lunedì, settembre 10, 2012


IL JITSUKA SARDO CHE SFIDO' 
e VINSE i GRACIE:
OSWALDO FADDA

Sapete, amici lettori, la storia sulla ri-nascita del Jiu Jitsu in Occidente è un'ininterrotta scoperta di preziose gemme aneddotiche, molte delle quali ho pubblicato a modo mio su questo sito. La comprensione di un fenomeno è intrinsecamente legata alla dimensione storica del suddetto, senza sapere la storia di qualcuno o qualcosa non si sa davvero molto di questi.

Di recente mi sono imbattuto in un capitolo dimenticato della saga dell'arte suave,e per caso. Sorbendomi dei video sul campeon Rodolfo Vieira, ho compreso che la sua accademia, la GXT, non deriva dal lignaggio Gracie. Incuriosito, sono andato a scavare e ho scoperto la portentosa avventura del tamburino sardo che mise pizzo M° Helio e tutti i suoi arrogantelli scherani: Oswaldo Fadda.

Un giovane figlio di poveri emigranti, in quell' epoca recluta nei marines brasiliani, Fadda s'imbatté in Luis França, allievo diretto di Mitsuyo Maeda e insegnante a Rio de Janeiro. Dopo molti anni di apprendistato, il giovine prese su di sé la missione di portare la scienza del Jiu Jitsu negli strati poveri della popolazione carioca, e cioè il contrario esatto della politica upper-class portata avanti dalla rinomata concorrenza nell'epoca intorno alla II Guerra Mondiale.

Fadda si rese famoso per insegnare a tutti, spesso gratis sui pratoni, mandando su tutte le furie i titolari delle costose et elitarie accademie della zona sud di Rio in mano alla "gang" Gracie. Il figlio degli isolani in particolare si impegnò anche a usare la scienza solare del Jiu Jitsu per aiutare ragazzi disabili e con problemi d'inserimento sociale, collezionando successi strabilianti. Era un idealista e un guerriero, mistura che unita alla titanica fermezza dei suoi antenati ne fecero un colosso della sua epoca.

Tanto da irritare i cugini. Eh si, finì che a furia di sentirsi parlare dietro e rifiutare come "non originale" il buon Oswaldo -che se tanto mi dà tanto da sardo doveva essere uno con un bassissimo livello di sopportazione dei cagacazzi- nel 1954 sfidò pubblicamente i Gracie con un annuncio fatto uscire sui giornali O Globo e Diario da noite dicendo che li rispettava (stiloso) ma che non li temeva e aveva pronti 20 lottatori.

Kaboom, the show is on!

L'accademia del sardo vinse alla grande, Oswaldo direttamente prevalendo su Helio, tutti in generale avvantaggiandosi della maestria nelle leve alle gambe, colpevolmente snobbate a casa di Helio&c.

Fadda restò un signore anche nel trionfo e rese pubblica dichiarazione del fatto che la sua vittoria non doveva in nessuna maniera diminuire il rispetto per la famiglia avversaria e la sua eredità. Gracie si limitò ad affermare. "Fadda dimostra che il Jiu Jitsu non è nostra esclusiva".

L'anno successivo, 1955, la rivincita, che però fu una riperdita per i Gracie. Fadda chiosò: "Volevo solo dimostrare la falsità del mito secondo il quale chi studia dai Gracie è invincibile".

Oggi alcune delle più vincenti accademie del mondo, come la Nova Uniao, fanno risalire il loro lignaggio a questo semisconosciuto filantropo sardo-brasiliano, che bacchettò i Gracie e adesso riposa nel Valhalla. Mestre Oswaldo morì a Rio de Janeiro il 1° Aprile 2005, aveva 84 anni.




lunedì, settembre 03, 2012


SI RIPARTE! 
L' ANNATA 2012-13 STA DECOLLANDO


Cari amici e cari nemici, 

siete tutti invitati a unirvi per una prova o in via stabile alla nostra grande famiglia.

Abbiamo aumentato di molto l'offerta e tra le varie locations ci sono corsi tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, per adulti e bambini nelle nostre sedi di:
  1. Firenze 
  2. Pistoia
  3. Prato
  4. Pontassieve
  5. Figline Valdarno


Marione, Francesco"Taba" e Stefano"Tortello" vi aspettano sia che veniate armati delle migliori intenzioni, o delle peggiori. In entrambi i casi sarete serviti a dovere.

La nostra famiglia propone un Jiu Jitsu brasiliano che si può definire "old school", e cioè con l'obiettivo della marzialità e dello sviluppo integrale della persona. Non sono tollerati maleducati e per i prepotenti c'è un trattamento speciale. Per noi il Jiu Jitsu è un'ARTE e crediamo fermamente nel suo valore, pertanto né lo prostituiamo né lo annacquiamo. Detto ciò, chi ci conosce sa che da noi vige uno stile amichevole e -ancora una volta- familiare; chi dà rispetto riceve rispetto, senza uso di titoli altisonanti ed eccessive formalità.

NOI NON LASCIAMO NESSUNO INDIETRO, sia chiaro.

Forti e deboli, giovani e stagionati, maschietti e femminucce, talentuosi o poco dotati, migliorerete tutti: questa è la forza dell'arte marziale integrale. Chi si rivolge a noi trova una forte presa e un gruppo di amici che lo aiuterà a sconfiggere i suoi demoni personali. Non abbandoniamo nessuno, ricordate. 

Per chi desiderasse saperne di più ci può scrivere:
info@team-centurion.com
e su Facebook:
 https://www.facebook.com/mario.puccioni

A presto vedersi sul tatami, Oss!

venerdì, agosto 24, 2012


JIU JITSU FAMILY


Una delle caratteristiche perlopiù sconosciute alle altre arti mazzuolatrici e che è endemica nel Jiu Jitsu è il viaggio lottatorio. Gli appassionati infilano il gi in valigia e senza timore frequentano accademie sconosciute durante le loro ferie in località lontane.

