"La verità attraversa sempre tre fasi. Dapprima viene ridicolizzata. Poi violentemente contestata. Infine accettata come una cosa ovvia." (A. Schopenhauer)
mercoledì, novembre 08, 2006
martedì, novembre 07, 2006
lunedì, novembre 06, 2006
martedì, ottobre 31, 2006
lunedì, ottobre 30, 2006
domenica, ottobre 29, 2006
giovedì, ottobre 26, 2006
mercoledì, ottobre 25, 2006
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martedì, ottobre 17, 2006
lunedì, ottobre 16, 2006
mercoledì, ottobre 11, 2006
martedì, ottobre 10, 2006
Chi si interessa di arti marziali/sport da combattimento sa quanto l'annosa questione del realismo stradaiolo trovi indefessi avversari dell'agonismo tra i cosiddetti 'tradizionalisti'. In siffatti personaggi perdura il mito del killer del Kung Fu, del guerriero-ombra con la panzetta ma che messo alle strette divelle un cartello stradale e ammazza dieci malavitosi, del signore impiegato in banca che con la sua tecnica 'segreta' annichilisce il campione mondiale dello SDC di turno.
Signori&signore, dopo 20 anni di arti marziali, anni in cui ho studiato furiosamente ( e molto dispendiosamente) tutti i sistemi più famosi ed altri esoterici, sono qui a darvi la notizia che.. sono tutte minchiate galattiche!
La convinzione fumosa e illogica che chi si allena piano -cioè senza sparring pesante contro avversari non-collaborativi ed esperti- 2 ore alla settimana possa battere (mediamente) chi si allena otto ore al die è, oltre che sciocca, vergognosa. Ritorniamo ai soliti discorsi sulle paranoie borgehsi, sulle illusioni che sti poveretti si autopropinano etc.
Ciò detto, mi sembra opportuno spiegare nel dettaglio perché l'agonismo sia così importante nell'evoluzione delle arti marziali vere e come vada interpretato.
Agonismo viene dal greco Agòn e guarda caso è la stessa radice della parola italiana agonìa. Nella concezione stessa della gara vi è la morte di sé, cioè delle paure quotidiane, che l'atleta esegue. In pratica combattere è bruciare al fuoco psichico della competizione le resistenze interiori allo sviluppo della propria consapevolezza. Nelle vene degli occidentali scorre da sempre il DNA del combattimento realistico, e le discipline che non lo prevedono (cd. Tradizionali o alla Karate Kid) sono da considerarsi del tutto risibili. In loro infatti manca del tutto la Tradizione, cioè il tramandare una tecnica davvero efficace ( e non ineventata a' capekazz) e lo spirito di Marte, sono cioè in realtà anti-tradizionali. L'agòn è il bellum del tempo di pace, stop.
L'agonismo per un gruppo di combattenti (scuola, metodo o klan che dir si voglia) in tempo di pace è l'unico mezzo per avvicinarsi allo scontro reale il più possibile. E' dunque il massimo ottenibile, e visto che la realtà della strada non è riproducibile in palestra (chi dice che vi insegna “difesa personale” vi sta pigliando per il culo) quanto di più reale ci possa essere. E' ovvio che ci possono ben vero essere persone a cui l'agonismo è precluso o sconsigliato (anziani, malati, avventizi etc.) ma ciò non ne inficia minimamente l'importanza in senso generale.Anche un interpalestra, un interclub stracittadino mettono la persona davanti all'obbiettivo di dover combattere seppur in piccolissimo, lo obbligano a scendere in campo per la sua (mini) guerra personale e questo è impagabile, irrinunciabile. La gara è il bersaglio, non il fine a se stante, perché essa serve unicamente come test delle proprie capacità duramente conquistate in allenamento.
