arti marziali vere. Ho spiegato anche a lungo il significato, sinanco etimologico, di arte marziale vera, e la sua opposizione irrefutabile alle arti borghesotte e false. In più, mi sono avventurato in una spiegazione psicologica dei processi subcoscienti o di sovversione voluti dal Potere che hanno condotto la notte nera delle AM.
Ora mi va di elencare alcuni dei tipi marziali, riferiti al panorama delle arti superdeclassate che l'italiano medio si trova sventuratamente d'intorno.
Il Kataista
Questo pover'uomo è tra i più malati. Esegue in totale ubbidienza formale delle serie pre-costituite di movimenti, sottospecie di combabttimenti simulati, e nella sua immane idiozia crede che questo lo aiuti a combattere meglio! Il disgraziato non si accorge che il 'kata' non solo non gli insegna alcunché sul vero combattimento, che è vivo e imprevedibile, ma anzi lo incatena al rigore astratto della forma e ciò lo fa peggiorare in tutto (footwork, riflessi, potenza tec.). Anche quelli meno convinti, che dicono di usare il kata come ginnastica o meditazione in movimento, non si capacitano di quanta perniciosa influenza abbia su di loro questa pratica.
Il Rambo dello streetfighting
Mimetica, anfibi, tutti i ritrovati del survivalism, questo pittoresco umanoide alligna negli ambienti che si credono 'duri da uccidere'. Di solito un deluso delle arti kataistiche, si è buttato anima e core nelle ultime mode d'Oltreoceano. Spesso un uomo afflitto da potentissimi complessi d'inferiorità, vaga per anni tra stages e seminari, sempre alla ricerca dell'ultimate martial art, sempre incapace di affrontare i propri demoni interiori e lavorare con umiltà e sacrificio. Non rare sono le riconversioni dei ramboidi al katismo in forme più esotiche, quando l'età incede.
Il Taoista infermo
Scellerati dissacratori di arti un tempo davvero sagge ed efficaci, i taoisti di casa nostra sono i più loffi e pigri tra i ma(rzia)lati italici; nella loro totale capacità di fare due piegamenti in croce, i taoistici panzuti inneggiano spesso a superpoteri energetici, pugni del cobra e calci della fenice, tutti rigorosamente mortali ma che il taoista in questione non può mostrare perché 'troppo pericoloso' o perché lo ha giurato (in cinese, presumo..) al Nume tutelare della sua scuola di Shangai.
La versione soft e no-combat dei taoisti fa incetta di casalinghe divorziate, omosessuali e sottosviluppati, per cui non fa nemmeno notizia.
Il Ninja dalle tagliatelle che uccidono
Sorta di commistione in salsa di B-movie nipponico del kataista e del rambo, il Ninja è normalmente un personaggio coi temi psichiatrici più deliranti. Inconfesso anche a se stesso di problemi di accetazione sin dall'infanzia, quando era il bimbo picchiato e poi il ragazzino sfanculato dalle coetaneee, questo cultore del arte della sparizione nella nuvola di fumo ispira molta tristezza. Di solito sottomesso a maestri-guru che gli succhiano via lo stipendio (ma questo è vero un po' per tutti i tipi nominati), il povero ninja ha non di rado difficoltà di adipe eccessivo, e i kimono neri si rivelano spesso impietosi nel mostrarlo.
giovedì, maggio 25, 2006
mercoledì, maggio 24, 2006
lunedì, maggio 22, 2006
Il funambolico wizard del BJJ, Marcelo Garcia, stupisce ancora una volta e si impone al Campionato Brasiliano. La sua mostruosa bravura è resa ancora più palese nella strepitosa vittoria anche dell'Assoluto -senza limiti di peso cioè- lui che è un peso medio (-79kg) !!
Atleti come lui, sorridenti e che non se la tirano, tecnici fino all'inverosimili ma disposti a scozzarsi coi bestioni di 130 kili, rendono questa Arte una cosa unica e 'mitologica', il mito dimostrato nei fatti del piccolo che sconfigge il gigante.