Io invece sono 3 estati che ritrovo casa mia quando mi reco in pellegrinaggio al Burning Team di Udine, scuola pioniera dell'arte in Friuli, fondata dal mio amico Marco Fabris.

In Friuli si sta davvero bene. La gente è onesta e accogliente, il cibo ottimo, il vino delizioso e i luoghi ordinati&ameni. In più il sottoscritto ha avuto la fiducia e il privilegio dell'amicizia di questi duri lottatori, e se ne vanta.

Ho trascorso dei bellissimi giorni a lezione dal nostro comune referente tecnico, Federico, e a imbevermi di cabernet. Possa il Cielo permettermi di ritornare presto dai miei colleghi kimonati di Cividale.



giovedì, agosto 16, 2012


COME MI ALLENO IN VACANZA?


A rigor di logica italiota, in ferie non si fa una cippa; ci s'ingozza di ogni sorta di malefico carboidrato raffinato inventato nella storia umana, si poltrisce abbarbicati alla sdraio e il massimo dell'esercizio fisico ammesso è il pigro andirivieni tra le bancarelle di souvenir.

Per quei pochi reazionari che concepiscono le loro vacanze non come il supino aderire allo stereotipo consumista vermiforme creato per loro a sommo studio dalla casta dominante, ma quale tempo da dedicare alle loro attività preferite (e il loro sport si presume che lo sia), voglio approfondire un ragionamento.

Lo ripeto da anni: il nostro Sistema Nervoso Centrale NON conosce singoli muscoli, esso concepisce AZIONI e quindi movimenti per il quale il corpo umano è stato progettato. Indi ragion per cui, nuovamente va rigettato con ogni forza dell'universo il tipico inutile ed effimero culturismo, che gonfia i muscoli isolandoli, quindi andando contro il DNA umano e la sua evoluzione. Il movimento è vita, e il corpo si muove tutto insieme, s-e-m-p-r-e.

Per allenarsi in giro per il mondo, lontano dal tatami  e dalla ghisa, seguendo questo semplice ragionamento non serve davvero nulla di esotico a livello di attrezzatura, basta un pavimento o un prato: insomma GRATIS. Oltre agli esercizi per l'endurance che si focalizzano sulla locomozione e che tutti conosciamo (camminare, correre, pedalare e nuotare) vi passo una semplice lista di esercizi a corpo libero che davvero coprono la massima gamma di azioni/movimenti base.

1-Spingere: piegamenti sulle braccia
2-Tirare: trazioni alla sbarra
3-Accosciarsi: squat 
4-Movimenti esplosivi con tutto il corpo: burpees
5-Sollevamento da terra: salti in verticale
6-Catena cinetica anteriore: addominali "a V"(a libretto)

Quanti? 

Ci sono infinite varianti. Provate a aumentare sia il numero massimale che il totale di round previsti, a scoprire varianti buffe appoggiandovi a scalini, patini o che so io. L'importante è godere del piacere di muoversi, ma anche di riposare se necessario e gradito. Precisione tecnica, accurata programmazione e simili finezze vi aspettano al ritorno dal vostro coach, adesso è tempo di rilassarsi.

Considerazione finale. Vacanzare è doveroso, ma impigrire è soltanto un'opzione.





lunedì, agosto 06, 2012


PERCHE' NON E' SOLO UNO SPORT


Capita spesso a me, come agli altri insegnanti o appassionati di arti di Marte, di ricevere critiche o segnali di profonda incomprensione dai comuni profani. E' per loro innaturale l'enorme importanza, la devozione religiosa con cui ci approcciamo alla nostra disciplina, e gliene sfugge il senso reale.

Qualche giorno fa, oziando presso una rinomata spiaggia della nostra penisola, si è intavolata una di quelle discussioni vacanziere che, senza capo né coda, finiscono prima o poi per debordare in interrogazione stile commissariato di PS per il povero jitsuka o assimilabile. Partita come sempre in questi casi rilassata, la conversazione è diventata un "Tutti vs 1" stile far west, e non c'è -ovviamente- stato verso per me di riuscire a infilare nella zucca degli astanti che 22 bischeri in mutande a correre dietro a una palla nulla hanno a che vedere con due lottatori dentro una gabbia.

E' colpa mia, ho polemizzato con chi NON può proprio capire. Non si può spiegare che sapore ha una fragola, sono parole gettate al vento. Come ben insegnava il M° Aristocle di Atene -aka Platone- le caratteristiche che determinano l'appartenenza alle categorie sociali non guerriere (borghesia e proletariato), con buona pace di quel truffatore pennivendolo di Karl Marx, sono animiche. Nascere figlio di un miliardario o di un impiegatino a CoCoCo nulla o quasi ha a che vedere con la qualità dell'anima del soggetto, specie in questa epoca di dissoluzione finale. Chi si è, insomma, lo si è a priori, per un destino, ma questa cosa va concepita interiormente, è frutto di un'esperienza che non si tramanda con le sole belle parole.

E' vero che le arti realmente marziali oggi sono aperte alle masse, e quindi per tanti sono diventate grosso modo degli sport, persone di ogni estrazione le praticano con fini ricreativi vari, si sa. Resta il fatto che le arti marziali reali o anti-tradizionaloidi NON sono degli sport, esse sono nate da guerrieri e sono state sviluppate da questi ai fini che la loro classe riteneva imperativi: disciplina e miglioramento di sé.

Per capirsi: nessun vero esperto di Jiu Jitsu intende la sua pratica come un giocatore fa col suo Badminton. Non lo fa Mario che non è nessuno, e tantomeno lo fanno i veri campioni e leader internazionali dell'arte suave. In vari articoli ho cercato di riportare la barra a Nord, verso la stella polare del BJJ, cioè il senso ulteriore che questa nostra Via ha rispetto agli importantissimi eventi agonistici.