La materassina attorniata dalla gente (paura di fare brutta figura), l'avversario che ci squadra torvi (paura del contatto con uno sconosciuto), il pensiero di chi ci aspetta a casa (paura di deludere le altrui aspettative) e il pensiero fisso al dolore fisico che ci verrà somministrato, insieme alla paura di vincere sono le principali forme di timore che l'atleta incontra sul quadrato. E come lui tutti quelli che come lui si mettono in gioco. In questo modo lo sport procede, recuperando realsimo a ogni singolo incontro ed evitando di accumulare storture mentacattistiche dovute al contesto anestetizzato del balletto da palestra. In questo modo l'arte scioglie i blocchi emotivi del praticante e lo aiuta a crescere seriamente come essere umano, lo sprona a trovare fiducia in se stesso e a realizzare al massimo il proprio potenziale.
Nessun agonismo uguale nessun realismo, prima o poi, e indipendentemente dalle buone intenzioni dell'insegnante di turno.
lunedì, ottobre 09, 2006
giovedì, ottobre 05, 2006
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martedì, ottobre 03, 2006
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sabato, settembre 30, 2006
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mercoledì, settembre 27, 2006
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domenica, settembre 17, 2006
venerdì, settembre 15, 2006
lunedì, settembre 11, 2006
giovedì, settembre 07, 2006
mercoledì, settembre 06, 2006
lunedì, settembre 04, 2006
domenica, settembre 03, 2006
1) alla presenza di salite
2) alle variazioni di velocità dell’atleta.
Il principio fisiologico che caratterizza il Fartlek è che: nei tratti in cui l’intensità dello sforzo è maggiore, vi deve essere a livello dei muscoli produzione di acido lattico e quasi sempre anche accumulo; nei tratti dove l’intensità dello sforzo è ridotta, l’organismo deve eliminare l'acido lattico che dai muscoli è passato al sangue.
Questo avviene grazie all’intervento del fegato, di altri organi come i reni e il cuore e anche di alcuni muscoli (quelli che, in quel momento, abbiano a disposizione più ossigeno di quanto gliene serva).
Quanto più velocemente l’acido lattico viene allontanato dal sangue, tanto più facilmente ne passerà altro dalle fibre muscolari al sangue.
Il Fartlek, quindi, non serve soltanto a migliorare i meccanismi aerobici di produzione dell’ATP, ma anche ad innalzare il limite in cui, pur essendoci produzione, non c’e’ accumulo di acido lattico.
giovedì, agosto 31, 2006
Signori e signori (donne non credo ce ne siano..) questi è un sant'uomo a nome Pavel Tsatsouline, un russo che ci ha donato un nuovo modo di intendere l'allenamento per i lottatori e in generale per i veri amanti del fisico utile e non solo pompato.
Emigrato in USA, Pavel ha sfondato rivendendosi i vecchi metodi a corpo libero old school di cui lui era insegnante nei corpi speciali URSS, mischiati con metodiche recenti e vecchi trucchi delle arti marziali. In particolare il russaccio si è reso celebre per aver pubblicizzato i kettlebells, un arnese meraviglioso per l'allenamento dei lottatori ( e come dice Pavel, di ogni vero uomo).
L'ideologia sovietica di Pavel per l'allenamento è semplice: muscoloni gonfiati no, forza efficace si. Per questo ha selezionato 2 soli esercizi a corpo libero (in varianti multiple) da accopiare al kettlebell, in maniera da ridurre la pratica centrale all'essenziale e fornire i combattenti un sistema pratico, eseguibile ovunque e senza controindicazioni.
In generale i libri del nostro Pavel sono simpatici, ben comprensibili e davvero davvero utili. Sorprendono anche per il meticciamento con idee delle arti interne cinesi, del karate e di antiche scuole di sollevamento pesi: tutta roba semplice ma geniale, messa insime in maniera un po' commerciale ma assai coerente.
Voglio ringraziarlo per averci fatto consocere il kettlebell e il metodo a 2 esercizi con relativo sistema di allenamento, perchè ci ha dato davvero un tesoro.
www.dragondoor.com

















