Quote del giorno:domenica, maggio 21, 2006
venerdì, maggio 19, 2006
La diffusione dei combattimenti interstile (MMA) farebbe supporre che le cosiddette 'arti marziali tradizionali' o meglio 'tarocco' dovessero avviarsi velocemente al dimenticatoio, ma invece si nota che non è affatto così. Gli stili del Ciliegio Ubriaco e del Karambidè da Strada continuano a prospeare. Perché?
Parliamoci chiaro: l'essere umano è una forma di vita molto raramente lucida, il più delle volte segue pecorinamente il suo capobastone in assoluto ossequio. La nostra storia parla di un'umanità che esprime perle rarissime annegate in un mare di sterco. Invidia, ignoranza, malvagità sono la norma e l'odio più grande è sempre per i pochi 'normali' che si rifanno a leggi superiori di condotta.
Questa spiegazione è di per sé sufficente a dimostrare come attività loffie e inutili possano attirare torme di gente (vedere il Calcio please), e quindi aggiungerò solo poco di altro.
Le arti marziali/da combattimento esprimono in generale il bisogno materiale che il maschio umano ha di capire se stesso e affrontare la propria paura. Su questa esigenza fondamentale il mondo moderno ha creato un' industria profittevole. Masse di individui smidollati creano le proprie fantasie riversandole su 'sti pseudo stili inventati a capocchia sfruttando la di loro ignoranza, incensando miti orientaleggianti -”l'erba del vicino è sempre più verde”- , affascinadoli e carpendo la buona fede di torme di ragazzini intossicati dai videogames (ieri i film di Bruce Lee). La stolida tendenza delle persone a subire supinamente un'autorità fa il resto, ed ecco che abbiamo i fanatici del Kata, i sensitivi del chigung etc., prostituendo tra l'altro anche cose validissime a livello settoriale che i veri stili antichi detenvano nel loro bagaglio.
L'incapacità sostanziale dei mediocri, cioè la stragran maggioranza, di ripensarsi, di evolvere, di cambiare strada e crescere fa sì che il pischello segaiolo entri nella prima palestra trovata sulle Pagine Gialle e s'incrosti lì, finendo per idolatare il Maestro-guru perché il criticarlo gli risulta impossibile, dato che di un essere inabile all'auto-critica stiamo parlando e alla crtica di conseguenza. Tutte le moderne Religioni e Partiti si reggono su questo andazzo, e non c'è davvero da aspettarsi che cambi domani.
Il confronto fa crescere l'essere umano, ed è solo tramite esperienza diretta et personale ( nelle AM ciò vuol dire percuotere e lottare a piena forza contro avversari esperti e non collaborativi), che si conoscono davvero le cose. Al di là di questo c'è la Setta e il Partito Marziale, che però con le vere arti di Marte nulla han a che spartire.
mercoledì, maggio 17, 2006

Vivere davvero
(dedicata a Maurizio Ferroni -R.I.P.)
Dove vai, ma dove stai correndo?
Forse dove è già il tuo cuore!
Basta un attimo e ciò che stai vivendo prende il volo e muore.
Dove sei adesso, lassù dove pensavi?
Da lì dirai: "RAGAZZI STATE SVEGLI!".
Ma c'è un modo solo per non morire mai e quel modo è vivere davvero.
Ma c'è un modo solo e questo tu lo sai ed avevi quello sguardo fiero.
Come fare adesso senza quel tuo sguardo vivo di chi sogna e crede.
Io lo so che fare oltre a non dimenticare perché sciacalli, adesso lui li vede.
Ma c'è un modo solo per non morire mai e quel modo è vivere davvero.
Ma c'è un modo solo e questo tu lo sai ed avevi quello sguardo fiero.
Io lo so che fare non provo più dolore con il tuo sorriso chiuso nel mio cuore.
Io lo so che fare non smetto di sognare e non ci potranno più fermare.