Siccome non è solo uno sport, va distinto accuratamente ciò che facciamo e dal lato competitivo interno, e dalle comuni pratiche sportive, in specie i giochi con la palla. Pena, come ho più volte ribadito, lo sciupare il 95% delle possibilità evolutive in senso umano che quest'arte dona.

In particolare mi voglio soffermare sul diverso approccio che un vero combattente ha con vittoria e sconfitta. Per il nobile guerriero la vittoria è in sintesi quella su se stesso, è una palingenesi. Per migliorare noi stessi ci dobbiamo confrontare coi nostri limiti e vincere significa vincersi. Il nostro avversario sul tatami/gabbia è il riflesso delle nostre paure e come tale deve essere sportivamente annientato, il nostro sforzo dev'essere quindi massimale, ma come uomo è colui che ci regala la possibilità di misurarsi e sconfiggersi, e pertanto sarà sempre rispettato se non addirittura ammirato. Tutto il contrario di ciò che le classi produttive intendono sull'argomento. I vayshya e gli shudra infatti concepiscono lo scontro come puramente dualistico, alla maniera delle bestie che si contendono l'osso, e proiettano i loro bassi istinti sul gioco-sport che il regime ammannisce per tenerli lobotomizzati davanti alla tivvù.

Il borghese è quella creatura che pensa solo al suo interesse sociale e materiale, e il plebeo soltanto a quest'ultimo. Ragionano su lunghezze d'onda interamente egotiche, fissati sull'utile immediato, mentre chi è alla ricerca della conoscenza di Sé valuta con diversi parametri i fatti dell'esistenza. Per millenni gli appartenenti alle pure classi di guerrieri (oggi estinte) hanno visto la loro mera vita umana come un qualcosa di incastrato all'interno di genealogie e tradizioni. Mentre il borghesotto pensa solo alle comodità e alla fama, e il proletario alle richieste del suo ventre, il nobile cerca una risposta alle domande del suo animo. 

Chi sono io? Cosa sono venuto a fare su questa terra? Qual'è lo scopo della mia nascita? E via filosofeggiando. Ecco la natura interiore del guerriero, un uomo che cerca. Per vedere meglio dentro di sé l'uomo-che-s'interroga ha bisogno di rendere nitida la lente che lo frappone al mondo, la sua psiche, e la ripulisce giorno dopo giorno tramite la disciplina. La natura grossolana del nostro insieme psicofisico poco evoluto di mammifero richiede un notevole et inesausto sforzo di pulizia, ecco perché l'ars non ha una data di termine (come invece gli sport).

Con tutte le mortificazioni e modificazioni che l'ambiente marziale ha subito in quest'epoca terminale della civilizzazione occidentale, nello scontro corpo a corpo ancora prevalgono sentimenti di virilità e valetudine. E' così perché il nostro sport non è intrinsecamente, che uno lo sappia o no, che lo creda o no, soltanto uno sport.





martedì, luglio 24, 2012


IL PARADOSSO DEI JITSUKA 
CHE NON FINALIZZANO MAI



Nel mondo delle MMA e del combattimento in generale, vige una fuzzy logic, una matematica strana.

Per esempio è risaputo che se il combattente X batte Y, e poi Y batte Z, non c'è nessuna garanzia che Z batta il sig.X. Le equivalenze numeriche e le tabeline non si applicano, insomma.

Dunque, vista la crescente importanza che la lega dei padrini Fertitta attribuisce alla lotta in piedi e allo strking spettacolare, per pascere i cafoni iuessei in PPV, dove andremo a reclutare i migliori esponenti mondiali di questo modo di combattere?

In qualche lager ex sovietico di wrestler inossidabili ben dotati di cazzottoni, oppure magari in un camp thai col maestro di Greco-Romana straniero, diranno i miei lettori.

Acqua.

In un college iuessei iperfornito di prestigiose borse di studio per il Folkstyle Wrestling? In un'accademia olandese di spietati tibiatori senza rivali?

Acqua..

Per trovare i più forti anzi impareggiabili combattenti del pianeta nell'interpretare le richieste UFC, vi dovete accomodare in una rinomata scuola di Brazilian Jiu Jitsu. Siete giunti nella stupenda Rio de Janeiro, alla corte di Andre Pedenerneiras, mestre di BJJ appunto e fondatore della Nova Uniao. Qui c'incontrate due Diavoli della Tasmania in formato bipede, due bestie assassine che rispondono al nome di Josè Aldo, titolare dei Piuma, e Renan Barao, neo champ dei Gallo.

Si tratta di 2 cinture nere di BJJ, allenati da uno storico campione di BJJ, svezzati nei locali di una delle più conosciute scuole di BJJ. Questo è un dato di fatto.  Non c'è tradizione o record di Lotta alla Nova Uniao, né un ricco palmares internazionale nelle varie specialità di Kickboxing. E' un gruppo nato per il BJJ da parte di puri insegnanti di BJJ, che però -fatto curioso- ha una dominanza TOTALE nei pesi leggeri delle MMA internazionali, e in particolare ha creato due vipere dai calci insopportabili per gli avversari, due jitsuka improiettabili che nessuno dei wrestler incontrati è riuscito a mettere col culo per terra a modo.

Si possono trarre molti spunti da questo, o anche nessuno. Io lo sapete sono un grandissimo fan sia della Lotta che della Muay Thai, e quindi ritengo solo che da mestre Pederneiras abbiano trovato la quadratura del cerchio. L'allenamento delle MMA è ovunque nel mondo incentrato sui 4 Pilastri o modalità, ma il differente mix delle suddette varia tantissimo. In attesa di un gratta&vinci che mi consenta di andare a studiare da vicino il fenomeno dei "jitsuka che non vanno mai al suolo" e invece vincono di striking, mi limito a prendere atto della situazione.



lunedì, luglio 16, 2012


MMA, JIU JITSU,
ALLENAMENTO FUNZIONALE, CROSSFIT:
COSA, COME, PERCHE'


"Non lo sai e non vuoi fare? Non lo puoi insegnare"
(Anonimo)


Era da tempo che meditavo di buttare giù questo articolo, ma data la vastità e complessità estrema dell'argomento, per ora ho abbastanza evitato. Qualcosa ho già scritto, vediamo di aggiornare.

Come ebbi modo di ribadire a suo tempo, se vi allenate in discipline da combattimento, fatevi seguire esclusivamente da un trainer che sia specializzato. Non è una novità che in colonia italy tutti s'improvvisano in tutto, e gente che non ha mai visto né un ring né una materassina di persona, si reputa in grado di addestrare fighters. Follia.

Se invece siete -purtroppo- autodidatti o volete schiarivi un poco le idee, veniamo a dare uno schema.

1) alla base del successo agonistico in ogni SdC c'è una seria preparazione fisica

2) nulla di quello che i bodibildi, intenti a gonfiarsi i bicipiti, fanno nelle loro routines palestricole è utile al fighter

3) in generale la definizione 'allenamento funzionale' NON significa nulla di preciso, e più spesso che non vuol dire 'minestrone inventato dall'istruttore di turno'

4) realizzare una valida programmazione della preparazione fisica di un combattente richiede esperienza, talento e anche un po' di culo

In particolare il prerequisito fondamentale è che il coach sappia gestire con cura i volumi di lavoro e la scansione tra GPP (preparazione fisica generale) e SPP (specifica). Vi garantisco che ai vertici di federazioni nazionali sovvenzionate dalle nostre tasse c'è una marea di incompetenti iscritti al partito giusto, e dire che uno è allenatore della squadra X o tecnico dell'atleta Y è fuorviante. Reperire un serio coach richiede fortuna e tempo, e vaini.

L'allenamento funzionale vero è quello in cui si eseguono esercizi multi-articolari con alta intensità. Niente es.compound e niente intensità elevatissima uguale niente funzionale. Per capirsi: fare i crunch sulla fitball o sventolare un kb da 2kg in giro non è allenamento funzionale.

Io da qualche tempo sto studiando il Crossfit, e adesso andrò a diradare qualche mito sull'argomento.

Il CF, a differenza di quanto credono parecchi analfabeti di ritorno, NON è un metodo e nemmeno una scuola, è un brand. Si tratta di una ditta iuessei di grandissimo successo, la quale certifica personal trainer di GPP. In pratica, mettere a confronto CF e strenght&conditioning significa paragonare 'calzature sportive' a Nike, oppure 'banche' a Monte dei Paschi, rendetevi conto dell'ignoranza di 'sta gente.

A causa del vicolo cieco imboccato dalla GPP in occidente, si è dovuto tornare ai metodi old school, e il CF è un sagace brand che ha saputo cavalcare questo trend. Non è la panacea, è un modo di lavorare che -come dicono loro stessi ai corsi- non ha inventato nulla, ha ripreso quegli esercizi che funzionano davvero dalle discipline realmente performanti (pesistica, ginnastica, atletica, lotta) e li ha sistematizzati principalmente nello sviluppo della potenza intesa come qualità-ponte e stimmata della GPP.

Scopo del CF è creare un livello di fitness generale altissimo, conditio sine qua non per passare in seguito alla specializzazione, e in questo il CF ha dimostrato di eccellere. Come tutti gli 'stili' di allenamento (non è un metodo) anche il CF ha i suoi lati oscuri e il suo marketing aggressivo, ma a mio modo di vedere ha saputo riesumare con forza titanica le discipline davvero utili e rilanciarle alla grande in tutto il mondo, e se conosciuto è uno strumento eccezionale per contribuire a formare il coach di combattenti. Preparare dei borghesi che vogliono buttar giù la pancia NON è identico ad allenare l'aspirante campione europeo dei pesi Medi, è verità assoluta, ma è altrettanto cristallino che anche per costui non c'è nulla di meglio di:

1) pesistica (sollevamenti olimpici, powerlifting, kettlebells)
2) ginnastica olimpica (anelli, sbarre, funi, corpo libero)
3) atletica leggera (sprint, salti, mezzofondo)

anzi, da queste NON si può prescindere. Il CF è un melange di queste tecniche, null'altro (lasciando perdere lo sport-Crossfit che qui non è d'interesse). Analizzando ciò che bisogna fare per rivegliare e migliorare le qualità atletiche di base (forza, agilità, elasticità etc etc) e che underground è sempre stato noto ai circoli di lotta&affini sin dai tempi di Romolo e Remo, i furbi ideatori della ditta Crossfit hanno diviso/sistematizzato la loro offerta commerciale in 3 submodalità:
1) muovere se stessi
2) muovere un peso esterno qualsiasi
3) locomozione

Hanno liberato la GPP dall'esilio nei soli centri olimpici e vi hanno aggiunto il cameratismo e il divertimento dovuti la gareggiare a ritmo di musica rock. Che ci fosse un bisogno estremo di ritornare ai vecchi metodi spartani e che la noia del bodibildi avesse ammorbato la gente, è dimostrato dal successo stordente del CF. Si può dire che il CF ha portato l'efficacia della vera GPP alle masse, proponendo finalmente anche al sig. Rossi una valida alternativa alle tediose schede di BB e la possibilità di una vera performance in un ambiente stimolante, con allenamenti sempre variati e divertenti anche perché brevi. Ora gli OLS (alzate olimpiche) li fanno anche le casalinghe del Kentucky, grazie a Zeus!

So che potrà sembrar strano agli italioti che "imparano" vedendosi i filmini sul tubo, ma il Crossfit NON è 'fare circuiti'. Esso è diviso in 3 settori: tecnica specializzata, allenamento della forza e i cosiddetti WOD misti, in gran parte circuiti di 2 o 3 dei suddetti elementi costituenti. La certificazione internazionale contiene la programmazione, e un aspirante coach si suppone abbia già vaste nozioni in merito per via dei suoi studi pregressi. Inoltre la gestione degli elementi è variabile, e d-e-v-e essere cucita sul singolo atleta.