(testo de La Compagnia dell'Anello)
martedì, maggio 16, 2006
Il diffondersi del vale tudo (free fight) ha riportato le arti da combattimento alla realtà, reintroducendo l'elemento del confronto che snebbia la vista e ammazza tanti falsi miti.
Come è molte volte stato detto, il moderno vale tudo sport, cioè l'evoluzione del duello o sfida tra stili, è oramai ritornato a quelle stesse 4 arti o modalità che nient'affatto per caso componevano lungo i millenni il greco-romano Pankration, a riprova che l'anatomia umana è quella e che tante favole esistono e prosperano sino a che non si va a vedere il bluff.
Riconosciuto ovvio che l'uomo può percuotere o afferrare, queste due super-modalità concettuali vengono poi a dividersi nelle 4 arti effettive oggi disponibili quali massima espressione modale:
1- percussioni con gli arti superiori; Pugilato
2-” “inferiori, Muay Thai Kickboxing
3-lotta in piedi; Lotta Olimpica
4-lotta al suolo; Brazilian Jiu-Jitsu
Variazioni minori possono anche avvenire, laddove ad esempio si sostituisca un arte con una molto simile, ma il contesto in fondo è quello.
Come detto, dal punto di vista del valetudista tutte le suddette arti singolarmente sono da considerarsi modalità, cioè componenti essenziali della sua arte e quindi da allenarsi una per una con gli specialisti (puristi) di questi sport. A questo l'atleta di VT associerà poi quegli allenamenti dedicati che fanno da ponte tra le singole discipline, e che del vale tudo sono il trademark, tipo lottare contro chi boxa e difendersi con la lotta al suolo contro chi percuote.
Darò ora una breve – quindi necessariamente incompleta- carrellata delle 'tecniche' delle singole modalità che si ritrovano davvero in ogni incontro senza (troppe) regole.
a- dal Pugilato:
1 diretti
2 ganci
3 montanti
b – dalla M.Thai:
4 calci frontali con gamba avanzata
5 calci circolari
6 ginocchiate ascendenti con doppia presa alla nuca
c- dalla Lotta:
7 ancate
8 cinturazioni
9 prese in tuffo alle gambe
d – dal BJJ:
10 posizionamento e lavoro di guardia (offensivo e difensivo)
11 attacchi (finalizzazioni) da posizione dominante
12 attacchi " " dalla guardia
E' chiaro che resta moOOolto da aggiungere, ma direi che la panoramica è abbastanza esauriente.
lunedì, maggio 15, 2006
venerdì, maggio 12, 2006
In diretta da Los Angeles il ragazzone di Pomezia verrà proiettato sugli schermi americani via payperview, e in quell'occasione potrà, vincendo e convincendo, entrare definitivamente nel giro grosso. Lister è infatti l'ultimo 'test match' prima che il Patròn si convinca a buttarlo nel calderone, ed è uno yankee.
Che gli Dèi ti assistano, vinci!
giovedì, maggio 11, 2006
mercoledì, maggio 10, 2006
Quote del giorno:lunedì, maggio 08, 2006
giovedì, maggio 04, 2006
mercoledì, maggio 03, 2006
Esiste ai nostri giorni un fondamentale deterioramento delle istituzioni, che subiscono una deriva totale verso la dittaura mondiale unificata, si sa. La distruzione di tutte le istituzioni e la conseguente isteria generalizzata provocano necessariamente una fondamentale incomprensione di tutte le componenti della vita umana. Il materialismo pompato a forza nelle vene del corpo sociale ha disintegrato gli anticorpi tradizionali e tutte quelle forme di saper vivere che a fatica sopravvivevano fino all'ultimo conflitto mondiale.
Siamo di fronte a un mondo di povera gente abbacinata, l'ho già detto assai, di minuscoli esseri umani triturati dal meccanismo gigante della globalizzazione. Poteva essere che il modo delle persone di confrontarsi con temi quali violenza, istinto di sopravvivenza ed educazione al combattimento ne uscisse intoccato? Ovvio che no, e quindi il moloch massmediatico ha reso incomprensibili ai più anche quelle espressioni marziali trapelate dall'orgia di pallone e racchette da tennis. Insomma, il pubblico beota non ci capisce una mazza.
Partiamo dall'assunto lapalissiano ma (purtroppo) non scontato che, essendo gli uomini mortali come tutte le creature, la violenza è costuitutiva dell'universo in cui viviamo. Non potendo occupare due uomini lo stesso metro cubo di mondo è evidente che alle brutte - è legge di natura- vengano alle spicce per procacciarsi il necessario spazio. Ne deriva la consegunte evidenza che combattere e umanità sono due realtà coessenziali.
Posto che la reazione di ogni animale alla minaccia è fuggire o reagire, si tratta di comprendere che le arti del combattimento non sono uno 'sport' inventato a capekazz' tipo il pingpong o il volano, ma una codifica e sviluppo della capacità più importante della persona umana, l'istinto di sopravvivenza.
Le arti che si confrontano con la più forte e decisiva emozione umana, e cioè la paura, strutturandosi didatticamente in maniera da insegnare come poterla affrontare, hanno una rilevanza storica e sociologica tale da non poter essere appaiate a nessun altra. Tant'è vero che le civiltà tradizionali non conoscevano la differenza nel linguaggio tra allenamento sportivo e allenamento marziale, laddove anche attività tipo le corse di cavalli avevano origine e applicazione marziale diretta. Il Guerriero in antico è il membro qualificato di una casta dedita all'uso delle armi per la difesa della Patria, e ogni seria attenzione andava alla glorificazione di cotanto individuo. Era all'epoca ancora ultrapalese che senza il Guerriero (colui che si mette in gioco e rischia le palle) il Malvagio irrompe e tutti i bei discorsini, le stoffe delicate e il gruzzolino metallico se ne vanno a lui, insieme alla vagina delle mogli/figlie e alla vita stessa del borghese pauroso.
L'ipocrisia contemporanea (progetatta a tavolino, si ricordi) vuole che il debole e untuoso -meglio se gay- borghesotto sia da idolatare, mentre sarebbe brutale colui che desidera espriemere in maniera tecnica quello che è l'istinto naturale più basico. Imparare a picchiare è sacrosanto, si è spiegato che è indispensabile per sentirsi umani davvero, e le arti da combattimento servono proprio per indirizzare tale giusta aspirazione verso lo sviluppo equilibrato della persona, facendone un membro utile della società. Chi conosce la violenza per diretto contatto spesso la evita, astenendosi inoltre dalla crudeltà tipica del debole quando ha a che fare con esseri indifesi (cuccioli, anziani, bimbi etc.).
I coraggiosi la società li deve -dovrebbe- incoraggiare e aiutare ad acquisire coscienza di sé perché tanto è ovvio che ci saranno sempre i forti e i deboli, i violenti e i timidi, e quindi la conservazione della vita umana deve andare ai valorosi, a coloro che hanno la forza fisica e mentale di rischiare la propria vita per tutti, e non ai fiacchi, altrimenti è matematico che i furbi (quelli che hanno fifa ma sanno odiare molto e imbrogliare bene) vinceranno sempre sottomettendo tutti gli altri.
Se non vivessimo in questo guazzabuglio cibernetico inquinato da scorie radiottive, con gay in parlamento e cose così, sarebbe del tutto necessario spiegare alle madri italiche quanta assoluta importanza rivesta per i loro figli l'essere presi per mano da insegnanti capaci e formati nel fisico e nella mente. La ritualizzazione in palestra della violenza, la costruzione della fiducia in se stessi tramite lo scontro fisico, lo sviluppo della resistenza alla fatica e al dolore, la normalità della nudità e la dialettica intergenerazionale sono i pilastri di ogni seria pedagogia.