Non ho votato la mia anima al dio CF e continuo a studiare con allenatori specializzati le singole componenti della preparazione fisica di varie scuole, sia la pratica che la teoria sottostante. Fatto sta che chi finora qui in colonia ha criticato il CF lo ha fatto senza la minima preparazione sull'argomento, basandosi sul sentito dire e sui pettegolezzi dei forum. La fatica di andare a imparare da un coach certificato e direttamente partecipare a una certificazione è troppa per i nostri 'espertoni', gente talmente avanti che tutto il mondo ci invidia, eh si..

Il problema vero per chi allena lottatori e combattenti di MMA è incastrare la PF all'interno di un quadro di allenamenti specifici estenuanti. E' insomma molto più facile eccedere e bruciare il ragazzo che l'inverso. Un agonista che esegua 2 sessioni al giorno del suo sport è un bel rebus per il coach, se parliamo di amatori natural s'intende. Esperienza, pazienza e un rapporto diretto con il protetto sono per il coach l'unico viatico affinché questo combattente della domenica possa trarre l' indispensabile linfa dal suo addestramento fisico. 


"Any idiot can smoke an athlete. But can you make him win?(Dan John, Easy strenght)

Ci vuole tanta umiltà per allenare gli altri, ma nulla di più raro è diffuso lungo lo Stivale.


"Se è importante fallo tutti i giorni, se non è importante non farlo proprio." (Dan Gable)




venerdì, luglio 06, 2012


DALLA RUSSIA, CIOE' NEW YORK, CON SUDORE

di Davide Matta


Esattamente un anno fa, il 5 luglio 2011, ho iniziato la mia avventura nel Judo e nel Wrestling frequentando il Brooklyn Wrestling Club a New York, citta’ dove risiedo.

Prima di allora avevo praticato Jiu Jitsu brasiliano per circa due anni e mezzo a Torino presso le Officine Jiu Jitsu, sotto la guida di Giuseppe Moriconi, Leonardo Santoro e negli ultimi mesi Tanzio Sperone, due anni molto belli sportivamente e non. Per motivi finanziari dopo 6 mesi di pratica nella palestra di Vitor“Shaolin”Ribeiro a Manhattan ho dovuto interrompere il mio viaggio (temporaneamente?) nel Jiu Jitsu e ripiegare su una piu’ economica palestra dal nome appunto Brooklyn Wrestling Club.

Questo club è nato negli anni ’80 a Brighton Beach, zona di Brooklyn storicamente ad alto tasso di emigrazione dalle ex-repubbliche socialiste sovietiche, per chi non ci fosse mai stato sembra di essere nella vecchia URSS: negozi con scritte in cirillico, gadget di Yuri Gagarin e nostalgiche magliette con la scritta CCCP. Il club è stato fondato da 3 allenatori di Judo e Greco-Romana all’indomani dalla loro fuga dal blocco sovietico, i tre arzilli vecchietti sono stati ottimi atleti a livello nazionale e internazionale negli anni ’60, membri della CSKA Moscow, prima di diventare allenatori. La palestra è tuttora frequentata da soli uomini e ragazzi di origine russa, siano essi ucraini, georgiani, bielorussi, armeni etc.

La lingua “ufficiale” della palestra è il russo, con solo qualche intervento in inglese a mio beneficio, e la spartanità del club e’ certamente figlia della steppa: niente spogliatoi, niente docce, niente reception o musica.

Gli inizi sono stati duri (lo è tuttora), venendo dal BJJ (cintura viola) riuscivo a dire la mia a terra pur essendo le regole e le finalita’ differenti, ma in piedi ero meno di un neofita. Per i primi 2 mesi non ho fatto nessun tipo di randori, solo tecnica-tecnica-tecnica, i coaches non mi ritenevano ancora idoneo e non volevano rischiare un infortunio. Una degli aspetti al quale ho dovuto abituarmi e’ stato il continuo cadere e prendere colpi sul tatami e il dover utilizzare molta piu’ forza fisica, potenza e atleticità rispetto al Jiu Jitsu. Sicuramente il Wrestling o il "Wrestling con giacca" (come chiamano il Judo) sono sport piu’ traumatici e di impatto e ovviamente il corpo ne risente. Un altro aspetto interessante e’ stato toccare con mano l’atteggiamento e approccio “sovietico” allo sport e all’insegnamento. Innanzitutto gli allenatori non portano il gi (alias kimono), mostrano qualche tecnica e poi si vanno a sedere su una panca a sorseggiare quello che dicono essere te’, e di tanto in tanto si avvicinano dandoti consigli e indicazioni sull’esecuzione. Dopo la parte tecnica generalmente vi è sparring a terra o ne waza, e infine sparring in piedi o randori; il riscaldamento è individuale, generalmente si esegue uchikomi o tecniche a vuoto o con il manichino. La cosa che mi ha colpito e’ che Judo e Wrestling trovano spazio nella stessa lezione, in quanto molte tecniche vengono fatte eseguire con o senza gi, cosi’ come lo sparring, ovviamente chi è più interessato ad una disciplina o all’altra dà prevalenza a quello che gli interessa maggiormente.

L’approccio alla settimana di lezioni è tipicamente figlio della programmazione russa: ogni allenamento pesante è seguito da uno leggero, poi da uno pesante e infine uno medio (come intensità, volume o quantità di sparring), un giorno alla settimana, di solito il sabato, si gioca a calcio, per recuperare attivamente. Lontano dalle competizioni vi è piu’ enfasi sulla tecnica che non lo sparring e in generale le lezioni sono piu’ rilassate e auto-gestite, la tecnica è allenata sempre ma a ritmi piu’ blandi, spesso le lezioni hanno anche durata minore. In generale l’approccio all’allenamento è meno stressante di quello che credevo con la sua alternanza di pesante-leggero-medio e di periodi piu’ o meno impegnativi e duri. La “marzialità” tipica delle arti tradizionali non esiste, anche il Judo viene visto solo come uno sport, lo stesso saluto a inizio e fine lezione e’ un saluto militare figlio dell’appartenza degli allenatori alla CSKA (squadra sportiva dell’esercito), i nomi delle tecniche sono in russo e spesso si limitano ad essere definite “attack” o “contra-attack”, per i passaggi di cintura non vi sono esami o cerimoniali.