La fuga verso il nulla della propaganda buonista è voluta dal regime, sveglia! Invece di avere davanti individui ben piantati, solidi psichicamente, il Nemico ambisce a rapportarsi solo con mentecatti infrociti, deboli e piagnoni, pieni di complessi e facili a qualunque suggestione televisiva.
Resta indispensabile tramandare il concetto di formazione del giovane in senso marziale, per mezzo dei veri sport da combattimento/marziali, escludendo del tutto le cd. arti marziali settarie e fasulle, create dalla società consumista anti-marziale e pacifinta che ci vuole tutti schiavi giulivi.
martedì, maggio 02, 2006

Per tutti quelli che:"Oramai sono troppo vecchio per allenarmi.."
venerdì, aprile 28, 2006
giovedì, aprile 27, 2006
mercoledì, aprile 26, 2006

..E LA DIFESA PERSONALE 'NDO' STA DE CASA?
Fatto accertato e conosciuto negli ambienti della security professionale è che i cd. artisti marziali di solito sono i peggiori operatori di sicurezza possibili. Gli impresari li scansano come la peste e invece assumono pugili e picchiatori da strada. Impiegano cioè solo persone atte a dare e subire botte, mentre gli 'artisti' sono i più schematici e inutili, là dove per AM si intendano le cosiddette arti marziali tutto fumo e niente arrosto, non seri metodi da combattimento reale (Boxe, Lotta, Muay Thai etc.).
Non sono infatti deviati mentalmente gli imprersari, e basano le loro scelte solo sulla professionalità, sull'esperienza di vita. Che, conformemente al buon senso, ci dice di andare a cercare il migliore di una certa specialità (es. fare a botte) tra quelli che lo fanno sempre e bene. Le chiacchiere stanno a zero, ai voja a sognà, pischello mio..
Dopo anni di orge -tutt'ora in corso- di seminari, mini-stages, corsi ominicomprensivi etc di 'difesa personale', si può trarre per iscritto quella conclusione che i picchiatori da strada dei vicoli di tutto il mondo hanno sempre conosciuto: la Difesa Personale NON esiste, non vi è modo cioè di imparare in palestra qualcosa che per definizione è personale, cioè soggettivo, non classificabile e soggetto a troppe variabili per essere riprodotto in palestra. Si può invece ( e si deve) imparare a combattere, utilizzando metodi seri che formino:
1-il fisico
2-la psiche
3-la tecnica
dell'aspirante 'artista marziale', e per far ciò ci vogliono metodi seri, comprovati e che contengano in sé quella dose di confronto indispensabile, senza la quale si scade nell'accademia e nella parodia marziale.
Escludendo a priori tutte le conventicole-sette, dove tra kata e racconti di energia magica interiore gli adepti si fanno le seghe mentali a vicenda idolatrando il Maestro o chi per lui, direi a un giovane (o non giovane) desideroso di imparare a combattere, di concentrarsi esclusivamente sulle metodiche dove il confronto a tu per tu è quotidiano, dove si facciano gare regolari per provare se stessi, e dove l'allenamento atletico sia perseguito con la dovuta durezza (senza il quale tecnica e fisime ideologiche vanno subito a farsi benedire).
Un breve elenco di metodi seri a mani nude, non certo definitvo, è il seguente:
a-percussioni
1-Boxe; insuperabile nell'uso dei pugni
2-Muay Thai (Thai Boxe); come sopra per calci, gomitate e ginocchiate
b-lotta in piedi
1-Lotta Olimpica; miglior preparazione fisica possibile e migliori trascinamenti al suolo
2-Judo; migliori proiezioni e spazzate
c-lotta al suolo
1-Brazilian Jiu-Jitsu; miglior lavoro a terra in generale, formativo per il combattimento totale
2-Sambo; migliori leve alle gambe
Vale la pena rammentare che si intendano validi solo quei club di queste arti dove l'ambiente è serio, l'insegnnate preparato e si faccia tutto con la massima dedizione.
domenica, aprile 23, 2006
Il boom delle arti marziali risale all'inizio degli anni (19)'70 e fu dovuto a un filone cinematografico iniziato dal defunto Piccolo Drago, alias Bruce Lee. In precedenza le cd. arti marziali per il grande pubblico erano sconosciute, se si esclude per una certa notorietà acquisita dal Judo.