Personalmente ho avuto ottimi risultati nell’apprendimento e buoni risultati agonistici per ora, indubbiamente se i paesi dell’est sono sempre al top nel Wrestling e nel Judo probabilmente, al di là dei talenti individuali, credo sia dovuto anche a questo approccio meno “tana delle tigri sempre a 1000 km/h” e più rilassato, dove la crescita tecnica e’ fondamentale e viene prima dei risultati (almeno inizialmente), la stessa sessione viene chiamata “pratica” non allenamento, il massacrarsi durante le lezioni sempre e comunque è poco efficace sul lungo periodo, almeno questa è la loro visione dello sport.

Per quanto riguarda la preparazione fisica, lo sviluppo della forza e dell’esplosività è lasciato ai grandi classici squat, deadlift, bench press, military press, trazioni alla sbarra, parallele, e alzate olimpiche ma generalmente -vista la difficoltà tecnica di snatch e c&j- si predilige il power clean per la sua “semplicità”. Questi esercizi vengono eseguiti di solito per basse ripetizioni e dai 3 ai 5 set senza superare mai le 10 ripetizioni totali per sessione per squat, deadlift e power clean(es. 5x2-3x3-6x1-2x5 etc…) e le 15 o 25 per panca e military press (5x3-5x5-4x8), si lavora sempre tra l’80%, 85% e il 90% di 1RM. Per il cosiddetto conditioning vengono privilegiati kettlebell snatch e swing per alto numero di ripetizioni e set o a tempo, circuiti con il manichino e a corpo libero e trasportando oggetti (farmer walk, sandbag carry etc…). Per chi ha tempo di allenarsi di Judo fare pesi nella stessa giornata è ok, ma mai fare conditioning ed endurance lo stesso giorno del Judo o si compromette la pratica del proprio sport; è consigliato fare allenamento per la forza o esplosivita’ prima della sessione di Judo, in quanto vi e’ un buon transfer a livello di sistema nervoso. La corsa per lunghe distanze trova spazio solo come recupero e non come aspetto allenante, invece gli scatti soprattutto 40 mt, 50mt e 60 mt sono consigliati, anche in salita, in quanto migliorano i sistemi fisici che vengono utilizzati nel match di Judo o Wrestling. Il calo peso non e’ mai eccessivo, generalmente se fatto consigliano di calare non piu’ di 3 kg o la perdita di forza e’ troppo alta.

Questi sono solo alcuni aspetti che ho incontrato in questa mia avventura 'dalla Russia con amore', spero siano risultati interessanti.



sabato, giugno 30, 2012


CARLOS E LA SUA EREDITA'


In una sperduta località del Nord del Brasile, un secolo e più addietro, un ragazzo conobbe un massiccio lottatore giapponese, amico del suo babbo.

Carletto era piccino anche per l'epoca di stazza, e fu affascinato dalla fama e dall'abilità del nipponico, che si mormorava in paese fosse invincibile. Un ragazzino e un prize-fighter ora in disarmo, che strana coppia. 

Eppure gli Dèi vigilavano e operavano, come sempre.

All'indomabile samurai giramondo, Mitsuyo Maeda, giunse l'allievo-alpha, quello che ogni sensei sogna per molte vite. Che il baffutto giappo se ne rendesse al momento conto io dubito, cosa mai avrebbe potuto combinare ai suoi occhi quel pischelletto borghese, per di più gaijin?I Numi però agiscono.

Carlos Gracie non era un brasilianetto come gli altri, egli era infuso di una forza numinosa che ne fece il più grande innovatore delle arti marziali della sua epoca e uno dei creatori della nuova era. L'allievo arriva quando il Maestro è pronto, e Maeda lo era certissimamente.

Da quel fortuito -nel senso di comandato dalla Dea Fortuna- il ritorno della vera lotta in Occidente era compiuto, l'ampio giro del mondo e la semina cominciate con l'avventura di Alessandro il Grande in Persia era terminata, il periplo concluso.

Dal terzomondiale Brasile, per ignote ragioni fatali, il Jiu Jitsu tornò a inseminare le Americhe e le terre degli europei tutte. L'araldo delle nostre genti fu Carletto, che all'epoca era solo un ragazzino vivace seppur mingherlino.

Ai due maestri volgo la mente e invio un sentito ringraziamento. Senza di loro NULLA sarebbe, e tutti noi jitsuka a loro dobbiamo la gratitudine per un opera gigantesca che ci ha permesso di esser qui oggi a godere della luce del BJJ, con affetto particolare verso l'innovatore che raccolse la fiammaIl mondo (non solo quello del combattimento) non sarebbe lo stesso senza la tua Forza, grazie M° Carlos. Ti prego di aiutarci e di proteggerci dalla tua elevata sede attuale, OSS!





giovedì, giugno 21, 2012


TEMPO DI ESAMI

In epoca di di maturità, è d'uopo celebrare il miglior testo che uno studente abbia mai avuto: il Bignami

Ai miei tempi era lui a salvarci il culo, la nostra arma di difesa contro la casta dei professori nemici. Il miglior riassunto, quell'infallibile riassunto di riassunti che era indispensabile a riportare alla memoria il materiale accumulato nello studio, poco o tanto che fosse stato.

Insomma, i riassunti servono, ci tengono a mente i punti salienti, la trama essenziale a cui si appiglia il resto, il circostanziale.

Per questa stagione di chiusura dei corsi ne riproporrò uno sul Jiu Jitsu, un bignamino dell'arte suave.

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- Il Jiu Jitsu è un'arte marziale di origine nipponica, sviluppatasi poi in Brasile a opera della famiglia Gracie all'inizio del 1900.

- E' un sistema nato e cresciuto per il combattimento reale, testato in migliaia di sfide (Vale Tudo) e oggi rappresenta uno dei 4 pilastri del contemporaneo cage fighting.

- Il BJJ predilige evitare lo scambio di colpi in piedi, che statisticamente favorisce troppo il contendente più forte fisicamente, e insegna a chiudere la distanza e dirigere lo scontro al suolo, dove intende chiudere la partita con uno strangolamento o una leva articolare.

- L'arte suave ha riassunta la sua strategia di combattimento nel detto "Portalo al suolo, stabilisci una posizione dominante e finiscilo". Nel malaugurato caso che toccasse a noi finire sotto, si fugge con destrezza e si attacca da schiena a terra (:fare guardia).

- Lottare al suolo è un'arte appresa, la sola brutalità è inutile davanti a un tecnico preparato nel BJJ,e questo consente a jitsuka di piccola taglia di prevalere agevolmente su omoni grandi&grossi ma ineducati. La forza conta sempre in questo mondo, ma il Jiu Jitsu è materialmente in grado (forse unica tra le arti marziali) di rendere sistematicamente il piccoletto capace di non soccombere davanti al gigante.

- Il BJJ si pone come arte a tutto tondo, rivolta a sviluppare la persona umana in tutte le sue componenti: fisico, psiche, spirito, e contempla l'agonismo (amatoriale ed eventuale professionismo nelle MMA) a questo fine.

- Dal punto di vista pratico, tattico-strategico e filosofico, il Jiu Jitsu è in totale antitesi con le cosiddette arti marziali settarie "vintage" o tradizional(oid)i, prive di contenuto pratico e nefaste per lo sviluppo interiore dei loro praticanti.

- Alla pari delle altre arti funzionali, il BJJ si articola sostanzialmente su tre componenti: preparazione fisica, studio tecnico e sparring. E' un fatto incontestabile che, al di là di roboanti affermazioni e marketing aggressivo, nessun metodo è utile nello scontro reale se è privo di  sparring con avversari non collaborativi ed esperti, e di gare a contatto pieno.

- Il BJJ appartiene alla ristretta famiglia delle arti marziali di lotta corpo a corpo. Lottare NON è uno sport inventato per sollazzo, tipo tennis o curling; in sé è una funzione genetica di tutti i mammiferi, tramite la quale essi apprendono a relazionarsi coi loro simili. L'essere umano, privo di appendici contundenti (zanne etc.), è un grappler naturale, fatta sì la struttura di sofisticato strumento delle nostre mani, assai delicate e inadatte a essere usate come martelli.

- Nel BJJ non si finge MAI, è un'arte onesta e che insegna la verità. Ogni scelta tecnica è frutto di empirìa e di valutazione spassionata, alla pari di tutte le altre scienze sperimentali ogni 'legge' è tale finché non ne emerge un'altra più "vera".

- Scopo a 360° della pratica del Jiu Jitsu è il benessere psicofisico, ottenuto sviluppando un corpo sano e forte, la fiducia in se stessi tramite un realistico metodo di combattimento, e socializzando in un ambiente pulito.

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Buon esame, che sia di maturità o di coscienza, gente!



giovedì, giugno 14, 2012



COME RIUSCIRE AD ALLENARSI DI MMA
IN TEMPI DI CRISI ECONOMICA


Il 'fenomeno-MMA' sta crescendo, anni di lavoro portato avanti dai pionieri e l'UFC in tivvù han fatto sì che anche in questa desolata colonia iuessei di 2° livello sia cresciuta la cultura sul combattimento.

Già esistono lungo la penisola dei centri professionali dove studiare questa disciplina in tutte le sue sfaccettature, ma sono molto pochi. In quasi tutte le realtà è già grasso che cola riuscire a trovare un'accademia di BJJ seria, figuriamoci una palestra stile American Top Team.

Questo post è rivolto ai giovani desiderosi di cimentarsi nella gabbia ma che magari vivono a Racalmuto o in Val Camonica e che matematicamente non hanno i soldi e la momentanea opportunità di trasferirsi.

Ipotizziamo che io abbia davanti a me Calogero e Gianasso provenienti dalle rispettive amene località, e che mi chiedano lumi su come fare a praticare uno sport ancora così poco diffuso dalle loro parti. I ragazzi non hanno vaini in tasca e dalle loro parti l'ultima novità in fatto di arti marziali è il Semi-Contact.

Il mio consiglio agli aspiranti mmaisti è il seguente: 
spulciate internet e scoprite se dalle vostre parti esiste una palestra di Lotta Olimpica. Nel caso che non ce ne sia una, (cosa purtroppo probabile) iscrivetevi a una di Boxe. Di solito sono poco esose e abbastanza diffuse un po' ovunque. Fortuna vorrebbe incontrare anche una buona scuola di Muay Thai.

In seconda battuta si devono frugare e trovare i minimi fondi per mettersi un tatami usato in garage, e cominciare la spola con la più vicina titolata accademia di Jiu Jitsu disponibile. Siccome le frequentazioni saranno rarefatte, occorrerà trovarsi un amico sulla stessa linea d'onda e ripassare con assurda meticolosità il materiale recepito dal professor di BJJ, facendosi dare anche una serie di drills tecnici.

Su questa base artigianale misto striking/grappling, gli ardimentosi poco danarosi dovranno passare un bel po' di tempo. Ogni raro euro che gli casca in mano lo potranno e dovranno impiegare per aggiornamenti tecnici e gare di modalità (indispensabili), allenandosi come monaci guerrieri nella loro tana.

Passano i mesi e la tormenta di caos nella testa si fa più moscia, i ragazzi hanno preso parte a qualche seminario di MMA serio e si sono fatti un'idea ben precisa. Con una maggior tecnica sul gobbo è il momento di chiedere ospitalità a scuole serie delle modalità non allenate o quasi, e andarci a fare del sano sparring con regolarità. Non sarà facile ma è possibile, se una persona si pone con entusiasmo unito a umiltà non sarà mai scacciato da palestre oneste.