Il conformismo borghese e i traumi indotti nella gente dagli apparati di guerra psicologica dei servizi dei due Blocchi, prosperati nel 2 conflitto mondiale, avevano ridotto nel cantuccio quella che è un'esigenza primaria dell'essere umano, e cioè la dimensione del combattimento a mani nude. Passate infatti che furono le prime decadi post-belliche, si affacciò una generazione che -come tutte le generazioni di sempre- aveva bisogno di miti e punti di riferimento, e che quindi fece riemergere dall'inconscio collettivo l'archetipo del Guerriero. Lesta come sempre, Hollywood intercettò questa esigenza e portò alla ribalta uno straordinario attore e praticante di AM, Lee, e dietro di lui una schiera di pedissequi imitatori.
Fu così che nel mondo, perché Hollywood docet, le arti da combattimento asiatiche acquisirono l'imprimatur di arti marziali tout court. La solita ondata di fanatismo collettivo che i mezzi di indottrinamento di massa riescono a generare ebbe per conseguenza una forma d'idolatria per metodi orientali di combattimento e tra i giovani di Caserta piuttosto che Brest o Indianapolis nacque il mito dei vari Kung Fu e compagnia. Va fatto notare che siccome all'epoca l'unica nazione estremo-orientale attrezzata per vendere i suoi prodotti in occidente era il Giappone (la Cina era chiusa dietro la cortina maoista) fu il Karate nipponico a beneficiare immensamente più delle altre am di questa moda.
Il fanatismo impedisce una realistica visione, e nell'orgia del kungfu movie time, risultò quasi impossibile far ragionare le masse e spiegare che l'Occidente ha sempre prodotto i guerrieri e i combattenti migliori, non certo le masse servili dell'Asia o le sue corrotte aristocrazie. Spartani, Legionari e Crociati hanno fatto il mondo sottomettendo gli altri, ma questo non ci fu verso di ricordarlo. Una reale percezione della perdità di marzialità in generale dell'Occidente moderno e materialista, unita alla mistificazione dei superpoteri orientali e alla mancanza assoluta dei mezzi per la verifica della bontà dei rispettivi metodi, creò una sub-cultura per certi aspetti più simile al mondo delle sette occultiste che allo sport.
Solo dalla metà degli anni (19)'90, con il risorgere in Occidente del combattimento totale, 1700 anni dopo i crimini contro l'Umanità dei primi imperatori cristiani, la percezione della 'marzialità' ritornò a puntare sulla forma mentis tipica dell'occidentale. Molti falsi miti vennero infranti e la diffusione di vhs e internet, che permette di avere accesso a informazioni e video ovunque nel globo, punì l'orgoglio dei santoni della orientalità più fanatica.
Accadde infatti che un velo, una maliziosa censura al contrario cadde, e i combattimenti misti mostrarono impietosamente che solo i metodi occidentali o occidentalizzati (Boxe, Lotta Olimpica e BJJ, insieme alla Thai Boxing per i calci e le ginocchiate) avevano un serio riscontro nel combattimento a mani nude. I metodi asiatici più celebrati - meglio venduti!- furono ampiamente svergognati e posti alla gogna mediatica. A distanza di anni dall'inzio delle MMA, si può affermare che le forme di allenamento di chi voglia combattere sul serio sono oggi le stesse dei micidiali pankraziasti dell'antichità, a conferma del fatto che quando le cose si provano davvero la realtà emerge per forza.
Le leggende del passato, i racconti fantasiosi degli adepti sui loro Grandi Maestri non possono più reggere alla reperibilità istantanea delle fonti, e ciò comporta la occidentalizazione o l'estinzione delle cosidette arti marziali (o al massimo la loro definitiva trasformazione in piccole sette di 'illuminati') e il salutare ritorno dell'orientamento della bussola sull'Ovest, cioè sul mediterraneo Greco e Romano.
E' qui che nasce infatti il combattente per eccelenza, l'individuo dedito alla Virtus o Areté, e il rispetto che si deve provare per caste guerriere straniere, tipo i Samurai, non deve far disconoscere la effettiva superiorità in ogni aspetto dell'Occidentale quando si parla di dimensione del combattimento, anche trascendente. Nel Senato di Roma una aristocrazia guerriera pose la statua della Vittoria, non lo si dimentichi.
A margine va fatto notare che usare arti 'marziali' come termine per descrivere i metodi asiatici è anche improprio semanticamente. Mars - dio della Guerra- è un Numen,una forza mistica romana (e indoeuropea più in generale), e quindi arti 'marziali' possono essere solo quelle nate dai popoli che quel Dio conoscono e ospitano nel loro profondo, non altri. Aggiungerei che dunque marziale è solo qul combattente di tipo occidentale che si allena e comabtte sul serio, non il tipo del settario chiuso all'interno di una cerchia fanatica e dei suoi falsi miti pesudoorientaleggianti, con tutto che le arti asiatiche poi nacquero con la colonizzazione Arya dell'India e la sua 'esportazione' nella area sinica.
sabato, aprile 22, 2006

SEMINARIO DI JIU-JITSU CON FEDE
Oggi in una Firenze piena di sole ultimo seminario di Frederick coi ragazzi del Team.
La lezione è stata molto bella, e il manipolo di appassionati ha 'infierito' sul Mestre Careca con una dose da cavalli di domande. Il Maestro di Vita e Illuminato poeta lottatore ha risposto colpo su colpo e sogghignando ha elargito gemme del Suo sapere.
Tra noi, coraggiosa, anche la germanizzata Elisa che uscita dal seminario ha pensato bene di farsi un seminario di Muay Thai!
Da lunedì tutti sotto a mille preparare la gara del raduno di giugno, rauss!!
venerdì, aprile 21, 2006
E' venuto a mancare lo scorso febbraio il M° di Jiu-Jitsu Carlson Gracie.
Gueriero indomito in mille sfide, educatore e formatore di uomini (fuori e dentro il tatami), uomo definito rude ma anche buono e disinteressato, ci mancherà.
Ad Maiora, Mestre.
altre info qui:
http://www.boxingbar.com/articoli/carlsongracie_death/carlson_gracie_death.htm
http://www.graciemag.com/?c=147&a=4068

Considerato il più grande Grecoromanista di tutti tempi, Alex Karelin è nella sua natìa Russia un vero e proprio monumento vivente.
Lauereato, è considerato un vero punto di riferimento e rispettato come uomo d'onore, e per queste sue qualità eletto a furor di popolo alla Duma, il parlamento russo, nelle fila di un partito dell' Estrema Destra.
La sua forza e la sua tecnica lo hanno portato a vincere TRE medaglie d'oro olimpiche, risultando sconfitto in maniera ingiusta nella sua 4a contestatissima finale con l'amerigano Gardner (tanto pe'cambià..).
Atleta con doti fisiche insuperabili, si rese celebre per la sua dedizione religiosa alla 'missione' della Lotta. Nessuno riuscì a segnargli nemmeno UN punto contro per 12 anni consecutivi.
Col solo scopo di fare esperienza e dimostrare il valore della Lotta, lo Zar partecipò a unVale Tudo in Giappone. Sconfisse il suo avversario giapponese usando soltanto tecniche di GR e mandandolo all'ospedale.
In America questo Orso Polare fu definito: l'uomo più pericoloso del mondo. Io lo considero uno dei migliori.