In capo a 1 anno di allenamenti senza requie si inizieranno a vedere i primi timidi boccioli spuntare, e il siciliano e il lombardo delle montagne saranno in grado di mettere in azione alcune metodiche-base del cage fighting.

A questo punto i giochi sono fatti. Se i due si accontentano allora potranno con calma continuare la loro 'carriera a distanza' in attesa di tempi migliori, godendosi quel che riescono a fare così messi. Nel caso che invece si sentano bruciare dentro il sacro fuoco, allora interverrà una spinta prepotente a cambiare le carte in tavola e magari fare scelte più radicali.

Allenarsi senza spendere tanti soldi è possibile ma senza tanta tanta voglia no.


"I campioni non si fanno nelle palestre. I campioni si fanno con qualcosa che hanno nel loro profondo: un desiderio, un sogno, una visione."
Cassius Clay


giovedì, giugno 07, 2012


LE 10 DOMANDE CHE PERSEGUITANO UN JITSUKA (E  COME RISPONDERE)


Il fatto di praticare uno sport dal nome incomprensibile ai più, e la congerie di imbecillità che il pubblico ha assorbito dal cinema sulle arti marziali, rende un po' scoraggiati i praticanti, al punto di sfuggire ogni richiesta d'informazioni che ricevono a proposito del loro benamato BJJ.

Dato che però non viviamo su un'isola deserta e che obblighi sociali ci pressano in qualità di membri del consesso civile, finisce che non sempre ci riesce di scantonare il discorso e che quindi veniamo immancabilmente bombardati dalle stesse cose.

Vi confesso che anche io preferisco telare, come si dice a Firenze, cioè sfuggire all'interrogatorio e spesso alla domanda di che sport io pratichi, per essere sbrigativo dico solo: lotta, che a grandi linee lo capiscono tutti, ma tant'è.

I decaloghi, come diceva il geniale commediante George Carlin, danno l'idea di essere una cosa seria, una lista -che ne so- di 9 o 11 precetti non rende bene. E quindi mi accodo.

1)"Uh, fai GiUngitsu, allora sei pericoloso?!" (con faccina ridicola da cartone animato)
R: sono una persona pacifica ed educata, mi alleno per stare bene con me stesso e con gli altri. Il Jiu Jitsu insegna le buone maniere e se il mio maestro sapesse che mi litigo per strada perderei il suo rispetto, rimediando anche qualche pedata nel culo da lui.

2)"Non hai paura di farti del male?"
R: il Jiu Jitsu è uno sport assai sicuro, non ci diamo colpi in faccia e ci alleniamo di proposito senza troppa forza muscolare. Anche nelle gare gli infortuni sono molto rari.

3)"Lottate a terra? Allora non è adatto alla difesa personale,no?"
R: il BJJ è eminentemente un sistema per combattere in confronti reali, ed ha dimostrato questa sua caratteristica in ogni contesto, dalle strade malfamate alle gabbie di MMA. La fase al suolo è la più delicata nella cd. 'difesa personale' e non sapersela sbrigare lì rende un metodo mutilo a questo riguardo.

4)"Mio cugGGino fa lo stile XYZ e sa colpire i punti vitali, li fate anche voi?"
R: il Jiu Jitsu è un'arte scientifica e che valuta le tecniche in base soltanto a una applicazione reale. I fantomatici punti vitali, tocco della morte etc non funzionano e questo è stato ampiamente dimostrato in decadi di Vale Tudo a mani nude senza restrizioni. E' una leggenda.

5)"Perché indossate quel pigiama? Non sarebbe meglio allenarsi a torso nudo per la difesa personale?"
R: il Gi (kimono) è uno strumento di lavoro che ha dismostrato di infondere molta qualità a chi sappia servirsene in allenamento. Inoltre di solito la gente va a giro vestita, è raro litigare in spiaggia o sotto la doccia.

6)"Non sarebbe meglio studiare i calci&pugni piuttosto che uno stile tutto basato sulle leve e strangolamenti?"
R: nostra signora la Forza di Gravità e le altre leggi della fisica rendono un avversario più forte fisicamente e più alto troppo avvantaggiato nello striking, specie se è aggressivo e parte per primo. Il BJJ ha storicamente dimostrato di riuscire sul serio ad aggirare (forse unica arte marziale) con successo l'inferiorità atletica tramite la sua strategia: portalo al suolo e finiscilo lì dove la stazza conta meno della tecnica. Si prediligono le sottomissioni perché si può incassare un pugno ma non un braccio sbriciolato.

7)"Se fate gare allora non è un'arte tradizionale, vero?"
R. il Jiu Jitsu è la più tradizionale delle arti, e contempla l'agonismo quale strumento di crescita tramite il confronto, un banco di prova stressante per verificare se stessi contro un uomo non collaborativo. La mancanza di scontro a contatto pieno fa degenerare rapidamente un sistema e lo trasforma in un vicolo cieco marziale, balletto o pantomima.

8)"Ruzzolarsi,combattere.. sono cose troppo da macho e io sono una ragazza, non farei meglio a fare pilates o zumba?"
R: lottare corpo a corpo è una funzione dell'essere umano e di tutti i mammiferi, e seppur di solito più attraente per i maschietti, il Jiu Jitsu è sicuro e divertente per tutti, indipendentemente dall'età e dal sesso.

9)"E'uguale al Ju Jutsu tradizionale?"
R: il tra il nostro BJJ e il cd 'JJ tradizionale' non c'è nessuna somiglianza a parte il nome. Con quella definizione si classificano stili vintage, privi di contenuto applicativo e spesso borderline con la sétta marziale.

10)"Ma che è, tipo Capoeira??"

Qui non c'è risposta. 

Questa è la domanda-nemensi, il bau bau di tutti i jitsuka. Si può solo scuotere la testa e piangere lacrime amare.