Dasvidania, Zar.
giovedì, aprile 20, 2006
mercoledì, aprile 19, 2006

PERLE DI SAGGEZZA DAL MESTRE CARECA
Mentre alla stazione aspetta l'eurostar, il Mestre delizia i pupilli col suo sapere:
"Ragazzi, il jiu-jitsu insegna la fortitudo d'animo, non dobbiamo mai PERDERE il controllo.."
un discepolo informa immantinente il Mestre che ha PERSO il treno
"AAah! Ma NOoOooo..pork..putt..bast...da!! Che PallEeeeeEeeeee!!"
e il Mestre PERSE la pazienza..
sabato, aprile 15, 2006
mercoledì, aprile 12, 2006

SVEGLIATI, RAZZA DI BISCHERO!
Lo era nel passato e ancora più imperativo lo è oggi:
S V E G L I A T I !
Il Buddha
Nato verso il 465 a.C. da una ricca famiglia degli Shakya, una stirpe che dominava il paese e che aveva come capostipite leggendario il re Okkava.
La dottrina buddhista si fonda sulle Quattro Nobili Verità, che Buddha comprese sotto l’albero della Bodhi (=illuminazione), e sugli strumenti pratici attraverso i quali ogni discepolo può realizzare la liberazione dal dolore-esistenza, cioè l’Ottuplice Sentiero che porta alla meta salvifica.Per realizzare le quattro Sante Verità (sul dolore, sull’origine del dolore, sulla soppressione del dolore, sulla via che porta alla soppressione del dolore) il discepolo deve passare dalla sua condizione di ignoranza a quella di conoscenza liberatrice attraverso una via lunga e difficile.La verità sul dolore fa emergere il carattere negativo dell’esistenza nella sua condizione fluttuante dalla nascita alla malattia, alla vecchiaia e alla morte. Distruggere il dolore, l’esistenza, il samsara (il circolo della vita; sam = girare intorno; nascita-morte-rinascita) e pervenire alla consapevolezza delle Quattro Verità.
martedì, aprile 11, 2006
venerdì, aprile 07, 2006

"Non ascoltate nessuno, compreso il sottoscritto, perché siete facilmente influenzabili, perché tutti desiderate qualcosa... è facile prendervi nella rete. Perciò non c'è bisogno di andare in India, o in un monastero buddhista o Zen, a meditare, a cercare un maestro; perché se sapete guardare, tutto è in voi"
Jiddu Krishnamurti
giovedì, aprile 06, 2006

Per tutti quelli che:
"Oramai sono troppo vecchio per allenarmi.."
mercoledì, aprile 05, 2006

Quote del giorno:
domenica, aprile 02, 2006

L'Eroe
Il modo in cui il cielo fa affiorare le qualità degli uomini non è sempre identico. Si definisce eroe l’uomo la cui natura possiede una vastità senza limiti e i cui pensieri corrispondono alle idee di giustizia e di grandezza. Si chiama falso eroe l’uomo la cui intelligenza si permette una libertà illimitata e riesce a escogitare innumerevoli piani astuti. Per questo le azioni dei falsi eroi non sono state finora che inganno.
…La pazienza di non ritirarsi mai, unita all’aspirazione di non arrendersi nonostante innumerevoli colpi a vuoto: questa è la volontà dell’eroe. Se la sua volontà non è ancora giunta alla mèta, egli né si intimorisce davanti alle massime sofferenze né evita i massimi ostacoli. Se si vede uno per il quale nessuna sofferenza è troppo grande, lo si chiama bruto. Se si vede uno che non evita alcun ostacolo, lo si chiama sconsiderato. Se per sua sfortuna un eroe non riesce a portare la sua volontà alla mèta, agli occhi di simili censori egli rimarrà semplicemente un bruto e uno sconsiderato, Ma non si può misurare la grandezza di un eroe dal successo o dall’insuccesso delle sue azioni».
Aoyama Haigen
tratto da:
Junyû Kitayama, Lo stile eroico – L’eroismo in Giappone, Edizioni Sannô-kai, Padova 2002




































